• 22 Dic

Natale del Signore 2019

Natale Michelangelo 1

Natale: Messa della Notte: Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio

 

Le parole più suggestive della Messa della notte sono queste: un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Non un figlio qualunque, ma il Figlio di Dio. Egli è la grazia, ossia il dono gratuito d’amore che porta la salvezza, ossia la vita divina a tutta l’umanità.

  

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

 

Is 9, 1-3. 5-6 “1Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.2Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda.3Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Madian. 5Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. 6Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti”.

Tt 2, 11-14 “11È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini 12e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, 13nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. 14Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone”.

 

Lc 2, 1-14: “1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazareth, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:14"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama"”. 

 

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

Nella prima lettura del profeta Isaia, il grande inno messianico è tutto uno splendore di luce e di gioia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. Celebra la luce divina che fuga tutte le tenebre  d’oppressione, d’ ingiustizia e violenza umana. Luce è il bambino tenero e fragile, nato per noi, atteso da sempre: Principe della pace, Re del Regno senza  fine, Dio potente.

Illuminati da questa luce, ieri, oggi e sempre i credenti accorrono alla grotta, nel cuore della notte, per vedere e gioire. Il resto del mondo, invece, dorme e giace nell’oscurità e le tenebre. Il Salvatore è nato in un modesto villaggio ai margini del mondo e giace nella mangiatoia di una grotta. Per lui, Re dei re, Signore dei Signori, Consigliere ammirabile, che è nato per noi, fra noi non trova posto né riceve alloggio. Questo paradosso illumina e spiega tutti i paradossi descritti nei Vangeli. I fedeli, che nella notte oscura corrono verso le chiese luminose, per unire i loro canti di gioia e ringraziamento a quelli degli angeli, rinnovano sempre la grande gioia dei pastori.

Ovunque vi siano le tenebre, ombre e oscurità degli uomini, la gloria e l’amore del Signore le illuminano di sfolgorante luce divina. L’Angelo del Signore proclama a tutti: “non temete” … “vi annuncio una grande gioia” … “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. La moltitudine di angeli canta: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama". Il Natale inizia sempre così. Dall’alto dei cieli scendono: luce, gioia, pace, canti angelici, amore di Dio per tutta l’umanità. Nessuno è escluso. È il paradosso dell’opposizione irriducibile della vana potenza e ricchezza terrena umana, e la povertà e umiltà di Dio. Chiediamoci: dove sono la potenza e il fasto dell’Impero romano e di tutti gli Imperi che si alternarono sulla Terra? Chi li ricorda? Ogni Natale, invece, nel mondo intero, folle di fedeli accorrono festanti e gioiose alla culla, povera e umile ma luminosa, dell’Emmanuel: Dio con noi. Egli rinasce sempre per arricchirci con i suoi doni gratuiti e generosi: misericordia, salvezza, fede, pace, speranza, amore, gioia, vita divina, vita eterna, felicità, risurrezione. Sono i doni che noi dobbiamo offrire, in modo generoso e gratuito ai nostri fratelli, cominciando dai più poveri, sprovveduti e sofferenti.

La Chiesa invita tutti a ricevere e diffondere i doni meravigliosi e inesauribili del Natale e dell’Incarnazione perché soltanto l’Emmanuel: il Dio per sempre con noi, solo Gesù: il Dio Salvatore donano misericordia, riconciliazione, perdono, pace, speranza, amore e gioia perfetta a tutta l’umanità.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

La liturgia del Natale ispira le sue preghiere a Cristo, vera luce del mondo e gloria del cielo. Preghiamo così anche noi: O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri, di partecipare alla sua gloria nel cielo.

L’invito della Chiesa è al Padre perché ci trasformi nel suo Cristo Diletto, che ci ha innalzati accanto a sé nella gloria. Diciamo con essa: Accetta, o Padre, la nostra offerta in questa notte di luce, e per questo misterioso scambio di doni trasformaci nel Cristo tuo Figlio, che ha innalzato l’uomo accanto a te nella gloria.

Infine, chiediamo ancora con la Chiesa, al Signore, di fare di noi i testimoni convinti e impegnati ad annunziare la salvezza, con tutta la nostra vita: O Dio, che ci hai convocati a celebrare nella gioia la nascita del Redentore, fa’ che testimoniamo nella vita l’annunzio della salvezza, per giungere alla gloria del cielo”.

 

Adorazione dei pastoriNatale Messa dell’Aurora:  Andiamo fino a Betlemme

    

Come i pastori, che il Padre ha invitato come primi testimoni della nascita del suo Figlio, il Signore Gesù, e come primi e diretti protagonisti scelti e inviati ad annunciarla al suo popolo e a tutti gli uomini, andiamo anche noi a Betlemme, nel freddo e nelle tenebre delle nostre notti umane.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

  

 Is 62, 11-12: “11Ecco ciò che il Signore fa sentire all'estremità della terra: Dite alla figlia di Sion: "Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede".12Li chiameranno "Popolo santo", "Redenti del Signore". E tu sarai chiamata Ricercata, "Città non abbandonata"”.

 

Tt 3, 4-7: “4Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini,5egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,6che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,7affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna”.

Lc 2, 15-20: “15Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: "Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". 16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro”.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

A Natale, nella Messa dell’Aurora, il Vangelo presenta i pastori, primi testimoni della nascita del Signore Gesù, protagonisti scelti dal Padre. Sono i più semplici, i più poveri e umili, che devono vegliare le greggi altrui nelle notti più fredde e buie. Svolgono un lavoro duro, pericoloso, pesante e mal retribuito. Essi devono vegliare mentre gli altri dormono. Nel colmo della notte fredda e buia sono colti di sorpresa, svegliati da una gran luce e dal canto festoso degli angeli. Discutono se andare a vedere quello che gli angeli annunziano, poi decidono e agiscono, con il coraggio e la generosità propria dei poveri. Dicono: “vediamo quest’avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. In loro la fede prevale su ogni altro ragionamento o emozione. Poiché il Signore fa conoscere quest’avvenimento, la fede ispira iniziative, coraggio e concretezza. Decidono, perciò: “Andiamo a Betlemme”.

Il loro “andare senza indugi, di notte, con fede, produce ottimi risultati: “trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. Vedono e ascoltano. Capiscono che, da poveri pastori, Dio li ha fatti veramente suoi testimoni autentici, credibili e affidabili. Il messaggio degli angeli li aveva avvertiti e illuminati, ma ora hanno visto, udito e conosciuto da se stessi quello che il Signore aveva annunciato loro mediante i suoi messaggeri. Ora i messaggeri e i testimoni son loro. La verità li rende chiari, decisi e coraggiosi. Riferiscono a tutti tutto quello che hanno visto e fanno stupire tutti. Luca descrive così tale risultato: “Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori”. È lo stupore che viene dagli interventi divini.

Nella seconda lettura, San Paolo ne dà le ragioni: “lo Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostroci ha rigenerati, rinnovati e giustificati con la grazia, e fatto verieredi della vita eterna”. Gesù, il nostro Salvatore ci ha fatti suo: "Popolo santo". Siamo stati "Redenti del Signore" e “Ricercati”. Siamo diventati una “Città non abbandonata" ma eletta e diletta.

Ogni anno il Natale chiama tutti noi a vedere e udire ciò che videro e udirono quei pastori. Il Signore illumina con a sua fede le nostre notti, perché possiamo conoscere sempre “più” ciò che è invisibile, credere in ciò che è il vero centro e vero mistero della nostra fede, in ciò che è fonte della nostra salvezza e fondamento della nostra gioia. La Messa del giorno approfondirà ancora più l’inesauribile mistero del Natale. La profezia isaiana avverte tutti: “Ecco arriva il tuo Salvatore con il premio e la ricompensa”. S. Paolo precisa ulteriormente: il Figlio di Dio ci rinnova e rigenera con l’acqua, nello Spirito Santo e ci rende eredi della sua vita e gloria eterna.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Con la loro profondità, le tre orazioni principali della Liturgia completano la conoscenza del mistero della fede, che ci avvolge nella nuova luce di Cristo: Signore, Dio Onnipotente, che ci avvolgi della nuova luce del tuo Verbo fatto uomo, fa’ che risplenda nelle nostre opere il mistero delle fede che rifulge nel nostro spirito.

Nel pane e nel vino consacrati, noi partecipiamo alla vita immortale di Cristo uomo e Dio. Per questo chiediamo: Le nostre offerte, o Padre, siano degne del mistero che oggi celebriamo; tu che nel Natale ci hai rivelato il Cristo uomo e Dio, fa’ che nel pane e vino da te consacrati partecipiamo alla sua vita immortale.

Nella preghiera conclusiva invochiamo, con la Chiesa, che la grande profondità del mistero dell’Incarnazione ci consenta di viverlo ogni giorno con sincerità, generosità, profondità e intensità d’amore:O Dio, che ci hai radunato a celebrare in devota letizia la nascita del tuo Figlio, concedi alla tua Chiesa  di conoscere con la fede le profondità del tuo mistero e di viverlo con amore intenso e generoso”.

 

Carlo Maratta nativitàNatale Messa del giorno: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato

  

Come il sole, in pieno giorno, splende alto nel cielo, inondando tutto e tutti con la sua luce potente e meravigliosa, così il grande Mistero della nostra fede, l’Incarnazione di Cristo, illumina l’umanità e il mondo del suo splendore. È questo, a grandi linee, il messaggio della Messa del giorno.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

 

Is 52, 7-10: “7Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: "Regna il tuo Dio".8Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion.9Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme.10Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio”.

Eb 1, 1-6: “1 Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, 2ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. 3Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli, 4divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.5Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio ? 6Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio”.

 

Gv 1, 1-18: “1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.2Egli era, in principio, presso Dio:3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui  nulla è stato fatto di ciò che esiste.4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.14E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me".16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè ,la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”.

   

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

In pieno giorno il sole splende alto nel cielo, inondando tutto e tutti con la sua luce meravigliosa. Nel Natale la Messa del Giorno illumina il mondo con lo splendore dell’Incarnazione di Cristo, il grande Mistero della nostra fede. La parola del Signore è la luce, della quale la seconda lettura sottolinea le manifestazioni. Nei tempi antichi, infatti, il Signore parlò molte volte e in diversi modi per mezzo dei suoi profeti. Dalla nascita di Gesù o Santo Natale, invece, il Signore parla direttamente per mezzo del suo diletto Figlio Unigenito: Gesù Cristo. Questo segna la grande differenza fra Antico e Nuovo Testamento e fra Antica e Nuova Alleanza.

Nel prologo del suo Vangelo, Giovanni svela l’identità di quel piccolo bambino che giace nella mangiatoia della grotta di Betlemme. Le sue parole non lasciano dubbi: quel bimbo, chiamato Gesù, è il Verbo, il Logos la Parola del Padre, il Figlio del Dio vivente. Questo Figlio non è soltanto presso Dio, ma è vero Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui. Senza lui  non è stato fatto nulla di ciò che esiste. Egli è la vita e la luce di tutta l’umanità. È l’erede di tutte le cose. È l’irradiazione della gloria divina. Tutti gli angeli lo adorano.

Anche il canto che precede il Vangelo invita tutti ad adorarlo: “Venite tutti ad adorare il Signore”. La ragione è che: “oggi una splendida luce è discesa sulla terra”. Nella liturgia del Natale, il tema della luce domina e si espande sovrano. Collega il Mistero dell’Incarnazione col Mistero delle Risurrezione. La luce che a Natale abbiamo visto risplendere nella Messa della mezzanotte è la stessa luce che a Pasqua vedremo sfolgorare nella Veglia della Notte Pasquale. Le preghiere iniziali e principali, delle due liturgie notturne, quella natalizia e quella pasquale, si esprimono in termini simili. Nel Natale preghiamo: “O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo”. Nella veglia pasquale diciamo: “O Dio, che illumini questa santissima notte con la gloria della Risurrezione del Signore”.

Nel Natale, il Verbo si fa nostra carne per redimerci dal peccato ed elevarci alla gloria della sua Risurrezione nella Pasqua. La lettera ai Filippesi (2, 5-11) riconosce l’intimo vincolo che collega l’umiltà dell’Incarnazione con la gloria della Pasqua. La preghiera del Natale è fra le più antiche della Chiesa. Essa spiega che il Verbo si fece carne, ossia assunse la nostra natura umana perché noi potessimo condividere la sua vita divina. A Betlemme, la fede dei pastori riconobbe la presenza del Figlio di Dio nei segni poveri del bambino in fasce, della mangiatoia e della grotta. Nelle celebrazioni eucaristiche, il nostro sguardo di fede riconosce la presenza del Figlio di Dio nei segni poveri del pane e del vino. L’ammirevole scambio in cui Cristo condivide la nostra umanità e ci fa partecipi della sua divinità, avviene, proprio nell’Eucaristia, il più profondo e misterioso scambio di doni. Il Figlio di Dio ci dà il potere di diventare figli di Dio, perché ci rigenera. Nel Natale, Liturgie e Scritture trasmettono grandi verità. Come ricordarle e viverle? A questa domanda, Liturgie e Scritture del Natale rispondono indicando l’esempio decisivo della Santissima Madre del Signore, che tutti dobbiamo imitare: “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Custodire e meditare. È questo il vero atteggiamento verso ogni Mistero di Dio.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Le orazioni della Messa del giorno iniziano rilevando il dono mirabile della redenzione e del condividere la vita divina del Figlio, che ha voluto assumere la nostra natura umana: O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più ammirabile ci hai redenti, fa’ che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana.

L’orazione sulle offerte chiede che mediante il sacrificio eucaristico, espressione perfetta della nostra fede, possa giungere fino a noi e a tutti gli uomini il dono natalizio della pace: Ti sia gradito, Signore, questo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, e ottenga a tutti gli uomini il dono natalizio della pace.

Infine, l’orazione conclusiva chiede per tutti il dono della vita immortale del Figlio, che ci ha rigenerati e resi figli del Padre celeste: Padre santo e misericordioso, il Salvatore del mondo, che oggi è nato e ci ha rigenerato come tuoi figli, ci comunichi il dono  della sua vita immortale.

Gualberto Gismondi OFM

  • 04 Dic

IV domenica di Avvento

22 Dicembre 2019

 

4ª Domenica d’Avvento 

 

La Vergine concepirà e partorirà un figlio


L’orazione iniziale di questa quarta domenica invoca il Signore con le stesse parole che pronunziamo ogni giorno nella preghiera dell’Angelus:

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, Signore; tu che all’annunzio dell’Angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione”.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

    

 (Isaia 7, 10-14)  14Il Signore parlò ancora ad Acaz: 11"Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall'alto". 12Ma Acaz rispose: "Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore". 13Allora Isaia disse: "Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? 14Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. 15

(Rm 1, 1-7)  1Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio - 2che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture 3e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, 4costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; 5per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l'obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, 6e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo -, 7a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

 

(Mt 1, 18-24)  18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele ,che significa Dio con noi.  24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. 

 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

 

In questa IV Domenica di Avvento il Natale è ormai imminente, per cui la liturgia sposta l’attenzione dai precedenti annunci sul futuro e dagli appelli alla conversione, verso gli eventi che accompagnano da vicino la nascita di Gesù.

I “Prefazi” delle prime settimane sottolineavano la venuta di Cristo “Signore e giudice della storia”, ora esprimono l’attesa gioiosa di Cristo e il mistero di Maria, nuova Eva. L’antifona iniziale invoca che il Giusto scenda dalle nubi e il Salvatore germogli dalla terra.

La prima lettura presenta il più celebre passo messianico: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele». Questo era il segno che il Signore promise al re Acaz, pauroso, incredulo e ipocrita. Emmanuele significa “Dio è con noi” e indica il vero re messianico del popolo di Dio.

Il Vangelo di Matteo narra la cosiddetta “Annunciazione a Giuseppe”, che completa il mistero dell’Incarnazione.

In essa un angelo lo invita a non temere di prendere con sé Maria, perché in lei il Bambino è stato generato dallo Spirito Santo.  Egli salverà il suo popolo dai peccati, per cui dovrà chiamarlo Gesù, ossia Dio salva”. Nel disegno divino di salvezza la vocazione e missione di Giuseppe è questa: inserire ufficialmente Gesù nella discendenza regale di David.

Ciò realizza le antiche promesse messianiche che: “il regno di David sarà saldo per sempre davanti al Signore”. Il bambino Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria per opera dello Spirito Santo, è veramente il Figlio di David che “salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

Matteo scrive tutto ciò che riguarda Giuseppe, come compimento delle promesse dei profeti, riferendo con cura i particolari che inquadrano la nascita di Gesù e confermando: “Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta”. Questi eventi della nascita di Gesù realizzano e completano le profezie dell’Antico Testamento.

Lo Spirito Santo spiega il vero senso salvifico delle profezie antiche, manifestandone il significato autentico e i contenuti immensamente più grandi. Nell’Emmanuel si attua la venuta del Figlio di Dio che, per noi, s’incarna e si fa uomo come noi.

È l’oggetto preannunciato da tutte le profezie e di cui parla tutta la storia della salvezza. Matteo nel suo Vangelo unisce in magnifico equilibrio le due fondamentali verità su Gesù. Egli è realmente: vero Dio e vero uomo.

Egli è realmente: Figlio di Dio e Figlio di Davide. Il suo splendido racconto mostra chi è veramente Gesù, unendo strettamente  questi aspetti essenziali. Gesù nasce da Maria, sposa di Giuseppe della stirpe di David. La dinastia davidica, come luogo della presenza viva e storica  (2 Sam, 7) continuerà con la nascita del nuovo re. Questi, l’Emmanuel, attuerà la sua presenza come pastore, guida e compagno di viaggio del suo popolo. Giuseppe è definito giusto perché, come tutti i giusti che la storia della salvezza ricorda, davanti alla grandezza di Dio riconosce la sua povertà e si ritira. Il Signore, però, costruisce la sua storia della salvezza proprio mediante i poveri, per cui vuole che proprio Giuseppe assuma la paternità legale di Gesù.

Anche Paolo rileva che Cristo entra nella grande linea dell’annunzio profetico delle Scritture e nella storia d’Israele, incarnandosi nella stirpe di David. La Risurrezione, infine, lo rivelerà vero Figlio di Dio. Questa verità dev’essere proclamata a tutte le genti, perché la salvezza portata da Cristo raccoglie e abbraccia tutta l’umanità.

Quanto all’Eucaristia, i fedeli portano nel loro corpo ciò che Maria portò nel suo grembo. Se come lei corrono in fretta a fare del bene al prossimo, porteranno i sussulto di gioia che nascono da la presenza e la vicinanza di Cristo.

  

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa   

    

Invochiamo, insieme alla Chiesa, il Padre buono, che con la gratuità e la potenza del suo amore, ha donato alla Beata Vergine Maria la gioia e il merito di rivestire della nostra carne umana il Verbo della vita. Chiediamogli di concedere anche a noi di accoglierlo e di rivestirci di lui ascoltando la sua parola e obbedendogli con fede: O Dio, Padre buono, tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Beata Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita: concedi anche a noi di accoglierlo e generarlo nello spirito con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede”.

 

Chiediamo inoltre a Dio che consacri i generosi doni di salvezza che ci ha dato, con la potenza del tuo Spirito, perché possiamo renderli fecondi: Accogli o Dio, i doni che ti presentiamo all’altare, e consacrali con il tuo Spirito, che ha riempito con la sua potenza il grembo della Beata Vergine Maria”.

 

Infine, chiediamo a Dio che quanto più si avvicina il Natale della nostra salvezza, tanto più accresca nei nostri cuori l’amore e la riconoscenza per il suo Figlio e nostro Salvatore: O Dio, che ci hai dato il pegno della vita eterna, ascolta la nostra preghiera: quanto più si avvicina il gran giorno della nostra salvezza, tanto più cresca il nostro fervore, per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio”.

 

Gualberto Gismondi OFM

 

Avvento

  • 04 Dic

III Domenica di Avvento15 Dicembre 2019

 

3ª Domenica d’Avvento anno A

 

Davanti te io mando il mio messaggero

 

L’orazione iniziale di questa domenica invoca: Guarda o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, e fa che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza”.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio    

 

Isaia 35,1-6a. 8a.10. 1Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso 2fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.3Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti.4Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».5Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.6Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. 8Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà. Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere e gli ignoranti non si smarriranno.9Non ci sarà più il leone, nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà. Vi cammineranno i redenti.10Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto”.

 

Giacomo 5,7-10: “7Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. 8Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. 9Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. 10Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore”.

 

Matteo 11, 2-11: “2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”.   

   

Meditiamo con lo Spirito Santo

     

La prima lettura annuncia il gioioso ritorna del popolo di Dio dalla deportazione ed esilio a Babilonia verso la propria terra: Israele.

È un pellegrinaggio di liberazione da l’esilio, la prigionia e la dispersione. È il ritorno nella patria tanto amata e desiderata. L’invito a tutti gli “smarriti di cuore” è molto forte: avere sempre coraggio e non temere mai, perché il Signore viene sempre a soccorrere e salvare il popolo che crede in Lui. Di qui i messaggi di gioia e di giubilo ai quali  partecipa tutta la natura: anche i monti e i colli vedono la gloria e lo splendore di Dio.

Esuli e deportati, liberati dal Signore, avanzeranno nella gioia, sul loro capo splenderà una corona di felicità, mentre tristezza e pianto svaniranno. Queste profezie sono ripetute anche nella seconda domenica d’Avvento dell’Anno C, dal profeta Baruc (5,1-9) che moltiplica le esortazioni gioiose: “Gerusalemme, deponi la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre”. Invitando alla gioia il Signore esorta anche alla conversione: “Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno”.

Fondamento di tale gioia è la dimora del Verbo fatto carne nella sua Chiesa, la nuova santa Gerusalemme. Ad essa è rivolta l’esortazione: “Sorgi, Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio”. A quest’esortazione si uniscono le più famose di profezie messianiche d’Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (Is 11, 1); “Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio” (Is 40, 3).

I Vangeli indicano la predicazione di Giovanni nell’austerità del deserto. Secondo la profezia d’Isaia: “si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, perché la bocca del Signore ha parlato” (Is 40, 5). I Vangeli applicano queste espressioni sia all’ultimo giorno del mondo che alla festa del Natale.

Presentano, quindi, la fondamentale testimonianza di Giovanni Battista su Gesù: “Io vi ho battezzato con l’acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1, 8). L’accenno allo Spirito Santo collega lo Spirito Santo del battesimo di Gesù alla Pentecoste che completa il Mistero Pasquale. In entrambi i casi lo Spirito Santo scende su quanti credono in Cristo.

Il Mistero Pasquale inizia con la venuta nel mondo del Figlio Unigenito, generato nella carne. Le ricchezze infinite e inesauribili della sua venuta saranno poi progressivamente donate fino all’ultimo giorno. La profezia d’Isaia: “Su di lui si poserà lo spirito del Signore” (Is 11,2) unisce insieme l’umile bambino nato nella grotta al glorioso Signore che viene sulle nubi. Nella sinagoga di Nazareth Gesù dichiarò che la profezia d’Isaia (Is 61, 1) “Lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri” si era compiuta in Lui (Lc 4, 16-21).

Occorre notare come le Letture dell’Avvento, raccolgano i testi più suggestivi dell’Antico Testamento, per mostrare che il loro misterioso compimento si attua nel Figlio di Dio venuto nella nostra carne. La vena poetica dei profeti svela, in particolare, che il Cristo Gesù ci visita continuamente, in modi e forme molteplici, che vanno dalla massima umiltà e povertà della sua prima venuta, alla massima potenza del suo glorioso ritorno finale.

Egli viene non solo nel Natale, ma in ogni giorno, in ogni Eucaristia, negli incontri personali, nelle vicende liete o dolorose della sua Chiesa. Queste venute i profeti le espressero con forza mistica: «Ecco il vostro Dio, giunge… la ricompensa divina» (Is 35, 4); «Non temere Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente» (Sof 3, 16-17); «Consolate, consolate il mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme (Is 40, 1-2).

In questa terza domenica alla metà d’Avvento il colore liturgico è il rosa chiaro, che esprime, insieme, la gioia della liturgia divenuta sempre più: liturgia della gioia. Per questo è indicata come domenica “Gaudéte”, dalla prima parola dell’antifona d’ingresso. La ragione del gioire e del rallegrarsi è una sola: il Signore è vicino. San Paolo ci conferma la fonte e la ragione di tanta gioia: “Siate sempre lieti nel Signore: ve lo ripeto, siate lieti… il Signore è vicino” (Fil 4, 4). 

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa

      

Con la Chiesa diciamo al Padre che solo il suo potente amore può farci camminare con gioia incontro al Cristo che viene. Tale amore ci dà la fede, la pazienza e la perseveranza necessarie per riceverlo. Signore, aiutaci ad accogliere sempre questi frutti della fede e il vangelo della gioia: “Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a Colui che viene e fa’ che, perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia”. 

 

Sul pane e il vino chiediamo che il mistero del santo sacrificio si rinnovi sempre in noi e completi l’opera della salvezza: Sempre si rinnovi, Signore, l’offerta di questo sacrificio, che attua il santo mistero da te istituito, e con la sua divina potenza renda efficace in noi l’opera della salvezza”.   

Per concludere, infine, ringraziamo ancora il Signore per il dono dell’eucaristia e chiediamo che anch’esso ci liberi da ogni peccato, per poter giungere ben disposti al Santo Natale ormai vicino: O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine.  

 

Gualberto Gismondi ofm

Avvento