• 15 Ago

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ


DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Assunzione di Maria Santissima Guido ReniOMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Parrocchia Pontificia San Tommaso da Villanova, Castel Gandolfo 
Mercoledì, 15 agosto 201
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Cari fratelli e sorelle,

il 1° novembre 1950, il Venerabile Papa Pio XII proclamava come dogma che la Vergine Maria «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Questa verità di fede era conosciuta dalla Tradizione, affermata dai Padri della Chiesa, ed era soprattutto un aspetto rilevante del culto reso alla Madre di Cristo. Proprio l’elemento cultuale costituì, per così dire, la forza motrice che determinò la formulazione di questo dogma: il dogma appare un atto di lode e di esaltazione nei confronti della Vergine Santa. Questo emerge anche dal testo stesso della Costituzione apostolica, dove si afferma che il dogma è proclamato «ad onore del Figlio, a glorificazione della Madre ed a gioia di tutta la Chiesa». Venne espresso così nella forma dogmatica ciò che era stato già celebrato nel culto e nella devozione del Popolo di Dio come la più alta e stabile glorificazione di Maria: l’atto di proclamazione dell’Assunta si presentò quasi come una liturgia della fede. E nel Vangelo che abbiamo ascoltato ora, Maria stessa pronuncia profeticamente alcune parole che orientano in questa prospettiva. Dice: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). E’ una profezia per tutta la storia della Chiesa. Questa espressione del Magnificat, riferita da san Luca, indica che la lode alla Vergine Santa, Madre di Dio, intimamente unita a Cristo suo figlio, riguarda la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi. E l’annotazione di queste parole da parte dell’Evangelista presuppone che la glorificazione di Maria fosse già presente al periodo di san Luca ed egli la ritenesse un dovere e un impegno della comunità cristiana per tutte le generazioni. Le parole di Maria dicono che è un dovere della Chiesa ricordare la grandezza della Madonna per la fede. Questa solennità è un invito quindi a lodare Dio, e a guardare alla grandezza della Madonna, perché chi è Dio lo conosciamo nel volto dei suoi.

Ma perché Maria viene glorificata con l’assunzione al Cielo? San Luca, come abbiamo ascoltato, vede la radice dell’esaltazione e della lode a Maria nell’espressione di Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). E il Magnificat, questo canto al Dio vivo e operante nella storia è un inno di fede e di amore, che sgorga dal cuore della Vergine. Ella ha vissuto con fedeltà esemplare e ha custodito nel più intimo del suo cuore le parole di Dio al suo popolo, le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, facendone il contenuto della sua preghiera: la Parola di Dio era nel Magnificat diventata la parola di Maria, lampada del suo cammino, così da renderla disponibile ad accogliere anche nel suo grembo il Verbo di Dio fatto carne. L’odierna pagina evangelica richiama questa presenza di Dio nella storia e nello stesso svolgersi degli eventi; in particolare vi è un riferimento al Secondo libro di Samuele nel capitolo sesto (6,1-15), in cui Davide trasporta l’Arca Santa dell’Alleanza. Il parallelo che fa l’Evangelista è chiaro: Maria in attesa della nascita del Figlio Gesù è l’Arca Santa che porta in sé la presenza di Dio, una presenza che è fonte di consolazione, di gioia piena. Giovanni, infatti, danza nel grembo di Elisabetta, esattamente come Davide danzava davanti all’Arca. Maria è la «visita» di Dio che crea gioia. Zaccaria, nel suo canto di lode lo dirà esplicitamente: «Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo» (Lc 1,68). La casa di Zaccaria ha sperimentato la visita di Dio con la nascita inattesa di Giovanni Battista, ma soprattutto con la presenza di Maria, che porta nel suo grembo il Figlio di Dio.

Ma adesso ci domandiamo: che cosa dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria? La prima risposta è: nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio stesso è la casa dai tanti appartamenti della quale parla Gesù (cfr Gv14,2); Dio è la casa dell’uomo, in Dio c’è spazio di Dio. E Maria, unendosi, unita a Dio, non si allontana da noi, non va su una galassia sconosciuta, ma chi va a Dio si avvicina, perché Dio è vicino a tutti noi, e Maria, unita a Dio, partecipa della presenza di Dio, è vicinissima a noi, ad ognuno di noi. C’è una bella parola di San Gregorio Magno su San Benedetto che possiamo applicare ancora anche a Maria: San Gregorio Magno dice che il cuore di San Benedetto è divenuto così grande che tutto il creato poteva entrare in questo cuore. Questo vale ancora più per Maria: Maria, unita totalmente a Dio, ha un cuore così grande che tutta la creazione può entrare in questo cuore, e gli ex-voto in tutte le parti della terra lo dimostrano. Maria è vicina, può ascoltare, può aiutare, è vicina a tutti noi. In Dio c’è spazio per l’uomo, e Dio è vicino, e Maria, unita a Dio, è vicinissima, ha il cuore largo come il cuore di Dio.

Ma c’è anche l’altro aspetto: non solo in Dio c’è spazio per l’uomo; nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria, l’Arca Santa che porta la presenza di Dio. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi problemi, questa presenza si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita e cammino al nostro essere. In noi c’è spazio, apriamoci come Maria si è aperta, dicendo: «Sia realizzata la Tua volontà, io sono serva del Signore». Aprendoci a Dio, non perdiamo niente. Al contrario: la nostra vita diventa ricca e grande.

E così, fede e speranza e amore si combinano. Ci sono oggi molte parole su un mondo migliore da aspettarsi: sarebbe la nostra speranza. Se e quando questo mondo migliore viene, non sappiamo, non so. Sicuro è che un mondo che si allontana da Dio non diventa migliore, ma peggiore. Solo la presenza di Dio può garantire anche un mondo buono. Ma lasciamo questo.

Una cosa, una speranza è sicura: Dio ci aspetta, ci attende, non andiamo nel vuoto, siamo aspettati. Dio ci aspetta e troviamo, andando all’altro mondo, la bontà della Madre, troviamo i nostri, troviamo l’Amore eterno. Dio ci aspetta: questa è la nostra grande gioia e la grande speranza che nasce proprio da questa festa. Maria ci visita, ed è la gioia della nostra vita e la gioia è speranza.

Cosa dire quindi? Cuore grande, presenza di Dio nel mondo, spazio di Dio in noi e spazio di Dio per noi, speranza, essere aspettati: questa è la sinfonia di questa festa, l’indicazione che la meditazione di questa Solennità ci dona. Maria è aurora e splendore della Chiesa trionfante; lei è la consolazione e la speranza per il popolo ancora in cammino, dice il Prefazio di oggi. Affidiamoci alla sua materna intercessione, affinché ci ottenga dal Signore di rafforzare la nostra fede nella vita eterna; ci aiuti a vivere bene il tempo che Dio ci offre con speranza. Una speranza cristiana, che non è soltanto nostalgia del Cielo, ma vivo e operoso desiderio di Dio qui nel mondo, desiderio di Dio che ci rende pellegrini infaticabili, alimentando in noi il coraggio e la forza della fede, che nello stesso tempo è coraggio e forza dell'amore. Amen.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

  • 11 Ago

XIX Domenica Tempo Ordinario A13 Agosto 2017

19ª Domenica del Tempo Ordinario:

Davvero tu sei Figlio di Dio!

In questa domenica la Parola di Dio ci presenta alcuni esempi nei quali gli atteggiamenti fragili o sbagliati, dell’intelligenza, della volontà, o dei sentimenti umani, ma soprattutto della nostra fede, impediscono la giusta conoscenza di Dio. Il Vangelo, a sua volta, offre un esempio eloquente di come queste carenze nascono, vanno affrontate, combattute e vinte.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

1Re 19,9.11-13: In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Horeb] 9entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?".11Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.  

Rm 9,1-5:  Fratelli, 1dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: 2ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. 3Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. 4Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; 5a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Mt 14,22-33: [Dopo che la folla ebbe mangiato] 22subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: "È un fantasma!" e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!". 28Pietro allora gli rispose: "Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". 29Ed egli disse: "Vieni!". Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?". 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: "Davvero tu sei Figlio di Dio!".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

La prima lettura, dall’Antico Testamento, presenta uno dei momenti più difficili per la fede del popolo di Dio. Elia, il “profeta di fuoco”, pieno di zelo per il vero culto, è perseguitato a morte. Per questo, fugge nel deserto, poi trova conforto sull’Oreb-Sinai, il monte dell’incontro col Signore. Sulla santa montagna si seguono un vento impetuoso che scuote le rocce, un grande fuoco e un forte terremoto. Dio però non è in essi. Si presenta invece nella brezza soave e tranquilla, indice d’intimità, tranquillità, semplicità, pazienza e pace. È lì che possiamo sempre cercare e incontrare il Signore della pace.

La seconda lettura offre, in modo diverso, lo stesso insegnamento. S. Paolo soffre gran dolore per i suoi fratelli Israeliti che non sanno trovare Gesù, Figlio di Dio, negli immensi doni ricevuti dal Padre: i patriarchi, l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, le promesse, la legge, il culto, le Scritture. Questi doni parlano dettagliatamente di Cristo, lo preannunciano da secoli, lo provano con certezza. Paolo soffre a tal punto quest’accecamento, da desiderare di essere lui stesso al loro posto, separato da Cristo, perché i suoi fratelli riconoscano Gesù vero Figlio di Dio. Sono gli atteggiamenti fragili o sbagliati, dell’intelligenza, della volontà e del sentimento umano ad impedire questo riconoscimento.

Anche il Vangelo mostra chiaramente queste carenze. Di notte, al buio, con forte vento contrario e ondate che agitano la barca, i discepoli hanno paura. Vedendo Gesù camminare sulle onde, pensano a un fantasma e gridano dal timore. Gesù li tranquillizza e conforta: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro, impetuoso e imprudente, chiede di poter camminare anche lui sulle acque. Gesù accetta, Pietro scende dalla barca e cammina sull’acqua. A causa del forte vento, però, s’impaurisce e comincia ad affondare. Il Vangelo è molto preciso al riguardo. Pietro cammina e non affonda, le acque lo sorreggono bene, ma ora ha paura del vento, realtà secondaria. Teme dove non c’è nulla da temere, e per questo comincia ad affondare. Ciò che è più grave è che Pietro cede alla paura mentre è vicinissimo al Signore, che subito lo prende per mano. Gesù gli dice chiaro è la poca fede a farlo che soccombere, causando dubbi e paura.

Sono la poca fede, i dubbi e le paure che fanno affondare l’umanità. Questa volta Gesù non sgrida venti e tempesta. Sale sulla barca e tutto si calma. La conclusione è bellissima. I discepoli gli si prostrano adoranti e riconoscono: "Davvero tu sei Figlio di Dio!”. Sì. Gesù è veramente il Figlio di Dio e il Signore dell’universo e di tutto ciò che lo compone. È sempre presente vicino a noi, ci prende per mano e ci salva da ogni avversità, dicendo: “sono io, non temete”. Lo fa da ventun secoli con la Chiesa che guida, protegge e salva nella sua esistenza sempre piena di pericoli, rischi e insidie. Pietro rappresenta bene l’entusiasmo eccessivo e imprudente di quanti cedono alle prime difficoltà e temono dove non c’è alcun motivo di paura. Per i discepoli, adorare Gesù e “confessare”: “Tu sei davvero il Figlio di Dio” fu un punto d’arrivo sofferto e faticoso. Per chi crede, adorarlo e confessarlo sono sempre momenti di gioia.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

L’orazione chiede di saper riconoscere la presenza del Signore nel creato, nella storia e nella nostra vita per poter affrontare ogni prova camminando con Cristo: “Onnipotente Signore, che domini tutto il creato, rafforza la nostra fede e fa che ti riconosciamo presente in ogni avvenimento della vita e della storia, per affrontare serenamente ogni prova e camminare con Cristo verso la tua pace”.  

I doni del pane e del vino, che il Signore pone nelle nostre mani, diventino per noi sacramenti di salvezza: “Accogli con bontà, Signore, questi doni che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa, e con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza”. 

Chiediamo al Signore che i sacramenti ai quali partecipiamo ci salvino e ci confermino nella sua verità: “La partecipazione a questi sacramenti salvi il tuo popolo Signore, e lo confermi nella luce della tua verità”.  

Gualberto Gismondi OFM

  • 04 Ago

6 Agosto 2017

 

Trasfigurazione del Signore Gesù (solennità)

 

Trasfigurazione del Signore

Il Vangelo narra che, essendo ormai vicina la sua passione, Gesù, si trasfigurò per confermare i suoi Apostoli nella fede. La sua salita sull’alto monte, quindi, preparò la sua ascesa al Calvario. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 568) rileva, inoltre, che la Trasfigurazione manifesta la speranza di gloria (Col 1,27) che il Figlio di Dio contiene nel suo corpo, irradia e dona nei sacramenti della sua Chiesa.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Dn 7,9-10.13-149Io continuavo a guardare, quand'ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. 10Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. 13Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. 14Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

2Pt 1,16-19: Carissimi, 16vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. 17Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: "Questi è il Figlio mio, l'amato, nel quale ho posto il mio compiacimento". 18Questa voce noi l'abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. 19E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l'attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino.

(A: Mt 17,1-9): In quel tempo, 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete". 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".

Meditiamo con lo Spirito Santo

La prima lettura, dal libro di Daniele mostra una scena grandiosa: Dio presenta al mondo e ai fedeli la figura misteriosa del Figlio dell’uomo, capo e modello della nuova umanità, il cui potere, gloria e regno sono universali, eterni e indistruttibili. È per questo che i vangeli come Gesù amasse  presentarsi come il Figlio dell’uomo.

Matteo descrive che, nella trasfigurazione, il volto di Gesù brilla come il sole e le sue vesti splendono di luce. Ai suoi lati appaiono due grandi figure della storia della salvezza: Mosè che rappresenta la Legge ed Elia che rappresenta le profezie. Entrambi avevano visto la gloria di Dio sul monte santo. Legge e profeti testimoniarono le sofferenze del Messia, per cui la passione di Gesù attua proprio la volontà del Padre e mostra che il Figlio agisce proprio come il vero Servo sofferente di Dio. In questa scena grandiosa si manifesta la Trinità: il Padre nella voce, che proclama: “Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”; il Figlio nell’uomo Gesù Cristo, lo Spirito Santo nella nube luminosa da cui parla il Padre.

Questa manifestazione trinitaria provoca grande timore nei discepoli, che cadono in prostrazione adorante. Gesù, però, li aiuta ad alzarsi e li rassicura, invitandoli a non temere, ma anche a non parlarne con nessuno prima della sua risurrezione. Questo evento rimane indelebile negli nell’anima degli Apostoli. Molti anni dopo, Pietro ricorda nella sua seconda lettera  che fu “testimone oculare” della maestosa gloria del Padre e “ascoltatore” della voce che venne dalla nube luminosa.

La grandezza di questa visione, come la parola dei profeti, è la lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei nostri cuori la stella del mattino: Gesù Cristo. È lui il Figlio amato in cui il Padre ha posto ogni compiacimento. È a lui che noi tutti dobbiamo guardare, è la sua parola e la sua voce che dobbiamo sempre ascoltare.

Riflessione 

Che cosa significa in Daniele e nei vangeli l’espressione “Figlio dell’uomo”? 

Perché Gesù si è trasfigurato davanti ai suoi discepoli? 

Perché la Trasfigurazione di Gesù è una grandiosa manifestazione della SS. Trinità?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione del Cristo Signore hai confermato i misteri della fede con la testimonianza della legge e dei profeti, e hai mirabilmente preannunciato la nostra definitiva adozione a tuoi figli, fa’ che ascoltiamo la parola del tuo amatissimo Figlio per divenire coeredi della sua vita immortale”.

Gualberto Gismondi OFM