• 20 Ott

XXIX Domenica del Tempo Ordinario A22 Ottobre 2017

29ª Domenica del Tempo Ordinario:

Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio

Questa domenica le letture riguardano la vastità dell’impegno cristiano: religioso, salvifico, sociale, civile e politico. Il cristiano è, insieme, cittadino della città celeste-divina e terrestre-umana e deve soddisfare giustamente le esigenze di entrambe.

La prima lettura mostra che la politica, come servizio al bene comune e del prossimo, rientra nei progetti di Dio. Gesù precisa il significato e il valore di quest’impegno.  

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 45,1.4-6: 1Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: "Io l'ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. 4Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome,  ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.5Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci,6perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n'è altri.  

1Ts 1,1-5b: 1Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.2Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti l'operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. 4Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. 5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Mt 22,15-21: In quel tempo, 15i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?". 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". 21Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Nella liturgia di questa Domenica le letture considerano l’impegno cristiano nella sua ampiezza, che comprende compiti religiosi, salvifici, civili, sociali e politici. Questo molteplice impegno dipende dall’essere membri di due città: una celeste e divina, l’altra terrestre e umana. Entrambe presentano esigenze legittime, che i credenti devono soddisfare in modi evangelici, giusti e corretti.

Nel Vangelo, Gesù precisa, il significato e valore dei due impegni.

Anche la prima lettura, dell’Antico Testamento, dimostra che la politica, come servizio al bene comune, è parte del progetto divino. Is 45,1.4-6 descrive Ciro, fondatore del grande Impero Persiano, monarca giusto, abile e tollerante. Il passo biblico descrive concretamente le sue buone qualità delle quali il Signore si servì per finire il doloroso e umiliante esilio dei Giudei e ricostruire il tempio di Gerusalemme. La Scrittura lo chiama pastore, unto (consacrato) ed eletto, “preso per la destra” da Dio che ne fa uno strumento di bene.

Il Vangelo mostra un altro esempio di atteggiamenti umani, riguardanti le esigenze della vita politico-sociale conformi alla fede. Alcuni farisei, spinti da spirito di falsità e non di verità, elaborarono un tranello su un problema serio e fondamentale nella vita umana, sociale e politica di tutti i tempi. Essi non cercano chiarezza né soluzioni ma solo screditare Gesù e incriminarlo. È il metodo di tutti gli avversari di Cristo in ogni tempo. La loro invidia, gelosia e legalismo snaturano i problemi più importanti per la vita, la convivenza umana e la morale, mentre Gesù li risolleva ai loro livelli più elevati e nobili. Le sue risposte anche oggi, dopo XXI secoli, e per sempre.  I farisei, e quanti sono affetti da eguale miopia umana e morale vedono sempre e soltanto contraddizioni e opposizioni. Essi intendono: Dobbiamo opporci ai tributi e condannare la politica in nome della fede? Oppure: Dobbiamo approvare i tributi e opporci alla fede in base alle esigenze della politica? Gesù raddrizza subito queste storture, ponendo il problema nella sua luce positiva: contribuire correttamente al bene comune è un dovere di tutti i cittadini, sia governanti che governati.

Questa risposta di Gesù afferma due valori. Il primo è il dovere umano, civile e morale di contribuire al bene comune, pagando i legittimi tributi e rispettando le legittime autorità della società terrena. Il secondo è la necessità naturale e soprannaturale di rendere omaggio, offrire culto e osservare tutti i doveri verso Dio. La Chiesa conosce le difficoltà che le risposte di Gesù incontrano per la debolezza umana, per cui prega: “nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini nessuno abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti secondo lo Spirito e la parola del Figlio, e l’umanità intera riconosca solo nel Signore l’unico vero Dio”.

S. Paolo, quindi, nella prima Lettera ai Tessalonicesi, sottolinea giustamente che tutti i beni del Vangelo si diffondono nel mondo e nella storia mediante la fede operosa, la carità infaticabile e la ferma speranza nel Signore Gesù Cristo. Nella Tessalonica pagana, i beni evangelici furono affermati dalla parola di Dio, la potenza dello Spirito Santo e la vita dei cristiani testimoni del Vangelo con la loro vita.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La preghiera iniziale, consapevole del valore risolutivo delle parole di Gesù, invoca: “O Padre, a te obbedisce ogni creatura nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini; fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio, e l’umanità intera riconosca te solo come unico Dio”. 

Il mistero della vita nuova, che ci unisce a Cristo, venga in a noi nell’accostarci al suo santo altare: “Donaci, o Padre, di accostarci degnamente al tuo altare perché il mistero che ci unisce al tuo Figlio sia per noi principio di vita nuova”.

Le realtà del cielo gustate nell’eucaristia ci conservino i benefici presenti e ci ottengano i beni futuri: “O Signore, questa celebrazione eucaristica, che ci ha fatto pregustare le realtà del cielo, ci ottenga i tuoi benefici nella vita presente e ci confermi nella speranza dei beni futuri”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 13 Ott

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario A15 Ottobre 2017

28ª Domenica del Tempo Ordinario:

Tutto posso in colui che mi dà la forza

Come la domenica precedente, vediamo un’altra parabola sul Regno. 

Il Signore invita generosamente alla gioia e la festa del suo Regno, ma alcuni, con vari pretesti, rifiutano  l’invito. Il Signore, allora, chiama altri, buoni e cattivi a riempire la sala del banchetto. Solo uno non indossa l’abito per  per la festa nuziale e viene mandato via.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 25,6-10: 6Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.7Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.8Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.9E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,10poiché la mano del Signore si poserà su questo monte".

Fil 4,12-14.19-20: Fratelli, 12so vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. 13Tutto posso in colui che mi dà la forza.14Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. 19Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. 20Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen  

Mt 22,1-14: In quel tempo, 1Gesù riprese a parlare loro con parabole (ai capi dei sacerdoti e ai farisei) e disse: 2"Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. 12Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti". 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Le letture di questa domenica parlano di un grande banchetto al quale tutti sono invitati.

Quella del libro d’Isaia, descrive il banchetto ricco di vivande e vini raffinati, preparato da Dio, sul monte santo di Gerusalemme, per tutti i popoli. Il significato, però, è spirituale e indica Dio che: elimina la morte; asciuga le lacrime; toglie le ignominie. Con esultanza e gioia, tutti riconoscono che Dio ha operato la salvezza in cui speravano e che la sua mano è veramente posata sul santo monte: “Ecco, il nostro Dio è il Signore in cui abbiamo sperato perché ci salvasse; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza”.

Il Vangelo presenta, invece, la parabola di Gesù a capi dei sacerdoti e farisei. Il Signore generoso ha invitato a un banchetto di gioia e di festa nel suo Regno, ma gli invitati rifiutano con vari pretesti: curare i propri affari; lavorare i propri terreni. Alcuni uccidono i servi che li invitano. Il Signore, allora manda altri servi e invita tutti, buoni e cattivi per riempire la sala del banchetto. Tra i molti arrivati, uno non indossa l’abito per le nozze, per  cui viene allontanato. Il sontuoso banchetto è presentato più volte nei libri sapienziali e profetici dell’Antico Testamento. Nel libro d’Isaia Dio offre non solo cibi succulenti e vini eccellenti e raffinati ma elimina la morte, asciuga le lacrime, toglie l'ignominia del popolo, fa esultare per la salvezza. Le immagini del banchetto, si combinano col progetto del Signore di chiamare tutti i popoli a gioire della sua grazia, bontà e salvezza.

Egli chiama tutti e non esclude nessuno. A escludersi sono sempre gli invitati. Accettare gli inviti, però, significa corrispondere alle esigenze che comportano. Esse sono metanoia ossia cambiamento di mentalità, conversione, pentimento e ravvedimento. Nella parabola, l’abito da festa è un chiaro segno di cambiamento per essere degni dell’invito ricevuto. Non cambiarsi è trascurare.

Nella prima lettura le lacrime asciugate e l’annientamento della morte indicano efficacemente la comunione e la gioia eterna con Dio. La seconda lettura si riassume nella frase di Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. Questa convinzione consente in ogni occasione la disponibilità totale alle esigenze e gli inviti del Signore. La parabola del Vangelo ricorda un insegnamento presente anche in altre parabole. Alla salvezza offerta da Cristo ai “primi” del suo popolo, da lui privilegiati, alcuni rispondono con indifferenza, fastidio, ostilità e disprezzo che raggiungeranno forme violente.

Dio, però, non sospende il suo progetto, ma lo estende e intensifica. Poiché “i primi”, che si credono devoti, osservanti e benpensanti lo rifiutano, si rivolge agli “ultimi”, i reietti, derelitti, peccatori, poveri, emarginati, oppressi, sofferenti che vagano nel mondo. Gli ultimi rispondono positivamente, accorrono, riempiono la sala. Anche tra questi qualcuno s’introduce ingiustamente, senza mutare abito, ossia senza pentimento né conversione. Il Signore non lo fa entrare perché, alla mensa del suo amore e della vita eterna, tutti devono prepararsi e presentarsi degnamente. 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La Chiesa prega che nessuna persona rifiuti di accedere al banchetto della vita eterna né osi accostarsi ad esso indegnamente: “O Padre, che inviti il mondo intero alle nozze del tuo Figlio, donaci la sapienza del tuo Spirito, perché possiamo testimoniare qual è la speranza della nostra chiamata, e nessun uomo abbia mai a rifiutare il banchetto della vita eterna o a entrarvi senza l’abito nuziale”. 

Insieme alle nostre offerte chiediamo al Signore che il suo santo sacrificio ci consenta di accedere alla gloria del cielo: “Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere e fa’ che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo”. 

La partecipazione a  Cristo cibo di vita, ci faccia comunicare pienamente con la sua persona: “Padre santo e misericordioso, che ci hai nutriti con il corpo e sangue del tuo Figlio, per questa partecipazione al suo sacrificio donaci di comunicare alla sua stessa vita”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 07 Ott

XXVII Domenica del Tempo Ordinario A8 Ottobre 2017

27ª Domenica del Tempo Ordinario:

La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra d'angolo

In questa domenica, la Parola di Dio presenta due immagini familiari nella Bibbia e Israele: la vigna e i vignaioli. Il profeta Isaia conclude il “cantico della vigna” con una triste visione: la vigna rimase sterile e il padrone è deluso. La parabola di Gesù, invece, benché il Figlio del Padrone sia assassinato, presenta una speranza: il Padrone sostituirà i vignaioli perfidi e omicidi con altri, buoni e fedeli, che daranno frutti splendidi e copiosi.  

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 5,1-7: 1Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.2Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi.3E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.4Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? 5Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.6La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.7Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.  

Fil 4,6-9: Fratelli, 6non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. 7E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.8In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. 9Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Mt 21,33-43: In quel tempo Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: 33“Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?". 41Gli risposero: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo". 42E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Le letture di questa domenica sottolineano immagini bibliche familiari come la vigna e i vignaioli.

Il profeta Isaia, nel “cantico della vigna” arriva a una triste conclusione: nonostante le cure, la vigna rimase sterile e il padrone deluso.

Gesù parte, invece, da una visione tragica: i vignaioli perfidi assassinano il figlio del Padrone ma il padrone li sostituirà altri buoni e fedeli, che otterranno frutti copiosi e splendidi dalla sua bella vigna. Il “cantico della vigna” e la “parabola dei perfidi vignaioli” descrivono la storia della salvezza. La vigna sterile è l’antico popolo di Dio, che disobbedì e non corrispose ai generosi doni, promesse e privilegi divini. La domanda del Signore è significativa: “Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che non abbia fatto?” Ossia: più di così non potevo fare! Il padrone pieno d’amore per la sua vigna, aveva dissodato un colle, tolto i sassi, piantato viti pregiate, costruito una torre a protezione e scavato un tino. La vigna, invece, produsse acini aspri. Questa vigna prediletta è Israele che, invece di giustizia e bontà compì ingiustizie, delitti, violenze e oppressioni.

Nel Vangelo i vignaioli sono membri del popolo, i servi bastonati, lapidati e uccisi sono i profeti, il figlio cacciato fuori e ammazzato è Gesù. Il Signore, però, ama la sua vigna e la salverà dalla rovina. Qui Gesù passa dalla parabola al discorso diretto. Cita le Scritture che parlano di lui: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”.

La pietra d’angolo della salvezza e del Regno, è Gesù. Il Regno sarà tolto a quelli che il Padre aveva designato per riconoscere e accogliere suo Figlio e che, invece, lo hanno rifiutato e ucciso, e sarà dato a un popolo nuovo fedele, che produrrà buoni frutti.

Nella Lettera ai Filippesi S. Paolo precisa che i frutti della “vigna prediletta del Signore” e del Regno sono: “tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato e virtù e che merita lode”. Esorta che questi frutti, siano sempre oggetto dei nostri pensieri, azioni e vita. Certamente è un compito arduo e difficile, ma in ogni circostanza difficile possiamo sempre presentare al Signore le nostre preghiere, invocazioni e suppliche. Egli ci aiuterà a mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato, ricevuto, ascoltato e veduto nel suo Vangelo. Se custodiamo tutto nei nostri cuori e menti avremo sempre più in Dio: pace, intelligenza e sentimenti divini. Dio ci aiuterà a produrre sempre più frutti di salvezza, amore e santità.        

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Chiediamo al Padre di vegliare sempre sulla sua vigna, la Chiesa, perché Cristo, vera vite, porti sempre in essa frutti di vita eterna: “Padre giusto e misericordioso, che vegli incessantemente sulla tua Chiesa, non abbandonare la vigna che la tua destra ha piantato: continua a coltivarla e ad arricchirla di scelti germogli, perché innestata in Cristo, vera vite, porti frutti abbondanti di vita eterna”.

Il sacrificio che offriamo compia in noi l’opera divina di salvezza: “Accogli Signore il sacrificio che tu stesso ci hai comandato di offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza”. 

La comunione eucaristica sazi la nostra fame e sete del Padre e ci trasformi nel Figlio: “La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio”.   

Gualberto Gismondi OFM