• 18 Giu

CorpusDomini 118 Giugno 2017

SS.mo Corpo e Sangue di Cristo:

2ª Dom. dopo Pentecoste:

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna   

“Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47]. 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Dt 8,2-3. 14b-16a: Mosè parlò al popolo dicendo: 2Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. 3Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. 14Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; 15che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; 16che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.

1Cor 10,16-17: Fratelli,16il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane.

Gv 6,51-58: In quel tempo, Gesù disse alla folla:  51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo indica che mediante il santissimo sacramento l’Eucaristia, Cristo Gesù, risuscitato e alla destra del Padre intercede per noi (Rm 8,34) e continua ad essere presente in molti modi nella sua Chiesa. In ogni celebrazione eucaristica, quindi, ci uniamo a lui, che è già nella liturgia del cielo e anticipiamo in noi la vita eterna nella quale Dio sarà veramente “tutto in tutti(1Cor 15,28).

Gesù, quindi, è presente: nella Parola annunciata dalla Chiesa, nella preghiera della Chiesa (Mt 18,20), nel servizio della Chiesa a tutti i sofferenti: poveri, malati e prigionieri (Mt 25,31-46). La sua presenza salvifica e santificante opera, soprattutto, sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, perché Gesù ha dichiarato solennemente: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita(Gv 6,53).

È veramente splendido che Egli abbia voluto rimanere presente alla e nella sua Chiesa, e a noi e in noi, in questa forma nuova e impensabile. Egli sapeva che la sua presenza sensibile e visibile su questa terra stava per cessare. Volle, quindi, assicurare una sua presenza perenne, viva e attiva fra i suoi seguaci e discepoli, fino alla fine dei secoli e fino agli estremi confini della terra. Questa sua presenza l’attuò realizzando il santissimo sacramento del suo Corpo e Sangue: l’Eucaristia. Per non allontanarsi da noi, mentre stava per offrirsi alla morte sulla croce, per la nostra salvezza, ci lasciò il perenne memoriale del suo amore, con il quale ci ha amati “sino alla fine(Gv 13,1), immolandosi per noi, per donarci la sua vita.

Mediante il grande mistero della sua presenza eucaristica, colui che ci ha amato, fino a immolarsi per noi  (Gal 2,20) rimane per sempre in mezzo a noi. Donandoci se stesso sotto i segni del pane e del vino, che lo esprimono e lo comunicano nella forma sacramentale, Egli rimane per sempre con noi. Celebrando la sua ultima cena pasquale con i suoi Apostoli, Gesù ha dato al banchetto pasquale e alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. La vera nuova Pasqua è il passaggio di Gesù, da questo mondo al Padre, mediante la sua Morte e Risurrezione, anticipate nella Cena e celebrate fino alla fine dei tempi nell'Eucaristia, compimento della Pasqua ebraica e anticipo della Pasqua finale della Chiesa, nella gloria del Regno.

L'Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, unisce strettamente a sé tutti i sacramenti, che ad essa sono ordinati. Nella Santissima Eucaristia, infatti, è presente Cristo, nostra Pasqua, che racchiude in sé tutto il bene spirituale della Chiesa. La carne o corpo e il sangue sono la sintesi concreta dell’esistenza di una persona. Il mangiare e il bere sono il segno dell’assimilazione che sostiene la vita umana. Cristo dona il suo corpo e sangue per alimentare la vita divina del credente e per comunicargli totalmente se stesso. Mediante l’eucaristia, il fedele entra in comunione con Cristo, è sottratto alla mortalità e caducità terrena (lo risusciterò)  e inserito nella vita divina (avrete in voi la vita). Il calice e il pane sull’altare ci comunicano il corpo, la vita, l’amore e la gloria di Cristo. L’eucaristia, corpo e sangue di Cristo, fonda la nostra fede e speranza che non ci lascerà mai soli.

Cristo è e sarà fino alla fine dei tempi, sempre presente nelle nostre case e nelle nostre città col suo pane, vero suo Corpo e il suo vino, vero suo Sangue. Alla domanda che fece ai suoi discepoli: “volete andarvene anche voi?” e alla sua promessa: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, una sola può essere la giusta risposta: “Signore dove potremmo andare senza te? Soltanto tu sei parola, cibo e bevanda, risurrezione e vita eterna”.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Con le due preghiere iniziali la liturgia c’invita a invocare:

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della tua redenzione”. E ancora: “Dio, fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, ravviva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di ogni bene: fa’ che, sostenuti dal sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, compiamo il viaggio della nostra vita, fino ad entrare nella gioia dei santi, tuoi convitati alla mensa del regno”.

Nell’offrire i suoi doni la Chiesa invoca per sé i doni del cielo: unità e pace

Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo”. Conclude chiedendo che il sacramento del Corpo e Sangue del Signore sia un anticipo del nostro convito eterno: “Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue”. 

Gualberto Gismondi OFM

 

  • 10 Giu

Santissima Trinità:

1ª Dom. dopo Pentecoste:

Grazia del Signore Gesù Cristo, amore di Dio e comunione dello Spirito Santo sono con noi

Trinita MariaGrazia

Questa  solennità della Trinità Santissima mostra oggi il vero volto di Dio, che è luce d’infinita vita e gioia, e il suo mistero che è splendore d’infinito amore misericordioso e di bontà. L’unico vero Dio è comunione di Padre, Figlio e Spirito Santo.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Es 34,4b-6.8-9: In quei giorni Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai come il Signore gli aveva comandato, 4con le due tavole di pietra in mano. 5Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6Il Signore passò davanti a lui, proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. 8Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità".   

2Cor 13,11-13: 11 Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.13La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Gv 3,16-18: In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: 16Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Meditiamo con lo Spirito Santo

In questo giorno solenne dedicato alla Santissima Trinità, la Chiesa Una Santa celebra il suo maggior mistero di luce gioiosa e gloriosa, dell’amore splendido, della misericordia infinita e dell’immensa bontà divina.

La prima lettura mostra Dio che scende sulla santa montagna del Sinai, avvolto nella nube, segno della sua maestà e gloria, e si ferma amoroso accanto a Mosè per manifestare se stesso. Gli dice, quindi: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà”. Da sempre misericordia,  pietà, amore e fedeltà sono la realtà autentica di Dio e il fondamento del suo rapporto con noi.

Nell’Antica Alleanza, queste parole proclamate sul Sinai divennero il “Credo” del popolo di Dio, che il Signore confermò e rinnovò continuamente, nonostante i continui peccati e le innumerevoli infedeltà del suo popolo.

Nella Nuova Alleanza, tuttavia, Dio rivelò pienamente la forza incrollabile e la sincerità inequivocabile del suo amore per noi. Egli donò in modo irrevocabile il suo Figlio Unigenito all’intera umanità. A sua volta, Il Figlio donò se stesso a noi, fino a morire sulla croce per noi, per liberarci dal male, donarci la vita divina e far risorgere i nostri corpi mortali. La formula biblica e liturgica più chiara e completa per esprimere la presenza della Santissima Trinità in tutta la nostra esistenza è: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo (2Cor 13,13). La Chiesa ne fece il saluto iniziale ai fedeli, nelle celebrazioni eucaristiche.

Per preparare l’umanità al mistero della Trinità, l’Antico Testamento presentò delle “personificazioni” in Dio, presenze misteriose vive e dinamiche. Una è la Parola, detta pure Verbo o Logos, che agisce nell’intero universo e in tutta la storia, rivela, trasforma e salva. Un’altra personificazione viva è la Sapienza, fonte e principio di armonia nella creazione, artefice delle meraviglie dell’essere, soffio della potenza divina, gloria dell’Onnipotente, riflesso di luce eterna, specchio dell’attività di Dio che condivide il trono divino e vive nell’intimità di Dio (Sap 9,4; 9,3). Vi è poi lo Spirito, che il Signore dona a chi consacra: re, sacerdoti, profeti e all’intero popolo, per condurlo alla santità. Inizialmente non appaiono ancora come persone ma come forze divine.

Tutto ciò prepara la piena rivelazione trinitaria che avverrà nel Nuovo Testamento mediante la figura storica e concreta del Figlio Gesù. Quando egli si fa battezzare, all’inizio della sua missione, dal cielo il Padre lo proclama Figlio diletto e lo Spirito Santo scende, come colomba, a posarsi su di lui. Quando, prima della sua passione, Gesù si  trasfigura davanti a testimoni qualificati: Mosè per la Legge, Elia per i Profeti e alcuni discepoli, suoi futuri apostoli, la voce del Padre dalla nube luminosa che raffigura lo Spirito Santo, raccomanda di ascoltare il suo Figlio Diletto (Lc 9,35).

I Vangeli sono un grande inno e coro trinitario: “Se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre(Gv 11, 38). A Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me(Gv 14, 8-11). Gesù annuncia che lo Spirito Santo è inviato dal Padre e da lui. “Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome lui vi insegnerà ogni cosa. Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre; lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15,26). “Tutto quello che il Padre possiede è mio (Gv 16,15). “Io non sono solo perché il Padre è con me” (Gv 16,32).

La Chiesa è la nuova creazione che nasce dallo Spirito. Padre, Figlio e Spirito Santo sono una comunione inseparabile in tutto. Cristo, Spirito e Chiesa sono una comunione inseparabile. Dal momento che in Cristo e nello Spirito possediamo Dio, nulla potrà più separarci dalla Trinità, comunione di vita, amore e verità divina, nella quale Dio si è donato e si dona a noi perché ci doniamo a lui; vive e vivrà sempre in noi perché noi viviamo sempre in lui e per lui.     

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La liturgia eucaristica oggi propone due preghiere iniziali. Chiede di riconoscere la gloria della Trinità e sostenere sempre la nostra fede in essa:

O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di Verità, e lo Spirito Santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone”. “Padre fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo”.

Sui doni chiede:

Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito”.

Nell’orazione finale invoca la salvezza per la nostra fede nell’unico Dio in tre persone:

Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 27 Mag

Pentecoste 1Pentecoste Messa Vespertina nella Vigilia:

Chi crede in me dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva

Quando la Messa Vespertina è attuata come celebrazione vigilare, si possono utilizzare anche una o più letture quali: Gn 11,1-9; Es 19,3-8. 16-20;  Ez 37,1-14; Gl 3,1-5. Dopo il “Gloria” si leggono sempre le due letture della Messa: Rm 8,22-27 e  Gv 7,37-39¸ sulle quali mediteremo.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Rm 8,22-27: Fratelli,  22Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. 23Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 24Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? 25Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.26Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.   

Gv 7,37-3937Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

Nella prima lettura, dalla Lettera ai Romani,  S. Paolo ricorre alla bellissima immagine di una madre che sta dando alla luce un figlio, per descrivere la creazione del nuovo mondo che le Persone divine fanno nascere. Questo “nuovo mondo” siamo noi, ossia le persone che, mediante il dono dello Spirito Santo, il Padre adotta come figli.Siamo veramente suoi figli, perché lo Spirito Santo: opera, prega, illumina le nostre menti, accende i nostri cuori, trasforma i nostri esseri da umani in divini. A quanti credono in Cristo il Padre e lo Spirito Santo aprono la speranza e l’orizzonte della piena redenzione.

Tutti noi, non ancora definitivamente redenti, attendiamo ansiosamente l’alba del nuovo giorno, in cui tutto il nostro essere parteciperà pienamente alla risurrezione di Cristo e il nostro corpo mortale risorgerà, pervaso dal suo Spirito immortale. Questa grandiosa visione è il misterioso traguardo divino di tutta la storia della salvezza. Il Vangelo presenta alcune frasi del discorso che Gesù fece nella festa autunnale delle Capanne, commentando il gesto del Sommo Sacerdote che prendeva l’acqua alla fonte di Siloe e, con solenne processione, portava per purificare l’altare dei sacrifici e fecondare la terra riarsa dal calore estivo. Gesù promise che chi crede in lui diventa una sorgente inesauribile di “acqua viva”.

Quest’acqua è lo Spirito Santo, che i credenti in Cristo ricevono da quando il Signore è risorto glorioso. Il suo Spirito Santo effuso nella Chiesa è la fonte della salvezza e il principio della piena comunione con Dio. Oggi, la preghiera iniziale della liturgia eucaristica esprime efficacemente il significato della Pentecoste, che rinnova la faccia della terra: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti”. La prima lettura ci fornisce tutti gli elementi per fruire pienamente del meraviglioso progetto del Signore e diventarne anche noi, attivi protagonisti. Essa dice che anche noi possediamo già le primizie dello Spirito e anche noi gemiamo interiormente, aspettando la piena redenzione del nostro corpo, ossia la risurrezione. Infatti,  siamo già stati salvati nella speranza, per cui non lo vediamo ancora, perché si spera in ciò che ancora non si vede. Se è visto, non è più oggetto di speranza. Tuttavia sperando quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

Gesù ci disse che si salva solo chi persevera fino alla fine. Se speriamo e perseveriamo, lo Spirito Santo viene in aiuto alla nostra debolezza. Poiché non sappiamo pregare in modo conveniente, dobbiamo avere piena fiducia che lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili. Altrettanto gioioso e consolante è affidarci a: “colui che scruta i cuori e sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio”.      

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

La prima orazione di questa Messa chiede a Dio la concorde preghiera della Chiesa, la luce per le menti dei fedeli, la loro testimonianza profetica nel mondo: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia a compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti”.

La preghiera sulle offerte chiede al Padre che il suo Spirito Santo susciti un’ardente carità nella sua Chiesa per rivelare a tutti il mistero della salvezza: “Scenda, o Padre, il tuo Santo Spirito sui doni che ti offriamo e susciti nella tua Chiesa la carità ardente, che rivela a tutti gli uomini il mistero della tua salvezza”.

La preghiera finale ci invita a chiedere al Padre lo stesso fuoco dello Spirito Santo che accese gli Apostoli nella Pentecoste: “Ci santifichi, o Padre, la partecipazione a questo sacrificio, e accenda in noi il fuoco dello Spirito Santo, che hai effuso sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste”.

Pentecoste Messa del giorno:Pentecoste 3

Ricevete lo Spirito Santo, a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati

Nel giorno di Pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo, Dio manifesta la Chiesa al mondo. Il suo dono dello Spirito Santo inaugura il tempo della “dispensazione del mistero”.

È il nuovo  tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta e comunica la sua opera di salvezza, per mezzo della Chiesa, “finché egli venga” (1Cor 11,26).

Nel tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce nella Chiesa e con essa, nel modo proprio di questo tempo nuovo, ossia  mediante i sacramenti o “economia sacramentale”. In tale economia, i frutti del mistero pasquale di Cristo sono dispensati, ossia comunicati mediante le celebrazioni sacramentali della liturgia.

Ascoltiamo la Parola di Dio

At 2,1-11:  1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: "Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio".

1Cor 12,3b-7.12-13: Fratelli, 3nessuno può dire: "Gesù è Signore!", se non sotto l'azione dello Spirito Santo.4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Gv 20,19-23:  19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati"

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

Nella solennità di Pentecoste celebriamo Dio Padre che, nel suo Verbo Incarnato, morto e risorto per noi, ci colma delle sue benedizioni ed effonde in noi il dono dello Spirito Santo, che contiene in sé tutti gli altri doni.

La prima lettura, dagli Atti degli Apostoli narra l’evento della Pentecoste, mentre il Vangelo descrive ciò che accadde alla sera della Domenica di Pasqua nella quale il Signore alitò sui suoi discepoli, dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Con questo soffio divino, Gesù donava già lo Spirito Santo nella Pasqua, che diventava, così, l’inizio della Pentecoste. Il soffio di Gesù sui discepoli è un atto molto significativo nell’ambito biblico, perché evoca il primordiale atto della creazione, nel quale Dio emise il suo soffio creatore.

Nel giorno di Pentecoste, il dono dello Spirito Santo è attuato solennemente e manifestato pubblicamente davanti a gente che rappresenta i popoli di tutto il mondo allora conosciuto. In quel giorno i segni diventano molteplici e vistosi. Oltre al soffio creatore del Padre, vi è il soffio di un grande vento impetuoso, come nelle teofanie del Sinai. Vi è poi il fuoco divino divorante che videro i Patriarchi, e quello del roveto ardente visto da Mosè.

Nella Pentecoste, fiamme di fuoco scendono dal cielo e si posano su Maria e gli Apostoli. Infine, vi è il segno delle lingue. Le molte lingue che avevano confuso, diviso e disperso l’umanità, che costruiva con egoismo, orgoglio e arroganza la torre di Babele, nella Pentecoste sono rese comprensibili dal nuovo linguaggio della fede e dell’amore. In esso le persone dei popoli più diversi della terra ascoltano, capiscono e comprendono le “grandi opere di Dio” (At 2,11) attuate da Cristo con la sua vita, passione e morte, e rivelate dalla sua Risurrezione.

Giustamente, quindi, pregando sulle offerte della celebrazione eucaristica, la Chiesa invoca: “Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”. Ieri, oggi e sempre, l’evento della nostra Pentecoste, è la nostra partecipazione alla Comunione Eucaristica. Mentre ci rechiamo in fila a ricevere l’Eucaristia, Corpo e Sangue del Signore, facciamo risuonare in tutte le Chiese il solenne, antico canto biblico: “Tutti, ripieni di Spirito Santo, proclamiamo le grandi opere di Dio, Alleluia!”.

La Chiesa lo pone nei nostri cuori per esprimere ciò che avviene in ogni fedele nel ricevere l’Eucaristia. Ogni Eucaristia e Comunione è, insieme, Pasqua e Pentecoste, perché Pasqua, Pentecoste, Parola, Eucaristia e Comunione si appartengono intimamente e profondamente l’un l’altra. Il soffio dello Spirito Santo, datoci da Gesù nella sera di Pasqua, indica il compito e la missione degli Apostoli e della Chiesa: perdonare i peccati, rimetterli, assolverli. Il perdono dei peccati segna la presenza dello Spirito in mezzo a noi. Pasqua e Pentecoste iniziano la nuova creazione della nuova umanità redenta e santificata. Insieme, Gesù Cristo e lo Spirito Santo, realizzano e realizzeranno le splendide opere di salvezza e di santità che l’amore infinito del Padre vuole in ciascuno di noi.       

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

Nell’orazione iniziale della Pentecoste è contenuto ed espresso tutto il piano d’amore delle persone divine per noi: “O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo”.

Uniamoci alla preghiera della Chiesa che, nel presentare le sue offerte, invoca lo Spirito Santo, per aprirci alla conoscenza del mistero eucaristico e di tutta la verità: “Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”.

Il nostro desiderio è che la potenza dello Spirito conservi sempre in noi la comunione ai beni del cielo: “O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, 

O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, custodisci in noi il tuo dono, perché in questo cibo spirituale che ci nutre per la vita eterna, sia sempre operante in noi la potenza del tuo Spirito”. 

FINISCE IL TEMPO DI PASQUA

Gualberto Gismondi OFM