Gesù Misericordioso23 Aprile 2017

2ª Domenica di Pasqua della Divina Misericordia:

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

  

Nel Tempo di Pasqua la prima lettura delle domeniche non è tratta dall’Antico Testamento ma dagli Atti degli Apostoli. Esse riferiscono molti aspetti della primissima predicazione degli Apostoli, nella quale essi spiegano mediante le Scritture gli eventi e i significati della morte in croce e della resurrezione di Gesù. Altre letture descrivono le conseguenze e gli effetti di questa morte e risurrezione sulle persone, sulla vita e comunità cristiane.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

At 2,42-47: [Quelli che erano stati battezzati] 42Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

1Pt 1,3-9: 3Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, 4per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, 5che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.6Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo, afflitti da varie prove, 7affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. 8Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, 9mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Gv 20,19-31: 19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati".24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo".26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". 27Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". 28Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". 29Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

La prima lettura, degli Atti degli Apostoli, descrive la vita delle primissime comunità cristiane, sottolineando il loro entusiasmo e generosità.

Le basi di tali comportamenti sono i grandi avvenimenti pasquali: la Risurrezione, fatto storico e trascendente; le apparizioni del Risorto; la novità del corpo risorto di Cristo; la Risurrezione come opera della Santissima Trinità.

La predicazione apostolica annuncia queste novità, illustra la persona, la vita e l’insegnamento di Cristo. Senza quest’annuncio, le comunità cristiane non esisterebbero e non potremmo conoscere i fatti né capire il significato dei Misteri Pasquali .

Il Triduo Pasquale, seguito dai cinquanta giorni gioiosi, culminanti nella Pentecoste, mostra i numerosi vincoli e collegamenti tra l’Eucaristia e le Scritture. Di tutti i gesti liturgici, lo “spezzare il pane” è il culmine che non solo ricorda ma anzitutto fa rivivere, ogni volta, quel dono totale di sé che Gesù attuò nell’ultima cena e portò a compimento sulla croce. Spezzare il pane riappare nell’incontro con i discepoli in cammino verso Emmaus. È questo gesto che fece loro riconoscere che Colui che camminava con loro era Gesù e fece capire loro la ragione per cui il loro cuore ardeva, mentre il Signore apriva le loro menti alla comprensione delle Scritture. Ieri, oggi e sempre questo fatto e quest’annuncio rimangono esemplari e fondamentali per la Chiesa e per ogni credente. Tutti dobbiamo accostarci sempre alle Scritture e all’Eucaristia con lo stesso amore, attenzione e fede.

Il significato più autentico di quanto esprimono le Scritture, infatti, emerge sempre nel momento più profondo della liturgia, che culmina nello “spezzare il pane eucaristico”. Dalle pagine bibliche emergono sempre importanti  collegamenti che mostrano e fanno cogliere, a chi legge con fede, i molteplici e indissolubili nessi con l’Eucaristia, di ogni parola, evento, fatto e azione. La parola di Dio, letta nelle Scritture o annunziata dalla voce e dai gesti liturgici della Chiesa, conduce al vertice e alla finalità dell’Eucaristia, ossia del Sacrificio della Nuova Alleanza e del Convito della Grazia. Parola ed Eucaristia si appartengono così intimamente da non potersi comprendere l’una senza l’altra. La Parola di Dio si fa corpo e carne sacramentale nell’evento eucaristico. La sacra Scrittura illumina e spiega il Mistero eucaristico. L’Eucaristia illumina e conferma la sacra Scrittura. Entrambe illuminano la nostra intelligenza alla conoscenza e alla fede adorante e aprono il nostro cuore all’amore e alla carità ardente per Dio.

Come gesto conclusivo della sua missione fra noi, Gesù diede tale intelligenza e amore ai suoi Apostoli. Alitò su di loro il suo Spirito Santo e li colmò della sua pace, per mandarli a perdonare i peccati come li ha perdonati lui stesso. Proclamò beati tutti quelli che, anche senza aver visto, credono alla loro parola e al loro annuncio. Promise a quanti credono in lui, Cristo e Figlio di Dio, che avranno la vita eterna nel suo nome. Nella seconda lettura, Pietro sottolinea che tale fede è molto più preziosa dell'oro e sarà la nostra lode, gloria e onore, quando Gesù ritornerà. Credendo in lui e amandolo senza vederlo, esultiamo della sua gioia indicibile e gloriosa e raggiungiamo la mèta della nostra vita: la salvezza e a santità. In ogni prova, difficoltà, ostacolo, oscurità e angustia della nostra vita, quindi, anche noi rispondiamo sempre come fece Tommaso, pentito e ravveduto, all’invito del Signore: "Mio Signore e mio Dio!”    

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

La fede è più preziosa dell’oro. Chiediamo a Dio di farci capire le ricchezze inestimabili che ci ha donato: il Battesimo che ci ha purificati; lo Spirito che ci ha rigenerati; il Sangue che ci ha redenti. Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi  la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti”.

Chiediamo a chi ci ha chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, di guidarci alla felicità eterna e che la forza del sacramento pasquale operi sempre nella nostra vita.Accogli con bontà, Signore, l’offerta del tuo popolo e dei nuovi battezzati: tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, guidaci alla felicità eterna”. “Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale che abbiamo ricevuto continui a operare nella nostra vita”.    

 

Gualberto Gismondi OFM

Pasqua del Signore 2017

Pasqua 3

Come abbiamo rilevato, il Triduo Pasquale costituisce il centro dell’anno liturgico per cui, nel tempo pasquale, il Mistero Pasquale è collegato a importanti passi dell’Antico Testamento che rievocano i fatti mirabili compiuti da Dio lungo tutta la storia della salvezza, e del Nuovo Testamento che collegano l’Alleanza e la Salvezza ai Sacramenti. Nei sacramenti, infatti, si attuano tutti i misteri di Cristo e della Salvezza. La Chiesa, poi, legge la Sacra Scrittura e ascolta la Parola di Dio, alla luce del Misteri Pasquali, durante tutto l’Anno liturgico

 

Domenica di Pasqua –

Risurrezione del Signore - Veglia nella notte 

 

La veglia inizia e prosegue con una quantità di azioni simboliche e significative: benedizione del fuoco, processione, accensione del cero-immagine di Cristo. In esse rivive la Pasqua del Signore come vittoria definitiva sul male e sulla morte, che inaugura la vita come festa e splendore di luce eterna. 

Nel contesto liturgico di questa notte, i fedeli partecipano al mistero di Cristo, mediante le sette letture che c’immergono nel fluire storico della salvezza. A loro volta, anche le orazioni e i Salmi responsoriali, che seguono ognuna di tali letture, approfondiscono le connessioni tra i temi storici dell’Antico Testamento e il loro pieno compimento nel mistero pasquale di Cristo. Fanno emergere, quindi, i pieni significati cristologici e sacramentali già contenuti nei testi dell’Antico Testamento, che parlano di creazione, sacrificio, esodo, battesimo, misericordia di Dio, alleanza eterna, lavacro dei peccati, redenzione e vita in Cristo.

Ascoltiamo la Parola di Dio

Per illustrare questo grande mistero, la veglia pasquale utilizza sette letture dell’Antico Testamento, mentre la Messa ne presenta due del Nuovo Testamento. Nella veglia, la prima lettura, dal libro della Genesi (1,1 – 2,2), narra la creazione dell’universo, per significare che la Pasqua è la nuova creazione, liberata dai peccati dell’uomo e condotta a quel sabato glorioso nel quale tutto il creato sarà redento, salvato, elevato e immerso in Dio. La seconda lettura descrive come, messo alla prova della fede, Abramo fu pronto a sacrificare al Signore il proprio unico figlio  (Gen 22, 1 -18). La terza lettura ricorda come Dio fece passare il popolo d’Israele sano, salvo e all’asciutto attraverso il mar Rosso, liberandolo dal Faraone oppressore con il suo potente esercito (Es 14, 15 - 15,1). La quarta lettura mostra il Signore, sposo fedele, che perdona Gerusalemme, sua sposa infedele, rinnova l’alleanza con ella e la rende splendente di fedeltà e giustizia (Is 54, 5 - 14). La quinta lettura celebra la nuova alleanza, eterna e intramontabile, operata dalla grazia divina e dall’infinito amore di Dio (Is 55, 1 - 11). La sesta lettura ricorda che l’abbandono della Sapienza e della Divina Parola è fonte di morte, mentre chi le cerca cammina nella luce e risorge (Ba 3,9 - 15.32 - 4,4). La settima lettura ricorda che Dio, mediante il battesimo e una nuova creazione, stringerà  col suo popolo una nuova alleanza, purificherà i cuori di pietra e li renderà giusti e fedeli (Ez 36, 16 - 8). Seguono, come tutte le domeniche, le letture del Nuovo Testamento. Esse sono le seguenti:

Rm 6, 3 – 11: “Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. 6Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.8Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. 11Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù”.

Mt 28, 1 – 101 Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto". 8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: "Salute a voi!". Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: "Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno"”.

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

Dopo le letture della Veglia e le due ultime della Messa, seguono altre parti della liturgia, proprie di questa santa notte: liturgia battesimale; benedizione dell’acqua; rinnovamento delle promesse battesimali; celebrazioni dei battesimi se vi sono battesimandi. Esse hanno preparato il momento culminante espresso nel Vangelo della Risurrezione del Signore. La liturgia dei sacramenti d’iniziazione, celebrati in questa Veglia, collega insieme sia la creazione e la vita nuova in Cristo, che l’Esodo storico e l’Esodo pasquale di Gesù. La lettura del Vangelo di Matteo, mostra Gesù risorto, che appare per prime alle donne e  le invia ad avvertire gli apostoli: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Esse gli abbracciano i piedi e lo adorano. L’unione delle diverse parti della liturgia e delle letture consente profonde riflessioni. Ad esempio, Rm 6, 3 – 11, sottolinea che Gesù scese morto nel sepolcro, per uscirne vivo e glorioso per sempre, per cui, quanti scendono nella fonte battesimale, vi depongono l’uomo vecchio morto, ossia il passato di peccatore, ed escono creature vive e nuove, rese gloriose per  sempre dalla grazia liberatrice e santificatrice di Dio. Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Egualmente noi, siamo morti al peccato ma viventi per Dio in Cristo Gesù. Il Vangelo mostra la potenza della proclamazione dell’angelo alle donne: Gesù, il crocifisso non è qui. È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Gesù vuole le donne prime testimoni della sua risurrezione, distruggendo le vecchie regole umane, sociali e giuridiche che non le ammettevano a testimoniare. Anche gli apostoli ritennero le loro parole “un vaneggiamento”, ma avevano torto. Credere è un impegno molto serio e complesso, che mobilita tutte le qualità e le capacità migliori della persona. Da venti secoli è chiaro che la Pasqua del Signore, pur essendo trascendente e soprannaturale, ha lasciato e continua a lasciare profondi segni che sconvolgono la storia e il mondo. Essa mostra la sua potenza anche all’interno di tutte le vicende umane. La frase dell’angelo: “È risorto, infatti, come aveva detto” mostra chiaramente che le parole dette da Gesù durante la sua vita terrena erano e sono sempre realtà viva. Lo furono ieri, e lo sono oggi e sempre. A chi crede donano: vita eterna, salvezza, liberazione, certezze, speranza e risurrezione.      

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa 

Chiediamo al Signore che la luce della risurrezione ci rinnovi veramente nel corpo e nell’anima perché posiamo essere sempre suoi figli fedeli al suo servizio: “O Dio, che illumini questa santissima notte con la gloria della risurrezione del Signore, ravviva nella tua famiglia lo spirito di adozione, perché tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio”.

Le nostre  preghiere e offerte ci ottengano dal mistero e dalla gioia della Pasqua la forza per raggiungere la vita eterna “Accogli, Signore, le preghiere e le offerte del tuo popolo, perché questo santo mistero, gioioso inizio della celebrazione pasquale, ci ottenga la forza per giungere alla via eterna”.

Lo Spirito della carità  che ci nutre nei sacramenti pasquali ci conceda di vivere concordi nell’amore: “Infondi in noi, o Padre, lo Spirito della tua carità, perché nutriti con i sacramenti pasquali viviamo concordi nel vincolo del tuo amore”.

 

Domenica di Pasqua -

Messa del giorno: Entrò anche l'altro discepolo e vide e credette

 

Pasqua 1

Ascoltiamo la Parola di Dio 

At 10,34.37-43: In quei giorni, 34Pietro prese la parola e disse: 37“Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. 39E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, 40ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, 41non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 42E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. 43A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome".

Col 3,1-4 : Fratelli,  1Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 3Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! 4Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. –

Oppure: 1Cor 5,6-8: Fratelli, 6Non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! 8Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.   

Gv 20,1-9 : 1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

La prima lettura, dagli Atti, è l’annunzio di Pietro al primo pagano convertito, il centurione Cornelio e la sua famiglia. Egli parla della persona di Gesù e di tutto ciò che Egli fece per noi, con la sua morte e la sua risurrezione. La seconda lettura sottolinea che la fede in Cristo ci ottiene il perdono dei peccati e la capacità di rivolgerci sempre alle “cose di lassù”. Dobbiamo, dunque, celebrarne la festa abbandonando il “vecchio lievito” della malizia e perversità, per nutrirci sempre dei “nuovi azzimi” della sincerità e della verità. Essi sono l’Eucaristia, ossia il dono di sé che Gesù attuò nell’ultima cena e sulla croce. Cristo, quindi, è insieme Parola ed Eucaristia così intimamente congiunte da non potersi più separare. L’Eucaristia ci fa comprendere la Parola e le Sacre Scritture. La Parola e le Scritture ci fanno comprendere il Mistero Eucaristico. L’Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del Signore sono il contenuto centrale di entrambe e della fede della Chiesa. È “secondo le Scritture” (1 Cor 15,3) che essa annuncia Gesù morto per i nostri peccati. È  “secondo le Scritture” (1 Cor 15,4) che essa annuncia Gesù risuscitato il terzo giorno. Dalla sua morte e risurrezione, la comunità dei credenti celebra con fede e amore, la sua Risurrezione nel primo giorno della settimana, Domenica (giorno del Signore). Il Vangelo ricorda che fu il discepolo prediletto a “vedere e credere” per primo in Gesù risorto. Vedere e credere. Per quanti credettero che Gesù è venuto nella carne, morto e risorto, la liturgia eucaristica domenicale divenne il luogo dell’incontro col Risorto. Ben presto quanti non lo avevano visto, credettero alla sua solenne promessa fatta davanti a tutti gli apostoli, in seguito all’incredulità di Tommaso: “ Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20, 29). Ormai, Gesù non è più soltanto il Maestro ma, definitivamente, il Risorto. Per la Chiesa nascente le Scritture furono determinanti per conoscere e comprendere la Risurrezione. La presenza del Risorto, però, si manifestò sempre mediante la testimonianza dei credenti. È la loro fede e amore a fare di essi dei “testimoni”. Credere supera la capacità di vedere con gli occhi del corpo. È la comprensione spirituale e teologica dei segni visibili, ossia la fede, che conduce a credere. La  spiegazione di Giovanni è chiara e decisiva: “non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Fede in Dio e ascolto, conoscenza e comprensione delle Scritture sono essenziali per credere nel Risorto. Dal momento della sua Risurrezione e Ascensione al Padre, la presenza di Gesù non è più vincolata al mondo fisico, ma alla celebrazione eucaristica, in particolare  domenicale, alla quale tutti devono partecipare. Essa alimenta continuamente la fede, la speranza e l’amore nel Signore Risorto. La presenza di Gesù ha fatto di Maria di Màgdala “l’apostolo degli apostoli”. La presenza eucaristica del Signore Risorto farà per sempre nuovi discepoli, testimoni e apostoli.  Pasqua 5

 

 

Domenica di Pasqua -

Messa Vespertina: Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero

 

(Tutto come nella Messa del giorno, escluso il Vangelo: Lc 24,13-35

 

(Pasqua: Vangelo della Messa Vespertina)

Lc 24,13-3513Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: "Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?". Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: "Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?". 19Domandò loro: "Che cosa?". Gli risposero: "Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto". 25Disse loro: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

(Messa Vespertina di Pasqua: riflessione sul Vangelo)

L’episodio di Emmaus illustra bene la liturgia, ormai domenicale, in cui si annunciano e  spiegano le Scritture e si benedice, distribuisce e mangia il pane eucaristico. Vi sono due discepoli che non fanno parte dei dodici apostoli e camminano pieni di dubbi e di domande. Il Vangelo descrive il loro itinerario, scandendone alcuni momenti. Nel primo essi sono in cammino, sconsolati e tristi in volto. Nel secondo momento emerge la ragione della loro crisi: Gesù Nazareno, potente profeta, fu consegnato ai pagani, dai sommi sacerdoti e le autorità, per farlo crocifiggere. Tuttavia, alcune donne hanno avuto una visione e dicono che sia vivo. La sua tomba, però, è vuota e nessuno lo ha visto. Intenti in queste discussioni non si accorgono che un viandante cammina con loro ed è loro vicino. Cercando e ragionando non vedono che è Gesù che cammina con loro. Vedono solo uno straniero. Gesù, però è sulla loro strada e si avvicina per parlare loro. Li interroga ed essi rispondono convinti di sapere tutto su Gesù. Informati degli ultimi avvenimenti e aggiornatissimi, non capiscono, non vedono, non colgono il senso della vita-morte-risurrezione di Gesù. Egli, invece, conosce perfettamente la loro situazione spirituale: hanno occhi chiusi e cuore tardo; sono stolti e lenti a credere. Per questo rimangono tristi. La loro ricerca, tuttavia, è sincera e appassionata. Come solo lui sa fare, Gesù mostra loro che tutte le Scritture parlano di lui. Allora lo invitano a rimanere. Rimane e compie il suo atto decisivo alla mensa, nella cena: benedice il pane, lo spezza e lo distribuisce. “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. Gesù però ritorna invisibile. Il Vangelo dice chiaramente che la fede piena nel Risorto nasce alla sua mensa, ascoltando la sua Parola e ricevendo il pane che distribuisce: l’Eucaristia. È allora che i discepoli si rendono conto che Gesù parlando, faceva ardere i loro cuori. Ormai sono pieni di fede e di gioia e ritornano a Gerusalemme, non più come semplici discepoli ma come convinti testimoni. Luca, quindi, in quest’episodio mostra che Gesù è sempre vicino, cammina con tutti, è luce inestinguibile per tutti, anche per quanti non se ne accorgono o non vogliono accorgersene. Gesù illumina e spiega tutte le Scritture. Chi crede in lui diventa profeta. Chi lo sperimenta, diviene testimone. Chi riconosce il suo mistero se ne fa messaggero. Per quei discepoli, la morte di Gesù era scandalo e tragedia che impediva di credere. Per Gesù, la sua passione e morte è l’unica via per entrare nella gloria e salvare l’umanità. Da solo, il sepolcro vuoto suscita perplessità, timori, dubbi, pensieri sfavorevoli. La fede nel Risorto, però, non nasce dal sepolcro vuoto. Esso mette soltanto sul cammino per incontrare il Risorto che testimonia di sé. Nei quaranta giorni dopo la Pasqua, le apparizioni di Gesù sono sempre più realistiche e teologicamente più dense. I discepoli elevati ad apostoli, infatti, dovranno testimoniare a tutto il mondo, fino alla fine dei tempi e fino agli estremi confini della terra, il gioioso annuncio della Risurrezione di Gesù, alla quale è ormai indissolubilmente legata la salvezza di ogni persona e dell’intera umanità. Per questo il Signore Risorto rende la loro fede, sempre più viva, convinta e coraggiosa.      

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

La prima domanda della Chiesa al Padre è che la Risurrezione del Figlio ci rinnovi nello Spirito, per poter rinascere nella luce del Signore risorto: O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto”.

Esultanti di gioia chiediamo che il sacrificio eucaristico, al quale partecipiamo, faccia nascere ed edifichi sempre la Chiesa:Esultanti per la gioia pasquale ti offriamo, Signore, questo sacrificio, nel quale mirabilmente nasce e si edifica sempre la tua Chiesa”.

L’inesauribile potenza dell’amore divino protegga sempre la Chiesa, perché rinnovata nello Spirito divino, giunga alla gloria della Risurrezione. Proteggi sempre la tua Chiesa, Dio Onnipotente, con l’inesauribile forza del tuo amore, perché, rinnovata dai sacramenti pasquali, giunga alla gloria della risurrezione” 

 

Gualberto Gismondi OFM

 

Venerdì Santo14 Aprile 2017

Venerdì Santo – Passione del Signore:

“Egli è stato trafitto per le nostre colpe” 

 

Nella liturgia del Venerdì santo, Cristo emerge come persona sofferente e morente per le nostre colpe. Le Scritture ce lo presentano nell’immagine del “Servo del Signore” (Is, 53), giusto innocente, sfigurato dai dolori e straziato dalle sofferenze provocate dai nostri peccati. Il suo atteggiamento è l’accettazione, per amore nostro, di tutte le sofferenze e le umiliazioni, che raggiungono il loro culmine, in particolare, nella sua dolorosissima passione e morte. Con esse ha liberato dal male e dal peccato e salvato dalla morte eterna tutta l’umanità. In questo giorno, tuttavia, la sua morte in croce non esprime lo scenario definitivo e finale, ma annuncia il passaggio decisivo alla nuova e vera vita. La liturgia, quindi, ci aiuta a intravvedere la gloria che si nasconde nella croce. Per Cristo, la sofferenza e morte in croce, sono le vie e i mezzi del suo sacrificio espiatorio con il quale salva, redime e santifica l’umanità che, fuorviata dal peccato, giace nell’ombra della morte. La sua morte in croce, quindi, porta luce all’umanità e conduce l’umanità alla luce. “Per crucem ad lucem”.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

Is 52, 13 – 53, 12: “52,13Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. 14Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo - 15così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. 53,1Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? 2È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. 3Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. 4Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. 5Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. 6Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. 7Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. 8Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. 9Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. 10Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. 11Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. 12Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”.

 

Eb 4, 14-16; 5, 7-9: Fratelli, 14poiché dunque abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa, come noi, escluso il peccato. 16Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. 5,7Cristo, infatti, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono”.

 

Indicazioni per la lettura della Passione di N.S. Gesù Cristo secondo Giovanni

 

Secondo l’apostolo ed evangelista Giovanni, la narrazione della passione e morte del Signore, pur rimanendo nel solco della tradizione testimoniata dagli altri evangelisti, presenta alcune caratteristiche, proprie del quarto Vangelo, che si distinguono per la loro particolare profondità. Ricordiamone alcune. Vi è il dialogo sulla verità, con il quale Gesù cerca invano di illuminare Pilato. Vi è la tragica presentazione di Gesù, che Pilato sbriga con un ironico e superficiale: “Ecce Homo”. Vi è il particolare della tunica che non può essere divisa e che alcuni Padri della Chiesa videro come segno dell’unità della Chiesa. Ai piedi della croce vi è il duplice e commovente affidamento della Madre al discepolo e del discepolo alla Madre. Vi è la grandiosa descrizione della trafittura del costato di Gesù, che riversa sul mondo l’ultimo sangue e acqua, interpretati come segni dell’Eucaristia e del Battesimo. Giovanni descrive con grande precisione e splendidamente gli eventi storici, concreti, tangibili e visibili, che aprono il nostro sguardo all’orizzonte dell’invisibile, ossia dei misteri trascendenti della nostra salvezza.   

Gv 18, 1 – 19, 42 (Si raccomanda di leggere la Passione di Gesù direttamente dal Vangelo)

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

L’azione liturgica del Venerdì Santo, denominata “Passione del Signore” presenta il suo vertice nel racconto della Passione secondo Il Vangelo di Giovanni. Il Cristo che, nel libro di Isaia è preannunciato come Servo del Signore, nel quarto Vangelo diviene il Vero Unico Sacerdote che salva e santifica, mediante l’offerta e il sacrificio di se stesso al Padre. Il testo d’Isaia (52, 13-53) indica la morte e la Passione di Cristo, come indica un’interpretazione antichissima, riferita anche nel testo degli Atti degli Apostoli, dall’episodio di Filippo che evangelizza l’eunuco etiope (8, 26,40). Nel Venerdì Santo la Chiesa si raduna per ricordare la morte dolorosa di Gesù, nella prospettiva espressa dal Padre: “Il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato”. In Gesù inchiodato e crocifisso, essa vede la massima realtà di gloria, e nella sua Croce indica il trono d’amore che salva.

Alla luce di questa fede, Giovanni presenta tre dimensioni attuate da Cristo mediante la sua crocifissione: l’Elevazione, la Risurrezione, e l’Ascensione al Padre. Nel Venerdì Santo la liturgia approfondisce, in particolare, l’agonia della crocefissione nella quale Gesù, il servo umile e fedele, è talmente sfigurato da non avere neppure più un aspetto umano. Egli, Parola eterna del Padre ha voluto assumere non solo la povertà della nostra carne umana, ma anche l’umiliazione della morte, nella sua forma più atroce e nell’aspetto più disumano. Le predizioni della Scrittura annunciavano che davanti a lui le nazioni si sarebbero stupite e meravigliate. Nei fatti, però, tale stupore e meraviglia assunsero opposte forme. Vi sono persone e nazioni che si meravigliano e si convertono, mentre altre, invece, si stupiscono e si allontanano. Tali comportamenti continuano a ripetersi nelle persone, comunità e culture di ogni tempo. Esse riguardano l’intimo e il profondo di ciascuno di noi.

 

Nel Venerdì Santo, il collocarci in orazione di fronte alla Croce e alla Passione, suscita in noi i più diversi atteggiamenti: sofferenza e gioia, umiliazione e gloria, dolore e pace. La parola profetica e la contemplazione liturgica mostrano come la tragica figura del Crocifisso sia densa di significati dolcissimi: si è caricato delle nostre sofferenze; si è addossato i nostri dolori; siamo stati guariti per le sue piaghe.  Profezie e Vangeli descrivono gli atteggiamenti di Gesù durante la sua Passione: “maltrattato si lasciò umiliare”, “era come agnello condotto al macello”, “non aprì la sua bocca”. Per questo il Padre ha promesso: “quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione vedrà una discendenza, vivrà a lungo”. Promesse straordinarie perfettamente realizzate. La sua discendenza sono gli innumerevoli credenti in lui. Il suo vivere a lungo è la vita eterna che il Padre gli ha reso risuscitandolo da morte. Il suo destino di gloria è lo splendore della sua Risurrezione e le moltitudini adoranti che lo seguono. Mentre portava su di sé i peccati delle moltitudini, supplicava per i colpevoli e intercedeva per i suoi nemici. Nel Venerdì Santo, la liturgia della “Passione del Signore” esprime tre grandi momenti: liturgia della parola, adorazione della Santa Croce, comunione eucaristica. Unendoli insieme, la Chiesa consente a tutti noi di contemplare e adorare la gloria divina del Cristo, nascosta nella sua Croce.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

La prima delle orazioni c’invita a chiedere la protezione del Padre, che ci ha liberati dalla morte, affinché siamo rinnovati nel suo Figlio: Ricordati, Padre, della tua misericordia; santifica e proteggi sempre questa tua famiglia per la quale Cristo, tuo Figlio, inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale”.

 

 

Nella seconda orazione domandiamo di poter aggiungere alla nostra immagine di esseri terreni anche quella dell’uomo celeste: O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione del tuo Spirito, fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste”.

 

L’orazione finale invoca dalla misericordia di Dio, per la gloriosa morte e risurrezione del suo Figlio, la grazia di poterci consacrare al suo servizio: Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l’opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero ci consacri per sempre al tuo servizio”.

 

Gualberto Gismondi OFM