• 06 Apr

 

5 Aprile 2020

Domenica delle Palme e della Passione del Signore:

ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore! 

 

La-Domenica-delle-Palme

La Domenica delle Palme e della Passione del Signore unisce insieme due antiche tradizioni della Chiesa.

Una, a Gerusalemme, celebrava e celebra il trionfo di Gesù, acclamato Messia, dagli abitanti della Città Santa.

L’altra, nelle Chiese di Roma, proclamava e proclama in modo solenne e integrale il Vangelo della Passione di Cristo, durante la Messa.

Entrambe sono celebrate fin dall’antichità. La liturgia ha unito insieme le due tradizioni. La processione solenne precede la Messa, la lettura solenne e integrale della Passione avviene durante la Messa, nel seguente ordine. Anno A, Vangelo di Matteo: 26,14 – 27,66; anno B, Vangelo di Marco: 14,1 – 15,47; anno C, Vangelo di Luca 22,14 – 23,56. Il Vangelo di Giovanni 18,1 – 19,42, è letto nella celebrazione liturgica della Passione il Venerdì Santo.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

 

Is 50, 4-7: “4Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. 5Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. 6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. 7Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.

 

Fil 2, 6-11: “6Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio; 7ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, 8umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. 9Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, 10perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre”.

 

Vangeli della Passione. A: Mt 26,14 – 27,66; B: Mc 14,1 – 15,47; C: Lc 22,14 – 23,56.

 

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Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

La prima lettura della Messa presenta il misterioso “Servo del Signore”, uomo “giusto” che, come molti altri Profeti, vive molte sofferenze e angosce. Essendo un “uomo della Parola”, annuncia il messaggio divino a quanti sono scoraggiati e depressi. Egli, però, è circondato da nemici malvagi e beffardi che non lo ascoltano ma lo deridono e oltraggiano. uesta Questa situazione anticipa profeticamente ciò che, molti secoli dopo, il Figlio di Dio dovrà subire nella sua passione: disprezzo, percosse, insulti, sputi, flagellazione, spartizione delle vesti, sorteggio della tunica, uccisione.

Molto significativo è il fatto che questo futuro Servo del Signore andrà incontro a tali trattamenti, consapevolmente e liberamente, senza resistere, né tirarsi indietro. Questa profezia, quindi, anticipa le sofferenze e le umiliazioni di Gesù, che ha conferito loro nuovi significati molto, più ampi e profondi e valori totalmente inediti. Ha trasformato, infatti, in situazioni di elezione proprio quelle realtà dalle quali noi tutti fuggiamo, perché le temiamo, le rifiutiamo e le ripudiamo.

La seconda lettura ci spiega le ragioni del comportamento di questo Servo del Signore. La misteriosa persona che assume la condizione di servo, si fa simile agli uomini, si umilia e si fa obbediente fino alla morte di croce, è il Signore Gesù Cristo, il Figlio Unigenito. Il Padre ce lo ha donato e inviato a salvarci e lo glorificherà sopra ogni altro. In seguito a ciò, la Pasqua di Cristo attua il grande movimento di ascesa che porta il Cristo dalla profonda umiliazione alla piena esaltazione. In lui, nostro Redentore, nostro Salvatore, Crocifisso per noi, scopriamo il mistero della fecondità divina che salva e santifica mediante il dolore, le sofferenze e la morte. Ciò che Gesù profetizzò di sé, “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”, si è totalmente avverato. Paolo ne ha fatto l’elemento costante della sua predicazione, annunciando ai singoli e alle comunità che: “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At 14,22).

Noi discepoli, che crediamo in Gesù, abbiamo imparato da lui che tutte le tribolazioni e difficoltà che condividiamo col Figlio di Dio fatto uomo devono, anzitutto e soprattutto, essere offerte perché ogni lingua possa riconoscere e proclamare che: Gesù Cristo è nostro Signore e Salvatore, a gloria di Dio Padre!.

 

Anno A: Cenni per leggere la Passione di N.S. Gesù Cristo, secondo Matteo

 

I vangeli sinottici che descrivono la Passione di Gesù, si alternano in tre anni.

Matteo esprime gli episodi più significativi di Gesù, come incondizionato protagonista della nostra salvezza. Vediamone i diversi momenti.

Nella cena pasquale (26, 14-35), Gesù celebra il mistero della sua continua e amorosa presenza in mezzo a noi, suo popolo.

Nel Getsemani (26,36-46), Gesù esprime il modello del perfetto orante e sofferente. La sua dolorosa “agonia” rappresenta  il dolore che, sovente, la ricerca e l’accettazione della volontà del Padre celeste comportano per ognuno di noi.

Al momento del suo arresto, Gesù manifesta il suo incrollabile amore e la volontà di perdono, di non violenza e di pace. Davanti alle autorità e al popolo, nel processo inscenato dal Sinedrio, Gesù dichiara solennemente la sua messianicità, regalità e divinità, asserendo: “D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo” (26,57-75).

Di fronte a queste sue rivelazioni il contrasto e rifiuto d’Israele si fa ancora più tragico. Davanti all’autorità romana che vorrebbe liberarlo (27,15-22) Gesù, Autore e Signore della vita subisce il massimo affronto di vedersi preferire un assassino: Barabba. Gesù soffre anche dai pagani. Pilato lo condanna per indifferenza, cinismo e opportunismo. Sua moglie, invece, sente compassione per Gesù e lo difende invano.

Per i Giudei, il riconoscimento ufficiale dell’autorità pubblica che Gesù è il Re dei Giudei  è tragico e sarcastico.

Davanti alla sua Croce, Gesù ha bestemmiatori disumani, rozzi e beffardi (27,39-44).

Matteo ricorda: le molte donne pietose; la confessione del Centurione divenuto credente: Davvero costui era Figlio di Dio; i morti usciti dai sepolcri. L’umanità liberata da Cristo; quella che rimane schiava dell’odio e dei pregiudizi, la natura colpita dalle tenebre e dal terremoto sono tutti segni profondi e scenari grandiosi sui quali meditare con amorosa attenzione.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Con la prima orazione chiediamo al Signore di aver sempre presente la passione del suo Figlio, modello della nostra vita, per poter partecipare alla gloria della sua risurrezione: Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione”.

 

La preghiera sulle offerte c’ispira a domandare al Signore che, per la Passione del suo Figlio,  la sua misericordia affretti il suo perdono su di noi: Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono: non lo meritiamo per le nostre opere, ma l’ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio”. 

 

Nutriti dall’Eucaristia, chiediamo al Padre che per la morte e risurrezione del suo Figlio possiamo non solo credere e sperare nei beni eterni ma anche raggiungerli, come nostro fine supremo: O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fa sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere al meta della nostra speranza”.

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 01 Apr

 

V Domenica di Quaresima29 Marzo 2020

5ª Domenica di Quaresima:

Se crederai, vedrai la gloria di Dio

 

I Vangeli delle Domeniche di Quaresima mostrano gli interventi di Dio a nostro favore.

Abbiamo già contemplato Gesù che: sconfigge il Maligno perché possiamo anche noi vincere le tentazioni; introduce i Samaritani alla fede; dona la vista a un nato cieco. Oggi lo contempliamo come trionfatore sulla morte, e le sue conseguenze, avendo risuscitato Lazzaro, morto da quattro giorni e già in decomposizione.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

  

Ez 37, 12-14: “12Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. 13Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. 14Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò". Oracolo del Signore Dio”.

 

Rm 8, 8-11: “8Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. 9Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 10Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. 11E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”.

 

Gv 11, 1-45: “1In quel tempo, un certo un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2 Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato". 4All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato". 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi, disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". 8I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". 9Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui". 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: " Lazzaro, il nostro amico s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo". 12Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se si è addormentato, si salverà". 13Gesù aveva parlato della morte di lui, essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate, ma andiamo da lui!". 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri condiscepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". 17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà". 23Gesù le disse: "Tuo fratello risorgerà". 24Gli rispose Marta: "So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno". 25Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; [26] chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?". 27Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". 28Dopo queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: "Il Maestro è qui e ti chiama". 29Udito questo ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando che andasse a piangere al sepolcro. 32Quando Maria, giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". 33Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e molto turbato domandò: 34"Dove lo avete posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: "Guarda come lo amava!". 37Ma alcuni di loro dissero: "Lui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?". 38 Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro; era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni". 40Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?". 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che sempre mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". 43Detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: "Liberatelo e lasciatelo andare". 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui”.

   

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

Nei Vangeli della Quaresima, la risurrezione di Lazzaro è uno dei segni più rilevanti di Gesù.

Nei vangeli che abbiamo già meditato ritroviamo l’espressione nella quale, nell’Esodo, Dio si rivela a Mosè e al popolo: “Io sono” (in ebraico “Jaweh”). Alla Samaritana che chiede chi è il Messia, Gesù risponde: “Io sono, che parlo con te”. Al cieco nato cui ha donato la vista dice: “Io sono la luce del mondo”. A Marta dice: “Io sono la risurrezione e la vita”. Completa poi questa rivelazione di sé, aggiungendo: “chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. All’Io sono di Gesù, la Samaritana, il cieco guarito e Marta rispondono con la fede e l’adorazione.

La fede, però, esige sempre di crescere, perché credere in Cristo è un impegno di tutta la vita e deve superare prove e percorsi difficili. Il Signore, tuttavia, sa che per conservare, rafforzare e approfondire la fede in lui dobbiamo lottare. Per questo viene continuamente in nostro aiuto.

La risurrezione di Lazzaro è un primo compimento della promessa, indicata nella prima lettura, che Dio fece al suo popolo esiliato, mediante il profeta Ezechiele: “Io apro i vostri sepolcri e vi faccio uscire dalle vostre tombe”. Risuscitando Lazzaro, Gesù mostra ciò che è venuto a fare per noi. Dicendo, “Liberatelo e lasciatelo andare”, mostra che libera l’uomo dalla morte sia fisica che spirituale e da tutte le sue conseguenze di: afflizioni, peccati, sventure, sofferenze, sciagure, situazioni interrotte ecc.

Il prefazio di questa domenica spiega il grande mistero della salvezza: “Gesù, Dio e Signore della vita, estende a tutta l’umanità la sua misericordia e con i suoi sacramenti la fa passare dalla morte alla vita”. In ogni sacrificio eucaristico il Signore, crocifisso e risorto, rinnova il mistero della sua morte e risurrezione, che dona la vita eterna a tutta la sua Chiesa e a quanti credono in lui.

La prima lettura, mostra Ezechiele inviato da Dio a delle ossa aride giacenti nelle tombe. Sono l’immagine del suo popolo, Israele, inaridito nell’esilio e sepolto nella schiavitù. Dio comanda a Ezechiele di profetare: “Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete”. Le ossa inaridite sono l’immagine di tutte le vite sbagliate, dei peccati e delle ribellioni e negazioni del Dio vivente, fonte di vita. Riprendono vita sotto il soffio potente dello Spirito Santo della vita divina che dà vita a ogni esistenza e riscatta dalla morte.

Nella seconda lettura, San Paolo conferma che lo Spirito Santo di Dio è fondamento di vita e di risurrezione: “Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”. Dio effonde nell’uomo lo Spirito che salva e santifica mediante la grazia, i sacramenti e la fede. Nei corpi morti per il peccato, lo Spirito di vita trasfonde: l’eternità che libera dalla caducità e precarietà del peccato; la stabilità che scaccia la fugacità terrena; la vita divina che distrugge la morte.

Risuscitando Lazzaro, Gesù fa emergere queste preziose realtà. Marta, seppur affranta, riconosce che Gesù ottiene qualunque cosa chieda al Padre. Gesù le risponde che Lazzaro risorgerà. Lei pensa solo alla risurrezione finale. Gesù allora, ne accresce la fede dicendole di essere risurrezione e vita. Lei  risponde: "Signore io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Alle sue parole Gesù fa seguire i fatti: fa togliere la pietra che chiude la tomba, alza gli occhi al Padre, lo ringrazia perché lo ascolta sempre e chiama Lazzaro a gran voce: “Lazzaro vieni fuori”. Lazzaro legato e bendato esce. Gesù ordina: “Liberatelo e lasciatelo andare”. Con questi comandi, Gesù libera tutti dal peccato continuamente e sottrae alla morte. Il Prefazio conferma che Egli: “Estende a tutta l’umanità la sua misericordia, e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita”. Il suo comando: “Vieni fuori” fa uscire da ogni via di male, di peccato e di morte, terrena ed eterna. Il suo invito: “Liberatelo e lasciatelo andare” libera da tutte le forze del male e i poteri negativi del mondo perché possiamo andare liberamente a lui e rimanere con lui.

La grazia di Cristo ci ha fatto riemergere dalle acque battesimali e passare, ogni volta, da scelte di male, di peccato e di morte a un’esistenza redenta, alla carità divina e alla vita eterna.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Nella prima orazione iniziale chiediamo al Padre di vivere sempre in quella carità che spinse suo Figlio a immolare la sua vita per noi: Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.

Nella seconda, chiediamo che lo Spirito richiami alla vita nuova in Cristo tutti i figli di Dio, morti a causa del peccato: Eterno Padre, la tua gloria è l’uomo vivente; tu che hai manifestato la tua compassione nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro, guarda oggi l’afflizione della Chiesa che piange e prega per i suoi figli morti a causa del peccato, e con la forza del tuo Spirito richiamali alla vita nuova”.

Offrendo i nostri doni al Signore gli chiediamo d’illuminarci con la luce della fede e di trasformarci con la potenza del suo sacrificio: Esaudisci, Signore, le nostre preghiere: tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede, trasformaci con la potenza di questo sacrificio”.

Concludiamo le nostre invocazioni chiedendo che la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo ci renda sempre sue membra vive: Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli di essere sempre inserite come membra vive nel Cristo, poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue”.   

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 24 Mar

 

IV Domenica di Quaresima22 Marzo 2020

4ª Dom Quaresima:

Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma perché in lui siano manifestate le opere di Dio

 

Gesù con un grande miracolo donò la vista a un uomo cieco dalla nascita. Alcuni farisei gelosi e invidiosi, che non credevano in lui, gli chiesero: "siamo ciechi anche noi?". Gesù rispose loro chiaramente: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane".

   

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

1Sam 16, 1.4. 6-7. 10-13: “1In quei giorni il Signore disse a Samuele: Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re". 4Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. 6Quando fu entrato, egli osservò Eliab e disse: "Certo davanti al Signore sta il suo consacrato!". 7Il Signore replicò a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore". 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: "Il Signore non ha scelto nessuno di questi". 11Samuele chiese a Iesse: "Sono qui tutti i giovani?". Rispose Iesse: "Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge". Samuele disse a Iesse: "Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui". 12Lo mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: "Alzati e ungilo: è lui!". 13Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi”. 

Ef 5, 8-14: “Fratelli, 8un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; 9ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. 11Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. 12Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, 13mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. 14Per questo è detto: Svègliati, o tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà".

Gv 9, 1-41: “1In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?". 3Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo". 6Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: "Và a lavarti nella piscina di Sìloe”, che significa Inviato". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: "Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". 9Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma è uno che gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!". 10Allora gli chiesero: "In che modo ti sono stati aperti gli occhi?". 11Egli rispose: "L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista". 12Gli dissero: "Dov'è costui?". Rispose: "Non lo so". 13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo". 16Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri dicevano: "Come può un peccatore compiere segni di questo genere?". E c'era dissenso tra di loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "È un profeta!". 18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: "È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?". 20I genitori risposero: "Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda, non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di sé". 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età, chiedetelo a lui!". 24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: "Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". 25Quegli rispose: "Se sia un peccatore, non lo so; una cosa io so: prima ero cieco e ora ci vedo". 26Allora gli dissero: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?". 27Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?". 28Lo insultarono e dissero: "Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia". 30Rispose loro quell'uomo: "Proprio questo stupisce: che voi non sappiate di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla". 34Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?". E lo cacciarono fuori. 35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". 36Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". 37Gli disse Gesù: "Lo hai visto: sono io che parlo con te". 38Ed egli disse: "Credo, Signore!". E si prostrò dinanzi a lui. 39 Gesù allora disse: "È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono vedano, e quelli che vedono, diventino ciechi". 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: "Siamo ciechi anche noi?". 41Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane". 

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

La quarta Domenica di Quaresima è detta “in Laetare”, ossia rallegrati, gioisci e, in segno di gioia, usa paramenti liturgici color rosa, e adorna di fiori l’altare. Tutta la Chiesa gioisce perché è sempre più vicino il mistero della Pasqua, in cui vi saranno i nuovi battezzati.

La seconda lettura: “Svègliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà” (Ef 5, 8-14), unisce il mistero pasquale al battesimo e alla luce. Tale pensiero è approfondito nel Prefazio: Nel mistero della sua Incarnazione Cristo si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre, per condurlo alla grande luce della fede. Nel nostro pellegrinare terreno questa luce, iniziata nel Battesimo, deve lottare con le tenebre e le ombre, crescendo e rafforzandosi ogni volta che riceviamo l’Eucaristia. Anche nei misteri e nei miracoli la fede deve affrontare dubbi e difficoltà. Nella prima lettura, 1Sam 16, infatti, Dio avverte chiaramente il profeta Samuele che “non conta quello che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”.

Questa verità vale sempre e per tutti: singoli e comunità. Dio, infatti, illumina con la sua luce tutti quelli che vengono al mondo. Alcuni si volgono verso la sua luce, la cercano e la seguono. Altri, invece, non la vogliono, la rifiutano e se ne allontanano.

Dando la vista al cieco nato, Gesù, lo pone nel cammino della “crescita” positiva verso la luce. Una volta guarito, il cieco cerca ancora Gesù, accrescendo la propria fede. All’inizio, nel suo guaritore vede soltanto l’uomo Gesù. Dopo, però, davanti ai farisei, riconosce che è un Profeta. Infine, quando Gesù lo incontra e lo interroga, lo riconosce Dio e lo adora rispondendogli: “Credo, Signore!".

Quei farisei, invece, fanno il cammino opposto, verso un’incredulità maggiore, sempre più irragionevole e caparbia. Erano partiti dal pregiudizio ingiustificato che Gesù fosse un peccatore. Poi, contro ogni evidenza e ogni logica, si chiudono in esso senza darne alcuna ragione. Infine, in atteggiamento di sfida, chiedono a Gesù: Siamo ciechi anche noi? La domanda non è sincera, poiché pretendono di vedere senza accorgersi della propria cecità. Di qui la risposta di Gesù: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane".

L’errore di molti increduli o non credenti è complesso.

In primo luogo, pretendono di giudicare tutti e tutto e di  ritenere sempre infallibili i propri giudizi.

In secondo luogo, muovono da una rigidezza e durezza che impedisce loro di distinguere, comprendere e valutare correttamente le diverse situazioni. Vedono solo il bianco e il nero e negano che esistano altri colori.

In terzo luogo, disprezzano chi non si allinea a loro, condannandolo senza appello e insultandolo. Tutto ciò è presente nel disprezzo del cieco nato, di quei farisei: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?” e nel fatto che subito dopo lo cacciano via. Tale  comportamento, tipico di quanti sono sempre severi, indignati, accigliati e irritati, manifesta tutta l’oscurità e il buio delle loro menti e le tenebre dei loro cuori.

Chi vive così è scostante, incapace di uscire dalle proprie opinioni tenebrose, dai giudizi sterili e tristi. Divenendo sempre più vanitosi, orgogliosi e superbi, si diventa incapaci di aprirsi ai sentimenti di bontà, comprensione, misericordia, giustizia, compassione, verità, amore e gioia. Questa involuzione rende ancora più significativa l’affermazione della seconda lettura: “Il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” e l’esortazione: “Svègliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà”.

Solo la luce sfolgorante di Cristo sveglia veramente chi dorme nelle tenebre, e risuscita realmente chi giace nelle ombre della morte. Solo Cristo è la luce autentica del mondo, la verità luminosa per tutti. Solo lui può aumentare la nostra fede e far maturare la nostra carità e comprensione del prossimo, fino alla loro forma piena e perfetta.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

La seconda orazione iniziale è tutta centrata sulla luce. È un invito al Padre che non ci lasci dominare dal potere delle tenebre ma ci aiuti a guardare sempre colui che ha inviato a illuminare il mondo: Gesù Cristo Nostro Signore. Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina”. “O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore: non permettere che ci domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo, e crediamo in lui solo”.

Sui doni chiediamo la gioia di poterli offrire sinceramente e degnamente per salvare il mondo: “Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo sinceramente e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo”.

Domandiamo al Signore di far risplendere su noi la luce del suo volto perché possiamo amarlo sempre con sapienza e cuore sincero: O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero”.

Gualberto Gismondi OFM