• 24 Nov

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario Anno B25 Novembre 2018

SOLENNITA' DI CRISTO RE

34ª Domenica del Tempo Ordinario:

Il mio regno non è di questo mondo

Questa domenica l’anno liturgico si conclude presentando il grandioso mistero di Gesù Cristo Re

. In Cristo, infatti, Dio esercita su tutta l’umanità e la creazione la sua sovranità d’amore. Per questo diciamo: Regno di Dio, Regno di Cristo e Regno dei cieli.

Ascoltiamo la Parola di Dio

Dn 7, 13-14: 13Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. 14Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

Ap 1, 5-8: 5Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, 6che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. 7Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto. Sì, Amen! 8Dice il Signore Dio: Io sono l'Alfa e l'Omèga, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!

Gv 18, 33-37: In quel tempo, 33Pilato disse a Gesù: "Sei tu il re dei Giudei?". 34Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?". 35Pilato disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?". 36Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". 37Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il mistero del Regno si fonda su Cristo Re, il cui potere è eterno.

Regno non indica un luogo ma il nuovo rapporto fra Dio e l’uomo e la nuova condizione dell’umanità instaurata da Gesù Cristo mediante la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione.

Egli ha distrutto definitivamente il potere del male, del peccato, della morte e di Satana.

Nel suo Regno, che non avrà mai fine, tutti sono fratelli e vivono nella pace, i peccatori sono perdonati, i poveri sono beati, i puri di cuore sono esaltati, i piangenti sono consolati, quanti soffrirono lottando per la giustizia sono esauditi.

Dal Regno finale sono escluse tutte le forme di male: malattie, morte, povertà, fatiche, violenza guerre, rivoluzioni, oppressioni economiche, politiche e sociali. Tutto ciò non è opera umana ma divina.

Cristo è il principio di tutto ciò che alla fine sarà raggiunto. Il compito della Chiesa e dei cristiani che vivono nel mondo è di preparare e aprire tutt le vie nelle quali il Regno può venire (Col 4,11).

L’Apocalisse presenta Gesù testimone fedele, primogenito dei morti, sovrano dei re della terra, principio e il fine di tutto (alfa e omega).

Egli è l'Onnipotente che è, era e viene.

Tutti lo vedranno e quelli che lo trafissero e tutte le tribù della terra si batteranno il petto per lui.

Il Vangelo presenta Gesù al culmine della sua missione di salvezza, di fronte a Pilato simbolo della massima autorità politica e militare. del tempo, il Figlio di Dio gli conferma chiaramente che il suo Regno non è di quaggiù, di questo mondo di bassezze, crimini, pretese, ambizioni, menzogne, fragilità, debolezze e impotenze terrene.

Il Regno di Dio è verità e amore e solo chi vive la verità e l’amore può comprenderlo. Per questo i cristiani e la Chiesa pregano sempre il Padre con le parole di Gesù: “venga il tuo regno … sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra”. Solo così il Regno di Cristo, che è già e non ancora, si realizza e manifesta tutta la sua pienezza.      

Riflessione

Che cosa indica veramente il termine “Regno di Dio”?

In quali modi, riguardo al Regno, l’Apocalisse presenta il Signore Gesù?

Perché diciamo che il Regno dei cieli è: “già e non ancora”?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa

O Dio, fonte di ogni paternità, che hai mandato il tuo Figlio per farci partecipi del suo sacerdozio regale, illumina il nostro spirito, perché comprendiamo che servire è regnare, e con la vita donata ai fratelli confessiamo la nostra fedeltà al Cristo, primogenito dei morti e dominatore di tutti i potenti della terra”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 18 Nov

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario Anno B18 Novembre 2018

33ª Domenica del Tempo Ordinario:

vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi

L’anno liturgico sta per finire e in questa penultima domenica ricorda la manifestazione gloriosa del Figlio di Dio che viene a riunire tutti i suoi eletti nel suo Regno.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Dn 12, 1-3: 1In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. 2Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. 3I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.

Eb 10, 11-14. 18: 11Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. 12Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, 13aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. 14Infatti, con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. 18Ora, dove c'è il perdono di queste cose, non c'è più offerta per il peccato.

Mc 13, 24-32: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 24“In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, 25 le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.  26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. 28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.  30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.  32Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

Meditiamo con lo Spirito Santo  

In questa penultima domenica dell’anno liturgico, la prima lettura, dal libro di Daniele, presenta la profezia sul destino luminoso dei giusti perseguitati, dopo la loro morte.

La Scrittura descrive la manifestazione gloriosa del Figlio di Dio che verrà a riunire tutti gli eletti risuscitati nel suo Regno. Invita alla speranza, perché quanti soffrirono per Cristo, la sua giustizia e la sua verità splenderanno per sempre di gloria nel firmamento di Dio.

Il Vangelo presenta gli insegnamenti di Gesù ai suoi discepoli, sulla conclusione della storia umana. Egli è molto severo contro i falsi profeti che annunciano in ogni momento la fine del mondo.

Nessuno, neppure il Figlio conosce il giorno e l'ora, ma solo il Padre.

Gli eventi visti da “questa generazione” sono l’espugnazione di Gerusalemme e la distruzione del suo tempio. Essi prefigurano ma non sono la fine del mondo.

Il Figlio “è vicino, è alle porte” significa che è sempre insieme ai suoi eletti e nella sua Chiesa. Il tempo ultimo è quello che va dall’Incarnazione al suo ritorno in cui giudicherà il mondo.

Gesù non minaccia, ma invita a vegliare nell’attesa, con fede e speranza, esercitando la carità, pregando e meditando le sue parole di verità che non passano mai.

La Lettera agli Ebrei spiega che cosa significa Gesù che siede per sempre alla destra de Padre. Egli, Infatti, dopo averci santificati e resi perfetti con l'unica offerta di sé, opera fino alla vittoria definitiva su tutti i suoi nemici: male, peccato e morte (posti a sgabello sotto i suoi piedi).

Allora introdurrà nel suo Regno di  risurrezione, beatitudine e gloria eterna, i suoi eletti che ha reso santi e perfetti per sempre.  

Riflessione  

Che prepara il Signore per i giusti, i saggi e quanti soffrirono per la giustizia?

Che cosa significa che Gesù Cristo è seduto per sempre sul trono alla destra del Padre? 

Che cosa intende Gesù dicendo che “è vicino è alle porte”? 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

O Dio, che vegli sulle sorti del tuo popolo, accresci in noi la fede che quanti dormono nella polvere si sveglieranno; donaci il tuo Spirito, perché operosi nella carità attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo Figlio, che verrà per riunire tutti gli eletti nel suo regno”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 10 Nov

XXXII Domenica del Tempo Ordinario Anno B11 Novembre 2018

32ª Domenica del Tempo Ordinario:

Questa vedova ha donato tutto quanto aveva per vivere

Questa domenica le letture presentano due bellissimi esempi. Due vedove molto povere si privano addirittura del necessario alla loro vita, per dare aiuto.

Dio che gradisce e apprezza molto l’amore generoso verso il prossimo, ricambia con generosità divina.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

1Re 17, 10-16: In quei giorni, 10il profeta Elia si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere". 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per favore, prendimi anche un pezzo di pane". 12Quella rispose: "Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". 13Elia le disse: "Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"". 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Eb 9, 24-28: 24Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. 25E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: 26in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. 27E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, 28così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.

Mc 12, 38-44: In quel tempo, Gesù [nel tempio] 38diceva alla folla nel suo insegnamento: "Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa". 41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: "In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Il contesto della prima lettura è la grande carestia che colpì il Medio Oriente al tempo di Elia.

Il profeta è accolto da una vedova pagana poverissima che, privandosi del cibo per sé e per il figlio,  lo salva dalla morte. Elia prima chiede un po’ d’acqua e pane. La donna, che ormai ha solo pochissima  farina e olio per sé e per il figlio, li consuma per sfamare il profeta.

Il Signore ricompensò tanta generosità, con un miracolo: per tutto il tempo della carestia “la farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì”.

Nel Vangelo, Gesù osserva la folla nel tempio, ove i ricchi gettano molto denaro, mentre una vedova poverissima getta soltanto un soldo.

Gesù la elogia davanti ai suoi discepoli perché, nella sua miseria, ha offerto tutto quello che aveva per vivere, mentre gli altri davano solo una parte del superfluo.

Gesù raccomandava di guardarsi dall’ipocrisia degli scribi, che passeggiano in ricche vesti, cercano i saluti nelle piazze, prendono i primi seggi nelle sinagoghe, i primi posti nei banchetti e pregano per farsi vedere, ma  divorano i campi e le case di poveri, vedove e orfani. Per essi la condanna sarà molto severa.

Nell’Antico Testamento le vedove erano fra i più poveri e oppressi, che non possono aspettarsi nulla da nessuno.

Esse confidano solo nell’aiuto di Dio.

Nel Vangelo, l’offerta della è materialmente piccolissima ma grandissima spiritualmente, perché dà tutto il necessario per sopravvivere, con fede immensa, abbandonandosi totalmente all’amore di Dio. Per questo Gesù, l’apprezza più di tutte.

La Lettera agli Ebrei esalta l’offerta di Gesù, infinitamente maggiore di ogni altra. Infatti, per salvare l’umanità immolò se stesso, offrendosi  al Padre in sacrificio per i nostri peccati.

Vinse così il male e la morte. Entrato per sempre nel santuario del cielo, continua a offrirsi al Padre nell’Eucaristia, e verrà di nuovo, perché quanti credono in lui e lo aspettano risorgano con lui.  

Riflessione 

Perché il Signore ricompensò generosamente la poverissima vedova pagana? 

Che cosa dice Gesù dell’offerta al tempio fatta dalla poverissima vedova di Gerusalemme? 

Perché l’offerta di Gesù sulla croce, a nostro favore, è l’unica e la maggiore di tutte?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

O Dio, Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull’esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo nostro Signore”.

Gualberto Gismondi OFM