• 24 Giu

XII Domenica Tempo Ordinario21 Giugno 2020

12ª Domenica del  Tempo Ordinario: 

Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!

 

Questa domenica descrive le condizioni difficili e sovente eroiche nelle quali il cristiano deve vivere e testimoniare la propria fede. Gesù, quindi, prepara i suoi apostoli e tutti i cristiani ad essere suoi coraggiosi testimoni davanti al mondo e a tutte le genti, ad avere fermezza e fiducia in lui. Egli, infatti, ha vinto il mondo e anche i suoi discepoli, con la sua grazia, vinceranno con lui e come lui.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Ger 20,10-1310Sentivo la calunnia di molti: "Terrore all'intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo". Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: "Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta".11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!13Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

 Rm 5,12-15: Fratelli, 12come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. 13Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Mt 10,26-33: In quel tempo Gesù disse ai suoi apostoli:  26 “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il Tema di questa domenica riguarda le condizioni difficili, e sovente eroiche, nelle quali la Chiesa e i cristiani di ogni tempo devono vivere la propria testimonianza di fede a Gesù Cristo.Gesù, quindi, prepara i suoi discepoli al compito di Apostoli davanti a tutte le genti. Il fondamento di ogni testimonianza è la fiducia in lui che ha vinto il mondo, unita alla convinzione che con la sua grazia, lo vinceremo con e come lui.  

La prima lettura presenta una tragica e grandiosa figura, il profeta Geremia, che circa seicento anni prima di Cristo subì umiliazioni, emarginazione prigione e percosse per la sua eroica fedeltà alla parola di Dio. Egli vinse perché, nel colmo della persecuzione, invocò e ricevette l’aiuto del Signore che al suo “fianco come un prode valoroso”, per cui i suoi  persecutori non poterono prevalere. Avendo affidato la sua causa al Signore, Dio lo sostenne, lo confortò e infine lo liberò. Al termine delle sue sofferenze, Geremia invitò tutti i giusti che soffrono come lui, a lodare il Signore con questo canto; “Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori”.

La seconda lettura conferma che il Signore soccorre e aiuta quanti confidano in lui, con un confronto. A tal fine S. Paolo sottolinea che il peccato entrò nel mondo per colpa di Adamo e si propagò in tutti gli uomini insieme alla morte. La venuta e la grazia di Cristo, però, hanno riversato su tutti, con abbondanza e pienezza, i doni della grazia e della redenzione.

Il Salvatore Gesù Cristo ci ha liberato da ogni forma di male, dal peccato e dalla morte. Paolo, quindi, confronta il vecchio Adamo peccatore con il Nuovo Adamo Gesù CristoAdamo peccatore è l’immagine dell’umanità che, in tutti i secoli, persegue il trionfo del male, della violenza, della distruzione, della corruzione e dell’ingiustizia. Anche nei nostri giorni essa permea la nostra cultura, la nostra storia e le nostre società. Si contrappone ad essa il Nuovo Adamo Gesù Cristo, che genera l’umanità impegnata a far trionfare il bene, la bontà, l’amore, la giustizia. La potenza del Nuovo Adamo Salvatore Gesù Cristo è immensamente maggiore di quella del vecchio Adamo peccatore e si riversa sull’intera umanità per salvarla dalla corruzione del male e della morte.

Se lo crediamo, possiamo capire tutta la grandezza e l’attualità della parola di Gesù: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”. Possiamo, allora capire le raccomandazioni al coraggio intrepido di fronte al mondo, se ci fondiamo sulla fiducia in lui. Dobbiamo annunciare a tutti, quello che il Signore ci ha detto e che abbiamo ascoltato da lui. Egli c’invita a non aver paura dei persecutori che uccidono il corpo, ma non hanno alcun potere sull’anima. Come al solito, si serve delle immagini della nostra vita quotidiana, più efficaci per aiutarci a comprendere. Il Padre, che ha amorosa cura dei passeri e conosce il numero dei nostri capelli, quanto più amerà e curerà i suoi figli che lo amano, lo servono e soffrono persecuzioni per testimoniare al mondo la sua parola di verità e di amore. Di qui l’invito:

Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” Alla gioiosa esortazione ad essere coraggiosi, fa seguire grandi promesse: “chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Non omette neppure una seria ammonizione “chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. La giusta scelta e decisione di vita, quindi può essere una sola: riconoscerlo, amarlo e glorificarlo, ed essere da lui e con lui riconosciuti, amati e glorificati.  

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

Poiché il Signore conosce la nostra debolezza nel testimoniare la sua parola la liturgia c’invita a invocare la forza dello Spirito perché non ci vergogniamo a confessarla con coraggio davanti a tutti: “O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua venuta”. 

Nel porgere le nostre offerte chiediamo ci ottengano di essere purificati, rinnovati e che la nostra vita sia bene accetta al Signore: “Accogli, Signore, la nostra offerta: questo sacrificio di espiazione e di lode ci purifichi e ci rinnovi, perché tutta la nostra vita sia bene accetta alla tua volontà”.

La partecipazione ai santi misteri ci ottenga da Dio di essere pienamente rinnovati e redenti: “O Dio, che ci hai rinnovati con il corpo e sangue del tuo Figlio, fa’ che la partecipazione ai santi misteri ci ottenga la pienezza della redenzione”.

Gualberto Gismondi OFM

 

  • 18 Giu

CorpusDomini 114 Giugno 2020

 

SS.mo Corpo e Sangue di Cristo:

2ª Dom. dopo Pentecoste:

 

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna   

 

“Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47]. 

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Dt 8,2-3. 14b-16a: Mosè parlò al popolo dicendo: 2Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. 3Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. 14Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; 15che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; 16che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.

1Cor 10,16-17: Fratelli,16il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane.

Gv 6,51-58: In quel tempo, Gesù disse alla folla:  51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo indica che mediante il santissimo sacramento l’Eucaristia, Cristo Gesù, risuscitato e alla destra del Padre intercede per noi (Rm 8,34) e continua ad essere presente in molti modi nella sua Chiesa. In ogni celebrazione eucaristica, quindi, ci uniamo a lui, che è già nella liturgia del cielo e anticipiamo in noi la vita eterna nella quale Dio sarà veramente “tutto in tutti(1Cor 15,28).

Gesù, quindi, è presente: nella Parola annunciata dalla Chiesa, nella preghiera della Chiesa (Mt 18,20), nel servizio della Chiesa a tutti i sofferenti: poveri, malati e prigionieri (Mt 25,31-46). La sua presenza salvifica e santificante opera, soprattutto, sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, perché Gesù ha dichiarato solennemente: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita(Gv 6,53).

È veramente splendido che Egli abbia voluto rimanere presente alla e nella sua Chiesa, e a noi e in noi, in questa forma nuova e impensabile. Egli sapeva che la sua presenza sensibile e visibile su questa terra stava per cessare. Volle, quindi, assicurare una sua presenza perenne, viva e attiva fra i suoi seguaci e discepoli, fino alla fine dei secoli e fino agli estremi confini della terra. Questa sua presenza l’attuò realizzando il santissimo sacramento del suo Corpo e Sangue: l’Eucaristia. Per non allontanarsi da noi, mentre stava per offrirsi alla morte sulla croce, per la nostra salvezza, ci lasciò il perenne memoriale del suo amore, con il quale ci ha amati “sino alla fine(Gv 13,1), immolandosi per noi, per donarci la sua vita.

Mediante il grande mistero della sua presenza eucaristica, colui che ci ha amato, fino a immolarsi per noi  (Gal 2,20) rimane per sempre in mezzo a noi. Donandoci se stesso sotto i segni del pane e del vino, che lo esprimono e lo comunicano nella forma sacramentale, Egli rimane per sempre con noi. Celebrando la sua ultima cena pasquale con i suoi Apostoli, Gesù ha dato al banchetto pasquale e alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. La vera nuova Pasqua è il passaggio di Gesù, da questo mondo al Padre, mediante la sua Morte e Risurrezione, anticipate nella Cena e celebrate fino alla fine dei tempi nell'Eucaristia, compimento della Pasqua ebraica e anticipo della Pasqua finale della Chiesa, nella gloria del Regno.

L'Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, unisce strettamente a sé tutti i sacramenti, che ad essa sono ordinati. Nella Santissima Eucaristia, infatti, è presente Cristo, nostra Pasqua, che racchiude in sé tutto il bene spirituale della Chiesa. La carne o corpo e il sangue sono la sintesi concreta dell’esistenza di una persona. Il mangiare e il bere sono il segno dell’assimilazione che sostiene la vita umana. Cristo dona il suo corpo e sangue per alimentare la vita divina del credente e per comunicargli totalmente se stesso. Mediante l’eucaristia, il fedele entra in comunione con Cristo, è sottratto alla mortalità e caducità terrena (lo risusciterò)  e inserito nella vita divina (avrete in voi la vita). Il calice e il pane sull’altare ci comunicano il corpo, la vita, l’amore e la gloria di Cristo. L’eucaristia, corpo e sangue di Cristo, fonda la nostra fede e speranza che non ci lascerà mai soli.

Cristo è e sarà fino alla fine dei tempi, sempre presente nelle nostre case e nelle nostre città col suo pane, vero suo Corpo e il suo vino, vero suo Sangue. Alla domanda che fece ai suoi discepoli: “volete andarvene anche voi?” e alla sua promessa: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, una sola può essere la giusta risposta: “Signore dove potremmo andare senza te? Soltanto tu sei parola, cibo e bevanda, risurrezione e vita eterna”.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Con le due preghiere iniziali la liturgia c’invita a invocare:

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della tua redenzione”. E ancora: “Dio, fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, ravviva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di ogni bene: fa’ che, sostenuti dal sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, compiamo il viaggio della nostra vita, fino ad entrare nella gioia dei santi, tuoi convitati alla mensa del regno”.

Nell’offrire i suoi doni la Chiesa invoca per sé i doni del cielo: unità e pace

Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo”. Conclude chiedendo che il sacramento del Corpo e Sangue del Signore sia un anticipo del nostro convito eterno: “Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue”. 

Gualberto Gismondi OFM

 

  • 10 Giu

Santissima Trinità:

1ª Dom. dopo Pentecoste:

Grazia del Signore Gesù Cristo, amore di Dio e comunione dello Spirito Santo sono con noi

Trinita MariaGrazia

Questa  solennità della Trinità Santissima mostra oggi il vero volto di Dio, che è luce d’infinita vita e gioia, e il suo mistero che è splendore d’infinito amore misericordioso e di bontà. L’unico vero Dio è comunione di Padre, Figlio e Spirito Santo.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Es 34,4b-6.8-9: In quei giorni Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai come il Signore gli aveva comandato, 4con le due tavole di pietra in mano. 5Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6Il Signore passò davanti a lui, proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. 8Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità".   

2Cor 13,11-13: 11 Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.13La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Gv 3,16-18: In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: 16Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Meditiamo con lo Spirito Santo

In questo giorno solenne dedicato alla Santissima Trinità, la Chiesa Una Santa celebra il suo maggior mistero di luce gioiosa e gloriosa, dell’amore splendido, della misericordia infinita e dell’immensa bontà divina.

La prima lettura mostra Dio che scende sulla santa montagna del Sinai, avvolto nella nube, segno della sua maestà e gloria, e si ferma amoroso accanto a Mosè per manifestare se stesso. Gli dice, quindi: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà”. Da sempre misericordia,  pietà, amore e fedeltà sono la realtà autentica di Dio e il fondamento del suo rapporto con noi.

Nell’Antica Alleanza, queste parole proclamate sul Sinai divennero il “Credo” del popolo di Dio, che il Signore confermò e rinnovò continuamente, nonostante i continui peccati e le innumerevoli infedeltà del suo popolo.

Nella Nuova Alleanza, tuttavia, Dio rivelò pienamente la forza incrollabile e la sincerità inequivocabile del suo amore per noi. Egli donò in modo irrevocabile il suo Figlio Unigenito all’intera umanità. A sua volta, Il Figlio donò se stesso a noi, fino a morire sulla croce per noi, per liberarci dal male, donarci la vita divina e far risorgere i nostri corpi mortali. La formula biblica e liturgica più chiara e completa per esprimere la presenza della Santissima Trinità in tutta la nostra esistenza è: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo (2Cor 13,13). La Chiesa ne fece il saluto iniziale ai fedeli, nelle celebrazioni eucaristiche.

Per preparare l’umanità al mistero della Trinità, l’Antico Testamento presentò delle “personificazioni” in Dio, presenze misteriose vive e dinamiche. Una è la Parola, detta pure Verbo o Logos, che agisce nell’intero universo e in tutta la storia, rivela, trasforma e salva. Un’altra personificazione viva è la Sapienza, fonte e principio di armonia nella creazione, artefice delle meraviglie dell’essere, soffio della potenza divina, gloria dell’Onnipotente, riflesso di luce eterna, specchio dell’attività di Dio che condivide il trono divino e vive nell’intimità di Dio (Sap 9,4; 9,3). Vi è poi lo Spirito, che il Signore dona a chi consacra: re, sacerdoti, profeti e all’intero popolo, per condurlo alla santità. Inizialmente non appaiono ancora come persone ma come forze divine.

Tutto ciò prepara la piena rivelazione trinitaria che avverrà nel Nuovo Testamento mediante la figura storica e concreta del Figlio Gesù. Quando egli si fa battezzare, all’inizio della sua missione, dal cielo il Padre lo proclama Figlio diletto e lo Spirito Santo scende, come colomba, a posarsi su di lui. Quando, prima della sua passione, Gesù si  trasfigura davanti a testimoni qualificati: Mosè per la Legge, Elia per i Profeti e alcuni discepoli, suoi futuri apostoli, la voce del Padre dalla nube luminosa che raffigura lo Spirito Santo, raccomanda di ascoltare il suo Figlio Diletto (Lc 9,35).

I Vangeli sono un grande inno e coro trinitario: “Se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre(Gv 11, 38). A Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me(Gv 14, 8-11). Gesù annuncia che lo Spirito Santo è inviato dal Padre e da lui. “Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome lui vi insegnerà ogni cosa. Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre; lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15,26). “Tutto quello che il Padre possiede è mio (Gv 16,15). “Io non sono solo perché il Padre è con me” (Gv 16,32).

La Chiesa è la nuova creazione che nasce dallo Spirito. Padre, Figlio e Spirito Santo sono una comunione inseparabile in tutto. Cristo, Spirito e Chiesa sono una comunione inseparabile. Dal momento che in Cristo e nello Spirito possediamo Dio, nulla potrà più separarci dalla Trinità, comunione di vita, amore e verità divina, nella quale Dio si è donato e si dona a noi perché ci doniamo a lui; vive e vivrà sempre in noi perché noi viviamo sempre in lui e per lui.     

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La liturgia eucaristica oggi propone due preghiere iniziali. Chiede di riconoscere la gloria della Trinità e sostenere sempre la nostra fede in essa:

O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di Verità, e lo Spirito Santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone”. “Padre fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo”.

Sui doni chiede:

Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito”.

Nell’orazione finale invoca la salvezza per la nostra fede nell’unico Dio in tre persone:

Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo”.

Gualberto Gismondi OFM