• 27 Mag

Pentecoste 1Pentecoste Messa Vespertina nella Vigilia:

Chi crede in me dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva

 

Quando la Messa Vespertina è attuata come celebrazione vigilare, si possono utilizzare anche una o più letture quali: Gn 11,1-9; Es 19,3-8. 16-20;  Ez 37,1-14; Gl 3,1-5. Dopo il “Gloria” si leggono sempre le due letture della Messa: Rm 8,22-27 e  Gv 7,37-39¸ sulle quali mediteremo.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

Rm 8,22-27: Fratelli,  22Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. 23Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 24Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? 25Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.26Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.   

Gv 7,37-3937Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

Nella prima lettura, dalla Lettera ai Romani,  S. Paolo ricorre alla bellissima immagine di una madre che sta dando alla luce un figlio, per descrivere la creazione del nuovo mondo che le Persone divine fanno nascere. Questo “nuovo mondo” siamo noi, ossia le persone che, mediante il dono dello Spirito Santo, il Padre adotta come figli.Siamo veramente suoi figli, perché lo Spirito Santo: opera, prega, illumina le nostre menti, accende i nostri cuori, trasforma i nostri esseri da umani in divini. A quanti credono in Cristo il Padre e lo Spirito Santo aprono la speranza e l’orizzonte della piena redenzione.

Tutti noi, non ancora definitivamente redenti, attendiamo ansiosamente l’alba del nuovo giorno, in cui tutto il nostro essere parteciperà pienamente alla risurrezione di Cristo e il nostro corpo mortale risorgerà, pervaso dal suo Spirito immortale. Questa grandiosa visione è il misterioso traguardo divino di tutta la storia della salvezza. Il Vangelo presenta alcune frasi del discorso che Gesù fece nella festa autunnale delle Capanne, commentando il gesto del Sommo Sacerdote che prendeva l’acqua alla fonte di Siloe e, con solenne processione, portava per purificare l’altare dei sacrifici e fecondare la terra riarsa dal calore estivo. Gesù promise che chi crede in lui diventa una sorgente inesauribile di “acqua viva”.

Quest’acqua è lo Spirito Santo, che i credenti in Cristo ricevono da quando il Signore è risorto glorioso. Il suo Spirito Santo effuso nella Chiesa è la fonte della salvezza e il principio della piena comunione con Dio. Oggi, la preghiera iniziale della liturgia eucaristica esprime efficacemente il significato della Pentecoste, che rinnova la faccia della terra: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti”. La prima lettura ci fornisce tutti gli elementi per fruire pienamente del meraviglioso progetto del Signore e diventarne anche noi, attivi protagonisti. Essa dice che anche noi possediamo già le primizie dello Spirito e anche noi gemiamo interiormente, aspettando la piena redenzione del nostro corpo, ossia la risurrezione. Infatti,  siamo già stati salvati nella speranza, per cui non lo vediamo ancora, perché si spera in ciò che ancora non si vede. Se è visto, non è più oggetto di speranza. Tuttavia sperando quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

Gesù ci disse che si salva solo chi persevera fino alla fine. Se speriamo e perseveriamo, lo Spirito Santo viene in aiuto alla nostra debolezza. Poiché non sappiamo pregare in modo conveniente, dobbiamo avere piena fiducia che lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili. Altrettanto gioioso e consolante è affidarci a: “colui che scruta i cuori e sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio”.    

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

 

La prima orazione di questa Messa chiede a Dio la concorde preghiera della Chiesa, la luce per le menti dei fedeli, la loro testimonianza profetica nel mondo: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia a compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti”.

La preghiera sulle offerte chiede al Padre che il suo Spirito Santo susciti un’ardente carità nella sua Chiesa per rivelare a tutti il mistero della salvezza: “Scenda, o Padre, il tuo Santo Spirito sui doni che ti offriamo e susciti nella tua Chiesa la carità ardente, che rivela a tutti gli uomini il mistero della tua salvezza”.

La preghiera finale ci invita a chiedere al Padre lo stesso fuoco dello Spirito Santo che accese gli Apostoli nella Pentecoste: “Ci santifichi, o Padre, la partecipazione a questo sacrificio, e accenda in noi il fuoco dello Spirito Santo, che hai effuso sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste”.

 

 

Pentecoste Messa del giorno:Pentecoste 3

Ricevete lo Spirito Santo, a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati

 

Nel giorno di Pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo, Dio manifesta la Chiesa al mondo. Il suo dono dello Spirito Santo inaugura il tempo della “dispensazione del mistero”.

È il nuovo  tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta e comunica la sua opera di salvezza, per mezzo della Chiesa, “finché egli venga” (1Cor 11,26).

Nel tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce nella Chiesa e con essa, nel modo proprio di questo tempo nuovo, ossia  mediante i sacramenti o “economia sacramentale”. In tale economia, i frutti del mistero pasquale di Cristo sono dispensati, ossia comunicati mediante le celebrazioni sacramentali della liturgia.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

 

At 2,1-11:  1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: "Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio".

1Cor 12,3b-7.12-13: Fratelli, 3nessuno può dire: "Gesù è Signore!", se non sotto l'azione dello Spirito Santo.4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Gv 20,19-23:  19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati"

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

Nella solennità di Pentecoste celebriamo Dio Padre che, nel suo Verbo Incarnato, morto e risorto per noi, ci colma delle sue benedizioni ed effonde in noi il dono dello Spirito Santo, che contiene in sé tutti gli altri doni.

La prima lettura, dagli Atti degli Apostoli narra l’evento della Pentecoste, mentre il Vangelo descrive ciò che accadde alla sera della Domenica di Pasqua nella quale il Signore alitò sui suoi discepoli, dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Con questo soffio divino, Gesù donava già lo Spirito Santo nella Pasqua, che diventava, così, l’inizio della Pentecoste. Il soffio di Gesù sui discepoli è un atto molto significativo nell’ambito biblico, perché evoca il primordiale atto della creazione, nel quale Dio emise il suo soffio creatore.

Nel giorno di Pentecoste, il dono dello Spirito Santo è attuato solennemente e manifestato pubblicamente davanti a gente che rappresenta i popoli di tutto il mondo allora conosciuto. In quel giorno i segni diventano molteplici e vistosi. Oltre al soffio creatore del Padre, vi è il soffio di un grande vento impetuoso, come nelle teofanie del Sinai. Vi è poi il fuoco divino divorante che videro i Patriarchi, e quello del roveto ardente visto da Mosè.

Nella Pentecoste, fiamme di fuoco scendono dal cielo e si posano su Maria e gli Apostoli. Infine, vi è il segno delle lingue. Le molte lingue che avevano confuso, diviso e disperso l’umanità, che costruiva con egoismo, orgoglio e arroganza la torre di Babele, nella Pentecoste sono rese comprensibili dal nuovo linguaggio della fede e dell’amore. In esso le persone dei popoli più diversi della terra ascoltano, capiscono e comprendono le “grandi opere di Dio” (At 2,11) attuate da Cristo con la sua vita, passione e morte, e rivelate dalla sua Risurrezione.

Giustamente, quindi, pregando sulle offerte della celebrazione eucaristica, la Chiesa invoca: “Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”. Ieri, oggi e sempre, l’evento della nostra Pentecoste, è la nostra partecipazione alla Comunione Eucaristica. Mentre ci rechiamo in fila a ricevere l’Eucaristia, Corpo e Sangue del Signore, facciamo risuonare in tutte le Chiese il solenne, antico canto biblico: “Tutti, ripieni di Spirito Santo, proclamiamo le grandi opere di Dio, Alleluia!”.

La Chiesa lo pone nei nostri cuori per esprimere ciò che avviene in ogni fedele nel ricevere l’Eucaristia. Ogni Eucaristia e Comunione è, insieme, Pasqua e Pentecoste, perché Pasqua, Pentecoste, Parola, Eucaristia e Comunione si appartengono intimamente e profondamente l’un l’altra. Il soffio dello Spirito Santo, datoci da Gesù nella sera di Pasqua, indica il compito e la missione degli Apostoli e della Chiesa: perdonare i peccati, rimetterli, assolverli. Il perdono dei peccati segna la presenza dello Spirito in mezzo a noi. Pasqua e Pentecoste iniziano la nuova creazione della nuova umanità redenta e santificata. Insieme, Gesù Cristo e lo Spirito Santo, realizzano e realizzeranno le splendide opere di salvezza e di santità che l’amore infinito del Padre vuole in ciascuno di noi.   

    

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa 

  

Nell’orazione iniziale della Pentecoste è contenuto ed espresso tutto il piano d’amore delle persone divine per noi: “O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo”.

Uniamoci alla preghiera della Chiesa che, nel presentare le sue offerte, invoca lo Spirito Santo, per aprirci alla conoscenza del mistero eucaristico e di tutta la verità: “Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”.

Il nostro desiderio è che la potenza dello Spirito conservi sempre in noi la comunione ai beni del cielo: “O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, 

O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, custodisci in noi il tuo dono, perché in questo cibo spirituale che ci nutre per la vita eterna, sia sempre operante in noi la potenza del tuo Spirito”. 

FINISCE IL TEMPO DI PASQUA

Gualberto Gismondi OFM

 

  • 27 Mag

Ascensione24 Maggio 2020

 

Ascensione del Signore

 

Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo 

 

Attualmente, il mistero dell’Ascensione si celebra nella settima Domenica di Pasqua. L’evangelista Luca descrive due volte quest’episodio della vita del Signore Gesù. La prima volta nella conclusione del suo Vangelo e la seconda nell’apertura degli Atti degli Apostoli.

Questo mistero è considerato anche come grande epifania gloriosa del Cristo Risorto. 

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

At 1,1-11: 1 Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi 2fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.3Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. 4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, "quella - disse - che voi avete udito da me: 5Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo".6Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: "Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?". 7Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, 8ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra".9Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. 10Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro 11e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".

Ef 1,17-23: Fratelli, 17il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; 18illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 19e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore.20Egli la manifestò in Cristo, quando risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,21al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.22 Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:23essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Mt 28,16-20: In quel tempo, 16gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

Il mistero dell’Ascensione, che l’evangelista Luca descrive nella conclusione del suo Vangelo e nell’apertura degli Atti degli Apostoli, rappresenta una grande epifania gloriosa di Cristo Risorto. Gesù sale al Padre, ma rimane sempre presente in mezzo a noi.

Il termine Ascensione  deriva dal fatto che la Sacra Scrittura si esprime anche con antichissimi  simboli umani, culturali e religiosi. Il “cielo” indica l’immensità e infinità dell’alto, come distesa superiore di luce e di bene, che domina il basso, il nostro mondo terreno, sotto il quale si pongono le ombre e tenebre degli “inferi”, il male e la morte.

La Scrittura descrive il rapporto e gli incontri fra Dio e l’uomo con le immagini di Dio che “scende” verso il mondo dell’uomo, perché l’uomo possa “salire” o “ascendere” al mondo di Dio. Il significato di Cielo, quindi, è antropologico, religioso e spirituale, non fisico o materiale, spaziale e astronomico. L’Ascensione, perciò, indica l’inserimento nella vita divina, la comunione, l’infinito e l’eterno. Ciò consente di comprendere il mistero dell’Ascensione come collegato alla Resurrezione del Signore.

La frase del Vangelo: “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio(Mc 16,19) indica il punto finale della Risurrezione. Il corpo di Cristo è glorioso fin dall'istante della sua Risurrezione, come provano le proprietà nuove e soprannaturali che mostra in permanenza (Lc 24,31; Gv 20,19.26). La sua gloria, però, era ancora velata dall’umanità ordinaria (Mc 16,12; Lc 24,15; Gv 20,14-15; 21,4). Nella sua ultima apparizione, invece, tale umanità entrò definitivamente nella gloria divina, simbolizzata dalla nube (At 1,9; Lc 9,34-35), dal cielo (Lc 24,51) e dal sedersi per sempre sul trono alla destra del Padre. Queste immagini descrivono l'evento storico e trascendente dell'Ascensione.

Da allora, il Signore siede anche corporeamente in cielo, alla destra del Padre, ne condivide la gloria e l’onore e intercede per “quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio(Eb 7,25). Com ciò ha inaugurato il definitivo Regno eterno del Signore, che mai tramonterà, mai sarà distrutto, nel quale tutti i popoli e le nazioni lo adoreranno (Dn 7,14). Apostoli e credenti diventano i testimoni del “Regno che non avrà mai fine”. Ascensione  al cielo significa, quindi, partecipare alla potenza e autorità di Dio. Nella sua umanità, Gesù Cristo è Signore, detiene ogni potere nei cieli e sulla terra, è sopra ogni potenza angelica (principati, potenze e dominazioni). Poiché il Padre “ha sottomesso tutto ai suoi piedi(Ef 1,21-22), Cristo è Signore del cosmo (Ef 4,10; 1Cor 15,24.27-28) e della storia. In lui sono “ricapitolati”, ossia trovano compimento trascendente (Ef 1,10), tutta la creazione e la storia umana. Egli è il Capo della Chiesa che è il suo corpo (Ef 1,22). Avendo compiuto la sua missione, elevato al cielo e glorificato, permane anche sulla terra, nella sua Chiesa e suo Regno. È già presente nel mistero del suo germogliare nella nostra Terra.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

La preghiera iniziale invoca dal Padre la possibilità di attuare la speranza che anche la nostra umanità sia innalzata accanto al Figlio già asceso al cielo e nostro capo nella gloria: “Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”. 

L’Ascensione di Cristo, come santo scambio di doni, consenta anche al nostro spirito d’innalzarsi alla gioia del cielo: “Accogli, Signore, il sacrificio che ti offriamo nella mirabile ascensione del tuo Figlio, e per questo santo scambio di doni fa’ che il nostro spirito s’innalzi alla gioia del cielo”.

Nell’orazione finale chiediamo al Signore onnipotente e misericordioso, di poter gustare i divini misteri e desiderare la patria eterna, dove ha innalzato l’uomo accanto a lui nella gloria: “Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria”. 

Gualberto Gismondi OFM

 

 

  • 20 Mag

VI domenica di Pasqua17 Maggio 2020

6ª Domenica di Pasqua:

Voi mi vedrete perché io vivo e voi vivrete

 

La prima lettura descrive il successo della predicazione di Filippo in Samaria e l’intervento degli Apostoli Pietro e Giovanni per donare lo Spirito Santo imponendo le mani.

Nel Vangelo Gesù promette lo Spirito Santo perché rimanga sempre con noi. La Pentecoste appare sempre più vicina.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

At 8,5-8. 14-17: In quei giorni, 5Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. 6E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. 7Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. 8E vi fu grande gioia in quella città. 14Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. 15Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

1Pt 3,15-18: Carissimi, 15adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. 16Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. 17Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, 18perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Gv 14, 15-21: In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui".  

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

Le letture di oggi ricordano il grande successo del primo annunzio di Gesù, portato da Filippo ai Samaritani, che in molti credettero alla sua predicazione e ai suoi miracoli. Da Gerusalemme, allora, gli Apostoli inviarono Pietro e Giovanni a completare l’opera evangelizzatrice di Filippo. Egli, infatti, battezzava in nome di Gesù e Pietro e Giovanni imposero le mani a questi nuovi battezzati, per comunicare loro il dono dello Spirito Santo, che non avevano ancora ricevuto.

I contenuti del Vangelo di questa domenica fanno parte dell’ultimo discorso pronunciato da Gesù prima della sua Passione, particolarmente profondo e pieno di promesse. Come condizione indispensabile Gesù pone l’amore per lui e ricorda che la prova che lo amiamo veramente sta nell’osservare i suoi comandamenti. Quali comandamenti? Quello di amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e quello amare il prossimo come Lui ha amato noi. Gesù promette, inoltre, che pregherà il Padre perché ci doni un altro Paràclito che rimanga per sempre con noi.

Tradotto alla lettera, Paràclito significa “Colui che è chiamato vicino” , ossia un assistente, un avvocato, un sostegno. Nel Nuovo Testamento, Gesù lo chiama lo “Spirito Santo” e “Spirito di verità”, mentre gli Apostoli lo definiscono: “Spirito promesso”,  “Spirito da figli adottivi”, “Spirito di Cristo”, “Spirito del Signore”, “Spirito di Dio” e “Spirito della Gloria”. Nella promessa di Gesù abbiamo, due avvocati. Uno è Gesù stesso, nostro avvocato presso il Padre, che intercede a favore dei peccatori. L’altro avvocato è lo Spirito Santo, che rimane per sempre quaggiù, accanto a noi, rende attuale la presenza di Cristo nel mondo, lo rivela e lo difende. La venuta del Paràclito avvenne dopo il ritorno di Gesù al Padre, e segna una nuova tappa storica della presenza di Dio fra noi. Tale presenza divina, però, non è più di ordine sensibile e visibile come quella di Gesù, ma è spirituale e invisibile.

Lo Spirito perfeziona la presenza di Gesù, rimanendo per sempre presente nei credenti e fra i credenti. Gesù lo chiama Spirito di Verità perché ci consacra nella verità e nella santità, e difende Gesù e noi stessi, contro la menzogna del mondo. Come Gesù, lo Spirito Santo vive nel cuore dei credenti, ci convince che il mondo è nell’errore mentre Gesù è Verità, per cui chi soffre per suo amore è già, come lui, vincitore sul mondo, il demonio e la morte. Il mondo non riceve lo Spirito Santo o Spirito di Verità perché non lo vede e non lo riconosce. Gesù, che ci ha promesso di rimanere presso di noi ed essere in noi, ci assicura che invece noi lo conosciamo. Questa sua promessa è da ricordare sempre: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. “Il mondo non mi vedrà più, voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”. “Saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”.

Ripetiamolo: il Signore promette tutto questo a chi lo ama, crede in lui, accoglie il suo comandamento dell’amore e l’osserva. Sono queste sue promesse finali ad animare incessantemente la nostra fede e la nostra speranza in Lui: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Dobbiamo ricordare il più sovente possibile queste sue parole e ripeterle nella nostra mente e nel nostro cuore. In questo modo si realizzerà in noi un’altra promessa bellissima di Gesù: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi, la vostra gioia sia piena e nessuno potrà togliervela”.      

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

Questa domenica la preghiera della Chiesa è illuminata dalle grandi promesse di Gesù, delle quali implora l’attuazione: “Dio onnipotente, fa che viviamo con rinnovato impegno questi giorni di letizia in onore del Cristo risorto, per testimoniare nelle opere il memoriale della Pasqua che celebriamo nella fede”. “O Dio, che ci hai redenti nel Cristo tuo Figlio messo a morte per i nostri peccati e risuscitato alla vita immortale, confermaci con il tuo Spirito di verità, perché nella gioia che viene da te, siamo pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi”.

La preghiera sulle offerte chiede al Signore  che possiamo accogliere sempre meglio l’opera della sua redenzione per esserne rinnovati: “Accogli, Signore, l’offerta del nostro sacrificio, perché rinnovati nello spirito, possiamo rispondere meglio all’opera della tua redenzione”. 

La preghiera conclusiva chiede che l’Eucaristia aumenti in noi l’efficacia del mistero pasquale e la speranza eterna: “Dio grande e misericordioso, che nel Signore risorto riporti l’umanità alla speranza eterna, accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale con la forza di questo sacramento di salvezza”.

Gualberto Gismondi OFM