• 17 Mar

 

III Domenica di Quaresima15 Marzo 2020

3ª Domenica di Quaresima:

chi beve dell'acqua che gli darò, non avrà più sete in

eterno

 

In questa terza Domenica il Vangelo mette bene in luce la connessione fra l’acqua e il Battesimo.

La liturgia guida i catecumeni all’iniziazione sacramentale della Pasqua e i battezzati al rafforzamento della grazia del proprio battesimo e alla purificazione della la fede che hanno ricevuto.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

  

Es 17, 3-7: “3In quel luogo il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: "Perché ci hai fatto salire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?". 4Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: "Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!". 5Il Signore disse a Mosè: "Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d'Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'! 6Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà". Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d'Israele. 7E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?".

 

Rm 5, 1-2. 5-8: “1Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. 2Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. 5La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. 6Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. 7Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. 8Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”.

 

Gv 4, 5-42: “5In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna  samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". 11Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". 13Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". 15"Signore, gli dice la donna, dammi di quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". 16Le dice: "Và a chiamare tuo marito e ritorna qui". 17Gli risponde la donna: "Io non ho marito". Le dice Gesù: "Hai detto bene "Io non ho marito". 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". 19Gli replica la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". 21Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l’ora è in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità". 25Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". 26Le dice Gesù: "Sono io, che parlo con te". 27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: "Che cosa cerchi?", o: "Di che cosa parli con lei?". 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29"Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 31Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". 32Ma egli rispose loro: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". 33E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?". 34Gesù disse loro: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo, infatti, si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica". 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che testimoniava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di fermarsi da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: "Non è più per ituoi discorsi che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

Oggi la liturgia e la Parola di Dio mostrano la necessità di rinvigorire continuamente la grazia del battesimo e di purificare la fede ricevuta.Indicano anche come attuare questi compiti.

La prima lettura, dell’Esodo, descrive la sofferenza del popolo di Dio, per la mancanza di acqua e le sue reazioni di mormorazione e ribellione. Il Signore lo esaudì, facendo scaturire, dall’arida e dura roccia, acqua abbondante, che dissetò il popolo e gli animali. Quest’episodio rappresenta bene le vicende dell’umanità, dispersa nei deserti della vita, in mezzo a ogni sorta d’insidie, pericoli, difficoltà, timori e tentazioni, che fanno cadere negli smarrimenti e nei peccati d’infedeltà. In queste situazioni il Signore guidò sempre il suo popolo dalla schiavitù alla libertà della Terra Promessa, facendogli attraversare il deserto e superare dure prove per la vita e la fede. In tutto il tempo insegnò ad aver fede e fiducia in lui, nonostante tutte le difficoltà incontrate e le apparenze contrarie.

L’incontro di Gesù con la Samaritana è significativo per mostrare a noi, popolo di Dio, che nei “deserti del cuore e dell’anima” nei quali attraversiamo la nostra vita dobbiamo sempre alimentare la fede, nonostante i nostri peccati. Scopriremo così che Dio non ci lascia mai soli, ma è sempre con noi e cammina con noi. Gesù seduto accanto al pozzo stanco e assetato, attese la Samaritana, segno universale della ricerca di Dio. Ella, parlando con Gesù, espresse una fede molto imperfetta che Gesù corresse e aumentò fino a renderla testimoniante e da condividere con gli altri.

Il Signore rinnovò l’antico incontro con Israele, che nel deserto moriva di sete ed era in una situazione di angoscia, staccato da Dio. Il Signore comandò a Mosè di battere su un’arida e durissima roccia, dalla quale scaturì acqua freschissima e sovrabbondante per tutti. Il Signore sa che il cuore umano sovente è più duro di ogni roccia, per cui esorta sempre il suo popolo: “Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore”, preghiera che la Chiesa ripete ogni giorno.

Con la Samaritana Gesù conduce una conversazione sempre più profonda sulle verità fondamentali della vita eterna e l’adorazione autentica. Egli c’insegna il giusto modo di evangelizzare.

La donna, infatti, è concentrata soltanto su interessi pratici: acqua materiale, secchio, pozzo. Gesù, parte da questi per parlarle dell’acqua viva, spirituale, ossia della grazia. Accenna, poi, con estrema delicatezza al punto dolente nella vita della donna: la sua situazione matrimoniale irregolare. Ella riconosce la propria fragilità, apre il suo cuore al mistero di Dio, fa domande sul culto. Gesù risponde con la grande promessa, che oggi la liturgia espone nell’antifona alla comunione: “chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. La donna desidera quest’acqua. Poi accoglie l’invito di Gesù a credere in lui come Messia. Allora corre subito a condividere con i suoi concittadini ciò che ha appreso: l’acqua viva di cui tutti abbiamo sete è la grazia che sgorga dal cuore e dalla parola di Cristo.

Secondo il Prefazio della Messa, Gesù chiese alla Samaritana l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede. Sottolinea, quindi, che il desiderio di Gesù di darle fede fu così ardente, da accendere in lei la fiamma dell’amore divino. La sete di Gesù è fare la volontà del Padre e compiere la sua opera, e raggiunse il suo culmine negli ultimi istanti della sua vita, quando dalla croce gridò “Ho sete”. Morto, fece scaturire dal suo cuore trafitto l’acqua di vita eterna che fonda e alimenta tutti i sacramenti. Da allora, quest’acqua consente a tutta l’umanità di adorare il Padre in spirito e verità.

La Chiesa vive di questa sete e per questa sete. Noi siamo credenti se abbiamo sete di quest’acqua, che continua a scaturire dal cuore divino. Lo confermano le parole finali di questo Vangelo. I Samaritani giunsero e pregarono Gesù di fermarsi da loro. Egli rimase due giorni. Molti Samaritani della città credettero in lui per la testimonianza della donna, ma molti di più credettero per la parola del Signore.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

La colletta esprime le invocazioni più belle scaturite dalle parole di Gesù, per l’umanità riarsa dalle sete l’acqua d’acqua viva del Salvatore:O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalle sete l’acqua viva che scaturisce dalla roccia, Cristo Salvatore; concedi al tuo popolo il dono del tuo Spirito, perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore.

Nell’offrire i doni chiediamo: Per questo sacrificio di riconciliazione perdona, o Padre, i nostri debiti, e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli”.

Ricevendo l’Eucaristia supplichiamo: O Dio, che ci nutri in questa vita con il pane  del cielo pegno della tua gloria, fa’ che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo.   

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 09 Mar

 

II Domenica Tempo Quaresimale8 Marzo 2020

2ª Domenica di Quaresima:

Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo

 

Il Vangelo della 2ª Domenica di Quaresima presenta descrive la Trasfigurazione di Gesù davanti ai discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo, che saranno con lui anche nell’agonia nel Getsemani.

Dopo che Pietro confessò la sua fede in Gesù Messia, Gesù spiegò a lui e agli altri discepoli che doveva soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, i capi dei Sacerdoti e gli scribi, ucciso e poi risorgere dai morti. I discepoli, però, non lo compresero.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

  

Gen 12, 1-4: “1Il Signore disse ad Abram: "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.2Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. 3Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra". 4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran”.

 

2ª Tim 1, 8-10: “8Figlio mio, con la forza di Dio soffri con me per il vangelo. 9Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, 10ma è stata rivelata ora con manifestazione del Salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del vangelo”.   

 

Mt 17, 1-9: “1In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo  la parola Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia".5Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete". 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

  

L’episodio narrato dal Vangelo di questa Domenica avvenne dopo che Pietro riconobbe in Gesù il Cristo e il Figlio del Dio vivente, ma ne rifiutò la passione e l’uccisione. Gesù confermò che per seguirlo è necessario rinnegare se stessi e portare la sua croce.

Sei giorni dopo, insieme Pietro, Giacomo e Giovanni salì sul monte e davanti a loro si trasfigurò divenendo luminosissimo. La scena fu molto significativa. Ai lati di Gesù, apparvero e “conversavano” con lui Mosè ed Elia, a conferma che tutta la Legge (Mosè) e i Profeti  (Elia) ormai erano confluiti in Gesù. La nube luminosa, coprendo i discepoli con la sua ombra, rinnovò gli eventi dell’Esodo (13,21).

La nube e la sua ombra, simbolo del Padre, indicano la presenza e protezione di Dio sul suo popolo. La grande luce e l’alto monte rinnovano le teofanie dell’Antico Testamento. Sul Sinai, la Parola del Padre era come un tuono dalla nube. Al battesimo di Gesù, la Parola del Padre ad alcuni sembrò un tuono, mentre confermava l’identità profonda del suo “Figlio amato, diletto, prediletto, compiacimento” e invitava ad ascoltarlo sempre. Ciò confermò la superiorità di Cristo su l’Antica Legge e i Profeti.

È Gesù, infatti, il centro decisivo della salvezza. Tutto ormai fa capo a Lui solo. Mosè, Elia, l’Antico Testamento attestano in Gesù la stretta unione fra passione e croce, risurrezione e gloria.

La liturgia di oggi nel Prefazio presenta in modo splendido il mistero della Trasfigurazione: Gesù “dopo aver dato ai suoi discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la Passione possiamo giungere al trionfo della Risurrezione”.

Il Padre conferma: ascoltate il mio Figlio diletto, nel quale è tutta la pienezza del mio amore, che si rivela sulla croce. La “Nuova Legge” è la grazia ossia il dono gratuito dell’amore divino.

Lo Spirito Santo lo concede a quanti hanno fede in Gesù e credono ai meriti della sua croce. Nella Trasfigurazione, il Corpo di Gesù Figlio amato sfolgora di gloria. Siamo nel cuore del mistero trinitario: la gloria del Padre e del Figlio inscindibilmente unite alla Croce e nella Croce.

Il Figlio è veramente la “luce da luce”, professata nel “Credo” e qui confermata con la massima autorevolezza.

La prima Domenica di Quaresima esprime tutta la solidarietà di Gesù nel condivide la nostra condizione, per farci vincere con lui le nostre tentazioni. Questa seconda Domenica annuncia la volontà di Gesù di condividere la gloria del suo Corpo sfolgorante, con quanti credono nella sua morte e nella risurrezione con Lui.

Nella lettera ai Filippesi, Paolo annuncia chiaramente che: “Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo Corpo Glorioso” (Fil 3, 21). La seconda lettura di oggi, invece, testimonia che il nostro Salvatore Gesù Cristo: “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del vangelo” (2ª Tim 1, 10).

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Nelle Orazioni iniziali chiediamo al Signore che purifichi gli occhi del nostro spirito per poter gustare la visione della sua gloria, accettando il mistero della croce, per entrare nella gloria del suo Regno.O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria”. “O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo, aprici all’ascolto del tuo Figlio, perché accettando nella nostra vita il mistero della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo Regno”.

 

Nella preghiera sui doni invochiamo: Quest’offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali”.

 

Nell’orazione dopo la Comunione ringraziamo Dio perché a noi, pellegrini sulla terra, fa già pregustare i beni del cielo. Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo”.

 

Gualberto Gismondi OFM

 

 

  • 04 Mar

 

I Domenica di  Quaresima1°  Marzo 2020

I Domenica di Quaresima :

Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto 

    

Il Triduo Pasquale e i successivi Cinquanta Giorni che portano alla Pentecoste sono il centro e il fondamento luminoso dell’anno liturgico. In Quaresima, le letture bibliche hanno per centro il Mistero Pasquale del nostro Signore Gesù Cristo.

Il tempo di Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e prepara i cristiani, mente e cuore, all’adeguata celebrazione di quei misteri importanti e gloriosi. In essi, fin dai primi secoli, la Chiesa completava la preparazione dei catecumeni al loro battesimo nella Veglia Pasquale.

In questa prima Domenica il Vangelo presenta la Tentazione di Gesù, sia in se stessa che in rapporto alla storia della nostra salvezza.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

Gen 2, 7-9; 3, 1-7: “7Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 3,1Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?". 2Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"". 4Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male". 6Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”.

 

Rm 5, 12-19: “12[Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…] 13Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 16E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute ed è per la giustificazione. 17Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19Infatti, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.

 

Mt 4, 1-11: “1In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane". 4Ma egli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo depose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra. 7 Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9"Tutte queste cose io ti darò, se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". 10Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. 11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

I quaranta giorni della Quaresima esprimono bene i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel digiuno e nel deserto. La Chiesa li rivive per fare partecipare anche noi al mistero di Gesù che digiunò, pregò e soffrì, perché anche noi vincessimo le tentazioni, con lui e come lui.

La Liturgia della Quaresima fa rivivere questi misteri nel loro aspetto sacramentale. I quaranta giorni di Gesù nel deserto evocano i quarant’anni nei quali Israele peregrinò nel deserto. Essi, però, rappresentano anche la nostra vita, che ripete sovente quei vecchi peccati di ribellione, inosservanza e sfiducia.

Gesù incomincia il cammino verso la sua Passione, lottando contro le tentazioni. Matteo descrive le tentazioni di Gesù, come deformazioni diaboliche della sua missione messianica. Satana, infatti, chiedendo a Gesù di mostrare i propri poteri divini, anticipa le derisioni che il Figlio di Dio subirà sulla croce: “salva te stesso, scendi dalla croce”. Gesù, invece, anziché servirsi a proprio vantaggio dei suoi poteri divini, decise di entrare nei deserti desolati della nostra esistenza umana per risanarci. Volle camminare con noi e soffrire per noi, sino alla fine del suo pellegrinaggio terreno.

Fece questo perché ci ama fino in fondo.

Volle, quindi, assoggettarsi alla tentazione e alla morte, per essere totalmente solidale con noi, affinché noi possiamo condividere interamente con lui la sua vittoria su la tentazione, il dolore e la morte.

Respinse la tentazione satanica di trasformare le pietre in pane poiché preparava qualcosa immensamente migliore: trasformare le nostre, “pietre di morte” nel suo “pane di vita”. Morendo ci ha dato se stesso: pane vivo eucaristico, cibo di Vita eterna, Vita divina, fonte di Risurrezione. Col suo pane trasforma i nostri cuori di pietra in cuori di carne, capaci di amare, perdonare, riconciliarci e usare misericordia nella vita di ogni giorno.

In un mondo sempre affamato di Dio, Gesù trasforma le pietre del nostro egoismo nel suo pane di amore divino, che riempie il nostro cuore del suo autentico amore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea bene il valore salvifico di questi misteriosi avvenimenti. Gesù è il nuovo Adamo, pienamente fedele al Padre, all’opposto del vecchio Adamo che si lasciò vincere dalla tentazione. Gesù, obbediente in tutto alla volontà del Padre, è l’esatto opposto del popolo, che nel deserto, per quarant’anni provocò Dio e gli disobbedì. Il Cristo, vincendo le tentazioni sataniche, anticipò la piena vittoria che avrebbe conseguito nella sua dolorosa passione (CCC 539). Satana già sconfitto nella tentazione del pane, ricorse a quella dei segni immediati di un miracolismo messianico magico, inutile e privo di ogni senso, come il gettarsi dal punto più alto del tempio e rimanere incolume. Sconfitto un seconda volta, passò alla terza tentazione: il messianismo politico, l’idolatria del potere, il culto del dominio. Gesù lo sconfisse ancora, confermando: la sua dedizione totale al progetto di amore; al dono di sé al Padre; la sua opposizione a ogni sopraffazione e potere.

Il perenne contesto di due tipi di umanità è illuminato bene dalla prima lettura. Genesi ci presenta l’uomo peccatore, che decide il bene e il male, fuori o contro Dio, cadendo nell’insanabile contraddizione con se stesso, tutti e tutto. L’uomo giusto, invece, è nell’armonia d’amore con Dio, se stesso e il prossimo. Sempre vi saranno persone vinte da l’orgoglio, l’egoismo e la sete di potere, che il Signore guarisce.

Paolo descrive bene la reale portata della vittoria di Cristo, che non si limitò a una semplice “restaurazione” o una “guarigione dalle ferite del peccato”. Egli, invece, ci elevò allo splendore della figliazione divina, alla dignità di figli di Dio, alla risurrezione dei nostri corpi mortali. Il Signore Gesù ci ha aperto, una volta per sempre, il suo stesso orizzonte divino, infinito e luminoso. Ci ha confermato la perfetta somiglianza in tutto con lui, vero Figlio di Dio e unico prototipo autentico dell’Adamo perfetto.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Nelle Preghiere iniziali chiediamo che la Quaresima attui la nostra conversione, aumentando la nostra conoscenza e testimonianza di Cristo. Fragili per le ferite dell’antico peccato, chiediamo che la forza della Parola vinca in noi le seduzioni del maligno e ci dia la gioia dello Spirito: O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. “O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo d’intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito”.

 

Nell’offrire i nostri doni invochiamo: Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto s’ispiri sempre più al sacrificio che santifica l’inizio della Quaresima, tempo favorevole per la nostra salvezza”.

 

Concludiamo chiedendo di aver sempre fame del pane vivo e vero che è Cristo e della sua parola di vita eterna: Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre, alimenti in noi a fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e c’insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca”. 

Gualberto Gismondi OFM