• 11 Ago

XIX Domenica Tempo Ordinario A9 Agosto 2020

19ª Domenica del Tempo Ordinario:

Davvero tu sei Figlio di Dio!

 

In questa domenica la Parola di Dio ci presenta alcuni esempi nei quali gli atteggiamenti fragili o sbagliati, dell’intelligenza, della volontà, o dei sentimenti umani, ma soprattutto della nostra fede, impediscono la giusta conoscenza di Dio.

Il Vangelo, a sua volta, offre un esempio eloquente di come queste carenze nascono, vanno affrontate, combattute e vinte.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

1Re 19,9.11-13: In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Horeb] 9entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?".11Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.  

Rm 9,1-5:  Fratelli, 1dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: 2ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. 3Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. 4Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; 5a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Mt 14,22-33: [Dopo che la folla ebbe mangiato] 22subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: "È un fantasma!" e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!". 28Pietro allora gli rispose: "Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". 29Ed egli disse: "Vieni!". Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?". 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: "Davvero tu sei Figlio di Dio!".

 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

La prima lettura, dall’Antico Testamento, presenta uno dei momenti più difficili per la fede del popolo di Dio. Elia, il “profeta di fuoco”, pieno di zelo per il vero culto, è perseguitato a morte. Per questo, fugge nel deserto, poi trova conforto sull’Oreb-Sinai, il monte dell’incontro col Signore. Sulla santa montagna si seguono un vento impetuoso che scuote le rocce, un grande fuoco e un forte terremoto. Dio però non è in essi. Si presenta invece nella brezza soave e tranquilla, indice d’intimità, tranquillità, semplicità, pazienza e pace. È lì che possiamo sempre cercare e incontrare il Signore della pace.

La seconda lettura offre, in modo diverso, lo stesso insegnamento. S. Paolo soffre gran dolore per i suoi fratelli Israeliti che non sanno trovare Gesù, Figlio di Dio, negli immensi doni ricevuti dal Padre: i patriarchi, l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, le promesse, la legge, il culto, le Scritture. Questi doni parlano dettagliatamente di Cristo, lo preannunciano da secoli, lo provano con certezza. Paolo soffre a tal punto quest’accecamento, da desiderare di essere lui stesso al loro posto, separato da Cristo, perché i suoi fratelli riconoscano Gesù vero Figlio di Dio. Sono gli atteggiamenti fragili o sbagliati, dell’intelligenza, della volontà e del sentimento umano ad impedire questo riconoscimento.

Anche il Vangelo mostra chiaramente queste carenze. Di notte, al buio, con forte vento contrario e ondate che agitano la barca, i discepoli hanno paura. Vedendo Gesù camminare sulle onde, pensano a un fantasma e gridano dal timore. Gesù li tranquillizza e conforta: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro, impetuoso e imprudente, chiede di poter camminare anche lui sulle acque. Gesù accetta, Pietro scende dalla barca e cammina sull’acqua. A causa del forte vento, però, s’impaurisce e comincia ad affondare. Il Vangelo è molto preciso al riguardo. Pietro cammina e non affonda, le acque lo sorreggono bene, ma ora ha paura del vento, realtà secondaria. Teme dove non c’è nulla da temere, e per questo comincia ad affondare. Ciò che è più grave è che Pietro cede alla paura mentre è vicinissimo al Signore, che subito lo prende per mano. Gesù gli dice chiaro è la poca fede a farlo che soccombere, causando dubbi e paura.

Sono la poca fede, i dubbi e le paure che fanno affondare l’umanità. Questa volta Gesù non sgrida venti e tempesta. Sale sulla barca e tutto si calma. La conclusione è bellissima. I discepoli gli si prostrano adoranti e riconoscono: "Davvero tu sei Figlio di Dio!”. Sì. Gesù è veramente il Figlio di Dio e il Signore dell’universo e di tutto ciò che lo compone. È sempre presente vicino a noi, ci prende per mano e ci salva da ogni avversità, dicendo: “sono io, non temete”. Lo fa da ventun secoli con la Chiesa che guida, protegge e salva nella sua esistenza sempre piena di pericoli, rischi e insidie. Pietro rappresenta bene l’entusiasmo eccessivo e imprudente di quanti cedono alle prime difficoltà e temono dove non c’è alcun motivo di paura. Per i discepoli, adorare Gesù e “confessare”: “Tu sei davvero il Figlio di Dio” fu un punto d’arrivo sofferto e faticoso. Per chi crede, adorarlo e confessarlo sono sempre momenti di gioia.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

L’orazione chiede di saper riconoscere la presenza del Signore nel creato, nella storia e nella nostra vita per poter affrontare ogni prova camminando con Cristo: “Onnipotente Signore, che domini tutto il creato, rafforza la nostra fede e fa che ti riconosciamo presente in ogni avvenimento della vita e della storia, per affrontare serenamente ogni prova e camminare con Cristo verso la tua pace”.  

I doni del pane e del vino, che il Signore pone nelle nostre mani, diventino per noi sacramenti di salvezza: “Accogli con bontà, Signore, questi doni che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa, e con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza”. 

Chiediamo al Signore che i sacramenti ai quali partecipiamo ci salvino e ci confermino nella sua verità: “La partecipazione a questi sacramenti salvi il tuo popolo Signore, e lo confermi nella luce della tua verità”.  

Gualberto Gismondi OFM

  • 27 Lug

Moltiplicazione dei pani e dei pesci 360x2702 Agosto 2020

 

18ª Domenica del  Tempo Ordinario:

 Voi stessi date loro da mangiare

 

Le letture di oggi mostrano l’amore di Dio che supera ogni attesa e dona beni di amore, fedeltà e salvezza.

Il Vangelo mostra Gesù che insegna alle folle, guarisce i malati e moltiplica il pane. Esige, però, una collaborazione generosa.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 55,1-3: Così dice il Signore: 1“O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.2Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.3Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide”. 

Rm 8,35.37-39: Fratelli, 35Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. 

Mt 14,13-21: In quel tempo, 13avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". 16Ma Gesù disse loro: "Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare". 17Gli risposero: "Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!". 18Ed egli disse: "Portatemeli qui". 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Nella prima lettura Isaia invita ad accogliere cibi e bevande gratuite: acqua, pane, vino e latte. L’acqua è simbolo di vita, libertà e Spirito divino. Il pane è il nutrimeno indispensabile. Il vino è fonte di gioia e il latte indica abbondanza e benedizione. 

Questi cibi, quindi, indicano beni spirituali e soprannaturali come amore, fedeltà e salvezza, che il Signore dona a che ascolta la sua Parola. 

Nella seconda lettura Paolo sottolinea la forza dell’amore  donatoci in Cristo, dal quale nulla può separarci, poi descrive i mali e le sofferenze sopportate per testimoniare Gesù e il Vangelo: tribolazioni, ansie, angosce, persecuzioni, fame, freddo, veglie, rischi, pericoli di morte. 

Però, non dobbiamo temere nulla, perché Cristo ha vinto il mondo e nessuna creatura o forza al mondo può separarci dal suo amore e la sua grazia che ci fanno vincitori. 

Il Vangelo mostra Gesù che ha compassione della folla, guarisce i malati e provvede il cibo a tutti. 

Ci sono solo cinque pani e due pesci per cinquemila uomini, più le donne e i bambini. Gesù alza gli occhi al Padre, benedice i pani, li spezza e li fa distribuire, anticipando i gesti dell’ultima cena nell’istituire l’Eucaristia. 

Tutti si saziano e ne avanzano ancora dodici ceste. 

Gesù vuole che anche chi ha pochissimo, lo metta generosamente a disposizione di Dio e dei fratelli. La potenza dell’amore divino fa il resto. 

Dio, infatti moltiplica il cibo e lo rende sovrabbondante per tutti. 

Gesù vuole che siano i suoi discepoli a distribuirlo a tutti. Infine fa raccogliere tutti gli avanzi, perché nulla sia sciupato o vada perduto. 

L’egoismo umano sottrae i beni agli altri e impoverisce tutti. 

L’amore di Cristo moltiplica i beni per tutti, ne fa avanzare ancora  e dona gioia. 

Soltanto la fede nell’amore gratuito e generoso di Dio consente di risolvere i difficili problemi creati dall’uomo. La sua volontà e i suoi progetti, però, esigono la nostra collaborazione: costante, piena, gratuita e generosa.   

 

Riflessione

Che significa: nulla potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore?

Perché Gesù vedendo una grande folla, sentì compassione per loro?  

Quanti erano quelli che avevano mangiato?

 

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa

O Dio, che nella compassione del tuo Figlio verso i poveri e i sofferenti manifesti la tua bontà paterna, fa’ che il pane moltiplicato dalla tua provvidenza sia spezzato nella carità, e la comunione ai tuoi santi misteri ci apra al dialogo e al servizio verso tutti gli uomini”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 22 Lug

XVII Domenica del Tempo Ordinario26 Luglio 2020

17ª Domenica del Tempo Ordinario:

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto

 

Continuano le parabole di Gesù sul Regno dei cieli. In questa Domenica due di esse descrivono il Regno come il massimo tesoro da trovare, cercandolo con una sforzo instancabile e assiduo. La terza parabola presenta le condizioni per esservi ammessi, mediante l’immagine delle persone come pesci nelle reti dei pescatori. Si raccolgono e trattengono soltanto quelli buoni, mentre quelli cattivi sono scartati e rifiutati. 

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

1Re 3,5.7-12: In quei giorni 5a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: "Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda". Salomone disse: 7“Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. 9Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?”. 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. 11Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te”.

Rm 8,18-30: Fratelli, 28noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

Mt 13, 44-52: In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50li getteranno nella fornace ardente , dove sarà pianto e stridore di denti.51Avete compreso tutte queste cose?". Gli risposero: "Sì". 52Ed egli disse loro: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche"

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Anche in questa Domenica il Vangelo presenta alcune parabole di Gesù sul Regno dei cieli. Si può dire che esse riguardino soprattutto gli atteggiamenti giusti necessari per trovare il Regno, raggiungerlo ed entrarvi.

Le prime due parabole paragonano il Regno a un grande tesoro, che alcuni trovano senza loro merito, altri in seguito ad una ricerca assidua. La terza parabola indica che non tutti sono ammessi ad entrarvi, ma devono affrontare un esame, una scelta e una decisione. L’immagine è quella di una rete piena di pesci, che i pescatori esaminano, accettando e trattenendo soltanto quelli buoni. Quelli cattivi sono esclusi, scartati e rifiutati. Poiché nel Regno di Dio entrano soltanto coloro che sono buoni tutti quanti abbiamo la necessità continua di pentirci e convertirci.

La prima lettura, dal Primo libro dei Re, presenta Salomone, figlio di David, che dovendo succedere al padre nel reggere Israele, chiede a Dio il dono della Sapienza che gli consenta di avere un cuore docile e di saper discernere il bene dal male in tutti i suoi atti. Il Signore approva che non abbia chiesto vita lunga, potere e ricchezze, lo loda e gli dona “un cuore saggio e intelligente”. Essere docili alla volontà del Signore e saper discernere il bene dal male sono le qualità indispensabili e le doti essenziali per poter reggere e governare i popoli.

Il Vangelo di oggi conclude le parabole sul Regno con due brevi racconti. Tesoro e perla sono immagini di qualcosa di valore inestimabile alla quale sacrificare tuto con prontezza e coraggio. Rende bene l’idea che la venuta di Gesù costituisce l’occasione unica da non perdere, ma impegnando tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. L’idea dominante è che una volta scoperto il Regno nessun altro bene può più bastare e che una volta che si possiede tale tesoro, tutto il resto diviene superfluo. L’impegno per averlo esige sforzi e sacrifici il cui risultato è una gioia immensa, incontenibile. Inoltre, esso non può mai venir meno, ma deve continuare sempre, fino a che il giudizio divino, e non i criteri umani, decideranno la sorte dei giusti, dei buoni e dei malvagi ed empi. Di qui la domanda per sapere in che cosa consista veramente questo immenso tesoro. La risposta ci è data nella seconda lettura, la Lettera di S. Paolo ai Romani, che descrive il  “disegno di Dio”. Esso consiste nel chiamarci ad essere conformi all'immagine del Figlio suo. In questo modo, il suo Figlio Unigenito Gesù Cristo è il primogenito tra molti fratelli.

Paolo descrive tutti i passaggi di questa vocazione divina da parte del Signore. Egli ci conosce da sempre, ossia fin dall’eternità. Avendoci conosciuti ci ha destinati a diventare conformi all’immagine del suo Figlio. A tal fine ci ha chiamati e giustificati, ossia liberati dai nostri peccati, mediante il Battesimo e i suoi sacramenti e resi giusti mediante la sua grazia. Il termine finale di questi suoi doni e interventi su di noi è la glorificazione, ossia lo splendore della sua stessa gloria in noi mediante la condivisione della sua vita e beatitudine eterna e la risurrezione finale dei nostri corpi. Per spiegare questi misteri, S. Paolo ricorre all’immagine dell’istituzione umana dell’eredità e degli eredi. Il suo argomento è lineare.

Se siamo figli, siamo anche eredi. In questo caso siamo eredi di Dio e coeredi con Cristo. L’eredità che ci verrà data è la gloria divina del Figlio di Dio. Come Cristo l’ha meritata con la sua passione, soffrendo per noi, anche noi dobbiamo meritarla partecipando con amore alle sue sofferenze, certi che tutto, e anche questo, concorre al nostro bene. Tutto il bene da noi operato con l’aiuto del Signore è destinato a essere glorificato eternamente nel suo Regno di santità e di amore.   

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

“O Padre, fonte di sapienza, che ci ha rivelato in Cristo il tesoro nascosto e la perla preziosa, concedi a noi il discernimento dello Spirito, perché sappiamo apprezzare fra le cose del mondo il valore inestimabile del tuo Regno, pronti ad ogni rinunzia per l’acquisto del tuo dono”.

“Accetta Signore, queste offerte che la tua generosità ha messo nelle nostre mani, perché il tuo Spirito, operante nei santi misteri, santifichi la nostra vita presente e ci guidi alla felicità senza fine”.

O Dio nostro Padre, che ci hai dato la grazia di partecipare al mistero eucaristico, memoriale perpetuo della passione dl tuo Figlio, fa’ che questo dono del suo ineffabile amore giovi sempre per la nostra salvezza”.

Gualberto Gismondi OFM