• 04 Nov

XXXI Domenica del Tempo Ordinario1° Novembre 2020

31ª Domenica del Tempo Ordinario:

Chi tra voi è più grande sarà vostro servo

In questa domenica Gesù precisa la differenza che vi è fra due modi diversi di fede e religione.

Uno punta maggiormente sugli aspetti esterni, esteriori e visibili, mentre l’altro valorizza l’interiorità, offrendo a Dio un culto in spirito e verità.

Solo il secondo è autentico e gradito a Dio. 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Ml 1,14b-2,2b.8-10: 14Io sono un re grande - dice il Signore degli eserciti - e il mio nome è terribile fra le nazioni. 1 Ora a voi questo monito, o sacerdoti. 2Se non mi ascolterete e non vi darete premura di dare gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su voi la maledizione. 8Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d'inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete distrutto l'alleanza di Levi, dice il Signore degli eserciti.9Perciò anche io vi ho reso spregevoli e abietti davanti a tutto il popolo, perché non avete seguito le mie vie e avete usato parzialità nel vostro insegnamento. 10Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l'uno contro l'altro, profanando l'alleanza dei nostri padri?

1Ts 2,7-9.13: Fratelli, 7siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. 8Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.9Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. 13Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l'avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.

Mt 23,1-12: In quel tempo, 1Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Oggi, nel Vangelo, Gesù indica due modi diversi di vivere la fede e la religione. Uno fatto maggiormente di aspetti esteriori e visibili, l’altro centrato sull’interiorità, in spirito e verità. Il secondo è gradito a Dio.

Anche la lettera ai Tessalonicesi considera la differenza fra i due modi di vivere la fede e la religiosità, rilevando che il Signore apprezza soprattutto la vita e il culto interiori, predicati da Gesù: adorare il Padre in spirito e verità.

Questo problema spirituale molto importante è già accennato nell’Antico Testamento. Il profeta Malachia, infatti, rimprovera a sacerdoti e leviti quali guide, responsabili  e maestri in Israele, di ridurre il culto al Signore a misero ritualismo esteriore, spiritualmente vuoto, insiemi di gesti che avviliscono lo spirito e tradiscono la realtà autentica dell’alleanza.

Il Signore, rivendica il rispetto dovuto alla sua magnificenza regale, alla sua immensa dignità davanti alle nazioni e alla gloria del suo nome presso tutti i popoli. È questo il culto autentico che il suo popolo dovrebbe rendergli. Il peccato d’Israele, quindi, è di offrire riti esteriori vuoti di spirito religioso e di fede autentica, che tradiscono la religiosità dell’alleanza.

Il vero culto è l’adorazione, l’amore, l’orazione, la preghiera, il servizio generoso e disinteressato al Signore e al prossimo. La fede autentica, infatti, esige un corretto rapporto fraterno verso il prossimo. Gesù insegna che il suo comandamento nuovo unisce all’amore obbediente e adorante al Padre, l’amore umile, concreto e attivo al prossimo. Solo quest’amore glorifica il suo nome.

Sacerdoti e Leviti, scribi e farisei profanano l'alleanza dei loro padri, riducendo tutto a convenienza materiale e compenso personale. Perciò Gesù rimprovera loro di sedersi sulla cattedra di Mosè per imporre sulle spalle del popolo fardelli pesanti che essi non sfiorano neppure con un dito. Vogliono essere ammirati, si appropriano dei primi posti nei banchetti, scelgono i primi seggi nelle sinagoghe, si fanno chiamare "rabbì" (maestri). Gesù invita a non fare ciò che fanno., perché il “Maestro” è uno solo, Dio, e noi siamo tutti discepoli. Il “Padre” è solo quello celeste, noi siamo tutti figli.

La “Guida” è solo Gesù, che insegna: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. San Paolo conferma la validità perenne delle parole di Gesù, perché in tutte le comunità che ha fondato fu sempre una madre amorevole che cura i suoi figli. Per amore di Cristo vorrebbe dar loro la sua stessa vita. La ricompensa per le sue fatiche, e il suo duro lavoro notte e giorno, è una sola: hanno accolto la parola da lui annunciata come vera parola di Dio. Per questo, rende continue grazie a Dio.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La preghiera iniziale domanda a Dio tutte ciò che nasce dalla sua Parola: non usurpare mai la sua gloria; riconoscere in ogni uomo la dignità di un suo figlio; mostrarci con le opere, discepoli del suo unico Figlio, fattosi uomo per amore: “O Dio, creatore e Padre di tutti, donaci la luce del tuo Spirito, perché nessuno di noi ardisca usurpare la tua gloria, ma riconoscendo in ogni uomo la dignità dei tuoi figli, non solo a parole, ma con le opere, ci dimostriamo discepoli dell’unico Maestro che si è fatto uomo per amore, Gesù Cristo nostro Signore”.

Il sacrificio che offriamo sia un’offerta pura e santa a Dio, per ottenerci la sua piena misericordia: “Questo sacrificio che la Chiesa ti offre, Signore, salga a te come offerta pura e santa, e ottenga a noi la pienezza della tua misericordia”.

I sacramenti che ci nutrono ci preparano a ricevere i beni da lui promessi: “Continua in noi, o Dio, la tua opera di salvezza, perché i sacramenti che ci nutrono in questa vita ci preparino a ricevere i beni promessi”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 28 Ott

XXX Domenica del Tempo Ordinario A25 Ottobre 2020

30ª Domenica del Tempo Ordinario:

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, anima e mente

L’insegnamento di questa domenica riassume tutto il nostro essere cristiani: amare il Signore Dio con tutto il cuore, anima e mente e il prossimo come noi stessi.

Benché espresso in due parti l’impegno è unico: amare. Dio è amore. È questa la sua definizione più vera, autentica ed elevata. Nessun’altra può eguagliarla né sostituirla.

Dio è amore. Nulla è più grande di questo.  

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Es 22,21-26: Così dice il Signore: 21non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l'orfano. 22Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io darò ascolto al suo grido, 23la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.24Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.25Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, 26perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l'ascolterò, perché io sono pietoso. 

1Ts 1,5-10: Fratelli, 5ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.6E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 7così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia. 8Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. 9Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero 10e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene.

Mt 22,34-40: In quel tempo 34i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36"Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?". 37Gli rispose: " Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Gesù rispondendo a farisei e dottori della Legge esprime la suprema verità della vita: l’amore. 

La parola di Gesù è ben più di un comandamento. Per l’amore e la verità divina ogni termine umano: legge, comandamento, precetto, norma ecc. è del tutto inappropriato. Prima di giungere a una qualche comprensione dell’asserzione “Dio è Amore” dobbiamo purificare tutte le concezioni umane dell’amore, eliminando le visioni che rendono il termine inaccessibile, e quelle riduttive di un amore puramente umano.

Soltanto la rivelazione divina riesce a esprimere Dio, amore perfettamente gratuito e totalmente generoso, tenerezza immensa che, senza sacrificare nulla della sua infinita santità, si apre con pienezza e si dona con perfezione di misericordia. L’amore di Dio è gratuito e generoso come esprimono i termini di “amicizia”, “alleanza” e “promesse di salvezza”. Tutti e in particolare il suo popolo devono amarlo con tutto il cuore e  se stessi.

Per queste esigenze troppo grandi per l’uomo peccatore, vi è la totale necessità di un aiuto e grazia divini, che il Signore dona senz’alcun limite.

Diversamente dall’Antico Testamento, il Nuovo  esprime l’amore divino nel fatto unico di Gesù, il Figlio di Dio, che viene nel mondo a vivere il dialogo della vita d’amore fra Dio e l’uomo. Tutto avviene nella la persona di Gesù, in cui Dio ama riamato l’uomo. Amare Gesù è amare il Padre. Si ama ascoltando la Parola divina, seguendo Gesù e rinunziando a tutto. Gesù dona tutto al Padre, senza riserve, e agli uomini senza eccezioni. Di tutte le parole umane, solo “amore” lascia intravvedere il mistero del Dio Unitrino, eterno dono d’amore reciproco fra Padre, Figlio e Spirito Santo.

Gesù completa il discorso invitando ad amare il prossimo come noi stessi. Prima di morire, però chiederà molto di più: amarci l’un l’altro, come lui ha amato noi.

La lettura dal libro dell’Esodo aiuta a capire lo sforzo immenso del Signore per rendere capace di amore un’umanità che Genesi mostra gloriarsi di “vendicarsi settanta volte sette”. Dall’abisso estremo della vendetta senza fine dell’umanità peccatrice, alla vetta vertiginosa dell’“amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”, del Figlio di Dio, c’è un abisso che solo l’amore onnipotente e infinito di Dio poteva colmare. Il Figlio Gesù la colmò a prezzo della sua incarnazione, passione e morte sulla croce.

Amare Dio senza fine e senza limiti, e amarci gli uni gli altri come ci ha amato Gesù è diventato possibile solo per l’infinito dono di grazia del Padre, Figlio e Spirito Santo. La liturgia di questa domenica esprime mirabilmente questo prodigio, superiore a ogni altro. L’orazione principale, infatti, considera che il Padre sempre fa ogni cosa per l’amore e la difesa degli ultimi: umili, sofferenti e poveri. Solo lui, quindi, può liberare il nostro cuore da tutti gli idoli di: ricchezza, denaro, potere, piaceri e beni terreni.

Solo dopo aver ricevuto il suo indispensabile dono di liberazione, possiamo impegnarci ad amare e servire totalmente Dio e i nostri fratelli nella grazia di Cristo e del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Invochiamo con gioia il Padre, che fa tutto per amore e difende umili e poveri, perché ci liberi dalla schiavitù di tutti gli idoli, ci renda capaci di servire lui e il preossimo, e renda il suo amore legge della nostra vita: “O Padre, che fai ogni cosa per amore e sei la più sicura difesa degli umili e dei poveri, donaci un cuore libero da tutti gli idoli, per servire te solo e amare i fratelli secondo lo Spirito del tuo Figlio, facendo del suo comandamento nuovo l’unica legge della vita”.

L’offerta e i doni che presentiamo al Signore rendano piena gloria al suo nome: “Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: questa offerta, espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e renda gloria al tuo nome”.

L’Eucaristia, sacramento della nostra fede, ci ottenga il possesso delle realtà eterne che celebriamo nel mistero: “Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi ciò che esprime e ci ottenga il possesso delle realtà eterne, che ora celebriamo nel mistero”. 

Gualberto Gismondi OFM

  • 20 Ott

XXIX Domenica del Tempo Ordinario A18 Ottobre 2020

29ª Domenica del Tempo Ordinario:

Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio

Questa domenica le letture riguardano la vastità dell’impegno cristiano: religioso, salvifico, sociale, civile e politico. Il cristiano è, insieme, cittadino della città celeste-divina e terrestre-umana e deve soddisfare giustamente le esigenze di entrambe.

La prima lettura mostra che la politica, come servizio al bene comune e del prossimo, rientra nei progetti di Dio. Gesù precisa il significato e il valore di quest’impegno.  

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 45,1.4-6: 1Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: "Io l'ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. 4Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome,  ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.5Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci,6perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n'è altri.  

1Ts 1,1-5b: 1Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.2Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti l'operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. 4Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. 5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Mt 22,15-21: In quel tempo, 15i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?". 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". 21Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Nella liturgia di questa Domenica le letture considerano l’impegno cristiano nella sua ampiezza, che comprende compiti religiosi, salvifici, civili, sociali e politici. Questo molteplice impegno dipende dall’essere membri di due città: una celeste e divina, l’altra terrestre e umana. Entrambe presentano esigenze legittime, che i credenti devono soddisfare in modi evangelici, giusti e corretti.

Nel Vangelo, Gesù precisa, il significato e valore dei due impegni.

Anche la prima lettura, dell’Antico Testamento, dimostra che la politica, come servizio al bene comune, è parte del progetto divino. Is 45,1.4-6 descrive Ciro, fondatore del grande Impero Persiano, monarca giusto, abile e tollerante. Il passo biblico descrive concretamente le sue buone qualità delle quali il Signore si servì per finire il doloroso e umiliante esilio dei Giudei e ricostruire il tempio di Gerusalemme. La Scrittura lo chiama pastore, unto (consacrato) ed eletto, “preso per la destra” da Dio che ne fa uno strumento di bene.

Il Vangelo mostra un altro esempio di atteggiamenti umani, riguardanti le esigenze della vita politico-sociale conformi alla fede. Alcuni farisei, spinti da spirito di falsità e non di verità, elaborarono un tranello su un problema serio e fondamentale nella vita umana, sociale e politica di tutti i tempi. Essi non cercano chiarezza né soluzioni ma solo screditare Gesù e incriminarlo. È il metodo di tutti gli avversari di Cristo in ogni tempo. La loro invidia, gelosia e legalismo snaturano i problemi più importanti per la vita, la convivenza umana e la morale, mentre Gesù li risolleva ai loro livelli più elevati e nobili. Le sue risposte anche oggi, dopo XXI secoli, e per sempre.  I farisei, e quanti sono affetti da eguale miopia umana e morale vedono sempre e soltanto contraddizioni e opposizioni. Essi intendono: Dobbiamo opporci ai tributi e condannare la politica in nome della fede? Oppure: Dobbiamo approvare i tributi e opporci alla fede in base alle esigenze della politica? Gesù raddrizza subito queste storture, ponendo il problema nella sua luce positiva: contribuire correttamente al bene comune è un dovere di tutti i cittadini, sia governanti che governati.

Questa risposta di Gesù afferma due valori. Il primo è il dovere umano, civile e morale di contribuire al bene comune, pagando i legittimi tributi e rispettando le legittime autorità della società terrena. Il secondo è la necessità naturale e soprannaturale di rendere omaggio, offrire culto e osservare tutti i doveri verso Dio. La Chiesa conosce le difficoltà che le risposte di Gesù incontrano per la debolezza umana, per cui prega: “nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini nessuno abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti secondo lo Spirito e la parola del Figlio, e l’umanità intera riconosca solo nel Signore l’unico vero Dio”.

S. Paolo, quindi, nella prima Lettera ai Tessalonicesi, sottolinea giustamente che tutti i beni del Vangelo si diffondono nel mondo e nella storia mediante la fede operosa, la carità infaticabile e la ferma speranza nel Signore Gesù Cristo. Nella Tessalonica pagana, i beni evangelici furono affermati dalla parola di Dio, la potenza dello Spirito Santo e la vita dei cristiani testimoni del Vangelo con la loro vita.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La preghiera iniziale, consapevole del valore risolutivo delle parole di Gesù, invoca: “O Padre, a te obbedisce ogni creatura nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini; fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio, e l’umanità intera riconosca te solo come unico Dio”. 

Il mistero della vita nuova, che ci unisce a Cristo, venga in a noi nell’accostarci al suo santo altare: “Donaci, o Padre, di accostarci degnamente al tuo altare perché il mistero che ci unisce al tuo Figlio sia per noi principio di vita nuova”.

Le realtà del cielo gustate nell’eucaristia ci conservino i benefici presenti e ci ottengano i beni futuri: “O Signore, questa celebrazione eucaristica, che ci ha fatto pregustare le realtà del cielo, ci ottenga i tuoi benefici nella vita presente e ci confermi nella speranza dei beni futuri”.

Gualberto Gismondi OFM