• 10 Giu

Santissima Trinità:

1ª Dom. dopo Pentecoste:

Grazia del Signore Gesù Cristo, amore di Dio e comunione dello Spirito Santo sono con noi

Trinita MariaGrazia

Questa  solennità della Trinità Santissima mostra oggi il vero volto di Dio, che è luce d’infinita vita e gioia, e il suo mistero che è splendore d’infinito amore misericordioso e di bontà. L’unico vero Dio è comunione di Padre, Figlio e Spirito Santo.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Es 34,4b-6.8-9: In quei giorni Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai come il Signore gli aveva comandato, 4con le due tavole di pietra in mano. 5Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6Il Signore passò davanti a lui, proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. 8Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità".   

2Cor 13,11-13: 11 Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.13La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Gv 3,16-18: In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: 16Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Meditiamo con lo Spirito Santo

In questo giorno solenne dedicato alla Santissima Trinità, la Chiesa Una Santa celebra il suo maggior mistero di luce gioiosa e gloriosa, dell’amore splendido, della misericordia infinita e dell’immensa bontà divina.

La prima lettura mostra Dio che scende sulla santa montagna del Sinai, avvolto nella nube, segno della sua maestà e gloria, e si ferma amoroso accanto a Mosè per manifestare se stesso. Gli dice, quindi: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà”. Da sempre misericordia,  pietà, amore e fedeltà sono la realtà autentica di Dio e il fondamento del suo rapporto con noi.

Nell’Antica Alleanza, queste parole proclamate sul Sinai divennero il “Credo” del popolo di Dio, che il Signore confermò e rinnovò continuamente, nonostante i continui peccati e le innumerevoli infedeltà del suo popolo.

Nella Nuova Alleanza, tuttavia, Dio rivelò pienamente la forza incrollabile e la sincerità inequivocabile del suo amore per noi. Egli donò in modo irrevocabile il suo Figlio Unigenito all’intera umanità. A sua volta, Il Figlio donò se stesso a noi, fino a morire sulla croce per noi, per liberarci dal male, donarci la vita divina e far risorgere i nostri corpi mortali. La formula biblica e liturgica più chiara e completa per esprimere la presenza della Santissima Trinità in tutta la nostra esistenza è: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo (2Cor 13,13). La Chiesa ne fece il saluto iniziale ai fedeli, nelle celebrazioni eucaristiche.

Per preparare l’umanità al mistero della Trinità, l’Antico Testamento presentò delle “personificazioni” in Dio, presenze misteriose vive e dinamiche. Una è la Parola, detta pure Verbo o Logos, che agisce nell’intero universo e in tutta la storia, rivela, trasforma e salva. Un’altra personificazione viva è la Sapienza, fonte e principio di armonia nella creazione, artefice delle meraviglie dell’essere, soffio della potenza divina, gloria dell’Onnipotente, riflesso di luce eterna, specchio dell’attività di Dio che condivide il trono divino e vive nell’intimità di Dio (Sap 9,4; 9,3). Vi è poi lo Spirito, che il Signore dona a chi consacra: re, sacerdoti, profeti e all’intero popolo, per condurlo alla santità. Inizialmente non appaiono ancora come persone ma come forze divine.

Tutto ciò prepara la piena rivelazione trinitaria che avverrà nel Nuovo Testamento mediante la figura storica e concreta del Figlio Gesù. Quando egli si fa battezzare, all’inizio della sua missione, dal cielo il Padre lo proclama Figlio diletto e lo Spirito Santo scende, come colomba, a posarsi su di lui. Quando, prima della sua passione, Gesù si  trasfigura davanti a testimoni qualificati: Mosè per la Legge, Elia per i Profeti e alcuni discepoli, suoi futuri apostoli, la voce del Padre dalla nube luminosa che raffigura lo Spirito Santo, raccomanda di ascoltare il suo Figlio Diletto (Lc 9,35).

I Vangeli sono un grande inno e coro trinitario: “Se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre(Gv 11, 38). A Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me(Gv 14, 8-11). Gesù annuncia che lo Spirito Santo è inviato dal Padre e da lui. “Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome lui vi insegnerà ogni cosa. Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre; lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15,26). “Tutto quello che il Padre possiede è mio (Gv 16,15). “Io non sono solo perché il Padre è con me” (Gv 16,32).

La Chiesa è la nuova creazione che nasce dallo Spirito. Padre, Figlio e Spirito Santo sono una comunione inseparabile in tutto. Cristo, Spirito e Chiesa sono una comunione inseparabile. Dal momento che in Cristo e nello Spirito possediamo Dio, nulla potrà più separarci dalla Trinità, comunione di vita, amore e verità divina, nella quale Dio si è donato e si dona a noi perché ci doniamo a lui; vive e vivrà sempre in noi perché noi viviamo sempre in lui e per lui.     

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La liturgia eucaristica oggi propone due preghiere iniziali. Chiede di riconoscere la gloria della Trinità e sostenere sempre la nostra fede in essa:

O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di Verità, e lo Spirito Santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone”. “Padre fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo”.

Sui doni chiede:

Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito”.

Nell’orazione finale invoca la salvezza per la nostra fede nell’unico Dio in tre persone:

Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 27 Mag

Pentecoste 1Pentecoste Messa Vespertina nella Vigilia:

Chi crede in me dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva

 

Quando la Messa Vespertina è attuata come celebrazione vigilare, si possono utilizzare anche una o più letture quali: Gn 11,1-9; Es 19,3-8. 16-20;  Ez 37,1-14; Gl 3,1-5. Dopo il “Gloria” si leggono sempre le due letture della Messa: Rm 8,22-27 e  Gv 7,37-39¸ sulle quali mediteremo.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

Rm 8,22-27: Fratelli,  22Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. 23Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 24Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? 25Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.26Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.   

Gv 7,37-3937Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

Nella prima lettura, dalla Lettera ai Romani,  S. Paolo ricorre alla bellissima immagine di una madre che sta dando alla luce un figlio, per descrivere la creazione del nuovo mondo che le Persone divine fanno nascere. Questo “nuovo mondo” siamo noi, ossia le persone che, mediante il dono dello Spirito Santo, il Padre adotta come figli.Siamo veramente suoi figli, perché lo Spirito Santo: opera, prega, illumina le nostre menti, accende i nostri cuori, trasforma i nostri esseri da umani in divini. A quanti credono in Cristo il Padre e lo Spirito Santo aprono la speranza e l’orizzonte della piena redenzione.

Tutti noi, non ancora definitivamente redenti, attendiamo ansiosamente l’alba del nuovo giorno, in cui tutto il nostro essere parteciperà pienamente alla risurrezione di Cristo e il nostro corpo mortale risorgerà, pervaso dal suo Spirito immortale. Questa grandiosa visione è il misterioso traguardo divino di tutta la storia della salvezza. Il Vangelo presenta alcune frasi del discorso che Gesù fece nella festa autunnale delle Capanne, commentando il gesto del Sommo Sacerdote che prendeva l’acqua alla fonte di Siloe e, con solenne processione, portava per purificare l’altare dei sacrifici e fecondare la terra riarsa dal calore estivo. Gesù promise che chi crede in lui diventa una sorgente inesauribile di “acqua viva”.

Quest’acqua è lo Spirito Santo, che i credenti in Cristo ricevono da quando il Signore è risorto glorioso. Il suo Spirito Santo effuso nella Chiesa è la fonte della salvezza e il principio della piena comunione con Dio. Oggi, la preghiera iniziale della liturgia eucaristica esprime efficacemente il significato della Pentecoste, che rinnova la faccia della terra: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti”. La prima lettura ci fornisce tutti gli elementi per fruire pienamente del meraviglioso progetto del Signore e diventarne anche noi, attivi protagonisti. Essa dice che anche noi possediamo già le primizie dello Spirito e anche noi gemiamo interiormente, aspettando la piena redenzione del nostro corpo, ossia la risurrezione. Infatti,  siamo già stati salvati nella speranza, per cui non lo vediamo ancora, perché si spera in ciò che ancora non si vede. Se è visto, non è più oggetto di speranza. Tuttavia sperando quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

Gesù ci disse che si salva solo chi persevera fino alla fine. Se speriamo e perseveriamo, lo Spirito Santo viene in aiuto alla nostra debolezza. Poiché non sappiamo pregare in modo conveniente, dobbiamo avere piena fiducia che lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili. Altrettanto gioioso e consolante è affidarci a: “colui che scruta i cuori e sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio”.    

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

 

La prima orazione di questa Messa chiede a Dio la concorde preghiera della Chiesa, la luce per le menti dei fedeli, la loro testimonianza profetica nel mondo: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia a compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti”.

La preghiera sulle offerte chiede al Padre che il suo Spirito Santo susciti un’ardente carità nella sua Chiesa per rivelare a tutti il mistero della salvezza: “Scenda, o Padre, il tuo Santo Spirito sui doni che ti offriamo e susciti nella tua Chiesa la carità ardente, che rivela a tutti gli uomini il mistero della tua salvezza”.

La preghiera finale ci invita a chiedere al Padre lo stesso fuoco dello Spirito Santo che accese gli Apostoli nella Pentecoste: “Ci santifichi, o Padre, la partecipazione a questo sacrificio, e accenda in noi il fuoco dello Spirito Santo, che hai effuso sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste”.

 

 

Pentecoste Messa del giorno:Pentecoste 3

Ricevete lo Spirito Santo, a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati

 

Nel giorno di Pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo, Dio manifesta la Chiesa al mondo. Il suo dono dello Spirito Santo inaugura il tempo della “dispensazione del mistero”.

È il nuovo  tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta e comunica la sua opera di salvezza, per mezzo della Chiesa, “finché egli venga” (1Cor 11,26).

Nel tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce nella Chiesa e con essa, nel modo proprio di questo tempo nuovo, ossia  mediante i sacramenti o “economia sacramentale”. In tale economia, i frutti del mistero pasquale di Cristo sono dispensati, ossia comunicati mediante le celebrazioni sacramentali della liturgia.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

 

At 2,1-11:  1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: "Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio".

1Cor 12,3b-7.12-13: Fratelli, 3nessuno può dire: "Gesù è Signore!", se non sotto l'azione dello Spirito Santo.4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Gv 20,19-23:  19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati"

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

 

Nella solennità di Pentecoste celebriamo Dio Padre che, nel suo Verbo Incarnato, morto e risorto per noi, ci colma delle sue benedizioni ed effonde in noi il dono dello Spirito Santo, che contiene in sé tutti gli altri doni.

La prima lettura, dagli Atti degli Apostoli narra l’evento della Pentecoste, mentre il Vangelo descrive ciò che accadde alla sera della Domenica di Pasqua nella quale il Signore alitò sui suoi discepoli, dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Con questo soffio divino, Gesù donava già lo Spirito Santo nella Pasqua, che diventava, così, l’inizio della Pentecoste. Il soffio di Gesù sui discepoli è un atto molto significativo nell’ambito biblico, perché evoca il primordiale atto della creazione, nel quale Dio emise il suo soffio creatore.

Nel giorno di Pentecoste, il dono dello Spirito Santo è attuato solennemente e manifestato pubblicamente davanti a gente che rappresenta i popoli di tutto il mondo allora conosciuto. In quel giorno i segni diventano molteplici e vistosi. Oltre al soffio creatore del Padre, vi è il soffio di un grande vento impetuoso, come nelle teofanie del Sinai. Vi è poi il fuoco divino divorante che videro i Patriarchi, e quello del roveto ardente visto da Mosè.

Nella Pentecoste, fiamme di fuoco scendono dal cielo e si posano su Maria e gli Apostoli. Infine, vi è il segno delle lingue. Le molte lingue che avevano confuso, diviso e disperso l’umanità, che costruiva con egoismo, orgoglio e arroganza la torre di Babele, nella Pentecoste sono rese comprensibili dal nuovo linguaggio della fede e dell’amore. In esso le persone dei popoli più diversi della terra ascoltano, capiscono e comprendono le “grandi opere di Dio” (At 2,11) attuate da Cristo con la sua vita, passione e morte, e rivelate dalla sua Risurrezione.

Giustamente, quindi, pregando sulle offerte della celebrazione eucaristica, la Chiesa invoca: “Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”. Ieri, oggi e sempre, l’evento della nostra Pentecoste, è la nostra partecipazione alla Comunione Eucaristica. Mentre ci rechiamo in fila a ricevere l’Eucaristia, Corpo e Sangue del Signore, facciamo risuonare in tutte le Chiese il solenne, antico canto biblico: “Tutti, ripieni di Spirito Santo, proclamiamo le grandi opere di Dio, Alleluia!”.

La Chiesa lo pone nei nostri cuori per esprimere ciò che avviene in ogni fedele nel ricevere l’Eucaristia. Ogni Eucaristia e Comunione è, insieme, Pasqua e Pentecoste, perché Pasqua, Pentecoste, Parola, Eucaristia e Comunione si appartengono intimamente e profondamente l’un l’altra. Il soffio dello Spirito Santo, datoci da Gesù nella sera di Pasqua, indica il compito e la missione degli Apostoli e della Chiesa: perdonare i peccati, rimetterli, assolverli. Il perdono dei peccati segna la presenza dello Spirito in mezzo a noi. Pasqua e Pentecoste iniziano la nuova creazione della nuova umanità redenta e santificata. Insieme, Gesù Cristo e lo Spirito Santo, realizzano e realizzeranno le splendide opere di salvezza e di santità che l’amore infinito del Padre vuole in ciascuno di noi.   

    

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa 

  

Nell’orazione iniziale della Pentecoste è contenuto ed espresso tutto il piano d’amore delle persone divine per noi: “O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo”.

Uniamoci alla preghiera della Chiesa che, nel presentare le sue offerte, invoca lo Spirito Santo, per aprirci alla conoscenza del mistero eucaristico e di tutta la verità: “Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”.

Il nostro desiderio è che la potenza dello Spirito conservi sempre in noi la comunione ai beni del cielo: “O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, 

O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, custodisci in noi il tuo dono, perché in questo cibo spirituale che ci nutre per la vita eterna, sia sempre operante in noi la potenza del tuo Spirito”. 

FINISCE IL TEMPO DI PASQUA

Gualberto Gismondi OFM

 

  • 27 Mag

Ascensione24 Maggio 2020

 

Ascensione del Signore

 

Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo 

 

Attualmente, il mistero dell’Ascensione si celebra nella settima Domenica di Pasqua. L’evangelista Luca descrive due volte quest’episodio della vita del Signore Gesù. La prima volta nella conclusione del suo Vangelo e la seconda nell’apertura degli Atti degli Apostoli.

Questo mistero è considerato anche come grande epifania gloriosa del Cristo Risorto. 

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

At 1,1-11: 1 Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi 2fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.3Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. 4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, "quella - disse - che voi avete udito da me: 5Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo".6Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: "Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?". 7Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, 8ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra".9Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. 10Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro 11e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".

Ef 1,17-23: Fratelli, 17il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; 18illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 19e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore.20Egli la manifestò in Cristo, quando risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,21al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.22 Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:23essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Mt 28,16-20: In quel tempo, 16gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

Il mistero dell’Ascensione, che l’evangelista Luca descrive nella conclusione del suo Vangelo e nell’apertura degli Atti degli Apostoli, rappresenta una grande epifania gloriosa di Cristo Risorto. Gesù sale al Padre, ma rimane sempre presente in mezzo a noi.

Il termine Ascensione  deriva dal fatto che la Sacra Scrittura si esprime anche con antichissimi  simboli umani, culturali e religiosi. Il “cielo” indica l’immensità e infinità dell’alto, come distesa superiore di luce e di bene, che domina il basso, il nostro mondo terreno, sotto il quale si pongono le ombre e tenebre degli “inferi”, il male e la morte.

La Scrittura descrive il rapporto e gli incontri fra Dio e l’uomo con le immagini di Dio che “scende” verso il mondo dell’uomo, perché l’uomo possa “salire” o “ascendere” al mondo di Dio. Il significato di Cielo, quindi, è antropologico, religioso e spirituale, non fisico o materiale, spaziale e astronomico. L’Ascensione, perciò, indica l’inserimento nella vita divina, la comunione, l’infinito e l’eterno. Ciò consente di comprendere il mistero dell’Ascensione come collegato alla Resurrezione del Signore.

La frase del Vangelo: “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio(Mc 16,19) indica il punto finale della Risurrezione. Il corpo di Cristo è glorioso fin dall'istante della sua Risurrezione, come provano le proprietà nuove e soprannaturali che mostra in permanenza (Lc 24,31; Gv 20,19.26). La sua gloria, però, era ancora velata dall’umanità ordinaria (Mc 16,12; Lc 24,15; Gv 20,14-15; 21,4). Nella sua ultima apparizione, invece, tale umanità entrò definitivamente nella gloria divina, simbolizzata dalla nube (At 1,9; Lc 9,34-35), dal cielo (Lc 24,51) e dal sedersi per sempre sul trono alla destra del Padre. Queste immagini descrivono l'evento storico e trascendente dell'Ascensione.

Da allora, il Signore siede anche corporeamente in cielo, alla destra del Padre, ne condivide la gloria e l’onore e intercede per “quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio(Eb 7,25). Com ciò ha inaugurato il definitivo Regno eterno del Signore, che mai tramonterà, mai sarà distrutto, nel quale tutti i popoli e le nazioni lo adoreranno (Dn 7,14). Apostoli e credenti diventano i testimoni del “Regno che non avrà mai fine”. Ascensione  al cielo significa, quindi, partecipare alla potenza e autorità di Dio. Nella sua umanità, Gesù Cristo è Signore, detiene ogni potere nei cieli e sulla terra, è sopra ogni potenza angelica (principati, potenze e dominazioni). Poiché il Padre “ha sottomesso tutto ai suoi piedi(Ef 1,21-22), Cristo è Signore del cosmo (Ef 4,10; 1Cor 15,24.27-28) e della storia. In lui sono “ricapitolati”, ossia trovano compimento trascendente (Ef 1,10), tutta la creazione e la storia umana. Egli è il Capo della Chiesa che è il suo corpo (Ef 1,22). Avendo compiuto la sua missione, elevato al cielo e glorificato, permane anche sulla terra, nella sua Chiesa e suo Regno. È già presente nel mistero del suo germogliare nella nostra Terra.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

La preghiera iniziale invoca dal Padre la possibilità di attuare la speranza che anche la nostra umanità sia innalzata accanto al Figlio già asceso al cielo e nostro capo nella gloria: “Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”. 

L’Ascensione di Cristo, come santo scambio di doni, consenta anche al nostro spirito d’innalzarsi alla gioia del cielo: “Accogli, Signore, il sacrificio che ti offriamo nella mirabile ascensione del tuo Figlio, e per questo santo scambio di doni fa’ che il nostro spirito s’innalzi alla gioia del cielo”.

Nell’orazione finale chiediamo al Signore onnipotente e misericordioso, di poter gustare i divini misteri e desiderare la patria eterna, dove ha innalzato l’uomo accanto a lui nella gloria: “Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria”. 

Gualberto Gismondi OFM