• 04 Mar

 

I Domenica di  Quaresima1°  Marzo 2020

I Domenica di Quaresima :

Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto 

    

Il Triduo Pasquale e i successivi Cinquanta Giorni che portano alla Pentecoste sono il centro e il fondamento luminoso dell’anno liturgico. In Quaresima, le letture bibliche hanno per centro il Mistero Pasquale del nostro Signore Gesù Cristo.

Il tempo di Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e prepara i cristiani, mente e cuore, all’adeguata celebrazione di quei misteri importanti e gloriosi. In essi, fin dai primi secoli, la Chiesa completava la preparazione dei catecumeni al loro battesimo nella Veglia Pasquale.

In questa prima Domenica il Vangelo presenta la Tentazione di Gesù, sia in se stessa che in rapporto alla storia della nostra salvezza.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

Gen 2, 7-9; 3, 1-7: “7Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 3,1Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?". 2Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"". 4Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male". 6Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”.

 

Rm 5, 12-19: “12[Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…] 13Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 16E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute ed è per la giustificazione. 17Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19Infatti, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.

 

Mt 4, 1-11: “1In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane". 4Ma egli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo depose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra. 7 Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9"Tutte queste cose io ti darò, se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". 10Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. 11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

I quaranta giorni della Quaresima esprimono bene i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel digiuno e nel deserto. La Chiesa li rivive per fare partecipare anche noi al mistero di Gesù che digiunò, pregò e soffrì, perché anche noi vincessimo le tentazioni, con lui e come lui.

La Liturgia della Quaresima fa rivivere questi misteri nel loro aspetto sacramentale. I quaranta giorni di Gesù nel deserto evocano i quarant’anni nei quali Israele peregrinò nel deserto. Essi, però, rappresentano anche la nostra vita, che ripete sovente quei vecchi peccati di ribellione, inosservanza e sfiducia.

Gesù incomincia il cammino verso la sua Passione, lottando contro le tentazioni. Matteo descrive le tentazioni di Gesù, come deformazioni diaboliche della sua missione messianica. Satana, infatti, chiedendo a Gesù di mostrare i propri poteri divini, anticipa le derisioni che il Figlio di Dio subirà sulla croce: “salva te stesso, scendi dalla croce”. Gesù, invece, anziché servirsi a proprio vantaggio dei suoi poteri divini, decise di entrare nei deserti desolati della nostra esistenza umana per risanarci. Volle camminare con noi e soffrire per noi, sino alla fine del suo pellegrinaggio terreno.

Fece questo perché ci ama fino in fondo.

Volle, quindi, assoggettarsi alla tentazione e alla morte, per essere totalmente solidale con noi, affinché noi possiamo condividere interamente con lui la sua vittoria su la tentazione, il dolore e la morte.

Respinse la tentazione satanica di trasformare le pietre in pane poiché preparava qualcosa immensamente migliore: trasformare le nostre, “pietre di morte” nel suo “pane di vita”. Morendo ci ha dato se stesso: pane vivo eucaristico, cibo di Vita eterna, Vita divina, fonte di Risurrezione. Col suo pane trasforma i nostri cuori di pietra in cuori di carne, capaci di amare, perdonare, riconciliarci e usare misericordia nella vita di ogni giorno.

In un mondo sempre affamato di Dio, Gesù trasforma le pietre del nostro egoismo nel suo pane di amore divino, che riempie il nostro cuore del suo autentico amore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea bene il valore salvifico di questi misteriosi avvenimenti. Gesù è il nuovo Adamo, pienamente fedele al Padre, all’opposto del vecchio Adamo che si lasciò vincere dalla tentazione. Gesù, obbediente in tutto alla volontà del Padre, è l’esatto opposto del popolo, che nel deserto, per quarant’anni provocò Dio e gli disobbedì. Il Cristo, vincendo le tentazioni sataniche, anticipò la piena vittoria che avrebbe conseguito nella sua dolorosa passione (CCC 539). Satana già sconfitto nella tentazione del pane, ricorse a quella dei segni immediati di un miracolismo messianico magico, inutile e privo di ogni senso, come il gettarsi dal punto più alto del tempio e rimanere incolume. Sconfitto un seconda volta, passò alla terza tentazione: il messianismo politico, l’idolatria del potere, il culto del dominio. Gesù lo sconfisse ancora, confermando: la sua dedizione totale al progetto di amore; al dono di sé al Padre; la sua opposizione a ogni sopraffazione e potere.

Il perenne contesto di due tipi di umanità è illuminato bene dalla prima lettura. Genesi ci presenta l’uomo peccatore, che decide il bene e il male, fuori o contro Dio, cadendo nell’insanabile contraddizione con se stesso, tutti e tutto. L’uomo giusto, invece, è nell’armonia d’amore con Dio, se stesso e il prossimo. Sempre vi saranno persone vinte da l’orgoglio, l’egoismo e la sete di potere, che il Signore guarisce.

Paolo descrive bene la reale portata della vittoria di Cristo, che non si limitò a una semplice “restaurazione” o una “guarigione dalle ferite del peccato”. Egli, invece, ci elevò allo splendore della figliazione divina, alla dignità di figli di Dio, alla risurrezione dei nostri corpi mortali. Il Signore Gesù ci ha aperto, una volta per sempre, il suo stesso orizzonte divino, infinito e luminoso. Ci ha confermato la perfetta somiglianza in tutto con lui, vero Figlio di Dio e unico prototipo autentico dell’Adamo perfetto.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Nelle Preghiere iniziali chiediamo che la Quaresima attui la nostra conversione, aumentando la nostra conoscenza e testimonianza di Cristo. Fragili per le ferite dell’antico peccato, chiediamo che la forza della Parola vinca in noi le seduzioni del maligno e ci dia la gioia dello Spirito: O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. “O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo d’intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito”.

 

Nell’offrire i nostri doni invochiamo: Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto s’ispiri sempre più al sacrificio che santifica l’inizio della Quaresima, tempo favorevole per la nostra salvezza”.

 

Concludiamo chiedendo di aver sempre fame del pane vivo e vero che è Cristo e della sua parola di vita eterna: Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre, alimenti in noi a fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e c’insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca”. 

Gualberto Gismondi OFM

  • 08 Feb

            

VII Domenica Tempo Ordinario anno A23 Febbraio 2020

 

Settima Domenica delTempo Ordinario:

siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste  

 

In questa domenica il Signore completa il suo insegnamento sui nostri atteggiamenti e comportamenti verso Lui e verso il nostro prossimo, esortandoci a essere addirittura perfetti come il nostro Padre celeste. 

Questo invito alla perfezione non deve intimorirci perché ci chiede di diventare, col suo aiuto, perfetti nell’amare.

Amare come Gesù ha amato noi, quindi, è un grande dono, un mistero che impegna la nostra fede, la nostra speranza e ci colma di gioia.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Lv 19, 1-2. 17-18: “Il Signore parlò a Mosè e disse: 2"Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: "Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. 17Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”.

 

1Co 3, 16-23: “16Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. 18Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, 19perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia . 20E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani. 21Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: 22Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! 23Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.

 

Mt 5, 38-48: “38In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

L’invito di Gesù a essere perfetti come il Padre celeste probabilmente ci spaventa o ci turba: non è una meta troppo alta per noi?

Le parole del Signore, però, hanno sempre un solido fondamento, per cui vanno interpretate bene. Sono parole di fiducia e consolazione, per cui non devono spaventarci. La sua infinita perfezione e santità anzitutto non significano mancanza di difetti, negatività insufficienze o altro. In Lui tutto è positivo, per cui la sua santità è anzitutto infinita bontà, amore, verità e tutto ciò che è buono.

Nessun altro, all’infuori di Lui può essere infinito, ma può essere buono, capace di amare, amante della verità e di ogni bene.

Dio è amore, quindi ci possiamo avvicinare sempre alla sua perfezione, amando Lui sopra tutto e tutti, e amando il prossimo come noi stessi. Anzi, a questo proposito, Gesù è andato decisamente oltre, dicendo di amarci l’un l’altro come Lui ha amato noi.

Così l’insegnamento è chiarissimo: possiamo e dobbiamo amare il Padre con tutte le forze e sopra ogni e il nostro prossimo come Gesù ha amato noi. È un programma grandioso e meraviglioso che non avremmo mai potuto pensare o immaginare. Gesù, quindi, ci propone qualcosa di concreto, reale e possibile, perché a Dio tutto è possibile.

Col Suo aiuto e la Sua grazia, tutti possiamo imparare ad amare Lui e il nostro prossimo.

Ma: come amare? Nel modo che ci ha insegnato: amare Lui con tutto il nostro essere e tutte le nostre forze e il nostro prossimo come Lui ha amato noi. Egli ama tutti in modo gratuito e generoso. Gratuito perché non chiede nulla in cambio. Generoso perché ci ama senza limiti.

Ci chiede, quindi, d’imitare questo suo modo di amare. Alcuni Santi dicevano che la misura di amare è amare senza misura.

La prima lettura, di questa domenica, dal Levitico dell’Antico Testamento, ci dice di non serbare alcun odio, risentimento o rancore nel cuore, non vendicarci, perdonare, amare il prossimo come noi stessi. Dio ci vuole santi perché è santo, ed è santo perché è amore.

Il modo di diventare santi, quindi, è imitare col suo aiuto il suo amore generoso, gratuito, senza limiti. Il motivo della nostra fiducia e speranza è che il Signore per primo si occupa e preoccupa del nostro santificarci. Ci è sempre vicino col suo aiuto e la sua grazia: se pecchiamo ci assolve, se cadiamo ci rialza, se sbagliamo ci corregge, se ci scoraggiamo c’incoraggia, se l’offendiamo ci perdona, se lo perdiamo o lo abbandoniamo ci cerca con amore come pecorelle smarrite; quando ci ritrova fa gran festa.

La perfezione divina alla quale c’invita Gesù, quindi, è l’amore verso Lui e verso tutti.

Paolo nella lettera 1ª ai Corinzi, presenta il progetto di Dio: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Questo vuol dire che, per santificarci, il Signore ha reso tutte le realtà più importanti e decisive dell’esistenza, nostre e, insieme, sue. Per questo ci ha inviato il suo Diletto Primogenito con la sua grazia, la sua Parola, i suoi esempi, i suoi sacramenti, la sua Chiesa. Tutto è Suo e nostro. Tutto quello che è di Cristo è nostro, Noi, però, siamo suoi. A sua volta, non c’è soltanto Gesù con noi, perché il Padre è sempre con Lui.

Ricapitolando: tutte le realtà definitive dell’esistenza umana: vita, morte, presente e futuro sono, insieme: totalmente nostre, di Cristo e del Padre.

 Cristo venne per vivere e morire con noi e per noi. Venne a condividere il nostro presente, per essere per sempre il nostro futuro. Al presente, noi viviamo e lottiamo insieme a Lui, per poter condividere, nel futuro, la sua beatitudine e la sua gloria. Egli, pienezza della santità divina, s’impegna  perché la nostra vita sia santa come la sua.

Essere perfetti nell’amore, quindi, è un grande mistero di fede, di  speranza e di gioia. Gesù è per sempre Emmanuel: Dio con noi. Il Figlio di Dio è per sempre Gesù: Salvezza di Dio, Salvatore. Le Persone divine ci fanno diventare perfetti perché sono infinitamente sante. Dice il “Levitico”: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”.

Dice S. Paolo: “non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” e ancora: “Santo è il tempio di Dio, che siete voi”. Perché allora temere lo splendido invito di Gesù: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”? Esso significa che le Persone divine credono in noi, hanno fiducia in noi, sanno che insieme a loro e col loro aiuto possiamo avanzare senza limiti e senza posa sulle vie della loro santità. Se ciò può sembrarci troppo bello per essere vero, ricordiamo sempre che tutte le loro parole, richieste e promesse sono sempre assolutamente, totalmente e innegabilmente vere.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Invochiamo il Padre perché ci aiuti ad essere sempre più attenti alla voce del suo Spirito e ci faccia conoscere come attuare la sua volontà nelle parole e nelle opere: Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole  e nelle opere”.

Chiediamo al Padre di riconoscere nel suo Figlio umiliato e crocifisso, la forza de quell’amore divino che con il vangelo della pace vince tutte le forme di male e di violenza:O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo vangelo di pace”.

La nostra offerta del pane e del vino dia gloria al Signore e giovi a salvare il mondo: Accogli, Signore, quest’offerta espressione della nostra fede: fa’ che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo”. Chiediamo anche che il cibo eucaristico donatoci ci sia pegno di vita eterna: Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna”.

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 08 Feb

 

VI Domenica Tempo Ord. A16 Febbraio 2020

 

Sesta Domenica Tempo Ordinario:

non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento

 

In questa sesta domenica possiamo meditare su alcune parole di speranza e di gioia molto incoraggianti, già presentate dalle Scritture ma, soprattutto, annunciate dal Signore Gesù.

Esse ci dicono ciò che il Padre ha preparato per coloro che lo amano. Il Figlio è venuto non ad abolirle, ma a confermarle e a dare loro la pienezza del compimento.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

Sir 15, 15-20. “15Se vuoi osservare i comandamenti; l'essere fedele dipende dalla tua buona volontà.16Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano.17Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.18Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. 19I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. 20A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare”.

 

1 Co 2, 6-10: “6Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. 7Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. 8Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9Ma, come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano . 10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio”.

 

  Mt 5, 17-37: “17In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.  20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.21Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.23Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.31Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Domenica scorsa il Signore ci ha detto che, come cristiani, siamo: il sale della terra e la luce del mondo. In questa domenica ci dice che cosa fare e come farlo per essere tali.

Già la prima lettura, dell’Antico Testamento, afferma con straordinario vigore la libertà e la responsabilità umana. L’una non può esistere senza l’altra. Presenta, poi, le realtà incompatibili in totale opposizione fra loro come il fuoco e l’acqua, la vita e la morte; così il bene e il male. Il bene è la vita, il male è la morte. Fra vita e morte non c’è alcuno spazio, quindi nessun relativismo, né ieri né oggi. Dio non ha mai comandato di essere empi, né ha mai dato a nessuno il permesso di peccare. Su tutto ciò Gesù è chiarissimo: “non sono venuto ad abolire la Legge e i Profeti ma a dare loro pieno compimento”.

Per questo motivo Gesù pone in pieno contrasto il “vi è stato detto” degli scribi, farisei e dottori della Legge, con il suo “ma io vi dico”.

Il “vi è stato detto” è parola di uomini, mentre il suo “ma io vi dico” è Parola di Dio. Gesù completa e perfeziona, facendo passare le esigenze spirituali ed etico-morali da la lettera che uccide a lo Spirito che è e che dà vita. Non basta più “non uccidere” bisogna amare, perdonare, servire.

Stesso passaggio per gli altri peccati. Non compiere il male non basta più: è necessario compiere il bene. Questo riguarda soprattutto quelle persone, anche credenti, che si domandano sempre: “Che male c’è?” Non si rendono conto che è la domanda peggiore, sbagliata e fuorviante.

Ripetiamolo sempre: il compito dei cristiani non è: non fare il male, bensì fare il bene. 

Non basta non uccidere, è necessario amare e servire la vita di tutti, accoglierla difenderla e servirla. Non basta non vendicarsi, è necessario perdonare, chiedere perdono, riconciliarsi. Non basta non mentire, non giurare, non testimoniare falsamente, è necessario impegnarsi a favore della verità. Ogni parola deve essere veridica e sincera. Il di più viene dal Maligno. Non basta evitare adulteri e divorzi, occorre scambiarsi reciprocamente: amore, rispetto, tenerezza, dolcezza, premure, delicatezze fra coniugi, genitori e figli e familiari.

Gesù col suo immenso amore ha trasformato la “Legge delle regole” dell’Antica Alleanza nella “Legge dell’amore gratuito, generoso e totale” ossia senza limiti della Nuova Alleanza. Le parole divine di Gesù: “Ma io vi dico”, ci trasformano tutti in creature divine.

Ora conta la nostra fedeltà autentica al Padre, a Cristo e al Vangelo. Su di essa si baserà il giudizio del Signore nell’ultimo giorno.

Ricordiamoci sempre la grande promessa fattaci dal Signore: “Chi osserverà anche i minimi di questi miei precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

Cieli e terra passeranno, queste parole non passeranno mai.

Esse fondano la nostra fede in Lui e nella della beatitudine eterna, la sua felicità e la sua gloria. La seconda lettura di questa domenica e la fede della Chiesa lo confermano: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano”.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Chiediamo anche noi di poter diventare al “stabile dimora” di Dio, amandolo con cuore retto e sincero e ascoltando sempre la sua parola: O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.

La seconda domanda da rivolgere al Signore è di essere sempre coerenti nella nostra vita con le esigenze del vangelo e diventare segni di riconciliazione e di pace: O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace”.

Offriamo al Signore il pane e il vino, chiedendogli di essere purificati, rinnovati e fedeli alla sua volontà: Questa nostra offerta, Signore, ci purifichi e ci rinnovi, e ottenga a chi è fedele alla tua volontà la ricompensa eterna”.

Il convito eucaristico ci faccia cercare sempre i beni veri che ci danno la vita autentica: Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, fa’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita”. 

 

Gualberto Gismondi OFM