• 30 Nov

domenica immacolata 20198 Dicembre 2019

 

Solennità dell’Immacolata Concezione della

Beata Vergine Maria

 

Seconda domenica di Avvento 

 

 Oggi la Chiesa celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, la donna che, fin dal suo concepimento, fu preservata da Dio intatta da ogni macchia di peccato, compreso quello originale.

Privilegio concessole per i meriti di Gesù Cristo, Figlio di Dio, di cui doveva divenire la Madre e la prima collaboratrice alla sua missione di salvezza.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

 

Gen 3, 9-15.20: “9Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?". 10Rispose: "Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". 11Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". 12Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". 13Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato".14Allora il Signore Dio disse al serpente: "Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.15Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno"”.

 

Ef 1, 3-6. 11-12:“3Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.4In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità 5predestinandoci a essere per lui  figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà,6a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. 11In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati - secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà -12a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo”.

 

Lc 1, 26-38: “In quel tempo l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: "Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te".29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".34Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". 35Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio". 38Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei”. 

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

 

È con grande gioia che la Chiesa celebra questa festa della Beata Vergine Maria, che ogni anno s’intreccia col tempo dell’Avvento.

La Santa Madre di Dio è il modello più attraente di adesione alla volontà del Padre, vissuta con la massima fedeltà. La liturgia, quindi, oggi ringrazia il Padre perché in Maria il suo piano di salvezza e di redenzione dell’umanità dal peccato si è realizzato nel modo più bello e completo.

Cominciato dal suo concepimento, ha reso Maria da sempre e per sempre l’Immacolata Concezione e la Piena di Grazia. Il Padre colmò di grazia e di Spirito Santo, fin dal primo istante della sua esistenza, Colei che doveva essere la Madre del suo Figlio Unigenito: Gesù Cristo. La preservò dal peccato originale e la rese immune da ogni altro peccato.

Il mistero del peccato originale è quello della ribellione a Dio compiuto fin dagli inizi da Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità, e da loro trasmesso a tutta la discendenza umana. Dio, infinito amore e verità, ci creò santi e immacolati nel suo amore, suoi figli e suoi amici, con tutto il bene che ne derivava. L’invidia del demonio, però, fece accettare alla coppia originaria la tentazione di poter diventare come Dio, contro di Lui, e costruire la propria vita senza di Lui.

Questo progetto umano che nega Dio sommo Bene, Amore e Verità, ha prodotto ogni male, odio, egoismo e menzogna sfociando nel dolore e nella morte. Esso da allora, oggi e sempre corrompe tempi e generazioni, imprigionando l’uomo e l’umanità nelle sofferenze, lacerazioni, mali, colpe individuali e sociali. La tragica sfiducia verso Dio, considerato nemico e rivale dell’uomo, ha sconvolto i rapporti fra l’uomo e la donna, l’umanità e la natura, il suolo e l’ambiente, ha causato gli abusi della creazione che producono catastrofi e disastri ecologici.

Nei rapporti umani ha prodotto guerre fratricide, rivoluzioni, terrorismo, violenze, corruzioni, sfruttamenti e ingiustizie. Tutta la storia umana dimostra il fallimento delle illusioni e pretesi di vivere “come se Dio non ci fosse”. In questo triste scenario di morte e desolazione ci ha sollevato la decisione di Dio che dove aveva vinto il peccato trionfasse la grazia. L’infinito amore di Dio rifulse nei suoi grandi progetti di alleanza, salvezza, redenzione, pace, riconciliazione e santificazione dell’umanità. Con essi l’ultima e decisiva parola è del bene non del male; della vita non della morte; dell’amore che si dona totalmente  e non della violenza e dell’egoismo: della verità e non della falsità e della menzogna.

Tutto ciò il Padre lo ha realizzato in Cristo, nuovo Adamo e Maria nuova Eva. La loro obbedienza d’amore alla volontà del Padre, ha vinto ogni male e peccato. Nell’Immacolata Concezione il Padre ha dato a ogni creatura umana l’esempio e modello di adesione piena e convinta ai progetti e la volontà divini.

Nella liturgia dell’Immacolata Concezione le scritture contrappongono le vittorie della salvezza sulla caduta, della santità sul peccato, della vita sulla morte, mostrando che la vittoria  definitiva sul male fu attuata dal Padre, mediante suo Figlio e la sua Santa Madre Maria. Maria fu preservata dal peccato originale e da ogni altro peccato perché in Lei doveva incarnarsi Gesù Cristo,  Signore di ogni santità.

La lettera agli Efesini afferma che il mistero dell’Immacolata, riguarda tutta l’umanità. Tutti, infatti, siamo stati scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a Dio, nella carità, predestinati a essere suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel suo Figlio amato.

Che cosa desiderare di più? Fin dall’eternità, il Padre unì Maria e quanti credono nel suo Figlio, a la vita eterna, la santità, la Risurrezione, la beatitudine e la gloria. La festa dell’Immacolata ci conferma che questo è il nostro presente e il nostro futuro. Da ciò deriva il nostro dovere di contribuire anche noi a far accogliere da tutta l’umanità lo splendido progetto delle Persone Divine.  

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

 

La prima orazione ci fa chiedere al Padre, per l’intercessione della Vergine Immacolata, di potergli andare incontro in santità e purezza di spirito:

O Padre, che nell’Immacolata Concezione della Vergine  hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l’hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito”.

 

Nell’offrire a Dio il nostro sacrificio di salvezza ricordiamo di chiedere al Padre che per l’intercessione della Vergine Immacolata possiamo essere liberati da ogni colpa:

Accetta, Signore, il sacrificio di salvezza che ti offriamo nella festa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e come noi la riconosciamo preservata per tua grazia da ogni macchia di peccato, così, per sua intercessione, fa’ che siamo liberati da ogni colpa”. 

Per poter guarire dalle ferite delle colpe dalle quali il Padre preservò l’Immacolata Concezione chiediamo al Signore che in noi operi pienamente il sacramento che abbiamo ricevuto:

Il sacramento che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro, guarisca in noi le ferite di quella colpa da cui, per singolare privilegio, hai preservato la beata Verine Maria, nella sua Immacolata Concezione”. 

 

Gualberto Gismondi ofm

Avvento

 

 

  • 30 Nov

I Avvento1 Dicembre 2019

 

1ª Domenica d’Avvento, Anno A:

Risveglia in noi uno spirito vigilante

 

 

L’orazione iniziale della Messa c’introduce al suo significato con queste parole: “O Dio, Padre misericordioso, che per riunire i popoli nel tuo regno hai inviato il tuo Figlio unigenito, maestro di verità e fonte di riconciliazione, risveglia in noi uno spirito vigilante, perché camminiamo sulle tue vie di libertà e di amore fino a contemplarti nell’eterna gloria.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

(Isaia 2, 1-5) 1Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.2Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s'innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti.3Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.4Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra.5Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”.

(Rm 13,11-14) “11è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. 12La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. 13Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. 14Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri”.

(Mt 24, 37-44) “37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata. 42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

L’invito iniziale: “risveglia in noi uno spirito vigilante, perché camminiamo sulle tue vie di libertà e di amore” proviene dal Signore, che ci esorta a vegliare e vigilare, perché in un giorno e un’ora a noi sconosciuti Egli verrà per la sua venuta finale.

L’esempio severo di cui si serve, il diluvio universale ai tempi di Noè, c’impressiona, in confronto ai modi dolci e festosi con i quali è rappresentata la nascita del bambinello Gesù nella povera grotta di Betlemme. La drammatica immagine del diluvio invita a contemplare, nella sua concreta grandezza, il mistero della venuta di Cristo. Mistero che inizia nella povertà e umiltà di Betlemme, per concludersi, alla fine, nella gloria e potenza del Signore Risorto, che giudica i vivi e i morti, come preghiamo nel “Credo”.

Il compito dell’Avvento, quindi, è di prepararci sia alla prima venuta del Signore nell’umiltà della sua natura umana, che al suo finale ritorno glorioso e conclusivo. Nel mistero dell’Incarnazione, infatti, le due venute sono strettamente connesse.

La parola d’Isaia e quella del Signore accostano il tempo finale e quello imminente del Natale, per preparaci a viverli con onestà, rivestendo le virtù e gli esempi del Signore Gesù, camminando nella sua luce, superando le attrattive terrene, i desideri mondani e i richiami della carne.

Così inteso, il Natale costituisce sempre una meta radiosa e un cammino impegnativo verso i beni eterni e l’ingresso definitivo nel Regno dei cieli. Vegliare e vigilare, quindi sono il modo migliore di attendere le venute e le visite di Cristo, non solo a Natale e alla fine dei tempi, ma ogni giorno. La visione d’Isaia del tempio di Gerusalemme, monte del Signore da cui vengono la Legge, la Parola di Dio e la pace messianica, nutrì per secoli la speranza e l’attesa dell’antico popolo di Dio.

Nel Nuovo Testamento, quel tempio rimane soltanto una suggestiva immagine materiale e terrena del vero Regno dei cieli, regno della giustizia, santità e pace divina di Cristo. In tutta la Scrittura, la pace divina è sempre dono e frutto del Regno di Dio. Le splendide visioni profetiche non si realizzarono mai in modi terreni visibili, poiché sono solo immagini e racconti idealizzati delle opere reali compiute pienamente dal Signore Gesù Cristo e dal suo Santo Spirito nelle loro venute fra noi. Entrambi, mediante la Chiesa, operano nel mondo prodigi di giustizia, santità, amore, perdono, riconciliazione e salvezza offerti a tutti.

La Lettera ai Romani li definisce: “luce del giorno che disperde le tenebre della notte” o semplicemente: “opere della luce”. Esse sono: amare Dio, amare il prossimo, pregare, perdonare, servire, riconciliarsi, condividere. Il pieno giorno è la vita eterna che ci è stata donata e con la quale sconfiggiamo le opere delle tenebre: gozzoviglie, ubriachezze, impurità, contese, gelosie, invidie ecc.

Guardare la luce del Natale significa guardare in alto, dove è e da dove viene il Signore, il Dio della pace, che porta i suoi doni generosi di salvezza, di amore e ogni vero bene. Attendere il Natale è aprirsi alla luce e alla gioia senza fine che conducono alla beatitudine e alla gloria.

Anche i nomi del Signore, in lingua ebraica esprimono le più affascinanti promesse. Emmanuel significa: Dio è e sarà sempre Dio con noi. Gesù significa: Dio salva, Dio è salvezza.

 

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa

Nella liturgia di questa domenica, le preghiere più importanti sono piene di gioia e di speranza. Ci esortano a implorare il Padre perché la sua grazia muova la nostra volontà ad andare incontro al suo Figlio con le buone opere che c’introducono nel suo Regno, accanto a lui nella gloria. Rendiamo nostra questa splendida preghiera: “O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il Regno dei Cieli.

La preghiera sulle offerte, invece, c’insegna a dedicare al Signore i doni della sua benevolenza che Egli ci dà come pegno della nostra salvezza. Diciamo anche noi con la Chiesa: “Accogli Signore, il pane e il vino, dono della tua benevolenza, e fa che l’umile espressione della nostra fede sia per noi pegno di salvezza eterna”.

Infine, poiché il massimo dono del Signore è l’Eucaristia, ringraziamolo, invocando con tutta la Chiesa: “La partecipazione a questo sacramento, che a noi pellegrini sulla terra rivela il senso cristiano della vita, ci sostenga Signore, nel nostro cammino e ci guidi ai beni eterni”.

Gualberto Gismondi ofm.

Avvento