• 23 Set

XXV Domenica del Tempo Ordinario A20 Settembre 2020

25ª Domenica del Tempo Ordinario:

Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi

La frase conclusiva della prima lettura ci mostra l’enorme differenza delle vie e dei pensieri di Dio, dai pensieri e dalle vie umane. La seconda lettura insegna le molte possibilità di vivere, che ci concede il nostro essere con Cristo, mentre il Vangelo indica la diversità dei giudizi e criteri divini, da quelli puramente umani.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 55,6-9: 6Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.7L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.8Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.9Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.   

Fil 1,20-27: Fratelli, 20Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.21Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. 23Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. 27Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

Mt 20,1-16: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 1“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". 7Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Fra le letture bibliche di questa domenica, la prima mostra l’enorme differenza fra le vie e i pensieri di Dio e i  pensieri e le vie umane.

La seconda lettura, invece, illustra le possibilità che derivano dall’essere con Cristo.

Il Vangelo conferma chiaramente che i giudizi e i criteri divini differiscono enormemente dai nostri, puramente umani.

Il primo testo, tratto da Isaia, illumina la trascendenza divina, confrontandola con le forme antiche di religiosità pagana, medio-orientale, di ordine materialista, panteista ecc. Mostra quindi che la grandezza di Dio non si manifesta solo nel dirigere l’Universo e le forze che operano in esso, ma soprattutto nella storia umana, vicino a noi ogni volta che lo cerchiamo e lo invochiamo. Approfondendo questo fatto, le Scritture mostrano che la grandezza di Dio risiede nella sua immensa misericordia e nella larghezza del suo perdono, che emergono quando ritorniamo a lui per abbandonare il male. Giustamente, quindi, l’Antico Testamento insiste sulla sua pazienza, misericordia, e lo presenta lento all’ira e ricco di grazia.

Nella Lettera ai Filippesi, San Paolo ci mostra la difficoltà nello scegliere che cosa sia meglio: morire o vivere? “Morire” significa entrare nella piena e definitiva comunione con Cristo e contemplare il suo volto. “Vivere”, significa, invece, continuare ad annunciare nel mondo, la gloria di Dio, le meraviglie compiute  dall’amore divino e la salvezza dei fratelli.

Il Vangelo presenta una parabola di Gesù, di non facile comprensione, poiché va ambientata nel contesto cui Gesù si riferisce. L’argomento centrale è la convinzione degli scribi, farisei, dottori della legge e sacerdoti che ritenevano la salvezza un loro esclusivo privilegio e beneficio nazionale, culturale e religioso. Volevano escludere tutti gli altri, si consideravano “i primi” ed erano i nemici più accaniti di Gesù che offriva i suoi doni a tutti: peccatori poveri, pagani e ultimi. Gesù offriva l’identica salvezza a tutti: giudei e pagani, giusti e peccatori, passando dall’esclusivismo giudaico all’universalità del Regno di Dio. Gesù fonda la nuova alleanza sulla grazia e il perdono.

Il Regno di Dio non un salario o uno stipendio per le opere della Legge, la salvezza non è un ricompensa contrattuale. Tutto è gratuità d’amore e comunione, invito e dono a una gioia senza limiti. I “primi” della parabola, ossia scribi e farisei, mormorano perché non vogliono che gli ultimi arrivati, ossia i peccatori e i pagani siano amati e accolti bene. La parabola, quindi, non ha un senso sindacale o sociale, ma salvifico, religioso e spirituale.

Gesù rivela il volto del Padre, il cui amore è immensamente superiore alla giustizia strettamente intesa. La sua generosità offre molto più di quanto dovuto come stretta ricompensa delle opere. T

ale ricompensa, soprattutto, è il dono della comunione divina, del farci suoi figli, di essere sempre con lui ora e nella vita eterna, della risurrezione. In questa prospettiva di fede, la parabola è grazia, gioia, esultanza. L’infinita bontà e l’amore misericordioso del Padre ci inondano. E noi, chi siamo: i primi o gli ultimi?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Chiediamo al Padre quanto chiede la Chiesa: il dare all’ultimo quanto al primo faccia comprendere a tutti l’impagabile onore di lavorare nella sua vigna fin dal primo mattino: “O Padre, giusto e grande nel dare all’ultimo operaio come al primo, dimostri che le tue vie distano dalle nostre quanto il cielo dalla terra; apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole del tuo Figlio, perché comprendiamo l’impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino”.

Nell’offrire i nostri doni al Signore, chiediamogli i veri beni nei quali credere e sperare: “Accogli, o Padre, l’offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli”.

Chiediamo al Signore che la redenzione operata da questi misteri guidi, sostenga sempre e trasformi tutta la nostra vita: “Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 16 Set

XXIV Domenica Tempo Ordinario A13 Settembre 2020

24ª Domenica del Tempo Ordinario:

Se vogliamo essere perdonati, impegniamoci a  perdonare

Il perdono cristiano è al centro dell’insegnamento di questa domenica. La prima lettura, dell’Antico Testamento, mostra quanto siano devastanti e rovinosi il rancore, l’ira, l’odio, la collera e la vendetta.  Tali malattie mortali dell’anima guastano anche il corpo. Da essi ci libera soltanto la grazia misericordiosa di Cristo. Sono, però, necessari anche il nostro pentimento e conversione. L’insegnamento del Vangelo è chiaro: per essere perdonati impegniamoci a  perdonare.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Sir 27,33-28,9: 27,33Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. 28,1Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.2Perdona l'offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.3Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? 4Lui che non ha misericordia per l'uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati?5 Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, chi espierà per i suoi peccati? 6Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. 7Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l'alleanza dell'Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Rm 14,7-9: Fratelli, 7nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, 8perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. 9Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Mt 18,21-35: In quel tempo, 21Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: "Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?". 22E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello".   

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Abbiamo accennato al perdono cristiano come centro dell’insegnamento di questa domenica. La prima lettura, dal libro del Siracide dell’Antico Testamento, mostra l’abiezione e l’orrore che accompagnano: rancore, ira, odio, collera e vendetta. Queste malattie mortali dell’anima rovinano la mente e il cuore, ce ne libera solo la misericordiosa grazia divina, ma esigono il nostro sforzo di pentimento e di conversione. Il peccatore dominato da queste  malattie mortali è in una condizione orribile. Chi rimane nell’ira non può guarire. Chi odia il fratello è un omicida. Chi non fa misericordia non otterrà misericordia Il Signore ci suggerisce la via sicura guarirne: perdonando e pregando per chi ci ha offeso otteniamo il perdono e siamo ristabiliti nella carità. Per pregare, perdonare e non odiare dobbiamo ricordare i comandamenti e i precetti dell’Alleanza. Il Siracide presenta la sapienza dell’Antico Testamento: il bene produce bene, il male produce sempre altro male.

La Lettera di San Paolo ai Romani presenta l’insegnamento del Nuovo Testamento con motivazioni più elevate, basate sul rapporto fra noi e Cristo. Sottolinea anzitutto che l’esistenza dei battezzati e dei fedeli appartiene totalmente a Cristo. Nessuno di noi vive o muore per se stesso, perché tutti viviamo e moriamo per il Signore. Quindi, sia che noi viviamo sia che moriamo, siamo sempre del Signore Gesù Cristo, morto e ritornato in vita, per essere il Signore di tutti: vivi e morti.

Anche l’insegnamento del Vangelo è molto chiaro. Alla domanda di Pietro a Gesù: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. La risposta di Gesù è precisa e tranciante: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”. Lamech, riferisce Genesi, si vantava di vendicarsi settanta volte sette (Gen 4, 24). Neppure la legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente” e il precetto “non fare agli quello che non vorresti fatto a te” estirparono la vendetta e i rancori illimitati. Il perdono esige la grazia di Gesù che esige di perdonare: “settanta volte sette”, cioè sempre. Al riguardo, la parabola del Vangelo è decisiva.

Dio perdona generosamente e prontamente tutte le nostre colpe e assolve tutti i nostri peccati, alla condizione che anche noi facciamo altrettanto verso i nostri offensori.

Chi nega pietà e misericordia al proprio fratello non troverà pietà né misericordia. Gesù, infinitamente pietoso e misericordioso, ce lo ricorda chiaramente: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”. Quasi sempre perdonare è difficile e doloroso. Ogni volta che certe ingiustizie subite ci ritornano in mente, chiediamo al Signore di perdonare coloro che li hanno compiuti e preghiamo per il loro pentimento.

Chiediamo: “Signore Gesù Cristo, voglio perdonare nel tuo nome a chi mi ha fatto …”. Il Signore ce lo concederà.

È l’unica via per guarire da odi, rancori e vendette e lenire il dolore delle ferite. Dimenticare è impossibile. Certe esperienze non si dimenticheranno mai. Più sono gravi e dolorose, più si ricordano. Questo ricordo, però, non è peccato. Peccato è rinchiuderci volutamente nell’odio e nel rancore, che aumentano il nostro dolore fino a ucciderci. Ogni volta che ricordiamo, aggiungiamo una preghiera per chi ci ha offeso. Questa preghiera guarisce le ferite, ridona pace dell’anima, serenità della mente e gioia del cuore. Attira la grazia del Signore Gesù che ci fa’ perdonare di vero cuore e vincere dolore, vendette, tristezza, frustrazioni e preoccupazioni. Questa grazia ci fa amare quanti fanno del male. Gesù, S. Stefano, S. Paolo e i santi martiri ce ne danno l’esempio. È la via stretta della pace, gioia, salvezza e santità. 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La prima orazione ricorda che perdonando, otteniamo un cuore nuovo, sempre più grande di ogni offesa, a immagine del Figlio di Dio: “O Dio di giustizia e di amore, che perdoni a noi se perdoniamo ai nostri fratelli, crea in noi un cuore nuovo a immagine del tuo Figlio, un cuore sempre più grande di ogni offesa, per ricordare al mondo che tu ci ami”.

Ofrire a Dio doni e preghiere giova alla salvezza di tutti :“Accogli con bontà, Signore, i doni e le preghiere del tuo popolo, e ciò che ognuno offre in tuo onore giovi alla salvezza di tutti”.

La preghiera finale chiede che non prevalgano i nostri sentimenti, ma l’azione dello Spirito Santo: “La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito”.

Gualberto Gismondo OFM

 

  • 09 Set

XXIII Domenica Tempo Ordinario06 Settembre 2020

23ª Domenica del Tempo Ordinario:

dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro

Il Vangelo e le letture di questa domenica presentano la pratica della correzione fraterna come mezzo affidato ai credenti per attuare l’aiuto e il sostegno reciproco e correggere errori e colpe con spirito di carità, amore, rispetto. Con essa ci comunichiamo in modo sereno e generoso i doni del Signore. 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Ez 33,7-9: “Mi fu rivolta questa parola del Signore: 7O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 8Se io dico al malvagio: "Malvagio, tu morirai", e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 9Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato”.

Rm 13,8-10: “Fratelli, 8Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole; perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge. 9Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai , e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 10La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità”.

Mt 18, 15-20: “In quel tempo Gesù disse al suoi discepoli: 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro"”. 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Vangelo e letture di questa domenica presentano la correzione fraterna come mezzo di cui i cristiani e la Chiesa possono servirsi per aiutarsi e sostenersi reciprocamente e superare errori e colpe nello spirito di carità, amore, rispetto e comunicazione generosa dei doni del Signore.

Senza amore e carità non si può correggere nulla e nessuno.

La prima orazione indica che per procedere alla correzione fraterna dobbiamo prima rinnovare il cuore e lo spirito e renderci sensibili alle esigenze dei fratelli. Nell’Antico Testamento Dio affidava ai profeti il compito di correggere. La prima lettura presenta il Signore che comanda al profeta Ezechiele di avvertire i malvagi perché si convertano e non muoiano. Se non li avverte il Signore gliene chiederà conto.

Per san Paolo questo dovere deriva dall’amore del prossimo o carità, perfezione della legge. L’amore fonda tutte le prescrizioni e i consigli della lettera ai Romani. Senza la carità i precetti si slacciano. Gesù affida il compito alla Chiesa, collegandolo alla facoltà divina di sciogliere e/o legare, affidata a Pietro e agli Apostoli.

Il Figlio di Dio sviluppa il suo discorso in questa prospettiva. Il “Regno dei Cieli” è un’istituzione della grazia e dell’amore divino, per salvare e santificare singoli e umanità. Di qui l’impegno pastorale per prevenire e sanare gli errori e i peccati che accompagnano l’esistenza delle persone e il cammino della Chiesa.

È l’amore misericordioso a spingere alla correzione fraterna.

Gesù invita, anzitutto, correggersi l’un l’altro. Se il colpevole ascolta, si guadagna un fratello. Se non ascolta, si può ricorrere a due o tre persone, per risolvere le difficoltà sulla parola di due o tre testimoni. Se chi ha mancato non ascolta neanche la comunità, lo si considera un pagano o un pubblicano. Gesù insegna, tuttavia, che è necessario fare ancora di più. Il rimedio fondamentale è pregare. Ciò che le “ammonizioni” non ottengono, l’ottiene la preghiera personale e comunitaria. Gesù dice di pregare insieme nel suo nome, perché questa preghiera ha la massima potenza spirituale e salvifica.

Egli promette che se anche due soli, sulla terra, chiedono qualunque cosa al Padre celeste la otterranno. Tale promessa vale fino alla fine dei tempi: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Queste riunioni nel suo nome, nella Chiesa completano il suo mandato: “tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo”. L’altra parte del mandato “tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo”, tuttavia, non è una minaccia, ma un dono di amore e garanzia della verità. Riguarda, infatti, le certezze, le verità, i beni e i valori che esigono di essere creduti e vissuti per entrare nel Regno dei Cieli.

La liturgia, legge di fede afferma oggi nella prima orazione: Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello, secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Abbiamo già indicato l’orazione che apre la liturgia eucaristica di questa domenica. Passiamo, quindi, all’offerta dei doni. In essa chiediamo la giusta adorazione per la grandezza divina, e la fedeltà e concordia dei suoi figli: “O Dio, sorgente della vera pietà e della pace, salga a te nella celebrazione di questo mistero la giusta adorazione per la tua grandezza e si rafforzi la fedeltà e la concordia dei tuoi figli”.

Nell’orazione finale imploriamo, soprattutto, il progresso costante nella fede: “O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli alla mensa della parola e del pane di vita, per questi doni del tuo Figlio aiutaci a progredire costantemente nella fede, per divenire partecipi della sua vita immortale”.

Gualberto Gismondi OFM