• 15 Lug

XV Domenica Tempo Ordinario A12 Luglio 2020

15ª Domenica del Tempo Ordinario:

 Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano

    

Questa domenica ci presenta l’efficacia e la forza fecondatrice della Parola di Dio, in tutte le circostanze, favorevoli o sfavorevoli, che deve affrontare. Comunque esse siano, essa non scende mai invano su noi. Tuttavia, quanto più il nostro ascolto corrisponde con attenzione, amore e convinzione, tanto più aumenta la sua potenza di rinnovarci e rinvigorirci nell’attuare il bene. È così che il Signore opera per far nascere e crescere il suo Regno.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 55,10-11: Così dice il Signore: 10Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia,11così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.

Rm 8,18-23: Fratelli, 18ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. 19L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. 20La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza 21che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. 23Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Mt 13,1-231Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti".10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". 11Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete ,guarderete, sì, ma non vedrete.15 Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchie hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchie non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! 18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno".

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

La liturgia della Parola di questa domenica ci fa meditare su una rappresentazione molto appropriata del profeta Isaia: la somiglianza fra pioggia, neve e Parola di Dio.

Ciò che le rende simili è la loro fecondità e fertilità. La pioggia e la neve fecondano la terra, facendone germogliare semi con i quali seminare ancora oppure preparare il nostro nutrimento, come il pane. La Parola che esce dalla bocca di Dio non ritorna a lui senza aver realizzato i suoi progetti di bontà e compiuto la sua volontà di misericordia, di salvezza e di santità. La Parola del Signore, infatti entra nei cuori e nelle menti, trasformando coscienze e persone. Inoltre, mediante le persone che l’accolgono e si aprono a un dialogo d’amore con Dio nella preghiera, la lode, il ringraziamento, la benedizione e l’offerta, la Parola di Dio agisce negli eventi della storia.

La seconda lettura, la lettera di S. Paolo ai Romani, eleva la riflessione a un livello piano ancora più alto e ampio, che abbraccia l’intera creazione, il cosmo e l’universo. S. Paolo rileva che tutta la creazione attende fervidamente l’apparizione della nuova umanità, quella composta dai figli di Dio, che non sottomettono alla caducità gli splendori e le ricchezze divine della creazione, né sviliscono o deturpano la natura a vantaggio di pochi, che la sottraggono all’intera umanità, alla quale Dio l’ha destinata e donata. Questo è il grande problema dell’umanità, divenuto sempre più tragico in questi ultimi secoli. Egoismo e avarizia riducono le migliori realtà della creazione a strumenti di morte, distruzione, oppressione e povertà, anziché espanderle al servizio di tutto l’uomo e di tutta l’umanità. Come seguaci di Cristo, il nostro compito è di contribuire a liberare la creazione dalla schiavitù e dalla corruzione perché anch’essa possa entrare nella libertà e la gloria dei figli di Dio. Ance Paolo ricorre a una forte immagine, quella del parto, in cui sono coinvolte l’intera creazione e tutta l’umanità, per fare nascere l’uomo nuovo e il mondo nuovo, nei quali il Regno di Dio sarà tutto in tutti.

Il Vangelo presenta una situazione che appare del tutto incomprensibile alla mentalità attuale, annebbiata e confusa da moderno,  postmoderno, consumismo, produttivismo ecc. Che senso ha per lui, sciupare la buona semente, spargendola in terreni cattivi come strade, sassi e spine? In realtà, il Signore spiega bene quali sono i cattivi terreni. Strada sono le persone che ascoltano ma non comprendono. Terreno sassoso sono gli incostanti, che crollano nelle tribolazioni e persecuzioni. Rovi e spine sono quanti si preoccupano solo di mondanità e ricchezze. Il Signore, però, va in cerca proprio dei terreni sterili perché sono quelli hanno maggior necessità di essere curati, sanati, guariti e resi fecondi. Il Signore vede molto più in là di noi. Sa che nonostante tutte le opposizioni e le avversità che minacciano il suo buon seme, questo può  attecchire anche nelle peggiori condizioni e dargli un raccolto molto abbondante. Il Signore crede in noi, ha fiducia in noi, nonostante le nostre debolezze, incapacità, tentazioni.

Se agli occhi umani la speranza appare esile, il Signore sa che le forze del male non prevarranno e che alla fine la sua grazia misericordiosa e la potenza del suo Regno prevarranno daranno frutti del cento, sessanta e trenta per uno. Terreno buono sono quanti ascoltano, comprendono e s’impegnano. Forse è meglio dire: quanti si sforzano di ascoltare, di comprendere e di impegnarsi.

La storia della Chiesa conferma che non le sono mai mancati né tali credenti né i santi. La parola di Dio ci dice che essi sono “una moltitudine sterminata che nessuno può contare” (Ap, 7,9) perché a Dio tutto è possibile (Mt 19, 26), e dove abbondò il peccato fa sovrabbondare la sua grazia (Rm 5,20).   

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

La liturgia di questa domenica ci offre due preghiere iniziali. La prima chiede che i cristiani vivano sempre in modo conforme al loro nome. La seconda più aderente al tema evangelico chiede che lo Spirito Santo semini sempre nei solchi dell’umanità, per portare frutti di giustizia, pace e speranza del Regno. “O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano ritornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme”.  “Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che continui a seminare nei solchi dell’umanità, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno”. 

I doni offerti diventino per tutti i credenti cibo spirituale di santificazione “Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa un preghiera e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti”.

La preghiera finale chiede che la comunione ai sacri misteri confermi in noi l’opera della divina redenzione: “Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 08 Lug

XIV Domenica Tempo Ordinario A5 Luglio 2020

14ª Domenica Tempo Ordinario: 

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e vi darò ristoro

In questa domenica il Vangelo presenta il grande e amoroso invito di Gesù a; quanti sono stanchi e oppressi; le pecore senza pastore; quanti siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte; coloro che soffrono difficoltà nella vita; quanti vivono esistenze fragili, insicure e dolorose. A tutti loro il Signore annuncia la sua promessa di conforto e ristoro, di un giogo dolce e un peso leggero e soave.   

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Zc 9,9-10: Così dice il Signore: 9“Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.10Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra”.

Rm 8,9.11-13: Fratelli, 9voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 11E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. 12Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, 13perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Mt 11,25-30: In quel tempo Gesù disse: 25"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. 28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita . 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".  

 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Leggendo il Vangelo di questa domenica troviamo il grande invito di Gesù a quanti sono stanchi e oppressi, alle pecore senza pastore, a quanti siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte, a coloro che soffrono difficoltà nella vita, a quanti vivono esistenze fragili e dolorose.

A tutti questi il Signore ripete la promessa di conforto e ristoro, di rendere il loro giogo dolce e il loro peso leggero e soave. Gesù pronuncia questo discorso nel contesto di una grande, solenne e bellissima preghiera, nella quale ringrazia il Padre perché ha rivelato i suoi misteri ai “piccoli”.

Nel linguaggio biblico, il termine “piccoli” può indicare diversi soggetti. Tali sono, ad esempio, i bambini, puri di cuore e pieni di fiducia nei genitori. Tuttavia, i piccoli di cui si parla maggiormente, e anche qui, sono coloro che sono poveri e sofferenti, che non possono contare su nessuno, ma soltanto su Dio. Il Padre ha dato tutto al Figlio, perché lo faccia conoscere come vero Padre da tutti, ma soprattutto dai “piccoli” i “poveri” e gli “umili”, ossia quelli che davanti al mondo non contano nulla. Per questo Gesù, si è fatto volontariamente piccolo, povero e umile per amore di questi, che davanti al Padre e a lui contano moltissimo. Per conseguenza, soltanto chi è o si fa piccolo, povero e umile può conoscerlo e capire e comprendere i misteri del Regno che Gesù ci ha rivelato. Poiché nessuno può conoscere quello che solo il Figlio Gesù può rivelare, è necessario seguire Gesù povero, umile e mite di cuore. È Questa la vera sapienza, la sola saggezza e l’unica via di salvezza.

Nell’Antico Testamento il termine “giogo” indicava la legge che, però, gli scribi, i farisei e i dottori della legge avevano degradato a espressione d’inflessibile durezza. Gesù, invece, le restituì tutto l’aspetto di austerità e di dolcezza, derivante dalla volontà divina. Mediante la sua Grazia, Gesù le restituì il suo carattere impegno serio e gioioso, come espressione nata dal divini amore paterno, per portare i figli alla vita eterna e alla risurrezione. Impegno si, quindi, ma non peso grave. È lo stesso amore divino a renderla esigente.

La prima lettura, dal libro del profeta Zaccaria, invita tutti ad esultare di giubilo davanti al nuovo re messianico, vittorioso perché umile e giusto, inviato da Dio per fare sparire tutto ciò che serve alle guerre o le fomenta: carri, cavalli e archi da guerra. La sua venuta porterà pace a tutte le nazioni. Poiché annuncia e costruisce la pace, una folla di semplici, poveri, miti e sofferenti accorrerà a lui con gioia. In lui troveranno riposo dalle fatiche e pace dalle tribolazioni e sofferenze, coloro che lo cercano con tutto il cuore. Chi segue Gesù trova pace e serenità per la propria persona e il proprio spirito.

La seconda lettura, di San Paolo sviluppa questi aspetti in un senso ancora più spirituale. Ricorda, infatti, che i cristiani non sono più sotto il dominio tenebroso della carne, ossia della concupiscenza e del peccato, ma sotto il potere luminoso dello Spirito Santo. Lo Spirito di Dio, infatti, abita in noi che apparteniamo a lui. Quanti non hanno lo Spirito di Cristo non gli appartengono. Lo Spirito Santo, essendo divino, mediante la grazia divina risana interamente la nostra persona umana, rendendola divina. Per questo fatto, il Padre “che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in noi”.

Noi non siamo più debitori verso la carne e vincolati ai desideri carnali che conducono a morte, perché ad abitare in noi è lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti. In noi, egli farà morire le opere della carne e del peccato, per far vivere le opere dello Spirito e della vita. Mediante la grazia del Figlio di Dio, infatti, tutta la nostra persona umana è interamente “attraversata dalla potenza divina”, che ci fa vivere in Cristo, di Cristo, con Cristo, per Cristo e come Cristo.        

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

La prima orazione abbraccia i valori del Regno, chiedendo la povertà, la libertà e l’esultanza che albergavano nel cuore di Cristo, per poter condividere con lui il giogo soave della sua croce e testimoniare a tutti  la sua gioia: “O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te”.

Il sacrificio che offriamo ci purifichi ed esprima sempre in noi vita la vita nuova in Cristo. “Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome e ci conduca di giorno in giorno ad esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio

L’Eucaristia, dono della carità divina senza limiti ci doni la salvezza e ci consenta di vivere in perenne rendimento di grazie: “O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 01 Lug

XIII Domenica TO28 Giugno 2020

13ªDomenica del Tempo Ordinario:

Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà

In questa domenica, la Parola di Dio presenta più volte nel Vangelo il verbo “accogliere”. Poiché è Gesù stesso a ripeterlo e sia i modi di accogliere che le forme di accoglienza possono essere numerosi e diversi, cercheremo di approfondire i loto differenti sensi e significati.  

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

2Re 4,8-11.14-16a8Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era un'illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. 9Ella disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. 10Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare". 11Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. 14Eliseo [disse a Giezi su servo]: "Che cosa si può fare per lei?". Giezi disse: "Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio". 15Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; ella si fermò sulla porta. 16Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia". 

Rm 6,3-4.8-11; Fratelli, 3non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 8Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. 11Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Mt 10, 37-42: In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

 

 Meditiamo con lo Spirito Santo

 

Nel Vangelo di oggi Gesù ripete più volte l’invito ad accogliere, ed ogni volta indica anche modi diversi di accogliere e forme numerose di accoglienza, di cui approfondire senso e significati.

Una prima forma di accoglienza, assai significativa, è presentata già nella prima lettura tratta dall’Antico Testamento. Una donna anziana e ricca invita più volte il profeta Eliseo, quando questi passa, perché mangi da lei. Questa è già una forma squisita  di accoglienza. La donna, però, insieme al marito, vuole attuare un’accoglienza ancora più generosa e fa costruire e arredare una stanza per il profeta, perché possa sostarvi a riposare. Il Signore la ricompensa e le fa promettere da Eliseo che il figlio, da lei desiderato, tanto e a lungo ma invano, le nascerà. E così avvenne. Il Signore ricompensa l’accoglienza generosa e spontanea della donna, perché è sempre lui ad accoglierci per primo.

Nel Vangelo, Gesù ci propone un’accoglienza impegnativa e, per presentarla, confronta due verbi: “amare” e “tenere per sé”. Amare è l’atteggiamento valido ed elevato. Occorre distinguere, però, chi e che cosa amiamo: il bene o il male? Proprio per questo Gesù presenta gli affetti umani più nobili ed elevati, come quelli dovuti ai genitori e ai figli, con l’amore a lui. Dice quindi chiaramente che non possiamo amare nessuno più di lui e che l’amore verso di lui viene prima di ogni altro. Egli ha tutte le ragioni di chiederlo, perché Dio è sempre il primo ad amarci.

Per l’amore verso tutti noi e la nostra salvezza, Gesù si lasciò inchiodare sulla croce, versò tutto il suo sangue e sacrificò la sua vita. Avendo accolto la croce e la morte per noi, ora invita anche noi a non temere le nostre croci, ma ad accoglierle con lui e per mezzo di lui. È per il suo amore e la sua stima verso di noi, che ci propone di amarlo e di essere testimoni del suo amore, accettando anche la possibilità di dover donare la nostra vita per lui. A questo riguardo ci ha promesso che chiunque dona la propria vita per lui, la riacquista con assoluta sicurezza. Inoltre, c’indica i molti modi riacquistarla. Anzitutto, accogliendo lui, perché con lui accogliamo anche il Padre che lo ha inviato. Produce frutti di vita eterna anche accogliere le persone. Chi accoglie un profeta riceverà la ricompensa del profeta; chi accoglie un giusto riceverà la ricompensa del giusto.  In ogni accoglienza, ciò che conta è la generosità con la quale apriamo al prossimo il nostro cuore, tanto che Gesù promette di ricompensare anche il dono di un solo bicchiere d’acqua fresca, fatto come gesto d’accoglienza amorosa.

Nella Lettera ai Romani, Paolo spiega le ragioni di questa generosa ricompensa divina, partendo dal fatto che siamo stati battezzati con Cristo Gesù, nella sua morte, e sepolti con lui. Cristo, però, è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, perché anche noi viviamo la sua nuova vita. Essendo morti con Cristo, possiamo vivere per sempre con lui. Come Cristo, risorto dai morti, non muore più e la morte non ha più alcun potere su di lui, così è per noi. Noi moriamo al peccato e viviamo per Dio. Per la grazia di Cristo il peccato non ha più alcun potere su di noi. Cristo Gesù è morto una volta per tutte per i nostri peccati e ormai vive sempre per Dio. Chiunque di noi lo accoglie con cuore sincero è accolto da lui e dal Padre, per rimanere sempre insieme. Con lui e per lui, siamo anche con e per il Padre. L’accoglienza è la forma di amore fondamentale per ogni cristiano.

Oggi abbiamo numerose occasioni di accogliere stranieri, pellegrini, profughi, rifugiati, esiliati, fuggiaschi. Queste possibilità aumentano molto le nostre occasioni di amare il nostro prossimo. Sono perciò un segno dei tempi, di cui far tesoro. Tutto quello che facciamo a questi nostri fratelli Gesù lo considera fatto a lui e al Padre.  

 

 Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

  

La prima orazione chiede al Padre la sapienza e la forza del suo Spirito che ci renda capaci di donare la nostra vita per estendere a tutti la speranza del Regno: “Infondi in noi, o Padre, la sapienza e la forza del tuo Spirito, perché camminiamo con Cristo sulla via della croce, pronti a far dono della nostra vita per manifestare al mondo la speranza del tuo regno”.

Nell’orazione sulle offerte chiediamo che un partecipazione consapevole della grandezza del sacrificio eucaristico: “O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo”.

L’orazione finale chiede al Signore che la nostra comunione con lui produca in noi la sua vita nuova e i frutti del suo amore: “La divina Eucaristia che abbiamo offerto e ricevuto, Signore, sia per noi principio di vita nuova, perché, uniti a te nell’amore, portiamo frutti che valgano per sempre”.

Gualberto Gismondi OFM