AvventoAvvento:

venuta, attesa, gioia, impegno ?

 

Attesa gioiosa e operosa:

preparate le vie del Signore

L’Avvento è un tempo di attesa gioiosa e di profonda riflessione. Ogni anno invita a riscoprire il senso profondo, autentico e radioso del Natale. Prepara l’umanità e il mondo al Natale, immergendoci nell’attesa del Regno finale e della venuta gloriosa del Cristo.

Per questo si divide in due periodi. Il primo dalla prima domenica d’Avvento al 16 dicembre, il secondo dal 17 dicembre al Natale.

Tre grandi figure

Il primo periodo è illustrato e dominato da tre grandi figure bibliche dell’attesa e della preparazione: il profeta Isaia, il precursore Giovanni Battista, la beata Vergine Maria, Madre di Dio.

Isaia esprime la parola profetica che alimentò e mantenne sempre deste le speranze del popolo di Dio, lungo i tempi più duri e i secoli più oscuri.

Giovanni Battista, profeta e precursore, riassume nella sua testimonianza l’intera attesa dell’Antica alleanza, che sboccia nel suo annuncio finale: preparate le vie del Signore che viene. Il Battista invita tutti al pentimento e alla conversione, annunciando al popolo eletto, che il Salvatore e Redentore è presente in mezzo a noi, come vero Agnello di Dio.

Maria è l’esempio definitivo e il modello perenne di chi attende, riceve in sé e, offre al mondo, Emmanuel, il Dio con noi e, inoltre, rimane sempre accanto a Gesù il Dio salva, collaborando con lui fino in fondo.

 Avvento: venuta e arrivo  

In ogni nuovo anno liturgico l’avvento esprime concretamente il significato del tempo che passa, per ciascuna persona e per tutta l’umanità. Ci mostra, infatti, l’oggi aperto a un grande domani e il qui e ora da vivere in tutta la sua intensità.

Nessun giorno è inutile, banale o uguale agli altri, perché è Kairos, ossia nuovo tempo di grazia che ci viene incontro, ci avvolge, ci rende protagonisti attivi, con Cristo, della nostra vita e della storia dell’umanità. Ciò è particolarmente importante, vero e attuale per noi che viviamo immersi nel cuore delle culture tecnoscientifiche e delle società economico-industriali, sempre più ideologizzate, inaridite e secolarizzate.

Esse sono inselvatichite e imbarbarite dagli idoli, o falsi dèi, consumisti, materialisti, individualisti, edonisti ecc., che le dominano. I falsi dèi prosperano su quanti s’illudono di poter riempire con essi i vuoti di valori spirituali autentici, di veri principi etico-morali e di fini genuini, profondi e vitali.

 Avvento oggi

L’avvento è un benefico andare contro corrente. È il ricordo gioioso che il vero senso della vita umana è andare incontro a qualcuno che viene verso di noi. È in questo modo che prepara ogni anno l’umanità al vero senso del Natale. Esso è uno solo: Dio è con noi, Dio è salvezza e ci salva.

Questi non sono pensieri astratti ma nomi concreti di una persona reale, sempre viva e vera: Emmanuel vuol dire: Dio è con noi. Gesù vuol dire: Dio salva, Dio è salvezza. Di qui i nomi salvifici del Dio incarnato per noi: Gesù di Nazareth, Cristo, Messia, Figlio di David, Figlio dell’uomo, Figlio Unigenito del Dio vivente.

Chi non vive quest’attesa, questa fede, questa speranza è sempre indifeso dalle tristezze, bruttezze, tedio, noia, scontentezza, paure e preoccupazioni di ogni genere, che si aggiungono alle normali afflizioni della vita umana.

Guidata dallo Spirito Santo, da duemila anni la Chiesa affronta le continue sfide, incertezze e pericoli. Per esse ha elaborato una delle sue risposte più belle e suggestive: l’Avvento.

Da sedici secoli, ossia da milleseicento anni, questa splendida liturgia rinnova e rafforza ogni anno la nostra fede, illuminando la nostra vita con la luce dell’Avvento o Attesa e preparazione al Signore che viene. Ci prepara, così, ad andare incontro con gioia, e ad accogliere con coraggio, il suo Avvento-Ritorno glorioso fra noi.

La Chiesa invoca: vieni Signore Gesù: Maran Atha. E il Signore risponde: Sì vengo presto.

 

Gualberto Gismondi

 


 

Cristo ReCristo Re e il suo Regno

Ogni anno, dopo trentaquattro domeniche, il ciclo liturgico del tempo ordinario si conclude, celebrando Cristo Re e il suo Regno, detto Regno di Dio o Regno dei cieli. Del Regno parla già l'Antico Testamento. Salmi e profeti proclamano che Jahve regna in cielo, sulla terra e nell'universo da lui creati. Regna anche su tutte le nazioni e i popoli e, soprattutto, su Israele che, con la sua Alleanza, ha costituito come regno di sacerdoti, consacrati e profeti. In Israele Egli ha radunato e guida, benedice e protegge il suo popolo.

L'Antico Testamento considera il Regno come realtà già presente, nella quale Dio regna sul suo popolo e sul mondo. Ne annuncia, però, anche la pienezza futura, oggetto di speranza, che splenderà nella sua perfezione, quando Dio verrà nello splendore della sua gloria.

Il Nuovo Testamento conferma questa realtà misteriosa. Gesù è venuto per instaurarla su tutta la terra. Mentre, però, l'Antico Testamento e il popolo giudaico raffiguravano la venuta del Regno come giorno terribile, o splendido e immediato, Gesù l'intende diversamente. Lo annuncia come realtà misteriosa, che non è di questo mondo benché sia nel mondo. Soltanto lui ne conosce e ne fa conoscere la natura, che rivela a tutti. L'accolgono, però, soltanto gli umili, i piccoli, i poveri, mentre gli scaltri, i sapienti e i grandi del mondo, lo rifiutano o lo avversano.

Con la venuta di Cristo i tempi del Regno sono compiuti. Esso, però, è presente come piccolissimo seme, che deve crescere e diventare il più grande albero. ll tempo che intercorre fra questo piccolo inizio e la sua realizzazione piena e perfetta è assai lungo. In esso il Regno deve soffrire violenza da quanti vogliono impedirne la crescita e l'irradiazione. Questa continua lotta rende il tempo presente, quindi, il tempo della testimonianza anche di fronte a opposizioni, derisioni e persecuzioni. E' il tempo della prova.

Il regno, quindi, è dono gratuito di Dio, che ognuno deve accogliere e corrispondervi generosamente, anche rinunciando a tutto ciò che posside. Nel Nuovo Testamento i temi del regno di Dio e del Re Messia si uniscono. Gesù di Nazaret è Messia, Cristo, Figlio di Dio, Re. Lui stesso è il Regno.

Nel Regno si entra soltanto divenendo suoi discepoli, convertendosi, accogliendo la sua parola, condividendo con lui prove, fatiche e tribolazioni. Il Regno, quindi, ormai, non è più oggetto di attesa, ma impegno quotidiano nella Chiesa e nel mondo ove Gesù Cristo regna fin da ora.

Oggetto di attesa, invece, è la sua piena realizzazione. La sua manifestazione si concluderà al ritorno del Signore Gesù nella pienezza della sua gloria. Allora il Cristo, vincitore su tutte le forze del male, sul peccato e sulla morte, consegnerà il Regno a Dio Padre e donerà l'eredità eterna ai suoi fedeli, chiamati a condividere la sua stessa gloria.

Dio rinnoverà cieli e terra. Il tempo finirà. Rimarrà solo l'eternità, traboccante di divino amore, felicità e vita perfetta. La gloria del Signore trasfigurerà, avvolgerà e inonderà tutti i giusti. Tutti quanti vissero e vivranno in Cristo, nel suo amore e nella sua verità, saranno trasformati, divinizzati, glorificati, felici e beati per sempre, nella pienezza e perfezione dei loro corpi risuscitati e delle loro anime glorificate. 

 

Gualberto Gismondi OFM