• 21 Apr

Pasqua d Resurrezione Anno C21 Aprile 2019

 

Domenica di Pasqua - Messa del giorno:

 

Entrò anche l'altro discepolo e vide e credette

 

Il vangelo nota che quando Maria di Màgdala va al sepolcro di Gesù è buio. Il buio di chi non sa o non conosce ancora che Gesù è risorto.

Pietro e Giovanni avvertiti da lei, corrono subito al sepolcro. Quando entrano, Giovanni vede e crede.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

(At 10,34.37-43): In quei giorni, 34Pietro prese la parola e disse: 37“Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. 39E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, 40ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, 41non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 42E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. 43A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome".

(Col 3,1-4) : Fratelli, 1se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 3Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! 4Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. 

Oppure (1Cor 5,6-8): Fratelli, 6Non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! 8Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.   

(Gv 20,1-9)1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

Nella prima lettura, Pietro annunzia al centurione pagano Cornelio la persona di Gesù e tutto ciò che Egli fece: vita, morte e risurrezione.

La seconda lettura rileva che la fede in Cristo ottiene il perdono dei peccati e la capacità di rivolgersi alle “cose di lassù”. Di qui l’invito a celebrare la festa abbandonando il “vecchio lievito” di malizia e perversità, per nutrirci dei “nuovi azzimi” di sincerità e verità, ossia l’Eucaristia, dono di Gesù nell’ultima cena e sulla croce.

Cristo è Parola ed Eucaristia intimamente congiunte. Parola e Scritture illustrano il grande Mistero EucaristicoIncarnazionePassioneMorte e Risurrezione del Signore, contenuto centrale della fede.

La Chiesa annuncia Gesù, morto per i nostri peccati e risuscitato il terzo giorno,celebrando con fede e amore, la sua Risurrezione ogni Domenica. Nella Messa incontriamo Gesù Risorto.

Oggi il Vangelo ricorda che il discepolo amato da Gesù fu il primo a credere nella sua risurrezione. La liturgia eucaristica domenicale è il momento e il luogo dell’incontro col Risorto.

Noi, che non abbiamo visto, siamo  beati per la promessa del Signore a tutti gli apostoli, compreso l’incredulo Tommaso: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20, 29).

Gesù non è più soltanto il Maestro, ora è anzitutto il Risorto.

Per la Chiesa nascente, le Scritture fecero comprendere la Risurrezione del Signore, da allora in poi sempre testimoniata dai credenti. Grazia, fede e amore suscitano sempre nuovi “testimoni” autentici, perché capaci di vedere con gli occhi dello Spirito.

La  spiegazione di Giovanni è chiara: “non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai mortiFede in Dio, ascolto, conoscenza e comprensione delle Scritture sono essenziali per credere nel Risorto.

Dal momento della sua Risurrezione e Ascensione al Padre, la presenza di Gesù non è più attuata da eventi fisici, ma dalle celebrazioni eucaristiche alle quali tutti dobbiamo partecipare.

Gesù rese Maria di Màgdala “apostolo degli apostoli”. Con la sua presenza eucaristica, Il Signore Risorto suscita e susciterà sempre, in ogni generazione, nuovi discepoli, testimoni e apostoli.  

 

Riflessione

Qual è il primo annuncio di Pietro al popolo, dopo la Risurrezione di Gesù?

Perché Paolo invita tutti a rivolgere il pensiero alle cose di lassù e non a quelle della terra?

Perché quando Giovanni entrò nel sepolcro “vide e credette”?

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa 

O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di Risurrezione, di essere rinnovati nel tuo spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 20 Apr

Veglia Pasquale Anno C

20 APRILE 2019

 

Il Triduo Pasquale costituisce il centro dell’anno liturgico. Nel tempo pasquale, il Mistero Pasquale è collegato a passi dell’Antico Testamento che narrano i fatti mirabili compiuti da Dio lungo la storia della salvezza. I passi del Nuovo Testamento collegano l’Alleanza e la Salvezza ai Sacramenti della Salvezza, nei quali si attuano i misteri di Cristo. Perciò, nell’Anno liturgico, la Chiesa ascolta la Parola di Dio e rilegge la Sacra Scrittura alla luce del Misteri Pasquali.

 

 Domenica di Pasqua

 

- Risurrezione del Signore - Veglia nella notte 

 

Nella veglia notturna si attuano significative azioni simboliche: benedire il fuoco, accendere il cero-immagine di Cristo, avanzare in processione.

Esse indicano la Pasqua del Signore come: vittoria definitiva su male e morte, vita nella gioia e festa, cammino nello splendore dell’eterna luce.  

Mediante sette letture, c’immergiamo nel fluire storico della salvezza fino al mistero di Cristo. Dopo ogni lettura, orazioni e Salmi indicano le connessioni degli eventi dell’Antico Testamento con il loro compimento nella Pasqua di Cristo: creazione, sacrifici, esodo, battesimo, misericordia di Dio, alleanza eterna, lavacro dei peccati, redenzione e vita in Cristo.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

Illustrano il Mistero pasquale: nella veglia sette letture dell’Antico Testamento e, nella Messa, due del Nuovo Testamento.  Nella veglia, la prima letturaGenesi(1,1 – 2,2), narra la creazione dell’universo, perché la Pasqua è la nuova creazione, liberata dal peccato umano e ricondotta al sabato glorioso della nuova creazione redenta, salvata ed elevata a Dio. La seconda lettura descrive Abramo pronto a sacrificare a Dio il proprio figlio unico (Gen 22, 1 -18)La terza lettura ricorda Dio che fa passare il popolo d’Israele sano e salvo attraverso il mar Rosso, liberandolo dal Faraone oppressore e dal suo potente esercito (Es 14, 15 - 15,1)La quarta lettura mostra il Signore fedele, che perdona la sposa infedele Gerusalemme e la rinnova facendola risplendere di fedeltà e giustizia (Is 54, 5 - 14)La quinta lettura celebra la nuova alleanza eterna, opera della grazia divina e dell’infinito amore di Dio (Is 55, 1 - 11)La sesta lettura ricorda che chi abbandona la Sapienza e la Divina Parola muore, mentre chi le cerca vive e risorge (Ba 3,9 - 15.32 - 4,4)La settima lettura annuncia che Dio, mediante il battesimo, che è nuova creazione, farà una nuova alleanza col suo popolo, muterà i cuori di pietra, renderà giusti e fedeli (Ez 36, 16 - 8). Le letture del Nuovo Testamento sono le seguenti:

(Rm 6, 3 – 11): “Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. 6Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.8Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. 11Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù”.

(Mt 28, 1 – 10)1Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto". 8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: "Salute a voi!". Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

Alle letture della Veglia e della Messa seguono le parti della liturgia proprie di questa notte: liturgia battesimale; benedizione dell’acqua; rinnovamento delle promesse battesimali; celebrazioni dei battesimi ( se vi sono battesimandi).

Esse preparano alla lettura del Vangelo della Risurrezione di Cristo. La liturgia dei sacramenti d’iniziazione, celebrati in questa Veglia, unisce insieme: creazione e vita nuova in Cristo; Esodo storico ed Esodo pasquale di Gesù.

Matteo mostra Gesù risorto, apparso alle donne che invia ad avvertire gli apostoli: “Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Esse gli abbracciano i piedi e lo adorano. Rm6, 3 – 11, dice che Gesù scese morto nel sepolcro e ne uscì vivo e glorioso per sempre, perciò, chi scende nel fonte battesimale, vi depone l’uomo morto, vecchio e peccatore, ed esce vivo, nuovo e glorioso per sempre, santificato dalla grazia di Dio. 

Cristo risorto dai morti non muore più, la morte non ha più potere su di lui, per cui anche noi, morti al peccato, viviamo per Dio in Cristo Gesù.

Il Vangelo descrive le parole dell’angelo alle donne: Gesù, il crocifisso non è qui. È risortodai morti, … vi precede in Galilea; là lo vedrete. Gesù sceglie le donne come prime testimoni della sua risurrezione, distruggendo le vecchie usanze umane, sociali e giuridiche che non le riconoscevano capaci di testimoniare. Gli Apostoli, che ritenevano “vaneggiamenti” le loro parole, devono ricredersi.

Credere è un atto serio e complesso, che esige di rinnovarsi. Ormai da ventun secoli, la Pasqua del Signoretrascendente e soprannaturale,continua a incidere profondi segni nelle coscienze umane e nella storia del mondo.

La sua potenza sconvolge tutte le resistenze umane. La frase dell’angelo: “È risorto come aveva detto” indica l’innegabile realtà, verità e vitalità delle parole di Gesù nella sua vita terrena. Chi crede in esse trova: ieri, oggi e sempre, salvezza, liberazione, certezza, speranza, vita eterna e risurrezione.      

Riflessione

Perché nella veglia della notte ben sette letture sono prese dall’Antico Testamento?

Che cosa avviene in noi per mezzo del battesimo?

Che cosa dice Gesù risorto, andando inconto alle donne accorse al suo sepolcro?

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa 

O Dio, che illumini questa santissima notte con la gloria della risurrezione del Signore, ravviva nella tua famiglia lo spirito di adozione, perché tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 20 Apr

Venerdì Santo anno C19 Aprile 2019

 

Venerdì Santo – Passione del Signore ABC:

“Egli è stato trafitto per le nostre colpe”  

 

Nella liturgia del Venerdì santo Gesù Cristo emerge come persona sofferente e morente per le nostre colpe.

Le Scritture ce lo presentano come “Servo del Signore” (Is, 53), giusto innocente, sfigurato dai dolori e straziato dalle sofferenze provocate dai nostri peccati.

Egli accetta, per amor nostro, tutte le sofferenze e le umiliazioni, che raggiungono il loro culmine, nella sua passione e morte sommamente dolorose e umilianti.

Con esse ha liberato tutta l’umanità dal male, dal peccato e dalla morte eterna. La sua morte in croce in questo giorno, tuttavia, non è lo scenario definitivo e finale, ma prepara il passaggio decisivo alla nuova e vera vita.

La liturgia, quindi, ci dona lo sguardo di fede che ci aiuta a intravvedere, nel mistero della croce, la gloria che vi si nasconde e preannuncia. Per Cristo, sofferenza e morte in croce, sono via e mezzo del suo sacrificio espiatorio con il quale salva, redime e santifica l’umanità fuorviata dal peccato, che giace nell’ombra della morte.

La sua morte in croce, quindi, porta all’umanità la luce che conduce alla vera vita. “Per crucem ad lucem”.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

(Is 52, 13 – 53, 12): “52,13Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. 14Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo - 15così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. 53,1Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? 2È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. 3Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. 4Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. 5Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. 6Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. 7Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. 8Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. 9Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. 10Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. 11Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. 12Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”.

(Eb 4, 14-16; 5, 7-9): “Fratelli, 14poiché dunque abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa, come noi, escluso il peccato. 16Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. 5,7Cristo, infatti, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono”.

 

Con alcuni brevi pensieri ci prepariamo alla lettura della Passione di N.S. Gesù Cristo secondo Giovanni (18,1–19,42)

L’apostolo ed evangelista Giovanni, nel narrare la passione e morte del Signore, pur rimanendo nel solco della tradizione testimoniata dagli altri evangelisti, presenta alcune caratteristiche, proprie del suo Vangelo che si distingue per la sua particolare profondità. Ricordiamone alcune. Il dialogo sulla verità, con il quale Gesù cerca invano di illuminare Pilato. La tragica presentazione di Gesù, che Pilato sbriga con un ironico e superficiale: “Ecce Homo”. La tunica che non può essere divisa, in cui i Padri della Chiesa videro il segno dell’unità della Chiesa. Il duplice e commovente affidamento, ai piedi della croce, della Madre al discepolo e del discepolo alla Madre. La grandiosa descrizione della trafittura del costato di Gesù, dal quale si riversano sul mondo il suo sangue e acqua, segni dell’Eucaristia e del Battesimo. Giovanni descrive con grande precisione gli eventi storici, concreti, tangibili e visibili, ma apre splendidamente il nostro sguardo all’invisibile, ossia ai misteri trascendenti della nostra salvezza.     

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

L’azione liturgica del Venerdì Santo, denominata “Passione del Signore”, ha il suo vertice nel racconto della Passione dal Vangelodi Giovanni.

Cristo, preannunciato nel libro d’Isaia come Servo del Signore, nel quarto Vangelo è l’Unico Vero Sacerdote che salva e santifica, con il sacrificio e l’offerta di se stesso al Padre.

Il testo d’Isaia (52, 13-53) indica la morte e la Passione di Cristo, secondo un’antichissima interpretazione riferita dagli Atti degli Apostoli, nell’episodio di Filippo che evangelizza l’eunuco etiope (8, 26,40).

Nel Venerdì Santo la Chiesa celebra la morte dolorosa di Gesù, nella prospettiva espressa dal Padre: “Il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato”. Essa vede, in Gesù inchiodato alla croce, la massima gloria e, nella Croce, il trono d’amore che ci salva.

Alla luce di questa fede, Giovanni presenta tre dimensioni della crocifissione di Cristo: l’Elevazione, la Risurrezione, e l’Ascensione al Padre.

Nel Venerdì Santo la liturgia approfondisce, in particolare, l’agonia della crocefissione nella quale Gesù, servo umile e fedele, è talmente sfigurato da non avere più alcun aspetto umano.

Egli, Parola eterna del Padre ha assunto volontariamente la povertà della nostra carne umana e l’umiliazione della morte, nella sua forma più atroce e disumana della crocifissione.

Secondo le profezie, le nazioni si sarebbero stupite e meravigliate davanti a ciò. Stupore e meraviglia, però, assumono forme opposte. Alcune persone e nazioni si meravigliano e si convertono, altre si stupiscono e si allontanano. Questa differenza si ripete nelle persone, comunità e culture di ogni tempo, perché coinvolge l’intimo profondo di ognuno.

Nel Venerdì Santo, pregando davanti alla Croce, emergono i più diversi atteggiamenti: sofferenza e gioia, umiliazione e gloria, dolore e pace. Profezie e liturgia mostrano la tragica figura del Crocifisso insanguinato, satura di dolcissimo amore. Per noi: si è caricato delle nostre sofferenzesi è addossato i nostri dolori.Per le sue piaghe siamo stati guariti.

Profezie e Vangeli descrivono gli  atteggiamenti di Gesù nella sua Passione: “maltrattato si lasciò umiliare”, “era come agnello condotto al macello”, “non aprì la sua bocca”. Per questo il Padre promise: “quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione vedrà una discendenza, vivrà a lungo”.

Questa discendenza sono tutti i credenti in lui. Il suo vivere a lungo è la vita eterna che il Padre gli ha restituito risorgendolo da morte. Il suo destino di gloria è lo splendore di Risorto, adorato dalle moltitudini per aver preso e sofferto su di sé i peccati dell’intera umanità colpevole, intercedendo per i suoi nemici.

Nel Venerdì Santo, la liturgia della “Passione del Signore” esprime tutto ciò in tre grandi momenti: liturgia della parolaadorazione della Santa Crocecomunione eucaristica. La Chiesa, unendoli insieme, ci consente di contemplare, adorare e rivivere, nel mistero divino della Croce, l’infinito amore di Cristo.      

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

Ricordati, Padre, della tua misericordia; santifica e proteggi sempre questa tua famiglia per la quale Cristo, tuo Figlio, inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale”.

O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione del tuo Spirito, fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste”.

Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l’opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero ci consacri per sempre al tuo servizio”.

Gualberto Gismondi OFM