• 08 Feb

 

VI Domenica Tempo Ord. A16 Febbraio 2020

 

Sesta Domenica Tempo Ordinario:

non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento

 

In questa sesta domenica possiamo meditare su alcune parole di speranza e di gioia molto incoraggianti, già presentate dalle Scritture ma, soprattutto, annunciate dal Signore Gesù.

Esse ci dicono ciò che il Padre ha preparato per coloro che lo amano. Il Figlio è venuto non ad abolirle, ma a confermarle e a dare loro la pienezza del compimento.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

Sir 15, 15-20. “15Se vuoi osservare i comandamenti; l'essere fedele dipende dalla tua buona volontà.16Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano.17Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.18Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. 19I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. 20A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare”.

 

1 Co 2, 6-10: “6Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. 7Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. 8Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9Ma, come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano . 10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio”.

 

  Mt 5, 17-37: “17In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.  20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.21Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.23Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.31Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Domenica scorsa il Signore ci ha detto che, come cristiani, siamo: il sale della terra e la luce del mondo. In questa domenica ci dice che cosa fare e come farlo per essere tali.

Già la prima lettura, dell’Antico Testamento, afferma con straordinario vigore la libertà e la responsabilità umana. L’una non può esistere senza l’altra. Presenta, poi, le realtà incompatibili in totale opposizione fra loro come il fuoco e l’acqua, la vita e la morte; così il bene e il male. Il bene è la vita, il male è la morte. Fra vita e morte non c’è alcuno spazio, quindi nessun relativismo, né ieri né oggi. Dio non ha mai comandato di essere empi, né ha mai dato a nessuno il permesso di peccare. Su tutto ciò Gesù è chiarissimo: “non sono venuto ad abolire la Legge e i Profeti ma a dare loro pieno compimento”.

Per questo motivo Gesù pone in pieno contrasto il “vi è stato detto” degli scribi, farisei e dottori della Legge, con il suo “ma io vi dico”.

Il “vi è stato detto” è parola di uomini, mentre il suo “ma io vi dico” è Parola di Dio. Gesù completa e perfeziona, facendo passare le esigenze spirituali ed etico-morali da la lettera che uccide a lo Spirito che è e che dà vita. Non basta più “non uccidere” bisogna amare, perdonare, servire.

Stesso passaggio per gli altri peccati. Non compiere il male non basta più: è necessario compiere il bene. Questo riguarda soprattutto quelle persone, anche credenti, che si domandano sempre: “Che male c’è?” Non si rendono conto che è la domanda peggiore, sbagliata e fuorviante.

Ripetiamolo sempre: il compito dei cristiani non è: non fare il male, bensì fare il bene. 

Non basta non uccidere, è necessario amare e servire la vita di tutti, accoglierla difenderla e servirla. Non basta non vendicarsi, è necessario perdonare, chiedere perdono, riconciliarsi. Non basta non mentire, non giurare, non testimoniare falsamente, è necessario impegnarsi a favore della verità. Ogni parola deve essere veridica e sincera. Il di più viene dal Maligno. Non basta evitare adulteri e divorzi, occorre scambiarsi reciprocamente: amore, rispetto, tenerezza, dolcezza, premure, delicatezze fra coniugi, genitori e figli e familiari.

Gesù col suo immenso amore ha trasformato la “Legge delle regole” dell’Antica Alleanza nella “Legge dell’amore gratuito, generoso e totale” ossia senza limiti della Nuova Alleanza. Le parole divine di Gesù: “Ma io vi dico”, ci trasformano tutti in creature divine.

Ora conta la nostra fedeltà autentica al Padre, a Cristo e al Vangelo. Su di essa si baserà il giudizio del Signore nell’ultimo giorno.

Ricordiamoci sempre la grande promessa fattaci dal Signore: “Chi osserverà anche i minimi di questi miei precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

Cieli e terra passeranno, queste parole non passeranno mai.

Esse fondano la nostra fede in Lui e nella della beatitudine eterna, la sua felicità e la sua gloria. La seconda lettura di questa domenica e la fede della Chiesa lo confermano: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano”.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Chiediamo anche noi di poter diventare al “stabile dimora” di Dio, amandolo con cuore retto e sincero e ascoltando sempre la sua parola: O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.

La seconda domanda da rivolgere al Signore è di essere sempre coerenti nella nostra vita con le esigenze del vangelo e diventare segni di riconciliazione e di pace: O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace”.

Offriamo al Signore il pane e il vino, chiedendogli di essere purificati, rinnovati e fedeli alla sua volontà: Questa nostra offerta, Signore, ci purifichi e ci rinnovi, e ottenga a chi è fedele alla tua volontà la ricompensa eterna”.

Il convito eucaristico ci faccia cercare sempre i beni veri che ci danno la vita autentica: Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, fa’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita”. 

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 04 Feb

 

V Domenica Tempo Ordinario A 9 Febbraio 2020

 

Quinta Domenica del Tempo Ordinario:

risplenda la vostra luce davanti agli uomini

 

In questa quinta domenica il Signore ci ripropone il tema della luce, così frequente nelle Scritture. La luce è la veste sfolgorante di Dio, il cui splendore è insostenibile dai nostri occhi di carne.

Cristo, luce del mondo, nella Trasfigurazione si è mostrato ai suoi discepoli risplendente di luce divina. Rivestendoci della sua luce con la sua grazia, rende anche noi luce del mondo perché compiamo tutte le opere della luce.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

Is 58, 7-10: “Così dice il Signore: 7Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? 8Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. 9Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, 10se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.”

 

1 Co 2, 1-5: “Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. 2Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 3Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. 4La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, 5perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

 

Mt 5, 13-16: “13In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

La prima lettura del Terzo Isaia ricorda ai credenti che quando s’impegnano nelle “opere di giustizia” risplendono di luce. Nell’Antico Testamento il termine “Opere di giustizia” indicava quelle opere che il Nuovo Testamento chiama “opere di carità”. Tra esse vi sono: dividere il pane con gli affamati; introdurre in casa miseri e senza tetto; vestire chi è nudo; consolare quanti sono afflitti nel cuore ecc.

Il Signore ci ricorda che facendo ciò: diventiamo luce che brilla nelle tenebre; illuminiamo come aurora; splendiamo come pieno meriggio. Allora, se lo invochiamo ci risponde e ci segue con la sua gloria.

Nella prima lettera ai Corinzi, San Paolo mostra le forme della carità e delle buone opere spirituali. Sapendo che il Signore gli aveva affidato il compito di annunziare Cristo, il suo Vangelo e i suoi Misteri, s’impegnava con tutte le forze a predicare, ma in un modo che tutti potessero capire. Non contava, quindi, sulle forme eleganti e raffinate, ma solo sulla potenza dello Spirito.

Sapendo che il Signore predilige fra i suoi ascoltatori i poveri, i piccoli e gli umili, annunciava loro i Misteri del Regno, rinunciando alle parole eccellenti, alle frasi forbite e ai “discorsi umanamente persuasivi”. Annunciava, perciò, il Cristo Crocifisso, basandosi solo sulla manifestazione e la potenza dello Spirito Santo, perché la fede dei suoi ascoltatori si basasse sulla semplicità e sull’amore di Dio anziché sulla sapienza umana.

Non dobbiamo mai dimenticare, quindi, che sempre e ovunque, ad operare il pentimento e le conversioni, a trasformare l’esistenza umana, a guidare le persone e l’umanità sulle vie della salvezza, sono sempre e soltanto il Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo. Gesù, in particolare, per noi è tutto: sapienza, potenza, santità, salvezza, redenzione.

Nel Vangelo di oggi, Gesù continua l’insegnamento iniziato già domenica scorsa, per approfondire chi siamo e che cosa dobbiamo fare. Ricorre, perciò a due immagini molto significative e suggestive: il sale della terra e la luce del mondo.

Nell’Antico Testamento il sale aveva due significati contrari. Quello negativo era legato alla realtà del Mar Morto che non consentiva nessuna forma di vita. Tale sterilità, simile a quella del deserto, ricordava i peccati e la maledizione di Sodoma e Gomorra (Deut 29, 22). Il significato positivo derivava dalla necessità del sale per poter vivere. Il mare è salato ma pullula di vita. I libri sapienziali ricordano che senza di esso non si può vivere (Sir 39, 26). Non solo il sale dà sapore ai cibi (Gb 6, 6) ma li preserva dalla corruzione e li purifica (1Cor 3, 13). Con i due esempi, quindi, Gesù affida ai suoi discepoli il compito e la grande responsabilità di essere sale che preserva l’umanità dalla corruzione del peccato, purifica cuori e menti, conserva nella salvezza e la santità.

L’altro grande simbolo citato da Gesù e che abbiamo meditato nel Natale, è la luce. Genesi presenta l’immagine della luce come primo gesto del Creatore che dissipò le tenebre del caos. L’Apocalisse, invece presenta la luce come immagine finale, che emana da Dio e dall’Agnello, inondando di  splendore la Gerusalemme celeste, dimora definitiva di Dio e dei suoi eletti, che non ha più alcun bisogno di altre luci, come sole, luna e stelle. La luce è la veste sfolgorante di Dio, il cui splendore è insostenibile dai nostri occhi di carne.

Cristo, luce del mondo, rivestendoci della sua luce, rende anche noi luce del mondo. Essendo diventati figli della luce, dobbiamo risplendere della luce di Cristo. La nostra vita può e deve, ormai, essere un cammino nella luce per giungere alla Luce Eterna che ci farà splendenti di luce divina. Perché possiamo camminare nella luce, il Signore ci dona generosamente la su Parola che è, insieme, Parola di luce e di Vita Eterna.

La Parola di Dio è luce ai nostri passi e lampada sul nostro cammino. Seguendola non saremo mai nelle tenebre né ombre di morte. Chiediamo al Signore che la sua luce possa illuminare sempre i nostri cuori e i nostri volti per poter irraggiare sui nostri fratelli splendori di amore e di carità.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La preghiera nostra e della Chiesa, famiglia di Dio, è duplice. Chiede al Signore di custodirci con la sua protezione e la sua grazia, fondamenti della nostra speranza: Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione”.

Chiede, inoltre, il vero spirito evangelico che, mediante la fede e la carità, faccia di noi vera luce e sale della terra. O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra”.

Sulle nostre offerte chiediamo che il pane e il vino diventino sacramento di vita eterna e che uniti a Cristo portiamo con gioia frutti di vita eterna per salvare il mondo: Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna”. “O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo”.

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 01 Feb

Gesu con Maria e Giuseppe al Tempio2 febbraio 2020

 

 Presentazione del Signore

 

La presentazione di Gesù al tempio riguarda, insieme, il Figlio e sua Madre. I suoi protagonisti sono Gesù, Maria e Giuseppe. Maria e Giuseppe offrono Gesù. Gesù si offre al Padre con l’oblazione che completerà e concluderà sulla croce. L’antica tradizione della benedizione delle candele e della processione sottolinea che “Gesù è la luce del mondo”.               

Ascoltiamo la Parola di Dio 

(Ml 3,1-4): Così dice il Signore Dio: 1“Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. 2Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. 3Siederà per fondere e purificare l'argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un'offerta secondo giustizia. 4Allora l'offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani”.


(Eb 2,14-18)14Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, 15e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. 16Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. 17Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. 18Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. 


(Lc 2,22-40)22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. 25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:29"Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola,30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle gentie gloria del tuo popolo, Israele". 33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori". 36C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

  Meditiamo con lo Spirito Santo


Nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, la liturgia muove dal ricordo dei sacrifici dell’Antico Testamento, volti a riscattare ogni primogenito per Dio e per purificare la madre. 


Il Vangelo mette in evidenza la profezia di Malachia sul Signore che sarebbe entrato subito nel suo tempio per purificare l’antico culto, al fine di offrire al Signore un'offerta pura e a Lui gradita (Ml 3,1)


Gesù è il Messia che, portato al tempio, lo purifica.

La seconda lettura, dalla Lettera agli Ebrei, rileva il motivo e il significato di questa purificazione. Gesù, Figlio di Dio, si è fatto uomo per rendersi in tutto simile ai fratelli. 
Essendo stato provato in tutto e avendo sofferto molto nella sua persona, è l’unico Sommo Sacerdote misericordioso e degno di fede, capace di espiare i peccati del popolo e di aiutare tutti quelli che devono affrontare la prova.

 
In Cristo, Figlio di Dio, l’abbraccio liberatore di Dio all’uomo è pieno e perfetto.

 
Il Vangelo annuncia anche altri eventi e ulteriori verità. Esse sono espresse da Simeone, uomo giusto e pio e dalla profetessa Anna, di ottantaquattro anni, che non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 
Simeone prende Gesù tra le braccia, benedice Dio, pronto a morire felice, avendo visto il Figlio di Dio, luce e salvezza di tutti i popoli e gloria d’Israele. 
Egli predice a Maria che quel bambino sarà segno di contraddizione per la caduta e la risurrezione di molti, e che una spada le trafiggerà l'anima. 
Anna, invece, loda Dio e comincia a parlare del bambino a tutti quelli che incontra e che aspettavano la redenzione. 
Dopo aver adempiuto alla Legge, Giuseppe, Maria e il bambino ritornano a Nazaret, ove Gesù intanto cresce e si fortifica pieno di sapienza, e la grazia di Dio è su di lui. 

 

  Riflessione  


Che cosa dice il profeta Malachia del Signore e il suo tempio?

Perché Gesù è l’unico Sommo Sacerdote misericordioso e degno di fede?

Che cosa dice Simeone di Gesù e che cosa preannuncia a sua Madre Maria?

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  


O Dio onnipotente ed eterno, guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo, e concedi anche a noi di essere presentati a te pienamente rinnovati nello spirito”. 

Gualberto Gismondi