• 01 Set

XXII Domenica del Tempo Ordinario Anno B2 Settembre 2018

22ª Domenica del Tempo Ordinario:

Nulla fuori dell'uomo entrando in lui può renderlo impuro

Domenica scorsa la prima lettura presentava l’impegno solenne assunto da Giosuè e il popolo d’Israele verso il Signore, al loro ingresso nella terra promessa.

Oggi la prima lettura presenta le antiche condizioni per entrare nella terra promessa, poste da Dio a Mosè e al popolo.

Ascoltiamo la Parola di Dio   

Dt  4, 1-2. 6-8: Mosè parlò al popolo dicendo: 1“Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. 2Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. 6Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: "Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente". 7Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? 8E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?

Gc 1, 17-18. 21. 22. 27: Fratelli miei carissimi, 17ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c'è variazione né ombra di cambiamento. 18Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. 21Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. 22Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. 27Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

Mc 7, 1-8. 14-15. 21-23: In quei tempo, 1si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3- i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?".  6Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. 8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini". 14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: "Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro". E diceva [ai suoi discepoli]: 21 “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

La prima lettura presenta leggi e norme insegnate da Dio a Mosè e al suo popolo, come condizione dell’Alleanza e dell’ingressso nella terra promessa.

Israele non deve aggiungervi né togliervi nulla ma osservarle come il Signore le prescrive, così abiterà nella terra che il Signore, il Dio dei loro padri, sta per dargli e in cui vivrà. Osservandole mostrerà la sua saggezza e intelligenza, per cui i popoli diranno ammirati: quale grande nazione ha leggi e norme giuste come queste, e ha così vicino a sé, il Signore Dio?

Il Vangelo mostra gli insegnamenti e comportamenti spirituali insegnati da Gesù ai suoi discepoli.

Scribi e farisei, prigionieri dell’esteriorità, non li comprendono. Per loro le leggi e i comandamenti riguardano il lavarsie lavare cibi e oggetti per eliminarne l’impurità. Gesù spiega che per queste loro tradizioni, soltanto umane, trascurano i veri comandamento divini. Ricorda, perciò, quello che Isaia aveva detto di loro:

Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Di qui il suo forte richiamo alla vera purezza del cuore, ossia agli atteggiamenti interiori. È dall’interno, infatti, che esce ogni forma di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Sono questi mali a rendere impuro l'uomo.

S. Giacomo, quindi, nella sua Lettera ricorda che ogni dono perfetto viene dall'alto, ossia dal Padre, che è il Creatore della luce e che, con la sua parola di verità, ci genera come primizia delle sue creature.

Solo la sua Parola seminata in noi può darci la salvezza.

Dobbiamo accoglierla e mettere in pratica docilmente.

Vera religione, pura e senza macchia davanti a Dio Padre, è la carità.

Essa è: visitare gli orfani e le vedove, assistere i sofferenti, aiutare quanti si trovano in difficoltà. È la via che dobbiamo seguire e percorrere, senza mai conformarci alla mentalità secolare né lasciarci contaminare dalle attrattive di questo mondo. Chi non vive così illude se stesso.

Riflessione

Qual è la vera saggezza e intelligenza per tutte le persone, i popoli e le nazioni?    

Qual è la religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre?

Secondo Gesù, da dove provengono le cose cattive che rendono impuro l'uomo?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa

Guarda, o Padre, il popolo cristiano radunato nel giorno memoriale della Pasqua, e fa’ che la lode delle nostre labbra risuoni nella profondità del cuore: la tua parola seminata in noi santifichi e rinnovi tutta la nostra vita”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 25 Ago

XXI Domenica del Tempo Ordinario Anno B26 Agosto 2018

21ª Domenica del Tempo Ordinario :

Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna

Questa domenica la liturgia presenta Gesù alle prese con alcuni discepoli increduli nei confronti dell’Eucaristia. La vera ragione è che non credono né chi è Gesù, né le sue parole di spirito e vita.  

Ascoltiamo la Parola di Dio

Gs 24, 1-2. 15-17. 18: In quei giorni, 1Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele a Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. 2Giosuè disse a tutto il popolo: 15Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore". 16Il popolo rispose: "Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! 17Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. 18Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio".

Ef 5, 21-32: Fratelli, 21nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: 22le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; 23il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. 24E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. 25E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, 27e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. 29Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, 30poiché siamo membra del suo corpo. 31Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. 32Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Gv 6, 60-69: In quel tempo, 60molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?". 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: "Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono". Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: "Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre". 66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?". 68Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

La prima lettura presenta un dialogo fra Giosuè e Israele in un momento decisivo.

Dio ha realizzato tutte le sue promesse e il popolo è già insediato nella Terra Promessa, per cui il Signore chiede a Giosuè di convocare tutti, perché scelgano chi vogliono servire: gli dèi che i loro padri servirono oltre il fiume o quelli degli Amorrei nel cui territorio abitano ora?

Giosuè vuole servire solo il Signore. Anche il popolo riconosce che fu Dio a liberarli dalla schiavitù d’Egitto, compiere grandi segni, custodirli lungo il cammino e farli passare in mezzo ai nemici. Decidono quindi: "Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi. Anche noi serviremo il Signore, perché è il nostro Dio".

In quest’episodio, il verbo “servire” è ripetuto quattordici volte con molti significati: aderire liberamente e gioiosamente al vero Dio; credere pienamente in lui; riconoscerne la trascendenza; seguirne le vie; accettarne le proposte; amarlo con tutto il cuore, l’anima e le forze.

Sono atteggiamenti di fede vera e autentica. In un contesto diverso ma egualmente importante.

il Vangelo affronta il problema della vera fede in Gesù Cristo e in ciò che fa, insegna e promette. Alcuni da Gesù vogliono solo cibo gratuito e abbondante, benefici materiali, vantaggi nazionalistici, liberazionie politiche e altre illusioni presto deluse.

Gesù, invece, propone solo la fede in lui, umile, povero e crocifisso, che per noi si fa eucaristia: mistero, sacramento e cibo spirituale.

Le sue parole sono spirito e vita, ma chi non crede in lui non le può capire. Per questo una parte della folla se ne va. Questa “crisi galilaica” accompagnerà sempre il Vangelo e la Chiesa.

Gesù, perciò, verifica subito la fede dei Dodici che il Padre gli ha donato. Chiede perciò: "Volete andarvene anche voi?". Pietro risponde per tutti:

Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio".

È la risposta unica e vera che dà la salvezza.

La Lettera agli Efesini ne spiega le seguenti ragioni. Gesù: ama la sua Chiesa; ha sacrificato se stesso per santificarla; la purifica con la sua parola; la rende santa, immacolata e gloriosa con i suoi sacramenti. Questi motivi sono quelli per cui, in ogni tempo e luogo, i suoi discepoli veri e autentici credono sempre pienamente in lui.   

Riflessione 

Che cosa chiede Giosuè a Israele in un momento decisivo per la salvezza del popolo? 

Che cosa gli risponde il popolo?

Che cosa risponde Pietro a Gesù che chiede ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?"

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

O Dio nostra salvezza, che in Cristo tua parola eterna ci dai la rivelazione piena del tuo amore, guida con la luce dello Spirito questa santa assemblea del tuo popolo, perché nessuna parola umana ci allontani da te unica fonte di verità e di vita”. 

Gualberto Gismondi OFM

  • 18 Ago

XX Domenica del Tempo Ordinario Anno B19 Agosto 2018

20ªDomenica del Tempo Ordinario:

colui che mangia me vivrà per me  

Il libro dei Proverbi confronta due mense, quella luminosa della Sapienza e quella oscura della stoltezza.

Oggi la prima lettura descrive la Sapienza, alla quale siamo invitati, dove troveremo pane, vino e cibo spirituali per ogni nostra necessità.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Pr 9, 1-6: 1La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne. 2Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola. 3Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: 4"Chi è inesperto venga qui!". A chi è privo di senno ella dice: 5"Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. 6Abbandonate l'inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell'intelligenza". 7

Ef 5, 15-20: Fratelli, 15fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, 16facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. 17Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. 18E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, 19intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, 20rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Gv 6, 51-58: In quel tempo Gesù disse alla folla 51“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". 52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Il libro dei Proverbi confronta due mense: della sapienza e della stoltezza.

A quella della Sapienza siamo invitati tutti. Il linguaggio simbolico descrive una casa accogliente e sontuosa con sette colonne intagliate, una tavola bene imbandita, carni delicate e buon vino in abbondanza. La Sapienza ha fatto ciò e manda le sue ancelle a invitare tutti. Non esclude nessuno e invita tutti, soprattutto gli inesperti e i privi di senno, perché ll pane e vino preparati guariscono l'inesperienza e fanno camminare nella via dell'intelligenza.

La motivazione è ancora più importante: Chi mangia il pane e beve il vino preparati, vivrà.

Queste parole anticipano quelle dette da Gesù nel Vangelo sul pane e il vino che fanno vivere in eterno: l’Eucaristia.

Anche l’episodio evangelico di oggi è  centrato sull’Eucaristia. Gesù sa che nella folla molti si scandalizzeranno, per cui dice in modo inequivocabile: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. I giudei reagiscono aspramente. Gesù ripete il suo annuncio e lo spiega.

Chi mangia la sua carne e beve il suo sangue rimane in lui, come Gesù rimane in chi si ciba di lui.

Gesù mandato dal Padre vive per lui. La carne di Gesù è vero cibo e il suo sangue vera bevanda spirituale, divina e soprannatuale che fanno risuscitare e vivere in eterno.

Nella Lettera agli Efesini  Paolo invita a comprendere la volontà del Signore, colmarsi del suo Spirito, inneggiare nel cuore con salmi, inni, canti ispirati, rendendo continuamente grazie a Dio Padre, per ogni cosa, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. 

Riflessione 

Che cosa significano la casa, il banchetto e i cibi nutrienti che la Sapienza prepara per tutti?

 Perché Gesù dice: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e lo risusciterò nell'ultimo giorno? 

Che cosa intende S. Paolo esortando gli Efesini a non comportarsi da stolti ma da saggi?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

O Dio della vita, che in questo giorno santo ci fai tuoi amici e commensali, guarda la tua Chiesa che canta nel tempo la beata speranza delle risurrezione finale, e donaci la certezza di partecipare al festoso banchetto del tuo regno”.

Gualberto Gismondi OFM