• 01 Lug

XIII Domenica TO28 Giugno 2020

13ªDomenica del Tempo Ordinario:

Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà

In questa domenica, la Parola di Dio presenta più volte nel Vangelo il verbo “accogliere”. Poiché è Gesù stesso a ripeterlo e sia i modi di accogliere che le forme di accoglienza possono essere numerosi e diversi, cercheremo di approfondire i loto differenti sensi e significati.  

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

2Re 4,8-11.14-16a8Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era un'illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. 9Ella disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. 10Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare". 11Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. 14Eliseo [disse a Giezi su servo]: "Che cosa si può fare per lei?". Giezi disse: "Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio". 15Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; ella si fermò sulla porta. 16Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia". 

Rm 6,3-4.8-11; Fratelli, 3non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 8Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. 11Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Mt 10, 37-42: In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

 

 Meditiamo con lo Spirito Santo

 

Nel Vangelo di oggi Gesù ripete più volte l’invito ad accogliere, ed ogni volta indica anche modi diversi di accogliere e forme numerose di accoglienza, di cui approfondire senso e significati.

Una prima forma di accoglienza, assai significativa, è presentata già nella prima lettura tratta dall’Antico Testamento. Una donna anziana e ricca invita più volte il profeta Eliseo, quando questi passa, perché mangi da lei. Questa è già una forma squisita  di accoglienza. La donna, però, insieme al marito, vuole attuare un’accoglienza ancora più generosa e fa costruire e arredare una stanza per il profeta, perché possa sostarvi a riposare. Il Signore la ricompensa e le fa promettere da Eliseo che il figlio, da lei desiderato, tanto e a lungo ma invano, le nascerà. E così avvenne. Il Signore ricompensa l’accoglienza generosa e spontanea della donna, perché è sempre lui ad accoglierci per primo.

Nel Vangelo, Gesù ci propone un’accoglienza impegnativa e, per presentarla, confronta due verbi: “amare” e “tenere per sé”. Amare è l’atteggiamento valido ed elevato. Occorre distinguere, però, chi e che cosa amiamo: il bene o il male? Proprio per questo Gesù presenta gli affetti umani più nobili ed elevati, come quelli dovuti ai genitori e ai figli, con l’amore a lui. Dice quindi chiaramente che non possiamo amare nessuno più di lui e che l’amore verso di lui viene prima di ogni altro. Egli ha tutte le ragioni di chiederlo, perché Dio è sempre il primo ad amarci.

Per l’amore verso tutti noi e la nostra salvezza, Gesù si lasciò inchiodare sulla croce, versò tutto il suo sangue e sacrificò la sua vita. Avendo accolto la croce e la morte per noi, ora invita anche noi a non temere le nostre croci, ma ad accoglierle con lui e per mezzo di lui. È per il suo amore e la sua stima verso di noi, che ci propone di amarlo e di essere testimoni del suo amore, accettando anche la possibilità di dover donare la nostra vita per lui. A questo riguardo ci ha promesso che chiunque dona la propria vita per lui, la riacquista con assoluta sicurezza. Inoltre, c’indica i molti modi riacquistarla. Anzitutto, accogliendo lui, perché con lui accogliamo anche il Padre che lo ha inviato. Produce frutti di vita eterna anche accogliere le persone. Chi accoglie un profeta riceverà la ricompensa del profeta; chi accoglie un giusto riceverà la ricompensa del giusto.  In ogni accoglienza, ciò che conta è la generosità con la quale apriamo al prossimo il nostro cuore, tanto che Gesù promette di ricompensare anche il dono di un solo bicchiere d’acqua fresca, fatto come gesto d’accoglienza amorosa.

Nella Lettera ai Romani, Paolo spiega le ragioni di questa generosa ricompensa divina, partendo dal fatto che siamo stati battezzati con Cristo Gesù, nella sua morte, e sepolti con lui. Cristo, però, è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, perché anche noi viviamo la sua nuova vita. Essendo morti con Cristo, possiamo vivere per sempre con lui. Come Cristo, risorto dai morti, non muore più e la morte non ha più alcun potere su di lui, così è per noi. Noi moriamo al peccato e viviamo per Dio. Per la grazia di Cristo il peccato non ha più alcun potere su di noi. Cristo Gesù è morto una volta per tutte per i nostri peccati e ormai vive sempre per Dio. Chiunque di noi lo accoglie con cuore sincero è accolto da lui e dal Padre, per rimanere sempre insieme. Con lui e per lui, siamo anche con e per il Padre. L’accoglienza è la forma di amore fondamentale per ogni cristiano.

Oggi abbiamo numerose occasioni di accogliere stranieri, pellegrini, profughi, rifugiati, esiliati, fuggiaschi. Queste possibilità aumentano molto le nostre occasioni di amare il nostro prossimo. Sono perciò un segno dei tempi, di cui far tesoro. Tutto quello che facciamo a questi nostri fratelli Gesù lo considera fatto a lui e al Padre.  

 

 Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

  

La prima orazione chiede al Padre la sapienza e la forza del suo Spirito che ci renda capaci di donare la nostra vita per estendere a tutti la speranza del Regno: “Infondi in noi, o Padre, la sapienza e la forza del tuo Spirito, perché camminiamo con Cristo sulla via della croce, pronti a far dono della nostra vita per manifestare al mondo la speranza del tuo regno”.

Nell’orazione sulle offerte chiediamo che un partecipazione consapevole della grandezza del sacrificio eucaristico: “O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo”.

L’orazione finale chiede al Signore che la nostra comunione con lui produca in noi la sua vita nuova e i frutti del suo amore: “La divina Eucaristia che abbiamo offerto e ricevuto, Signore, sia per noi principio di vita nuova, perché, uniti a te nell’amore, portiamo frutti che valgano per sempre”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 24 Giu

XII Domenica Tempo Ordinario21 Giugno 2020

12ª Domenica del  Tempo Ordinario: 

Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!

 

Questa domenica descrive le condizioni difficili e sovente eroiche nelle quali il cristiano deve vivere e testimoniare la propria fede. Gesù, quindi, prepara i suoi apostoli e tutti i cristiani ad essere suoi coraggiosi testimoni davanti al mondo e a tutte le genti, ad avere fermezza e fiducia in lui. Egli, infatti, ha vinto il mondo e anche i suoi discepoli, con la sua grazia, vinceranno con lui e come lui.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Ger 20,10-1310Sentivo la calunnia di molti: "Terrore all'intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo". Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: "Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta".11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!13Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

 Rm 5,12-15: Fratelli, 12come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. 13Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Mt 10,26-33: In quel tempo Gesù disse ai suoi apostoli:  26 “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il Tema di questa domenica riguarda le condizioni difficili, e sovente eroiche, nelle quali la Chiesa e i cristiani di ogni tempo devono vivere la propria testimonianza di fede a Gesù Cristo.Gesù, quindi, prepara i suoi discepoli al compito di Apostoli davanti a tutte le genti. Il fondamento di ogni testimonianza è la fiducia in lui che ha vinto il mondo, unita alla convinzione che con la sua grazia, lo vinceremo con e come lui.  

La prima lettura presenta una tragica e grandiosa figura, il profeta Geremia, che circa seicento anni prima di Cristo subì umiliazioni, emarginazione prigione e percosse per la sua eroica fedeltà alla parola di Dio. Egli vinse perché, nel colmo della persecuzione, invocò e ricevette l’aiuto del Signore che al suo “fianco come un prode valoroso”, per cui i suoi  persecutori non poterono prevalere. Avendo affidato la sua causa al Signore, Dio lo sostenne, lo confortò e infine lo liberò. Al termine delle sue sofferenze, Geremia invitò tutti i giusti che soffrono come lui, a lodare il Signore con questo canto; “Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori”.

La seconda lettura conferma che il Signore soccorre e aiuta quanti confidano in lui, con un confronto. A tal fine S. Paolo sottolinea che il peccato entrò nel mondo per colpa di Adamo e si propagò in tutti gli uomini insieme alla morte. La venuta e la grazia di Cristo, però, hanno riversato su tutti, con abbondanza e pienezza, i doni della grazia e della redenzione.

Il Salvatore Gesù Cristo ci ha liberato da ogni forma di male, dal peccato e dalla morte. Paolo, quindi, confronta il vecchio Adamo peccatore con il Nuovo Adamo Gesù CristoAdamo peccatore è l’immagine dell’umanità che, in tutti i secoli, persegue il trionfo del male, della violenza, della distruzione, della corruzione e dell’ingiustizia. Anche nei nostri giorni essa permea la nostra cultura, la nostra storia e le nostre società. Si contrappone ad essa il Nuovo Adamo Gesù Cristo, che genera l’umanità impegnata a far trionfare il bene, la bontà, l’amore, la giustizia. La potenza del Nuovo Adamo Salvatore Gesù Cristo è immensamente maggiore di quella del vecchio Adamo peccatore e si riversa sull’intera umanità per salvarla dalla corruzione del male e della morte.

Se lo crediamo, possiamo capire tutta la grandezza e l’attualità della parola di Gesù: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”. Possiamo, allora capire le raccomandazioni al coraggio intrepido di fronte al mondo, se ci fondiamo sulla fiducia in lui. Dobbiamo annunciare a tutti, quello che il Signore ci ha detto e che abbiamo ascoltato da lui. Egli c’invita a non aver paura dei persecutori che uccidono il corpo, ma non hanno alcun potere sull’anima. Come al solito, si serve delle immagini della nostra vita quotidiana, più efficaci per aiutarci a comprendere. Il Padre, che ha amorosa cura dei passeri e conosce il numero dei nostri capelli, quanto più amerà e curerà i suoi figli che lo amano, lo servono e soffrono persecuzioni per testimoniare al mondo la sua parola di verità e di amore. Di qui l’invito:

Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” Alla gioiosa esortazione ad essere coraggiosi, fa seguire grandi promesse: “chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Non omette neppure una seria ammonizione “chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. La giusta scelta e decisione di vita, quindi può essere una sola: riconoscerlo, amarlo e glorificarlo, ed essere da lui e con lui riconosciuti, amati e glorificati.  

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

Poiché il Signore conosce la nostra debolezza nel testimoniare la sua parola la liturgia c’invita a invocare la forza dello Spirito perché non ci vergogniamo a confessarla con coraggio davanti a tutti: “O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua venuta”. 

Nel porgere le nostre offerte chiediamo ci ottengano di essere purificati, rinnovati e che la nostra vita sia bene accetta al Signore: “Accogli, Signore, la nostra offerta: questo sacrificio di espiazione e di lode ci purifichi e ci rinnovi, perché tutta la nostra vita sia bene accetta alla tua volontà”.

La partecipazione ai santi misteri ci ottenga da Dio di essere pienamente rinnovati e redenti: “O Dio, che ci hai rinnovati con il corpo e sangue del tuo Figlio, fa’ che la partecipazione ai santi misteri ci ottenga la pienezza della redenzione”.

Gualberto Gismondi OFM

 

  • 18 Giu

CorpusDomini 114 Giugno 2020

 

SS.mo Corpo e Sangue di Cristo:

2ª Dom. dopo Pentecoste:

 

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna   

 

“Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47]. 

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Dt 8,2-3. 14b-16a: Mosè parlò al popolo dicendo: 2Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. 3Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. 14Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; 15che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; 16che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.

1Cor 10,16-17: Fratelli,16il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane.

Gv 6,51-58: In quel tempo, Gesù disse alla folla:  51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo indica che mediante il santissimo sacramento l’Eucaristia, Cristo Gesù, risuscitato e alla destra del Padre intercede per noi (Rm 8,34) e continua ad essere presente in molti modi nella sua Chiesa. In ogni celebrazione eucaristica, quindi, ci uniamo a lui, che è già nella liturgia del cielo e anticipiamo in noi la vita eterna nella quale Dio sarà veramente “tutto in tutti(1Cor 15,28).

Gesù, quindi, è presente: nella Parola annunciata dalla Chiesa, nella preghiera della Chiesa (Mt 18,20), nel servizio della Chiesa a tutti i sofferenti: poveri, malati e prigionieri (Mt 25,31-46). La sua presenza salvifica e santificante opera, soprattutto, sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, perché Gesù ha dichiarato solennemente: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita(Gv 6,53).

È veramente splendido che Egli abbia voluto rimanere presente alla e nella sua Chiesa, e a noi e in noi, in questa forma nuova e impensabile. Egli sapeva che la sua presenza sensibile e visibile su questa terra stava per cessare. Volle, quindi, assicurare una sua presenza perenne, viva e attiva fra i suoi seguaci e discepoli, fino alla fine dei secoli e fino agli estremi confini della terra. Questa sua presenza l’attuò realizzando il santissimo sacramento del suo Corpo e Sangue: l’Eucaristia. Per non allontanarsi da noi, mentre stava per offrirsi alla morte sulla croce, per la nostra salvezza, ci lasciò il perenne memoriale del suo amore, con il quale ci ha amati “sino alla fine(Gv 13,1), immolandosi per noi, per donarci la sua vita.

Mediante il grande mistero della sua presenza eucaristica, colui che ci ha amato, fino a immolarsi per noi  (Gal 2,20) rimane per sempre in mezzo a noi. Donandoci se stesso sotto i segni del pane e del vino, che lo esprimono e lo comunicano nella forma sacramentale, Egli rimane per sempre con noi. Celebrando la sua ultima cena pasquale con i suoi Apostoli, Gesù ha dato al banchetto pasquale e alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. La vera nuova Pasqua è il passaggio di Gesù, da questo mondo al Padre, mediante la sua Morte e Risurrezione, anticipate nella Cena e celebrate fino alla fine dei tempi nell'Eucaristia, compimento della Pasqua ebraica e anticipo della Pasqua finale della Chiesa, nella gloria del Regno.

L'Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, unisce strettamente a sé tutti i sacramenti, che ad essa sono ordinati. Nella Santissima Eucaristia, infatti, è presente Cristo, nostra Pasqua, che racchiude in sé tutto il bene spirituale della Chiesa. La carne o corpo e il sangue sono la sintesi concreta dell’esistenza di una persona. Il mangiare e il bere sono il segno dell’assimilazione che sostiene la vita umana. Cristo dona il suo corpo e sangue per alimentare la vita divina del credente e per comunicargli totalmente se stesso. Mediante l’eucaristia, il fedele entra in comunione con Cristo, è sottratto alla mortalità e caducità terrena (lo risusciterò)  e inserito nella vita divina (avrete in voi la vita). Il calice e il pane sull’altare ci comunicano il corpo, la vita, l’amore e la gloria di Cristo. L’eucaristia, corpo e sangue di Cristo, fonda la nostra fede e speranza che non ci lascerà mai soli.

Cristo è e sarà fino alla fine dei tempi, sempre presente nelle nostre case e nelle nostre città col suo pane, vero suo Corpo e il suo vino, vero suo Sangue. Alla domanda che fece ai suoi discepoli: “volete andarvene anche voi?” e alla sua promessa: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, una sola può essere la giusta risposta: “Signore dove potremmo andare senza te? Soltanto tu sei parola, cibo e bevanda, risurrezione e vita eterna”.

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Con le due preghiere iniziali la liturgia c’invita a invocare:

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della tua redenzione”. E ancora: “Dio, fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, ravviva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di ogni bene: fa’ che, sostenuti dal sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, compiamo il viaggio della nostra vita, fino ad entrare nella gioia dei santi, tuoi convitati alla mensa del regno”.

Nell’offrire i suoi doni la Chiesa invoca per sé i doni del cielo: unità e pace

Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo”. Conclude chiedendo che il sacramento del Corpo e Sangue del Signore sia un anticipo del nostro convito eterno: “Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue”. 

Gualberto Gismondi OFM