• 09 Mar

 

II Domenica Tempo Quaresimale8 Marzo 2020

2ª Domenica di Quaresima:

Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo

 

Il Vangelo della 2ª Domenica di Quaresima presenta descrive la Trasfigurazione di Gesù davanti ai discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo, che saranno con lui anche nell’agonia nel Getsemani.

Dopo che Pietro confessò la sua fede in Gesù Messia, Gesù spiegò a lui e agli altri discepoli che doveva soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, i capi dei Sacerdoti e gli scribi, ucciso e poi risorgere dai morti. I discepoli, però, non lo compresero.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

  

Gen 12, 1-4: “1Il Signore disse ad Abram: "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.2Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. 3Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra". 4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran”.

 

2ª Tim 1, 8-10: “8Figlio mio, con la forza di Dio soffri con me per il vangelo. 9Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, 10ma è stata rivelata ora con manifestazione del Salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del vangelo”.   

 

Mt 17, 1-9: “1In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo  la parola Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia".5Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete". 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

  

L’episodio narrato dal Vangelo di questa Domenica avvenne dopo che Pietro riconobbe in Gesù il Cristo e il Figlio del Dio vivente, ma ne rifiutò la passione e l’uccisione. Gesù confermò che per seguirlo è necessario rinnegare se stessi e portare la sua croce.

Sei giorni dopo, insieme Pietro, Giacomo e Giovanni salì sul monte e davanti a loro si trasfigurò divenendo luminosissimo. La scena fu molto significativa. Ai lati di Gesù, apparvero e “conversavano” con lui Mosè ed Elia, a conferma che tutta la Legge (Mosè) e i Profeti  (Elia) ormai erano confluiti in Gesù. La nube luminosa, coprendo i discepoli con la sua ombra, rinnovò gli eventi dell’Esodo (13,21).

La nube e la sua ombra, simbolo del Padre, indicano la presenza e protezione di Dio sul suo popolo. La grande luce e l’alto monte rinnovano le teofanie dell’Antico Testamento. Sul Sinai, la Parola del Padre era come un tuono dalla nube. Al battesimo di Gesù, la Parola del Padre ad alcuni sembrò un tuono, mentre confermava l’identità profonda del suo “Figlio amato, diletto, prediletto, compiacimento” e invitava ad ascoltarlo sempre. Ciò confermò la superiorità di Cristo su l’Antica Legge e i Profeti.

È Gesù, infatti, il centro decisivo della salvezza. Tutto ormai fa capo a Lui solo. Mosè, Elia, l’Antico Testamento attestano in Gesù la stretta unione fra passione e croce, risurrezione e gloria.

La liturgia di oggi nel Prefazio presenta in modo splendido il mistero della Trasfigurazione: Gesù “dopo aver dato ai suoi discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la Passione possiamo giungere al trionfo della Risurrezione”.

Il Padre conferma: ascoltate il mio Figlio diletto, nel quale è tutta la pienezza del mio amore, che si rivela sulla croce. La “Nuova Legge” è la grazia ossia il dono gratuito dell’amore divino.

Lo Spirito Santo lo concede a quanti hanno fede in Gesù e credono ai meriti della sua croce. Nella Trasfigurazione, il Corpo di Gesù Figlio amato sfolgora di gloria. Siamo nel cuore del mistero trinitario: la gloria del Padre e del Figlio inscindibilmente unite alla Croce e nella Croce.

Il Figlio è veramente la “luce da luce”, professata nel “Credo” e qui confermata con la massima autorevolezza.

La prima Domenica di Quaresima esprime tutta la solidarietà di Gesù nel condivide la nostra condizione, per farci vincere con lui le nostre tentazioni. Questa seconda Domenica annuncia la volontà di Gesù di condividere la gloria del suo Corpo sfolgorante, con quanti credono nella sua morte e nella risurrezione con Lui.

Nella lettera ai Filippesi, Paolo annuncia chiaramente che: “Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo Corpo Glorioso” (Fil 3, 21). La seconda lettura di oggi, invece, testimonia che il nostro Salvatore Gesù Cristo: “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del vangelo” (2ª Tim 1, 10).

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Nelle Orazioni iniziali chiediamo al Signore che purifichi gli occhi del nostro spirito per poter gustare la visione della sua gloria, accettando il mistero della croce, per entrare nella gloria del suo Regno.O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria”. “O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo, aprici all’ascolto del tuo Figlio, perché accettando nella nostra vita il mistero della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo Regno”.

 

Nella preghiera sui doni invochiamo: Quest’offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali”.

 

Nell’orazione dopo la Comunione ringraziamo Dio perché a noi, pellegrini sulla terra, fa già pregustare i beni del cielo. Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo”.

 

Gualberto Gismondi OFM

 

 

  • 04 Mar

 

I Domenica di  Quaresima1°  Marzo 2020

I Domenica di Quaresima :

Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto 

    

Il Triduo Pasquale e i successivi Cinquanta Giorni che portano alla Pentecoste sono il centro e il fondamento luminoso dell’anno liturgico. In Quaresima, le letture bibliche hanno per centro il Mistero Pasquale del nostro Signore Gesù Cristo.

Il tempo di Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e prepara i cristiani, mente e cuore, all’adeguata celebrazione di quei misteri importanti e gloriosi. In essi, fin dai primi secoli, la Chiesa completava la preparazione dei catecumeni al loro battesimo nella Veglia Pasquale.

In questa prima Domenica il Vangelo presenta la Tentazione di Gesù, sia in se stessa che in rapporto alla storia della nostra salvezza.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

 

Gen 2, 7-9; 3, 1-7: “7Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 3,1Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?". 2Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"". 4Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male". 6Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”.

 

Rm 5, 12-19: “12[Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…] 13Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 16E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute ed è per la giustificazione. 17Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19Infatti, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.

 

Mt 4, 1-11: “1In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane". 4Ma egli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo depose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra. 7 Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9"Tutte queste cose io ti darò, se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". 10Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. 11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo

 

I quaranta giorni della Quaresima esprimono bene i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel digiuno e nel deserto. La Chiesa li rivive per fare partecipare anche noi al mistero di Gesù che digiunò, pregò e soffrì, perché anche noi vincessimo le tentazioni, con lui e come lui.

La Liturgia della Quaresima fa rivivere questi misteri nel loro aspetto sacramentale. I quaranta giorni di Gesù nel deserto evocano i quarant’anni nei quali Israele peregrinò nel deserto. Essi, però, rappresentano anche la nostra vita, che ripete sovente quei vecchi peccati di ribellione, inosservanza e sfiducia.

Gesù incomincia il cammino verso la sua Passione, lottando contro le tentazioni. Matteo descrive le tentazioni di Gesù, come deformazioni diaboliche della sua missione messianica. Satana, infatti, chiedendo a Gesù di mostrare i propri poteri divini, anticipa le derisioni che il Figlio di Dio subirà sulla croce: “salva te stesso, scendi dalla croce”. Gesù, invece, anziché servirsi a proprio vantaggio dei suoi poteri divini, decise di entrare nei deserti desolati della nostra esistenza umana per risanarci. Volle camminare con noi e soffrire per noi, sino alla fine del suo pellegrinaggio terreno.

Fece questo perché ci ama fino in fondo.

Volle, quindi, assoggettarsi alla tentazione e alla morte, per essere totalmente solidale con noi, affinché noi possiamo condividere interamente con lui la sua vittoria su la tentazione, il dolore e la morte.

Respinse la tentazione satanica di trasformare le pietre in pane poiché preparava qualcosa immensamente migliore: trasformare le nostre, “pietre di morte” nel suo “pane di vita”. Morendo ci ha dato se stesso: pane vivo eucaristico, cibo di Vita eterna, Vita divina, fonte di Risurrezione. Col suo pane trasforma i nostri cuori di pietra in cuori di carne, capaci di amare, perdonare, riconciliarci e usare misericordia nella vita di ogni giorno.

In un mondo sempre affamato di Dio, Gesù trasforma le pietre del nostro egoismo nel suo pane di amore divino, che riempie il nostro cuore del suo autentico amore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea bene il valore salvifico di questi misteriosi avvenimenti. Gesù è il nuovo Adamo, pienamente fedele al Padre, all’opposto del vecchio Adamo che si lasciò vincere dalla tentazione. Gesù, obbediente in tutto alla volontà del Padre, è l’esatto opposto del popolo, che nel deserto, per quarant’anni provocò Dio e gli disobbedì. Il Cristo, vincendo le tentazioni sataniche, anticipò la piena vittoria che avrebbe conseguito nella sua dolorosa passione (CCC 539). Satana già sconfitto nella tentazione del pane, ricorse a quella dei segni immediati di un miracolismo messianico magico, inutile e privo di ogni senso, come il gettarsi dal punto più alto del tempio e rimanere incolume. Sconfitto un seconda volta, passò alla terza tentazione: il messianismo politico, l’idolatria del potere, il culto del dominio. Gesù lo sconfisse ancora, confermando: la sua dedizione totale al progetto di amore; al dono di sé al Padre; la sua opposizione a ogni sopraffazione e potere.

Il perenne contesto di due tipi di umanità è illuminato bene dalla prima lettura. Genesi ci presenta l’uomo peccatore, che decide il bene e il male, fuori o contro Dio, cadendo nell’insanabile contraddizione con se stesso, tutti e tutto. L’uomo giusto, invece, è nell’armonia d’amore con Dio, se stesso e il prossimo. Sempre vi saranno persone vinte da l’orgoglio, l’egoismo e la sete di potere, che il Signore guarisce.

Paolo descrive bene la reale portata della vittoria di Cristo, che non si limitò a una semplice “restaurazione” o una “guarigione dalle ferite del peccato”. Egli, invece, ci elevò allo splendore della figliazione divina, alla dignità di figli di Dio, alla risurrezione dei nostri corpi mortali. Il Signore Gesù ci ha aperto, una volta per sempre, il suo stesso orizzonte divino, infinito e luminoso. Ci ha confermato la perfetta somiglianza in tutto con lui, vero Figlio di Dio e unico prototipo autentico dell’Adamo perfetto.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa

 

Nelle Preghiere iniziali chiediamo che la Quaresima attui la nostra conversione, aumentando la nostra conoscenza e testimonianza di Cristo. Fragili per le ferite dell’antico peccato, chiediamo che la forza della Parola vinca in noi le seduzioni del maligno e ci dia la gioia dello Spirito: O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. “O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo d’intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito”.

 

Nell’offrire i nostri doni invochiamo: Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto s’ispiri sempre più al sacrificio che santifica l’inizio della Quaresima, tempo favorevole per la nostra salvezza”.

 

Concludiamo chiedendo di aver sempre fame del pane vivo e vero che è Cristo e della sua parola di vita eterna: Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre, alimenti in noi a fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e c’insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca”. 

Gualberto Gismondi OFM

  • 08 Feb

            

VII Domenica Tempo Ordinario anno A23 Febbraio 2020

 

Settima Domenica delTempo Ordinario:

siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste  

 

In questa domenica il Signore completa il suo insegnamento sui nostri atteggiamenti e comportamenti verso Lui e verso il nostro prossimo, esortandoci a essere addirittura perfetti come il nostro Padre celeste. 

Questo invito alla perfezione non deve intimorirci perché ci chiede di diventare, col suo aiuto, perfetti nell’amare.

Amare come Gesù ha amato noi, quindi, è un grande dono, un mistero che impegna la nostra fede, la nostra speranza e ci colma di gioia.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Lv 19, 1-2. 17-18: “Il Signore parlò a Mosè e disse: 2"Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: "Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. 17Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”.

 

1Co 3, 16-23: “16Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. 18Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, 19perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia . 20E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani. 21Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: 22Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! 23Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.

 

Mt 5, 38-48: “38In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

L’invito di Gesù a essere perfetti come il Padre celeste probabilmente ci spaventa o ci turba: non è una meta troppo alta per noi?

Le parole del Signore, però, hanno sempre un solido fondamento, per cui vanno interpretate bene. Sono parole di fiducia e consolazione, per cui non devono spaventarci. La sua infinita perfezione e santità anzitutto non significano mancanza di difetti, negatività insufficienze o altro. In Lui tutto è positivo, per cui la sua santità è anzitutto infinita bontà, amore, verità e tutto ciò che è buono.

Nessun altro, all’infuori di Lui può essere infinito, ma può essere buono, capace di amare, amante della verità e di ogni bene.

Dio è amore, quindi ci possiamo avvicinare sempre alla sua perfezione, amando Lui sopra tutto e tutti, e amando il prossimo come noi stessi. Anzi, a questo proposito, Gesù è andato decisamente oltre, dicendo di amarci l’un l’altro come Lui ha amato noi.

Così l’insegnamento è chiarissimo: possiamo e dobbiamo amare il Padre con tutte le forze e sopra ogni e il nostro prossimo come Gesù ha amato noi. È un programma grandioso e meraviglioso che non avremmo mai potuto pensare o immaginare. Gesù, quindi, ci propone qualcosa di concreto, reale e possibile, perché a Dio tutto è possibile.

Col Suo aiuto e la Sua grazia, tutti possiamo imparare ad amare Lui e il nostro prossimo.

Ma: come amare? Nel modo che ci ha insegnato: amare Lui con tutto il nostro essere e tutte le nostre forze e il nostro prossimo come Lui ha amato noi. Egli ama tutti in modo gratuito e generoso. Gratuito perché non chiede nulla in cambio. Generoso perché ci ama senza limiti.

Ci chiede, quindi, d’imitare questo suo modo di amare. Alcuni Santi dicevano che la misura di amare è amare senza misura.

La prima lettura, di questa domenica, dal Levitico dell’Antico Testamento, ci dice di non serbare alcun odio, risentimento o rancore nel cuore, non vendicarci, perdonare, amare il prossimo come noi stessi. Dio ci vuole santi perché è santo, ed è santo perché è amore.

Il modo di diventare santi, quindi, è imitare col suo aiuto il suo amore generoso, gratuito, senza limiti. Il motivo della nostra fiducia e speranza è che il Signore per primo si occupa e preoccupa del nostro santificarci. Ci è sempre vicino col suo aiuto e la sua grazia: se pecchiamo ci assolve, se cadiamo ci rialza, se sbagliamo ci corregge, se ci scoraggiamo c’incoraggia, se l’offendiamo ci perdona, se lo perdiamo o lo abbandoniamo ci cerca con amore come pecorelle smarrite; quando ci ritrova fa gran festa.

La perfezione divina alla quale c’invita Gesù, quindi, è l’amore verso Lui e verso tutti.

Paolo nella lettera 1ª ai Corinzi, presenta il progetto di Dio: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Questo vuol dire che, per santificarci, il Signore ha reso tutte le realtà più importanti e decisive dell’esistenza, nostre e, insieme, sue. Per questo ci ha inviato il suo Diletto Primogenito con la sua grazia, la sua Parola, i suoi esempi, i suoi sacramenti, la sua Chiesa. Tutto è Suo e nostro. Tutto quello che è di Cristo è nostro, Noi, però, siamo suoi. A sua volta, non c’è soltanto Gesù con noi, perché il Padre è sempre con Lui.

Ricapitolando: tutte le realtà definitive dell’esistenza umana: vita, morte, presente e futuro sono, insieme: totalmente nostre, di Cristo e del Padre.

 Cristo venne per vivere e morire con noi e per noi. Venne a condividere il nostro presente, per essere per sempre il nostro futuro. Al presente, noi viviamo e lottiamo insieme a Lui, per poter condividere, nel futuro, la sua beatitudine e la sua gloria. Egli, pienezza della santità divina, s’impegna  perché la nostra vita sia santa come la sua.

Essere perfetti nell’amore, quindi, è un grande mistero di fede, di  speranza e di gioia. Gesù è per sempre Emmanuel: Dio con noi. Il Figlio di Dio è per sempre Gesù: Salvezza di Dio, Salvatore. Le Persone divine ci fanno diventare perfetti perché sono infinitamente sante. Dice il “Levitico”: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”.

Dice S. Paolo: “non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” e ancora: “Santo è il tempio di Dio, che siete voi”. Perché allora temere lo splendido invito di Gesù: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”? Esso significa che le Persone divine credono in noi, hanno fiducia in noi, sanno che insieme a loro e col loro aiuto possiamo avanzare senza limiti e senza posa sulle vie della loro santità. Se ciò può sembrarci troppo bello per essere vero, ricordiamo sempre che tutte le loro parole, richieste e promesse sono sempre assolutamente, totalmente e innegabilmente vere.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Invochiamo il Padre perché ci aiuti ad essere sempre più attenti alla voce del suo Spirito e ci faccia conoscere come attuare la sua volontà nelle parole e nelle opere: Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole  e nelle opere”.

Chiediamo al Padre di riconoscere nel suo Figlio umiliato e crocifisso, la forza de quell’amore divino che con il vangelo della pace vince tutte le forme di male e di violenza:O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo vangelo di pace”.

La nostra offerta del pane e del vino dia gloria al Signore e giovi a salvare il mondo: Accogli, Signore, quest’offerta espressione della nostra fede: fa’ che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo”. Chiediamo anche che il cibo eucaristico donatoci ci sia pegno di vita eterna: Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna”.

 

Gualberto Gismondi OFM