• 13 Mag

V Domenica di Pasqua10 Maggio 2020

5ª Domenica di Pasqua:

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me

 

Questa domenica e la prossima ci preparano alla conclusione del Tempo Pasquale, che si attua col ritorno di Cristo al Padre, nell’Ascensione, e con la venuta dello Spirito Santo su noi e tra noi, nella Domenica della Pentecoste.

Le letture bibliche passano dalla celebrazione della Risurrezione alla preparazione spirituale di questi eventi.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

At 6,1-7: 1In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. 2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. 3Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. 4Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola". 5Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. 6Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.7E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

1Pt 2,4-9: Carissimi, 4Avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, 5quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. 6Si legge infatti nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra d'angolo , scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso .7Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo8e sasso d'inciampo, pietra di scandalo Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. 9Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

Gv 14,1-12: 1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via". 5Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?". 6Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto". 8Gli disse Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". 9Gli rispose Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo  

Questa domenica comincia a prepararci alla venuta dello Spirito Santo sulla Chiesa e nel mondo, che celebreremo la domenica di Pentecoste.

Domenica prossima celebriamo l’Ascensione, ossia il glorioso ritorno di Cristo al Padre.

In queste domeniche, le letture bibliche richiamano la nostra attenzione su due misteri fondamentali: l’Ascensione o salita di Cristo al cielo e la Pentecoste o discesa dello Spirito Santo su di noi.

I Vangeli fanno lo stesso richiamo, mediante alcune parti del discorso di Gesù nell’Ultima Cena. La liturgia sottolinea il ruolo eucaristico dello Spirito Santo nel cammino della Chiesa, passando dalla celebrazione della Risurrezione alla riflessione spirituale sulla Pentecoste.

Le letture passano dagli aspetti entusiasmanti e gioiosi della Risurrezione di Cristo, alle concrete difficoltà che i seguaci del Risorto, e in particolare la sua Chiesa, dovranno affrontare per restare fedeli alla loro testimonianza. Tali difficoltà sono non solo quelle esterne alla Chiesa, ma anche quelle interne alla sua comunità.

La Chiesa cristiana si definisce “cattolica”, ossia “universale” perché unisce persone di ogni lingua, popolo, nazione e costume, come avevano già preannunciato i profeti. Dalla Risurrezione di Gesù in poi si formò una comunità di persone che vivevano insieme, unite dall’unica fede nel Risorto. Esse provenivano sempre più da diversissime tradizioni culturali, politiche, sociali e religiose di tutto il mondo. Ciascuna portava con sé le più diverse abitudini, esigenze ed esperienze. Cominciarono, quindi, a emergere tensioni e incomprensioni.

Nella prima lettura, la tensione deriva dall’assistenza quotidiana ai poveri. Questo impegno, insieme spirituale e sociale, nel corso della storia cristiana diviene sovente cruciale, con punte gravi e drammatiche. Qui la comunità compie una scelta esemplare, affidando questo compito a persone piene di Spirito Santo e di Sapienza, affinché gli Apostoli possano dedicarsi al servizio della preghiera e della Parola. La proposta mette tutti d’accordo e molti aderiscono alla Chiesa che si moltiplica grandemente. La lettura mette in luce come lo Spirito Santo sia già all’opera. La seconda lettura, dalla prima lettera di San Pietro, sottolinea che la Chiesa è l’edificio e Cristo è la sua “pietra angolare” che lo compagina e lo sostiene, unendo fra loro tutte le pietre vive, ossia i credenti. In esso, tutti sono “pietre vive”, stirpe eletta,  sacerdoti regali, gente santa, luci meravigliose che proclamano le ammirevoli opere di Dio e, in particolare, la salvezza operata dal Risorto.

Il Vangelo riferisce l’ultimo discorso nel quale Gesù rivelò le realtà più intime e preziose di sé e della sua opera. In esse ci disse che sarebbe ritornato al Padre, per prepararci un posto accanto a lui. Lo può fare, perché è totalmente nel Padre e il Padre è totalmente in lui. Le sue parole sono le parole del Padre. Chi conosce lui conosce il Padre. Chi crede in Lui compirà le stesse opere da lui compiute, e anche maggiori. Tutto ciò possiamo e dobbiamo crederlo con la massima certezza, perché Gesù è l’unica via, verità e vita che porta al Padre, al quale nessuno può giungere  se non per mezzo di lui.   

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

Nello spirito di questa domenica, la prima orazione ricorda la generosa benevolenza del Padre perché ci ha donato non solo il Salvatore ma anche lo Spirito Santo: “O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e la vita eterna”.

La seconda orazione chiede che possiamo divenire realmente sacerdozio regale, popolo santo, tempio della sua gloria: “O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che aderendo a lui, pietra vita, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria”.

L’orazione sui doni e quella finale chiedono al Signore di testimoniare la sua verità nella nostra vita e di passare dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova: “O Dio, in questo scambio di doni ci fa partecipare alla comunione con te, unico sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita”. “Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova”.

Gualberto Gismondi OFM

 

 

  • 05 Mag

IV Domenica di Pasqua3 Maggio 2020

4ª Domenica di Pasqua:

Sono venuto perché abbiano la vita in abbondanza

 

Le prime domeniche dopo Pasqua mostrano la potenza del Signore risorto che opera nelle prime comunità. Questa quarta domenica presenta Gesù con l’immagine significativa del Buon Pastore che cura con amore le proprie pecore, perché abbiano vita in abbondanza. Questo suo impegno di salvezza e di amore continua sempre, fino alla fine dei tempi.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

At 2,14.36-41: [Nel giorno di Pentecoste,]14 Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così: " 36Sappia con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso".37All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?". 38E Pietro disse loro: "Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. 39Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro". 40Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: "Salvatevi da questa generazione perversa!". 41Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

1Pt 2,20-25:  Carissimi, 20se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. 21A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme:22egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca ; 23insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.24 Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti . 25Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.

Gv 10,1-10:  In quel tempo Gesù disse: 1"In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei". 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.7Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. 

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo     

 

La prima lettura, dagli Atti, presenta l’annuncio dell’Apostolo Pietro a tutto il popolo, che si conclude con due precisi inviti: "Salvatevi da questa generazione perversa!" e "Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo”.

Il primo esprime in forma negativa la necessità positiva di allontanarsi dal male, per compiere il bene, nelle condizioni concrete del tempo in cui viviamo.

Il secondo invito è un risposta positiva alla domanda “Che cosa dobbiamo fare?”, rivolta dalle persone agli Apostoli e agli evangelizzatori. Questa domanda esprimeva un sincero desiderio di conversione e la disponibilità a cambiare vita. Pietro presenta, quindi, il programma concreto e i contenuti della conversione: ascoltare la Parola di Dio; accogliere gli inviti della Chiesa; pentirsi; farsi battezzare nel nome di Cristo. È in questo modo che tutti otteniamo il perdono dei peccati, la vita divina e il dono dello Spirito Santo. È questo dono a compiere in noi le maggiori trasformazioni.

Nella seconda lettura, Pietro sottolinea come Gesù si comportò nella sua vita, passione e morte: “insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia”. Imitarlo non è facile, ma il Signore lo rende possibile col suo aiuto e la sua assistenza. Operando nel più profondo di noi stessi, mediante il suo Santo Spirito e con la sua grazia, ci consente di amare e perdonare come ha fatto Lui. Gesù lo ha attuato in modi che si completano a vicenda. “Portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”. Per questo, “tutti noi siamo stati guariti dalle sue piaghe” ossia dal suo sacrificio cruento. 

Nel Vangelo, Gesù stesso ci parla, servendosi dell’immagine che gli piaceva di più, quella di Buon Pastore.  Ama e conosce le sue pecore, chiama ciascuna col proprio nome, le conduce fuori e cammina davanti a esse. Sono tutte espressioni che indicano la delicatezza e le attenzioni di amore divino che ha per ciascuno di noi. Così amate, le pecore ascoltano la sua voce, lo conoscono e lo seguono. Il buon pastore le difende dai ladri, dai briganti e da quanti non amano le pecore, e cercano di entrano nel loro recinto per impossessarsene.

I discepoli non capivano questo linguaggio, per cui il Signore lo spiegò. La porta delle pecore è lui. Se uno entra attraverso di lui trova i ricchi pascoli della sua Parola e della sua Eucaristia, che gli danno la salvezza e l’ingresso nei misteri della vita e della santità divina, nei quali crescere indefinitamente, in santità, gioia e giustizia. Il Padre ce lo ha inviato e donato, Gesù è venuto con gioia a pascere con amore tutti quanti eravamo “erranti come pecore” senza pastore.

Divenuto il grande pastore delle nostre anime, ci ha portato e donato, in abbondanza, la vita divina ed eterna. Lui solo è la nostra salvezza e speranza. Lui solo è l’unico pastore amoroso della nostra vita eterna e l’unico custode onnipotente della nostra risurrezione.

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

 

Gesù è il pastore della nostra gioia. Chiediamogli di rimanere sempre accanto a lui “Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo preceduto il Cristo suo pastore”.

Gesù è la nostra “porta” al suo Regno e alla risurrezione, gli chiediamo di riconoscerlo e seguirlo, nonostante le insidie del mondo: “O Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la porta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito, perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce di Cristo, buon pastore, che ci dona l’abbondanza della vita”. 

Il Signore è la nostra via e la nostra vita. Solo lui, che ci ha redento con il suo preziosissimo sangue, può guidarci alla perenne letizia e ai pascoli eterni del cielo: “O Dio, che in questi santi misteri compi l’opera della nostra redenzione, fa’ che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia”. “Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo.

Gualberto Gismondi OFM

  • 29 Apr

 

III Domenica di Pasqua26 Aprile 2020

3ª Domenica di Pasqua:

Dio lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

At 2,14.22-33: [Nel giorno di Pentecoste,] 14Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:  22Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, 23consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. 24Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. 25Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli.26 Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza,27 perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione.28 Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza .29Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. 30Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, 31previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione.32Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. 33Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.

1Pt 1,17-21: Carissimi, 17se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. 18Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, 19ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. 20Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; 21e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Lc 24,13-3513Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: "Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?". Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: "Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?". 19Domandò loro: "Che cosa?". Gli risposero: "Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto". 25Disse loro: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 

La prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, presenta parte del discorso di Pietro nella Pentecoste.

Si serve del Salmo 15/16 per descrivere la morte di Cristo e la Pasqua. Gesù fu ucciso perché le autorità e i sommi sacerdoti d’Israele lo consegnarono ai pagani per farlo crocifiggere. Dio, però, lo risuscitò perché la morte non poteva tenerlo in suo potere. Asceso alla destra del Padre, effuse il suo Spirito Santo sull’umanità, infrangendo i limiti creaturali dell’uomo, per consentirci di permanere  nella comunione con Dio, già iniziata in questa vita terrena.

La Pasqua di Cristo è il fondamento della nostra speranza, come indicano le suggestive immagini del salmo e, in particolare: contemplare il volto di Dio; la vita come cammino e percorso; la piena e perfetta gioia; lo stare alla destra di Dio. Esse mantengono la nostra fede e speranza sempre rivolte a Dio.

La seconda lettura, dalla 1ª Lettera di Pietro, ricorda che tutto questo divenne possibile perché siamo stati  “liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia” dalle nostre condotte vuote. Dio, infinita bontà, lo volle “prima della fondazione del mondo”. Chi crede è fin d’ora consacrato dal sangue di Cristo a camminare sereno nella fede ricevuta. Essa rende facile e fruttuosa anche la condizione di pellegrini, in continuo cammino verso la nostra meta ultraterrena.

Tutto ciò appare chiaramente nella vicenda dei due discepoli in cammino verso Emmaus, con l’animo agitato da dubbi e timori. Sono questi a renderli scoraggiati e tristi. Sono in crisi per la vicenda di Gesù Nazareno, profeta potente, consegnato dai sommi sacerdoti e dalle autorità ai pagani, per farlo crocifiggere. Hanno sentito, però, che alcune donne sostengono di avere avuto una visione e che egli sia vivo. La sua tomba è vuota, ma nessuno lo ha visto. Nel pensare ciò non vedono il viandante che è già vicino a loro. Il loro troppo ragionare impedisce di riconoscere Gesù.  Il loro discutere lo fa apparir loro uno straniero. Gesù, invece, li avvicina e parla con loro. Li interroga umilmente. Essi sono convinti di sapere tutto su Gesù e di essere aggiornatissimi sui suoi ultimi avvenimenti. Forse, proprio questo impedisce loro di capire, vedere, coglier il senso della sua vita-morte-risurrezione. Gesù conosce bene la loro situazione spirituale e cerca di illuminarli. Benevolmente li rimprovera per i loro occhi chiusi e il cuore tardo. Sono quest a renderli stolti, tristi, dubbiosi, lenti a capire e credere. Sapendo, però, che la loro ricerca è sincera, Gesù mostra loro con paziente bontà come tutte le Scritture parlino di lui. Lo invitano a rimanere. Rimane e, alla mensa, compie l’atto decisivo della sua cena: benedice il pane, lo spezza e lo distribuisce. “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”.

La fede nel Risorto nasce alla sua mensa, dalla sua Parola, dal suo Pane o Eucaristia. Sono essi a farci ardere i cuori e riempirci di gioia. Pieni di fede e gioia i discepoli ritornano a Gerusalemme. Non sono più viandanti incerti e dubbiosi, ma testimoni convinti. Sanno che Gesù cammina con noi sulle nostre strade, ci è sempre vicino, ci dona la sua luce. Essa illumina anche quanti non se ne accorgono o non vogliono accorgersene. Chi crede in Cristo ne diventa apostolo. Chi lo sperimenta, ne diviene testimone.

Chi accoglie il suo mistero ne diviene messaggero. Per chi è incerto o dubbioso, la morte di Gesù in croce è scandalo e tragedia. Per chi crede in lui, la sua passione e morte è l’unica vera via della gloria e dell’inestinguibile salvezza dell’umanità. Gesù rende apostoli i suoi discepoli, perché testimonino fino alla fine dei tempi e donino a tutto il mondo, fino agli estremi confini della terra, il dono del Risorto: la sua gioia, la sua risurrezione, la sua gloria eterna.      

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   

La Chiesa si rivolge al Signore Risorto perché renda la nostra fede, sempre più viva, convinta e coraggiosa: “Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione”.

Come i discepoli di Emmaus chiediamo al Signore che apra i nostri cuori all’intelligenza delle Scritture e si riveli sempre nell’atto di spezzare il suo pane: “O Dio, che in questo giorno memoriale della Pasqua raccogli la tua Chiesa pellegrina nel mondo, donaci il tuo Spirito, perché nella celebrazione del mistero eucaristico riconosciamo il Cristo crocifisso e risorto, che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture, e si rivela a noi nell’atto di spezzare il pane”.  

Il Signore che ci dona gioia e letizia, ci doni anche la gloria incorruttibile della risurrezione: “Accogli, Signore, i doni della tua Chiesa in festa, e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di una perenne letizia”. “Guarda con bontà, Signore, il tuo popolo, che hai rinnovato con i sacramenti pasquali, e guidalo alla gloria incorruttibile della risurrezione”.

 

Gualberto Gismondi OFM