• 08 Feb

            

VII Domenica Tempo Ordinario anno A23 Febbraio 2020

 

Settima Domenica delTempo Ordinario:

siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste  

 

In questa domenica il Signore completa il suo insegnamento sui nostri atteggiamenti e comportamenti verso Lui e verso il nostro prossimo, esortandoci a essere addirittura perfetti come il nostro Padre celeste. 

Questo invito alla perfezione non deve intimorirci perché ci chiede di diventare, col suo aiuto, perfetti nell’amare.

Amare come Gesù ha amato noi, quindi, è un grande dono, un mistero che impegna la nostra fede, la nostra speranza e ci colma di gioia.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Lv 19, 1-2. 17-18: “Il Signore parlò a Mosè e disse: 2"Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: "Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. 17Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”.

 

1Co 3, 16-23: “16Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. 18Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, 19perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia . 20E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani. 21Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: 22Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! 23Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.

 

Mt 5, 38-48: “38In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

L’invito di Gesù a essere perfetti come il Padre celeste probabilmente ci spaventa o ci turba: non è una meta troppo alta per noi?

Le parole del Signore, però, hanno sempre un solido fondamento, per cui vanno interpretate bene. Sono parole di fiducia e consolazione, per cui non devono spaventarci. La sua infinita perfezione e santità anzitutto non significano mancanza di difetti, negatività insufficienze o altro. In Lui tutto è positivo, per cui la sua santità è anzitutto infinita bontà, amore, verità e tutto ciò che è buono.

Nessun altro, all’infuori di Lui può essere infinito, ma può essere buono, capace di amare, amante della verità e di ogni bene.

Dio è amore, quindi ci possiamo avvicinare sempre alla sua perfezione, amando Lui sopra tutto e tutti, e amando il prossimo come noi stessi. Anzi, a questo proposito, Gesù è andato decisamente oltre, dicendo di amarci l’un l’altro come Lui ha amato noi.

Così l’insegnamento è chiarissimo: possiamo e dobbiamo amare il Padre con tutte le forze e sopra ogni e il nostro prossimo come Gesù ha amato noi. È un programma grandioso e meraviglioso che non avremmo mai potuto pensare o immaginare. Gesù, quindi, ci propone qualcosa di concreto, reale e possibile, perché a Dio tutto è possibile.

Col Suo aiuto e la Sua grazia, tutti possiamo imparare ad amare Lui e il nostro prossimo.

Ma: come amare? Nel modo che ci ha insegnato: amare Lui con tutto il nostro essere e tutte le nostre forze e il nostro prossimo come Lui ha amato noi. Egli ama tutti in modo gratuito e generoso. Gratuito perché non chiede nulla in cambio. Generoso perché ci ama senza limiti.

Ci chiede, quindi, d’imitare questo suo modo di amare. Alcuni Santi dicevano che la misura di amare è amare senza misura.

La prima lettura, di questa domenica, dal Levitico dell’Antico Testamento, ci dice di non serbare alcun odio, risentimento o rancore nel cuore, non vendicarci, perdonare, amare il prossimo come noi stessi. Dio ci vuole santi perché è santo, ed è santo perché è amore.

Il modo di diventare santi, quindi, è imitare col suo aiuto il suo amore generoso, gratuito, senza limiti. Il motivo della nostra fiducia e speranza è che il Signore per primo si occupa e preoccupa del nostro santificarci. Ci è sempre vicino col suo aiuto e la sua grazia: se pecchiamo ci assolve, se cadiamo ci rialza, se sbagliamo ci corregge, se ci scoraggiamo c’incoraggia, se l’offendiamo ci perdona, se lo perdiamo o lo abbandoniamo ci cerca con amore come pecorelle smarrite; quando ci ritrova fa gran festa.

La perfezione divina alla quale c’invita Gesù, quindi, è l’amore verso Lui e verso tutti.

Paolo nella lettera 1ª ai Corinzi, presenta il progetto di Dio: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Questo vuol dire che, per santificarci, il Signore ha reso tutte le realtà più importanti e decisive dell’esistenza, nostre e, insieme, sue. Per questo ci ha inviato il suo Diletto Primogenito con la sua grazia, la sua Parola, i suoi esempi, i suoi sacramenti, la sua Chiesa. Tutto è Suo e nostro. Tutto quello che è di Cristo è nostro, Noi, però, siamo suoi. A sua volta, non c’è soltanto Gesù con noi, perché il Padre è sempre con Lui.

Ricapitolando: tutte le realtà definitive dell’esistenza umana: vita, morte, presente e futuro sono, insieme: totalmente nostre, di Cristo e del Padre.

 Cristo venne per vivere e morire con noi e per noi. Venne a condividere il nostro presente, per essere per sempre il nostro futuro. Al presente, noi viviamo e lottiamo insieme a Lui, per poter condividere, nel futuro, la sua beatitudine e la sua gloria. Egli, pienezza della santità divina, s’impegna  perché la nostra vita sia santa come la sua.

Essere perfetti nell’amore, quindi, è un grande mistero di fede, di  speranza e di gioia. Gesù è per sempre Emmanuel: Dio con noi. Il Figlio di Dio è per sempre Gesù: Salvezza di Dio, Salvatore. Le Persone divine ci fanno diventare perfetti perché sono infinitamente sante. Dice il “Levitico”: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”.

Dice S. Paolo: “non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” e ancora: “Santo è il tempio di Dio, che siete voi”. Perché allora temere lo splendido invito di Gesù: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”? Esso significa che le Persone divine credono in noi, hanno fiducia in noi, sanno che insieme a loro e col loro aiuto possiamo avanzare senza limiti e senza posa sulle vie della loro santità. Se ciò può sembrarci troppo bello per essere vero, ricordiamo sempre che tutte le loro parole, richieste e promesse sono sempre assolutamente, totalmente e innegabilmente vere.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Invochiamo il Padre perché ci aiuti ad essere sempre più attenti alla voce del suo Spirito e ci faccia conoscere come attuare la sua volontà nelle parole e nelle opere: Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole  e nelle opere”.

Chiediamo al Padre di riconoscere nel suo Figlio umiliato e crocifisso, la forza de quell’amore divino che con il vangelo della pace vince tutte le forme di male e di violenza:O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo vangelo di pace”.

La nostra offerta del pane e del vino dia gloria al Signore e giovi a salvare il mondo: Accogli, Signore, quest’offerta espressione della nostra fede: fa’ che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo”. Chiediamo anche che il cibo eucaristico donatoci ci sia pegno di vita eterna: Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna”.

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 08 Feb

 

VI Domenica Tempo Ord. A16 Febbraio 2020

 

Sesta Domenica Tempo Ordinario:

non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento

 

In questa sesta domenica possiamo meditare su alcune parole di speranza e di gioia molto incoraggianti, già presentate dalle Scritture ma, soprattutto, annunciate dal Signore Gesù.

Esse ci dicono ciò che il Padre ha preparato per coloro che lo amano. Il Figlio è venuto non ad abolirle, ma a confermarle e a dare loro la pienezza del compimento.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

Sir 15, 15-20. “15Se vuoi osservare i comandamenti; l'essere fedele dipende dalla tua buona volontà.16Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano.17Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.18Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. 19I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. 20A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare”.

 

1 Co 2, 6-10: “6Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. 7Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. 8Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9Ma, come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano . 10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio”.

 

  Mt 5, 17-37: “17In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.  20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.21Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.23Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.31Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno”.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

Domenica scorsa il Signore ci ha detto che, come cristiani, siamo: il sale della terra e la luce del mondo. In questa domenica ci dice che cosa fare e come farlo per essere tali.

Già la prima lettura, dell’Antico Testamento, afferma con straordinario vigore la libertà e la responsabilità umana. L’una non può esistere senza l’altra. Presenta, poi, le realtà incompatibili in totale opposizione fra loro come il fuoco e l’acqua, la vita e la morte; così il bene e il male. Il bene è la vita, il male è la morte. Fra vita e morte non c’è alcuno spazio, quindi nessun relativismo, né ieri né oggi. Dio non ha mai comandato di essere empi, né ha mai dato a nessuno il permesso di peccare. Su tutto ciò Gesù è chiarissimo: “non sono venuto ad abolire la Legge e i Profeti ma a dare loro pieno compimento”.

Per questo motivo Gesù pone in pieno contrasto il “vi è stato detto” degli scribi, farisei e dottori della Legge, con il suo “ma io vi dico”.

Il “vi è stato detto” è parola di uomini, mentre il suo “ma io vi dico” è Parola di Dio. Gesù completa e perfeziona, facendo passare le esigenze spirituali ed etico-morali da la lettera che uccide a lo Spirito che è e che dà vita. Non basta più “non uccidere” bisogna amare, perdonare, servire.

Stesso passaggio per gli altri peccati. Non compiere il male non basta più: è necessario compiere il bene. Questo riguarda soprattutto quelle persone, anche credenti, che si domandano sempre: “Che male c’è?” Non si rendono conto che è la domanda peggiore, sbagliata e fuorviante.

Ripetiamolo sempre: il compito dei cristiani non è: non fare il male, bensì fare il bene. 

Non basta non uccidere, è necessario amare e servire la vita di tutti, accoglierla difenderla e servirla. Non basta non vendicarsi, è necessario perdonare, chiedere perdono, riconciliarsi. Non basta non mentire, non giurare, non testimoniare falsamente, è necessario impegnarsi a favore della verità. Ogni parola deve essere veridica e sincera. Il di più viene dal Maligno. Non basta evitare adulteri e divorzi, occorre scambiarsi reciprocamente: amore, rispetto, tenerezza, dolcezza, premure, delicatezze fra coniugi, genitori e figli e familiari.

Gesù col suo immenso amore ha trasformato la “Legge delle regole” dell’Antica Alleanza nella “Legge dell’amore gratuito, generoso e totale” ossia senza limiti della Nuova Alleanza. Le parole divine di Gesù: “Ma io vi dico”, ci trasformano tutti in creature divine.

Ora conta la nostra fedeltà autentica al Padre, a Cristo e al Vangelo. Su di essa si baserà il giudizio del Signore nell’ultimo giorno.

Ricordiamoci sempre la grande promessa fattaci dal Signore: “Chi osserverà anche i minimi di questi miei precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

Cieli e terra passeranno, queste parole non passeranno mai.

Esse fondano la nostra fede in Lui e nella della beatitudine eterna, la sua felicità e la sua gloria. La seconda lettura di questa domenica e la fede della Chiesa lo confermano: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano”.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Chiediamo anche noi di poter diventare al “stabile dimora” di Dio, amandolo con cuore retto e sincero e ascoltando sempre la sua parola: O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.

La seconda domanda da rivolgere al Signore è di essere sempre coerenti nella nostra vita con le esigenze del vangelo e diventare segni di riconciliazione e di pace: O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace”.

Offriamo al Signore il pane e il vino, chiedendogli di essere purificati, rinnovati e fedeli alla sua volontà: Questa nostra offerta, Signore, ci purifichi e ci rinnovi, e ottenga a chi è fedele alla tua volontà la ricompensa eterna”.

Il convito eucaristico ci faccia cercare sempre i beni veri che ci danno la vita autentica: Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, fa’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita”. 

 

Gualberto Gismondi OFM

  • 04 Feb

 

V Domenica Tempo Ordinario A 9 Febbraio 2020

 

Quinta Domenica del Tempo Ordinario:

risplenda la vostra luce davanti agli uomini

 

In questa quinta domenica il Signore ci ripropone il tema della luce, così frequente nelle Scritture. La luce è la veste sfolgorante di Dio, il cui splendore è insostenibile dai nostri occhi di carne.

Cristo, luce del mondo, nella Trasfigurazione si è mostrato ai suoi discepoli risplendente di luce divina. Rivestendoci della sua luce con la sua grazia, rende anche noi luce del mondo perché compiamo tutte le opere della luce.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio  

Is 58, 7-10: “Così dice il Signore: 7Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? 8Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. 9Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, 10se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.”

 

1 Co 2, 1-5: “Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. 2Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 3Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. 4La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, 5perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

 

Mt 5, 13-16: “13In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

La prima lettura del Terzo Isaia ricorda ai credenti che quando s’impegnano nelle “opere di giustizia” risplendono di luce. Nell’Antico Testamento il termine “Opere di giustizia” indicava quelle opere che il Nuovo Testamento chiama “opere di carità”. Tra esse vi sono: dividere il pane con gli affamati; introdurre in casa miseri e senza tetto; vestire chi è nudo; consolare quanti sono afflitti nel cuore ecc.

Il Signore ci ricorda che facendo ciò: diventiamo luce che brilla nelle tenebre; illuminiamo come aurora; splendiamo come pieno meriggio. Allora, se lo invochiamo ci risponde e ci segue con la sua gloria.

Nella prima lettera ai Corinzi, San Paolo mostra le forme della carità e delle buone opere spirituali. Sapendo che il Signore gli aveva affidato il compito di annunziare Cristo, il suo Vangelo e i suoi Misteri, s’impegnava con tutte le forze a predicare, ma in un modo che tutti potessero capire. Non contava, quindi, sulle forme eleganti e raffinate, ma solo sulla potenza dello Spirito.

Sapendo che il Signore predilige fra i suoi ascoltatori i poveri, i piccoli e gli umili, annunciava loro i Misteri del Regno, rinunciando alle parole eccellenti, alle frasi forbite e ai “discorsi umanamente persuasivi”. Annunciava, perciò, il Cristo Crocifisso, basandosi solo sulla manifestazione e la potenza dello Spirito Santo, perché la fede dei suoi ascoltatori si basasse sulla semplicità e sull’amore di Dio anziché sulla sapienza umana.

Non dobbiamo mai dimenticare, quindi, che sempre e ovunque, ad operare il pentimento e le conversioni, a trasformare l’esistenza umana, a guidare le persone e l’umanità sulle vie della salvezza, sono sempre e soltanto il Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo. Gesù, in particolare, per noi è tutto: sapienza, potenza, santità, salvezza, redenzione.

Nel Vangelo di oggi, Gesù continua l’insegnamento iniziato già domenica scorsa, per approfondire chi siamo e che cosa dobbiamo fare. Ricorre, perciò a due immagini molto significative e suggestive: il sale della terra e la luce del mondo.

Nell’Antico Testamento il sale aveva due significati contrari. Quello negativo era legato alla realtà del Mar Morto che non consentiva nessuna forma di vita. Tale sterilità, simile a quella del deserto, ricordava i peccati e la maledizione di Sodoma e Gomorra (Deut 29, 22). Il significato positivo derivava dalla necessità del sale per poter vivere. Il mare è salato ma pullula di vita. I libri sapienziali ricordano che senza di esso non si può vivere (Sir 39, 26). Non solo il sale dà sapore ai cibi (Gb 6, 6) ma li preserva dalla corruzione e li purifica (1Cor 3, 13). Con i due esempi, quindi, Gesù affida ai suoi discepoli il compito e la grande responsabilità di essere sale che preserva l’umanità dalla corruzione del peccato, purifica cuori e menti, conserva nella salvezza e la santità.

L’altro grande simbolo citato da Gesù e che abbiamo meditato nel Natale, è la luce. Genesi presenta l’immagine della luce come primo gesto del Creatore che dissipò le tenebre del caos. L’Apocalisse, invece presenta la luce come immagine finale, che emana da Dio e dall’Agnello, inondando di  splendore la Gerusalemme celeste, dimora definitiva di Dio e dei suoi eletti, che non ha più alcun bisogno di altre luci, come sole, luna e stelle. La luce è la veste sfolgorante di Dio, il cui splendore è insostenibile dai nostri occhi di carne.

Cristo, luce del mondo, rivestendoci della sua luce, rende anche noi luce del mondo. Essendo diventati figli della luce, dobbiamo risplendere della luce di Cristo. La nostra vita può e deve, ormai, essere un cammino nella luce per giungere alla Luce Eterna che ci farà splendenti di luce divina. Perché possiamo camminare nella luce, il Signore ci dona generosamente la su Parola che è, insieme, Parola di luce e di Vita Eterna.

La Parola di Dio è luce ai nostri passi e lampada sul nostro cammino. Seguendola non saremo mai nelle tenebre né ombre di morte. Chiediamo al Signore che la sua luce possa illuminare sempre i nostri cuori e i nostri volti per poter irraggiare sui nostri fratelli splendori di amore e di carità.

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La preghiera nostra e della Chiesa, famiglia di Dio, è duplice. Chiede al Signore di custodirci con la sua protezione e la sua grazia, fondamenti della nostra speranza: Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione”.

Chiede, inoltre, il vero spirito evangelico che, mediante la fede e la carità, faccia di noi vera luce e sale della terra. O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra”.

Sulle nostre offerte chiediamo che il pane e il vino diventino sacramento di vita eterna e che uniti a Cristo portiamo con gioia frutti di vita eterna per salvare il mondo: Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna”. “O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo”.

 

Gualberto Gismondi OFM