• 22 Lug

XVI Domenica del Tempo Ordinario19 Luglio 2020

16ª Domenica del Tempo Ordinario:

I giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre

 

La liturgia continua a presentarci come nasce e cresce la grande realtà del Regno di Dio o Regno dei cieli, già iniziata nella domenica precedente. In questa Domenica le parabole di Gesù mostrano l’azione del nemico del Regno, e come il Regno, piccolo e nascosto, cresca inarrestabile fino ad affermarsi definitivamente.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Sap 12,13. 16-1913Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto. 16La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. 17Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l'insolenza di coloro che pur la conoscono.18Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.19Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Rm 8,26-27: Fratelli, 26lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Mt 13,24-4324In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". 28Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". 29"No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".31Espose loro un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami".33Disse loro un'altra parabola dicendo: "Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata".34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascostefin dalla fondazione del mondo.36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: "Spiegaci la parabola della zizzania nel campo". 37Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42li getteranno nella fornace ardente , dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!”. 

  

Meditiamo con lo Spirito Santo

Anche in questa Domenica, la liturgia ci presenta alcune parabole di Gesù che descrivono i molteplici aspetti della grande realtà del Regno di Dio o Regno dei cieli. In particolare, descrivono come esso nasce e cresce in mezzo alle molte difficoltà.

Le parabole di questa Domenica, infatti, da un lato mostrano i tentativi del nemico di Dio di ostacolare il suo Regno, dall’altro la crescita inarrestabile di questo che, per quanto piccolo e nascosto, procede verso la sua dimensione definitiva. Il frutto del Regno è anche la crescita di un’umanità nuova, che il Signore, al suo ritorno, farà risplendere come il sole.

Apparentemente, gli inizi del Regno di Dio sono insignificanti. Nasce da un artigiano povero che si mette a predicare, viene contestato, condannato e crocifisso dai potenti. I suoi seguaci sono un “piccolo gregge”, ossia un gruppetto, di pochi pescatori galilei. Tuttavia, proprio da questi inizi così poveri e nonostante le immense opposizioni umane, questo piccolo seme divino mostra di avere in sé una prorompente forza di crescita, che muta e rivoluziona tutta la storia umana. È per questo che Gesù lo paragona a un granellino di senapa, il seme più piccolo di tutti, che cresce fino a diventare l’albero più grande di tutte le piante dell'orto.

Un’altra efficace immagine è il poco lievito che scompare nella pasta, ma la fa crescere e diventare grande. Satana, il nemico del Regno cerca con di ostacolarlo e distruggerlo con tutte le sue forze, senza mai riuscirvi. Il padrone del campo, ossia il Signore, è saggio, prudente e soprattutto preoccupato di non sradicare il suo buon grano. È per questo che non interviene e raccomanda ai suoi servi di lasciare crescere tutto insieme: il grano (discepoli e credenti) e la zizzania (increduli e peccatori) fino alla mietitura (giorno del giudizio). Solo allora la zizzania sarà gettata a bruciare nel fuoco, mentre il grano ossia “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”. La parabola indica che il male sarà sempre presente e continuerà a insidiare il bene. Egualmente le opposizioni e gli ostacoli alla crescita del Regno su questa terra e durante la storia non cesseranno mai. La grandiosa visione di Dio sa che la realtà e l’efficacia del Regno superano immensamente la presenza del male. È solo ai nostri occhi umani che esse rimangono nascoste e misteriose. Il Regno, quindi, sarà sempre drammaticamente combattuto e crescerà fino alla sua pienezza, per la potenza del Signore.

La prima lettura, dal Libro della Sapienza, mostra che questi problemi erano sentiti vivamente già nell’Antica Alleanza, la cui riflessione rimane sempre valida. Essa, infatti, mostra che Dio è unico, giudice giusto, padre che ha cura di tutti. La sua forza e onnipotente è principio di giustizia che lo porta a giudicare con mitezza e governare con molta indulgenza. Questa sua bontà, giustizia e mitezza insegnano al suo popolo e ai giusti che devono amare gli uomini, perché tutti sono figli di Dio e a tutti concede pentimento dei peccati e speranza. Nulla e nessuno può contrastare la sua potenza divina, che è sempre pina d’amore e di perdono.

Anche la seconda lettura, dalla Lettera di Paolo Apostolo ai Romani, ricorda che la salvezza definitiva, iniziata da Cristo con la sua Pasqua è attesa da tutti. L’attende l’intero universo, che ne sarà trasformato. L’attende l’insieme dei credenti cristiani. L’attende lo Spirito Santo che, con gemiti inesprimibili, si unisce al gemito della creazione, dell’umanità e della Chiesa per condurre tutti al Padre. Di fronte a questi gemiti di desiderio e d’invocazione espressi dallo Spirito Santo nei nostri cuori, il Padre non può rimanere indifferente. Lo Spirito, infatti, ci vuole pienamente conformi ai disegni e alla volontà del Padre. La sua supplica è perfetta e supera totalmente la nostra debolezza di non saper pregare nel modo conveniente. Fondato su questa intercessione dello Spirito, il cristiano può guardare a tutto ciò che lo attende, con piena fiducia e incrollabile speranza.   

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

L’orazione iniziale chiede al Signore che la sua parola rinnovi la nostra speranza di vedere e far parte, al suo ritorno, della nuova umanità che splenderà come sole nel suo Regno: “Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere l’umanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere come il sole nel tuo regno”.

Qui chiediamo a Dio che il perfetto sacrificio di Cristo che noi offriamo sia sempre in onore del Padre e giovi alla salvezza di tutti: “O Dio, che nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo hai dato valore e compimento alle tante vittime della legge antica, accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti”.

La partecipazione alla grazia di questi santi misteri ci faccia passare dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova in Cristo: “Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 15 Lug

XV Domenica Tempo Ordinario A12 Luglio 2020

15ª Domenica del Tempo Ordinario:

 Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano

    

Questa domenica ci presenta l’efficacia e la forza fecondatrice della Parola di Dio, in tutte le circostanze, favorevoli o sfavorevoli, che deve affrontare. Comunque esse siano, essa non scende mai invano su noi. Tuttavia, quanto più il nostro ascolto corrisponde con attenzione, amore e convinzione, tanto più aumenta la sua potenza di rinnovarci e rinvigorirci nell’attuare il bene. È così che il Signore opera per far nascere e crescere il suo Regno.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 55,10-11: Così dice il Signore: 10Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia,11così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.

Rm 8,18-23: Fratelli, 18ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. 19L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. 20La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza 21che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. 23Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Mt 13,1-231Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti".10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". 11Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete ,guarderete, sì, ma non vedrete.15 Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchie hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchie non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! 18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno".

 

Meditiamo con lo Spirito Santo

La liturgia della Parola di questa domenica ci fa meditare su una rappresentazione molto appropriata del profeta Isaia: la somiglianza fra pioggia, neve e Parola di Dio.

Ciò che le rende simili è la loro fecondità e fertilità. La pioggia e la neve fecondano la terra, facendone germogliare semi con i quali seminare ancora oppure preparare il nostro nutrimento, come il pane. La Parola che esce dalla bocca di Dio non ritorna a lui senza aver realizzato i suoi progetti di bontà e compiuto la sua volontà di misericordia, di salvezza e di santità. La Parola del Signore, infatti entra nei cuori e nelle menti, trasformando coscienze e persone. Inoltre, mediante le persone che l’accolgono e si aprono a un dialogo d’amore con Dio nella preghiera, la lode, il ringraziamento, la benedizione e l’offerta, la Parola di Dio agisce negli eventi della storia.

La seconda lettura, la lettera di S. Paolo ai Romani, eleva la riflessione a un livello piano ancora più alto e ampio, che abbraccia l’intera creazione, il cosmo e l’universo. S. Paolo rileva che tutta la creazione attende fervidamente l’apparizione della nuova umanità, quella composta dai figli di Dio, che non sottomettono alla caducità gli splendori e le ricchezze divine della creazione, né sviliscono o deturpano la natura a vantaggio di pochi, che la sottraggono all’intera umanità, alla quale Dio l’ha destinata e donata. Questo è il grande problema dell’umanità, divenuto sempre più tragico in questi ultimi secoli. Egoismo e avarizia riducono le migliori realtà della creazione a strumenti di morte, distruzione, oppressione e povertà, anziché espanderle al servizio di tutto l’uomo e di tutta l’umanità. Come seguaci di Cristo, il nostro compito è di contribuire a liberare la creazione dalla schiavitù e dalla corruzione perché anch’essa possa entrare nella libertà e la gloria dei figli di Dio. Ance Paolo ricorre a una forte immagine, quella del parto, in cui sono coinvolte l’intera creazione e tutta l’umanità, per fare nascere l’uomo nuovo e il mondo nuovo, nei quali il Regno di Dio sarà tutto in tutti.

Il Vangelo presenta una situazione che appare del tutto incomprensibile alla mentalità attuale, annebbiata e confusa da moderno,  postmoderno, consumismo, produttivismo ecc. Che senso ha per lui, sciupare la buona semente, spargendola in terreni cattivi come strade, sassi e spine? In realtà, il Signore spiega bene quali sono i cattivi terreni. Strada sono le persone che ascoltano ma non comprendono. Terreno sassoso sono gli incostanti, che crollano nelle tribolazioni e persecuzioni. Rovi e spine sono quanti si preoccupano solo di mondanità e ricchezze. Il Signore, però, va in cerca proprio dei terreni sterili perché sono quelli hanno maggior necessità di essere curati, sanati, guariti e resi fecondi. Il Signore vede molto più in là di noi. Sa che nonostante tutte le opposizioni e le avversità che minacciano il suo buon seme, questo può  attecchire anche nelle peggiori condizioni e dargli un raccolto molto abbondante. Il Signore crede in noi, ha fiducia in noi, nonostante le nostre debolezze, incapacità, tentazioni.

Se agli occhi umani la speranza appare esile, il Signore sa che le forze del male non prevarranno e che alla fine la sua grazia misericordiosa e la potenza del suo Regno prevarranno daranno frutti del cento, sessanta e trenta per uno. Terreno buono sono quanti ascoltano, comprendono e s’impegnano. Forse è meglio dire: quanti si sforzano di ascoltare, di comprendere e di impegnarsi.

La storia della Chiesa conferma che non le sono mai mancati né tali credenti né i santi. La parola di Dio ci dice che essi sono “una moltitudine sterminata che nessuno può contare” (Ap, 7,9) perché a Dio tutto è possibile (Mt 19, 26), e dove abbondò il peccato fa sovrabbondare la sua grazia (Rm 5,20).   

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

La liturgia di questa domenica ci offre due preghiere iniziali. La prima chiede che i cristiani vivano sempre in modo conforme al loro nome. La seconda più aderente al tema evangelico chiede che lo Spirito Santo semini sempre nei solchi dell’umanità, per portare frutti di giustizia, pace e speranza del Regno. “O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano ritornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme”.  “Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che continui a seminare nei solchi dell’umanità, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno”. 

I doni offerti diventino per tutti i credenti cibo spirituale di santificazione “Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa un preghiera e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti”.

La preghiera finale chiede che la comunione ai sacri misteri confermi in noi l’opera della divina redenzione: “Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione”.

Gualberto Gismondi OFM

  • 08 Lug

XIV Domenica Tempo Ordinario A5 Luglio 2020

14ª Domenica Tempo Ordinario: 

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e vi darò ristoro

In questa domenica il Vangelo presenta il grande e amoroso invito di Gesù a; quanti sono stanchi e oppressi; le pecore senza pastore; quanti siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte; coloro che soffrono difficoltà nella vita; quanti vivono esistenze fragili, insicure e dolorose. A tutti loro il Signore annuncia la sua promessa di conforto e ristoro, di un giogo dolce e un peso leggero e soave.   

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Zc 9,9-10: Così dice il Signore: 9“Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.10Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra”.

Rm 8,9.11-13: Fratelli, 9voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 11E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. 12Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, 13perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Mt 11,25-30: In quel tempo Gesù disse: 25"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. 28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita . 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".  

 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Leggendo il Vangelo di questa domenica troviamo il grande invito di Gesù a quanti sono stanchi e oppressi, alle pecore senza pastore, a quanti siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte, a coloro che soffrono difficoltà nella vita, a quanti vivono esistenze fragili e dolorose.

A tutti questi il Signore ripete la promessa di conforto e ristoro, di rendere il loro giogo dolce e il loro peso leggero e soave. Gesù pronuncia questo discorso nel contesto di una grande, solenne e bellissima preghiera, nella quale ringrazia il Padre perché ha rivelato i suoi misteri ai “piccoli”.

Nel linguaggio biblico, il termine “piccoli” può indicare diversi soggetti. Tali sono, ad esempio, i bambini, puri di cuore e pieni di fiducia nei genitori. Tuttavia, i piccoli di cui si parla maggiormente, e anche qui, sono coloro che sono poveri e sofferenti, che non possono contare su nessuno, ma soltanto su Dio. Il Padre ha dato tutto al Figlio, perché lo faccia conoscere come vero Padre da tutti, ma soprattutto dai “piccoli” i “poveri” e gli “umili”, ossia quelli che davanti al mondo non contano nulla. Per questo Gesù, si è fatto volontariamente piccolo, povero e umile per amore di questi, che davanti al Padre e a lui contano moltissimo. Per conseguenza, soltanto chi è o si fa piccolo, povero e umile può conoscerlo e capire e comprendere i misteri del Regno che Gesù ci ha rivelato. Poiché nessuno può conoscere quello che solo il Figlio Gesù può rivelare, è necessario seguire Gesù povero, umile e mite di cuore. È Questa la vera sapienza, la sola saggezza e l’unica via di salvezza.

Nell’Antico Testamento il termine “giogo” indicava la legge che, però, gli scribi, i farisei e i dottori della legge avevano degradato a espressione d’inflessibile durezza. Gesù, invece, le restituì tutto l’aspetto di austerità e di dolcezza, derivante dalla volontà divina. Mediante la sua Grazia, Gesù le restituì il suo carattere impegno serio e gioioso, come espressione nata dal divini amore paterno, per portare i figli alla vita eterna e alla risurrezione. Impegno si, quindi, ma non peso grave. È lo stesso amore divino a renderla esigente.

La prima lettura, dal libro del profeta Zaccaria, invita tutti ad esultare di giubilo davanti al nuovo re messianico, vittorioso perché umile e giusto, inviato da Dio per fare sparire tutto ciò che serve alle guerre o le fomenta: carri, cavalli e archi da guerra. La sua venuta porterà pace a tutte le nazioni. Poiché annuncia e costruisce la pace, una folla di semplici, poveri, miti e sofferenti accorrerà a lui con gioia. In lui troveranno riposo dalle fatiche e pace dalle tribolazioni e sofferenze, coloro che lo cercano con tutto il cuore. Chi segue Gesù trova pace e serenità per la propria persona e il proprio spirito.

La seconda lettura, di San Paolo sviluppa questi aspetti in un senso ancora più spirituale. Ricorda, infatti, che i cristiani non sono più sotto il dominio tenebroso della carne, ossia della concupiscenza e del peccato, ma sotto il potere luminoso dello Spirito Santo. Lo Spirito di Dio, infatti, abita in noi che apparteniamo a lui. Quanti non hanno lo Spirito di Cristo non gli appartengono. Lo Spirito Santo, essendo divino, mediante la grazia divina risana interamente la nostra persona umana, rendendola divina. Per questo fatto, il Padre “che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in noi”.

Noi non siamo più debitori verso la carne e vincolati ai desideri carnali che conducono a morte, perché ad abitare in noi è lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti. In noi, egli farà morire le opere della carne e del peccato, per far vivere le opere dello Spirito e della vita. Mediante la grazia del Figlio di Dio, infatti, tutta la nostra persona umana è interamente “attraversata dalla potenza divina”, che ci fa vivere in Cristo, di Cristo, con Cristo, per Cristo e come Cristo.        

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa  

La prima orazione abbraccia i valori del Regno, chiedendo la povertà, la libertà e l’esultanza che albergavano nel cuore di Cristo, per poter condividere con lui il giogo soave della sua croce e testimoniare a tutti  la sua gioia: “O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te”.

Il sacrificio che offriamo ci purifichi ed esprima sempre in noi vita la vita nuova in Cristo. “Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome e ci conduca di giorno in giorno ad esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio

L’Eucaristia, dono della carità divina senza limiti ci doni la salvezza e ci consenta di vivere in perenne rendimento di grazie: “O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie”.

Gualberto Gismondi OFM