Quaresima

 

5. Teologia e spiritualità della Quaresima 

 

Per comprendere bene il significato spirituale e teologico della Quaresima è necessario partire sempre dal grande mistero pasquale.

La quaresima, infatti, è l’inizio della celebrazione del “Grande Sacramento Pasquale”. Fu il Papa S. Leone Magno a indicarlo suggestivamente come Magnum Paschale Sacramentum, per cui fu definito il grande dottore del Mistero pasquale. Per il suo significato e la sua efficacia spirituale, la Santa Pasqua è la solennità che supera tutte le altre dell’anno liturgico. Il suo oggetto, infatti, non riguarda soltanto un aspetto o un momento limitato del grande piano della salvezza divina, ma lo abbraccia tutto quanto nella sua pienezza. È per questo che nella grande veglia del Sabato Santo la liturgia ha scelto, fra le pagine della Bibbia, le letture che ricordano e celebrano: la creazione del mondo; l’elezione e le promesse ad Abramo; la creazione del popolo d’Israele; le profezie; i riti del sacerdozio ebraico. Questi elementi e fatti costituirono la preparazione, remota e prossima, del grande evento della nostra salvezza, attuatosi con: l’incarnazione, la nascita, passione, morte e risurrezione del Figlio di Dio Gesù Cristo.Preparazione alla Pasqua

La Pasqua esprime tutta la pienezza dell’intera azione salvifica divina. È per questo che ogni anno compie un rinnovamento che santifica e purifica la Chiesa più di tutte le altre celebrazioni dell’anno cristiano. Per questi motivi, la Pasqua esige una preparazione spirituale e ascetica speciale, maggiore di quelle da dedicare a ogni altra festa o solennità. A sua volta, la celebrazione spirituale della Quaresima è rivolta a preparare, nei singoli fedeli e nell’intera comunità ecclesiale, l’atteggiamento che consente di celebrare e ricevere, in tutta pienezza, la grazia del sacramento pasquale (Paschale Sacramentum). 

Oltre al Papa S. Leone Magno, anche S. Agostino, nel suo commento al Salmo 148, prospetta in termini molto profondi il mistero della Pasqua e della preparazione spirituale ad essa (Quaresima). La Quaresima descrive in due fasi la storia della nostra vocazione cristiana. La prima fase riguarda soprattutto il presente, ossia la nostra vita terrena, soggetta a ogni difficoltà, tentazione e tribolazione. La seconda fase, riguarda soprattutto la nostra vita futura che trascorreremo per l’eternità, nella casa del Padre, nel suo Regno di gloria e beatitudine che non avrà mai fine. La Chiesa, nella sua fede, ha istituito due tempi per poter celebrare la Pasqua prima e dopo.  

Il tempo prima di Pasqua è la Quaresima, che raffigura il cammino della nostra vita terrena, con le sue ombre quotidiane, i rischi, i pericoli, le fatiche, gli sforzi, gli insuccessi e i sacrifici. Esso è un tempo di conversione, ravvedimento, lotta al male e speranza di bene. In esso chiediamo il perdono mediante l’elemosina, il digiuno e la preghiera. Il tempo, dopo Pasqua, ci presenta ciò che ora possediamo soltanto in parte e nella fede, ma che vivremo pienamente alla fine delle le prove e tribolazioni della vita presente.

Allora benediremo e glorificheremo per sempre, con lodi, ringraziamenti, esultanza e Alleluia il Signore Risorto e Vittorioso. La passione e morte di Cristo rappresentano la nostra vita attuale. La sua Risurrezione gloriosa e luminosa rappresenta quella vita che già parzialmente possediamo e che sarà per sempre pienezza  di beatitudine, luce, pace e gloria divina.

03 Fiori primavera

    

Domande per approfondire: 

Quali elementi e fatti costituirono la preparazione, remota e prossima, del grande evento della nostra salvezza: incarnazione, nascita, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo Figlio di Dio?  

Che rapporto hanno con la Pasqua le pagine della Bibbia, che celebrano: creazione del mondo; elezione e promesse ad Abramo; creazione del popolo d’Israele; profezie e riti del sacerdozio ebraico? 

Che cosa ci insegnano il tempo prima e il tempo dopo la S. Pasqua? 

 

Gualberto Gismondi ofm

 

Conversione 14. Quaresima: penitenza e conversione nel Nuovo Testamento

Luca ha riassunto il messaggio profetico della penitenza-conversione, con chiarezza e attualità per tutti i tempi, nella missione del precursore: “ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio” (Lc 1,16).

Gesù non si limita a ricondurre, ma proclama: “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”. È  venuto, infatti, a convertire con potenza e prontezza. In lui opera il potere divino di assolvere tutti i peccati (Mt 9,6), di liberare da tutte le forze del male, di vincere le nostre pretese di auto-sufficienza, di scioglierci da ogni attaccamento a qualsiasi forma di ricchezza e di potere terreno. Per tutto questo, Gesù offre, ma anche esige, la conversione del nostro cuore, che ci ridà la semplicità dei bambini, per continuare a cercare sempre il Regno di Dio e la sua giustizia. conversione

Il suo annuncio della massima gioia in cielo, per ogni peccatore che si pente e si converte, produce grandi reazioni di gioia per quanti si riconoscono peccatori, ma di rabbia e scandalo per gli scribi e i farisei che si ritengono “giusti”.

Dopo la sua Risurrezione Gesù invia i suoi apostoli a tutte le nazioni, ad annunziare la conversione e la remissione dei peccati. Per entrare nel Regno i Giudei dovranno ravvedersi e attuare un radicale cambiamento morale e religioso, fondato sulla fede in Gesù Cristo, Messia e Figlio di Dio. Genti, popoli e nazioni pagane, devono ravvedersi moralmente, “volgere le spalle” ai loro idoli, ossia distaccarsene, volgersi all’unico e vero Dio Vivente, Creatore del cielo e della terra, Padre di tutti gli uomini e il suo Unigenito Figlio Gesù, Salvatore e Redentore dell’umanità. I suoi gesti e le parole di salvezza e santificazione, continuano ora nei sacramenti delle sua Chiesa.

Di qui la loro necessità: il battesimo anzitutto, poi la cresima-unzione-confermazione dello Spirito Santo. Per chi cade ancora in peccato, vi è la penitenza o confessione, prolungamento e rinnovamento della conversione battesimale.

La storia dell’umanità dimostra però, che una parte d’Israele indurì il cuore davanti a Cristo e alla predicazione degli Apostoli. Anche oggi alcune persone, popoli e nazioni si ostinano a non vedere in Cristo il loro Signore, Salvatore e Redentore. Chi non si pente, non crede, e rifiuta di rendergli gloria (Ap 16,9.11) s’indurisce nell’impenitenza (Ap 9,20) e rimane nella morte. Da ogni “generazione perversa” (At 2,40), invece, si salvano quanti credono in Cristo e si convertono.

La conversione battesimale opera una volta per tutte, ma i battezzati, possono ricadere nel peccato. Per questo il Signore ha dato alla sua Chiesa la perenne facoltà di assolvere. Fino alla fine dei tempi, quindi, essa deve provvedere al ravvedimento, la penitenza, la conversione necessari per rimanere o ritornare alla salvezza. Il sacramento della conversione o penitenza, quindi, ha il grande compito di rinnovare, prolungare e perfezionare la conversione battesimale nella vita di ogni cristiano e della chiesa. Paolo VI sottolineò che in ogni tempo della vita, per gli esseri umani e la Chiesa, la conversione-penitenza-metànoia è l’intimo, radicale cambiamento grazie al quale ognuno può ripensare, giudicare e riordinare tutta la propria vita sotto l’impulso della grazia santificante che Dio ci dona generosamente, per portare frutti di bontà, perdono, riconciliazione, salvezza e santità. 

 

Domande per approfondire:  

Conversione e pentimento esigono un radicale cambiamento umano, religioso e morale, fondato su un esplicito atto positivo di fede in Gesù, Cristo e Messia? 

Convertirsi significa pensare, giudicare e riordinare tutta la propria vita sull’impulso della grazia divina?  

Le mie confessioni cambiano profondamente la mia vita verso Dio e verso il prossimo? 

Gualberto Gismondi ofm

 

Penitenza3 - Penitenza e conversione dall’Antico al Nuovo Testamento 

 

La penitenza è ricordata sovente nell’Antico Testamento nel suo aspetto più percepibile delle pratiche penitenziali. Potremmo chiamarle con i loro nomi specifici di: digiuno (Giud 20,26), vestire di sacco (1Re 20,31; Is, 22-12) cospargersi di cenere (Is 58,5), fare sacrifici (Num 16,6,15) ecc. Nel Vangelo, però, il Signore mostra che le pratiche esterne presentano anche limiti e rischi spirituali e in  particolare: esteriorità, auto-appagamento superficiale, orgoglio e vanità.

Per questi motivi, Dio inviava sovente i suoi profeti a ricordare al suo popolo, che la penitenza è, anzitutto, prima e più di un’azione afflittiva esteriore, una sincera conversione interiore, ispirata dall’amore a lui e al prossimo e al compiere sempre la sua volontà.

Senza questi caratteri interiori, le penitenze afflittive esteriori non ottengono lo scopo di guarire o evitare l’indurimento del cuore. Questo spiega perché la preghiera è stata indicata sempre come la forma di penitenza più importante e prioritaria, sia per i singoli, che per le comunità. Infatti, non sempre le opere afflittive comportano un vero rinnovamento e un’autentica conversione, mentre la preghiera fatta bene porta sempre con sé la conversione e il rinnovamento nel senso più completo del termine.

Pregare per i vivi e per i defunti, per i giusti e per i peccatori, soprattutto  per i propri nemici, implorare da Dio la grazia del vero pentimento, della vera conversione e del vero rinnovamento per se stessi e per gli altri, sono autentici capolavori operati in noi dallo Spirito del Signore. Con essi, il Signore illumina gli angoli più oscuri della nostra vita e della nostra persona, ci guarisce e ci rinnova. La sua luce illumina i modi nei quali dobbiamo e possiamo valorizzare i doni e le qualità che ci ha dato, per condurre a Cristo i nostri fratelli e per far conoscere i valori del Vangelo e le ricchezze della sua grazia. 

Amare e servire il Signore, con l’aiuto della sua grazia è la forza maggiormente purificatrice, ossia santificatrice, che cancella la moltitudine dei nostri peccati. Gesù ha salvato e redento l’umanità, amando e servendo incessantemente il Padre e tutti noi. Di qui la consapevolezza che le opere di autentica conversione e di vera penitenza e pentimento risiedono nello spirito, nel cuore e nella mente. Solo dopo si manifestano esternamente nelle opere di giustizia, nel soccorso amoroso dei fratelli, nel servizio caritatevole al nostro prossimo, in tutte le sue necessità.

In questo “prossimo” le Scritture e soprattutto i Vangeli indicano anzitutto: gli oppressi, i poveri, le vedove, gli orfani, i malati, gli infermi, i perseguitati, i prigionieri, i forestieri e gli stranieri. Solo quest’amore concreto per loro rende i nostri cuori penitenti, contriti, convertiti, pronti a camminare nelle vie di Dio e a realizzare sempre più la sua volontà. Nella quaresima tutto ciò si svolge in un’atmosfera d’attesa e d’impegno, di gioia e di speranza. Nelle parole di Gesù, usate dalla Chiesa all’inizio della Quaresima: “Convertitevi e credete al Vangelo” dobbiamo aggiungere anche quelle in cui risuona un altro invito del Signore: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2).

 

Domande per approfondire:

 

Quali doni del Signore potrei vivere maggiormente in questa quaresima?

Quale opera di carità potrei esercitare verso poveri, anziani, soli, malati, sofferenti?  

Prego il Signore di aiutarmi a dare gioia e speranza ai fratelli che sono in qualche difficoltà?

mani-carità

 

Signore Gesù, io confesso il tuo nome: tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo (cf  Mt 16,16). Sei il rivelatore di Dio invisibile. Sei il primogenito di ogni creatura (cf Col 1,15). Sei il fondamento di ogni cosa (cf Col 1,12). Sei il Maestro dell’Umanità e il Redentore. Sei nato, morto e risorto per noi. Sei il centro della storia e del mondo. Sei colui che ci conosce e ci ama. Sei il compagno e l’amico della nostra vita.

Signore Gesù Cristo, tu sei l’uomo del dolore e della speranza. Sei Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, essere la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Tu sei la luce, “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Sei il pane per la nostra fame e la fonte d’acqua viva per la nostra sete. Sei il nostro pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello.

Signore Gesù Cristo, come noi e più di noi, sei stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore, paziente nella sofferenza. Per noi hai parlato, hai compiuto miracoli, hai fondato un regno nuovo dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore sono esaltati, dove i piangenti sono consolati, dove quanti aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.

Signore Gesù Cristo, tu sei il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Sei il Re del nuovo mondo. Sei il segreto della storia. Sei la chiave dei nostri destini. Sei il mediatore e il ponte fra la terra e il cielo. Sei realmente e veramente il Figlio dell’uomo, perché sei il Figlio di Dio, eterno, infinito. Sei il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, tua madre nella carne, e madre nostra nella partecipazione allo Spirito Santo del Corpo mistico.

Signore Gesù Cristo, sii il nostro perenne annunzio e la voce che facciamo risuonare per tutta la terra, per tutti i secoli dei secoli. Amen.   

 (Dal discorso del Beato Paolo VI,(Manila, 29.11.1970): “Noi predichiamo Cristo a tutta la terra”. (Breviario, domenica 13, Tempo ordinario, Ufficio delle Letture, II lettura).

Gualberto Gismondi ofm