14. Sesta settimana di Pasqua

 

Nel mistero pasquale vi è un duplice aspetto. Cristo: con la sua morte ci libera dal peccato; con la sua risurrezione ci dà accesso a una nuova vita.

Questa vita è la giustificazione, che ci mette nuovamente in grazia di Dio (Rm 4,25) perché: “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova(Rm 6,4).

La giustificazione consiste nella vittoria sul peccato e sulla morte e nella partecipazione alla grazia divina (Ef 2,4-5; 1Pt 1,3). Essa attua la nostra adozione filiale, poiché ci rende veramente fratelli di Cristo.

Gesù stesso, infatti, dopo la sua risurrezione, chiama “fratelli” i suoi discepoli, dicendo: “Andate ad annunziare ai miei fratelli(Mt 28,10; Gv 20,17). Siamo infatti veramente fratelli, non per natura ma per il dono della sua grazia.

Questa è chiamata filiazione adottiva e produce una partecipazione vera e reale alla vita del Figlio Unigenito, che si è rivelato pienamente nella sua risurrezione.

La risurrezione di Cristo, o più esattamente il Cristo risorto, è il principio e la sorgente della nostra risurrezione futura: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti”.

Inoltre: “come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo(1Cor 15,20-22). Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nei suoi fedeli, facendo loro pregustare “le meraviglie del mondo futuro(Eb 6,5). La giustificazione di GesùLa vita dei cristiani, quindi, è trasportata da Cristo nel cuore della vita divina (Col 3,1-3).

Infatti: “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro(2Cor 5,15). È importante sottolineare che il popolo cristiano arriva a celebrare la solennità di Pentecoste, meditando sui fatti, le prospettive e i principi emersi in tutto il corso del Tempo Pasquale.

In questo tempo, infatti, Dio Padre ci colma delle sue benedizioni, effondendo nei nostri cuori lo Spirito Santo, mediante il suo Verbo incarnato, morto e risorto per noi.

Poiché lo Spirito Santo è il dono che racchiude tutti gli altri doni, anche la Pasqua è già Pentecoste, perché già dono dello Spirito Santo.

A sua volta, la Pentecoste è la manifestazione della Pasqua a tutte le genti e le nazioni, nel modo più solenne e convincente, esterno e visibile. Riunisce, infatti, le più diverse lingue umane, in un’unica nuova lingua, quella delle “grandi opere di Dio(At 2, 11).

Di queste, le massime sono: l’Incarnazione, la Passione, la Morte, la Risurrezione e l’Ascensione del Figlio Unigenito di Dio e Signore Nostro Gesù Cristo. Poiché esse si sono manifestate e rivelate nella morte e la risurrezione di Gesù, la Chiesa nelle celebrazioni eucaristiche, all’orazione sulle offerte, invoca: “manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”.

Per i fedeli, la partecipazione alla Santa Comunione diventa l’evento della loro Pentecoste, poiché l’Eucaristia è Pentecoste. L’antifona alla Comunione è cantata da quanti si recano a ricevere il Corpo e il Sangue del Signore e ripete le parole della Scrittura che racconta la Pentecoste: “Tutti furono ripieni di Spirito Santo e proclamavano le grandi opere di Dio. Alleluia”. Le grandi opere di Dio si compiono tutte le volte che ogni fedele riceve l’Eucaristia. 

      

Domande per approfondire:

 

 

In che cosa consiste la giustificazione? 

In che modo la Pasqua è già Pentecoste?

Quando si compiono le grandi opere di Dio nella vita dei fedeli?

 

Gualberto Gismondi ofm