• 05 Ott

XXVII Domenica del Tempo Ordinario Anno C6 Ottobre 2019

 

27ª Domenica del  Tempo Ordinario: 

Accresci in noi la fede 

 

La prima lettura ammonisce che chi non ha l'animo retto soccombe, mentre il giusto vivrà per la sua fede.

Nel Vangelo Gesù insegna che un granello di fede può spostare anche gli alberi, perché è il bene più prezioso, donatoci e affidatoci dal Padre.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio 

(Ab 1, 2-3; 2, 2-4)2Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: "Violenza!" e non salvi? 3Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. 2Il Signore rispose e mi disse: "Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. 3È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. 4Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede".

(2Tm 1, 6-8. 13-14): Figlio mio, 6ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. 7Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. 8Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. 13Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l'amore, che sono in Cristo Gesù. 14Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

(Lc 17, 5-10):  In quel tempo, 5gli apostoli dissero al Signore: 6"Accresci in noi la fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe. 7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? 8Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Nelle letture di oggi il Signore ci offre alcuni insegnamenti per vivere bene la nostra fede.

Nella prima lettura, il profeta Abacuc è angustiato e impaurito dalle iniquità, oppressioni, rapine, violenze, liti e contese, che avvengono in Israele, e si lamenta con Dio perché gli sembra che non intervenga. Dio gli risponde che ogni cosa ha un termine e una scadenza. La fine dei mali sembra sempre indugiare, ma arriverà certamente. Allora tutti gli empi soccomberanno, mentre i giusti vivranno per la loro fede.

Nella seconda lettura, Paolo incoraggia Timoteo, suo collaboratore, a ravvivare il dono di Dio che è in lui. Il Signore, infatti, gli ha dato uno spirito di forza, di carità e prudenza, non di timidezza. Perciò non deve mai vergognarsi di dargli testimonianza ma, con la forza che gli viene da Dio, soffrire per il Vangelo, come anche Paolo, in carcere, soffre per il Vangelo.

Lo esorta, quindi, a prendere come modelli gli insegnamenti che ha udito da lui, la fede e l'amore in Cristo Gesù. Così, mediante lo Spirito Santo che abita in lui, potrà custodire tutti i beni preziosi che gli sono stati affidati. 

Nel Vangelo, ai discepoli che gli chiedono di accrescere la loro fede, Gesù risponde che ne basta pochissima (un granello di senape) per spostare anche un albero. Quelli come i farisei e molti altri, che si preoccupano solo della propria ricompensa invece di compiere bene le opere di Dio, non otterranno nulla.

Il servo buono, invece, non si preoccupa di sé, ma della propria disponibilità a servire bene il suo padrone. Perciò è sempre felice di amare e sacrificarsi per Dio e il prossimo.

Per questo, come dice Gesù, si riconosce umilmente come servo inutile che ha fatto soltanto quel che doveva.

Questo è il segreto per realizzare la fecondità evangelica e la propria santità.

 

Riflessione

Che cosa vuol dire che il giusto vivrà per la sua fede?

Perché Dio ci ha dato uno spirito di forza, carità e prudenza e non di timidezza?

Pensiamo anche noi che siamo servi inutili e abbiamo fatto quanto dovevamo fare?

 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa

O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senape, donaci l’umiltà del cuore, perché cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del tuo regno, ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore”.

Gualberto Gismondi OFM