• 13 Ott

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario A11 Ottobre 2020

28ª Domenica del Tempo Ordinario:

Tutto posso in colui che mi dà la forza

Come la domenica precedente, vediamo un’altra parabola sul Regno. 

Il Signore invita generosamente alla gioia e la festa del suo Regno, ma alcuni, con vari pretesti, rifiutano  l’invito. Il Signore, allora, chiama altri, buoni e cattivi a riempire la sala del banchetto. Solo uno non indossa l’abito per  per la festa nuziale e viene mandato via.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 25,6-10: 6Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.7Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.8Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.9E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,10poiché la mano del Signore si poserà su questo monte".

Fil 4,12-14.19-20: Fratelli, 12so vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. 13Tutto posso in colui che mi dà la forza.14Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. 19Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. 20Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen  

Mt 22,1-14: In quel tempo, 1Gesù riprese a parlare loro con parabole (ai capi dei sacerdoti e ai farisei) e disse: 2"Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. 12Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti". 

Meditiamo con lo Spirito Santo  

Le letture di questa domenica parlano di un grande banchetto al quale tutti sono invitati.

Quella del libro d’Isaia, descrive il banchetto ricco di vivande e vini raffinati, preparato da Dio, sul monte santo di Gerusalemme, per tutti i popoli. Il significato, però, è spirituale e indica Dio che: elimina la morte; asciuga le lacrime; toglie le ignominie. Con esultanza e gioia, tutti riconoscono che Dio ha operato la salvezza in cui speravano e che la sua mano è veramente posata sul santo monte: “Ecco, il nostro Dio è il Signore in cui abbiamo sperato perché ci salvasse; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza”.

Il Vangelo presenta, invece, la parabola di Gesù a capi dei sacerdoti e farisei. Il Signore generoso ha invitato a un banchetto di gioia e di festa nel suo Regno, ma gli invitati rifiutano con vari pretesti: curare i propri affari; lavorare i propri terreni. Alcuni uccidono i servi che li invitano. Il Signore, allora manda altri servi e invita tutti, buoni e cattivi per riempire la sala del banchetto. Tra i molti arrivati, uno non indossa l’abito per le nozze, per  cui viene allontanato. Il sontuoso banchetto è presentato più volte nei libri sapienziali e profetici dell’Antico Testamento. Nel libro d’Isaia Dio offre non solo cibi succulenti e vini eccellenti e raffinati ma elimina la morte, asciuga le lacrime, toglie l'ignominia del popolo, fa esultare per la salvezza. Le immagini del banchetto, si combinano col progetto del Signore di chiamare tutti i popoli a gioire della sua grazia, bontà e salvezza.

Egli chiama tutti e non esclude nessuno. A escludersi sono sempre gli invitati. Accettare gli inviti, però, significa corrispondere alle esigenze che comportano. Esse sono metanoia ossia cambiamento di mentalità, conversione, pentimento e ravvedimento. Nella parabola, l’abito da festa è un chiaro segno di cambiamento per essere degni dell’invito ricevuto. Non cambiarsi è trascurare.

Nella prima lettura le lacrime asciugate e l’annientamento della morte indicano efficacemente la comunione e la gioia eterna con Dio. La seconda lettura si riassume nella frase di Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. Questa convinzione consente in ogni occasione la disponibilità totale alle esigenze e gli inviti del Signore. La parabola del Vangelo ricorda un insegnamento presente anche in altre parabole. Alla salvezza offerta da Cristo ai “primi” del suo popolo, da lui privilegiati, alcuni rispondono con indifferenza, fastidio, ostilità e disprezzo che raggiungeranno forme violente.

Dio, però, non sospende il suo progetto, ma lo estende e intensifica. Poiché “i primi”, che si credono devoti, osservanti e benpensanti lo rifiutano, si rivolge agli “ultimi”, i reietti, derelitti, peccatori, poveri, emarginati, oppressi, sofferenti che vagano nel mondo. Gli ultimi rispondono positivamente, accorrono, riempiono la sala. Anche tra questi qualcuno s’introduce ingiustamente, senza mutare abito, ossia senza pentimento né conversione. Il Signore non lo fa entrare perché, alla mensa del suo amore e della vita eterna, tutti devono prepararsi e presentarsi degnamente. 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

La Chiesa prega che nessuna persona rifiuti di accedere al banchetto della vita eterna né osi accostarsi ad esso indegnamente: “O Padre, che inviti il mondo intero alle nozze del tuo Figlio, donaci la sapienza del tuo Spirito, perché possiamo testimoniare qual è la speranza della nostra chiamata, e nessun uomo abbia mai a rifiutare il banchetto della vita eterna o a entrarvi senza l’abito nuziale”. 

Insieme alle nostre offerte chiediamo al Signore che il suo santo sacrificio ci consenta di accedere alla gloria del cielo: “Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere e fa’ che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo”. 

La partecipazione a  Cristo cibo di vita, ci faccia comunicare pienamente con la sua persona: “Padre santo e misericordioso, che ci hai nutriti con il corpo e sangue del tuo Figlio, per questa partecipazione al suo sacrificio donaci di comunicare alla sua stessa vita”.

Gualberto Gismondi OFM