• 25 Feb

Mercoledì delle Ceneri1.   Quaresima: perché le ceneri?

 

 

 

La Quaresima inizia con un rito suggestivo, antichissimo, molto caro ai fedeli: le ceneri.

In molte religioni e culture la cenere esprime esteriormente lutto, dolore e pentimento. Nei riti sacrificali può assumere un carattere sacro, che conferisce purificazione e forza. Nel linguaggio comune la cenere indica la caducità della vita, perché un piccolo soffio la fa volare via. Indica, così, qualcosa che un attimo prima c’era, ma ora non c’è più.

Nell’Antico Testamento la cenere esprime significati sia umani che religiosi, come la fragilità umana e il peccato. Alcune espressioni indicano la condizione dei peccatori: il cuore del peccatore è come cenere (Is 44,20); l’idolatra ama la cenere (Sap 15,10); la sua vita è peggio che cenerela ricompensa del peccato è la cenere (Ez 28,18); i malvagi saranno ridotti in cenere (Ml 3,21). In alcune culture e religioni, coprirsi di cenere è un segno pubblico per farsi riconoscersi fragili e peccatori, compiuto per attirare la misericordia e il perdono del Signore.

Isaia ricorda che a coloro che sono fedeli al Signore, il Messia vincitore del male e della morte, poserà sul capo un diadema o una corona preziosa (Is 61,2) e non cenere. Nella religione d’Israele i significati della cenere erano: lutto, dolore, umiliazione, riconoscimento delle proprie colpe. Essi esprimono anche la coscienza della propria debolezza, la fragilità, il pentimento, la volontà di convertirsi ed essere purificati. La polvere è un simbolo simile alla cenere. Anch’essa ricorda la fugacità del tempo dell’uomo e il suo ritorno alla terra, perché non s’illuda né inorgoglisca, ma cerchi di fondare sempre più il proprio essere sulla vita e la grazia divina.

Nella Quaresima cristiana il rito delle ceneri muove da questi significati per superarli. Le ceneri liturgiche si ottengono bruciando i rami di palma e ulivo dell’ultima Domenica delle Palme. Ricordano la volubilità, fragilità e incostanza del cuore umano e del popolo di Dio, che con quelle palme e rami di ulivo aveva esaltato il nostro Salvatore che giorni dopo volle veder vedere crocifisso. In un istante il cuore umano passa a disprezzare il Figlio di Dio che gli dona risurrezione e santità.

Nel giorno delle ceneri s’invoca la benedizione perché quanti le ricevono “attraverso l’itinerario spirituale della Quaresima giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del suo Figlio. Due sono le formule. Una, più austera ammonisce l’uomo che è polvere e in polvere ritornerà. L’altra, evangelica, invita a convertirsi e credere al Vangelo. Nonostante questa sfumatura, austerità del Vecchio Testamento e gioia del Vangelo, tendono allo stesso scopo: disporci a configurare la nostra vita su quella del Signore, che ci porta la Pasqua eterna e la Risurrezione.    

 

Che cosa preferiamo sentirci dire: “ricordati che sei polvere” o “convertiti e credi al Vangelo”? 

 

Che cosa significa in concreto per me: celebrare la pasqua completamente rinnovato?

 

In che cosa devo credere maggiormente al Vangelo?

 

Gualberto Gismondi ofm

 

Beato Paolo VI, Discorso a Manila 29.11.1970, “Noi predichiamo Cristo a tutta la terra”; Breviario, Domenica 13 del Tempo ordinario, Ufficio delle  Letture, II lettura. 

 

Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, figlio di Dio vivo (cf  Mt 16,16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito di ogni creatura (cf Col 1,15). È il fondamento di ogni cosa (cf Col 1,12). Egli è il Maestro dell’Umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. È Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Egli è il pane, la fonte di acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli. […] Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, e madre nostra nella partecipazione allo Spirito Santo del Corpo mistico. Gesù Cristo, questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare, per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

 

Da essa ho ricavato la seguente: “Preghiera universale al Signore Gesù Cristo” che si può recitare intera o a singoli paragrafi, in ogni occasione o nei diversi momenti della giornata. Vale per: adorare, testimoniare, annunziare, invocare. Può essere usata come impegno e  proposito. È ideale per la preghiera di famiglie e di gruppi. Sarà il rimedio sovrano a tutti i mali e i problemi che mi descrivi. Usala e meditala più che puoi.

 

Signore Gesù, io confesso il tuo nome: tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo (cf  Mt 16,16). Sei il rivelatore di Dio invisibile. Sei il primogenito di ogni creatura (cf Col 1,15). Sei il fondamento di ogni cosa (cf Col 1,12). Sei il Maestro dell’Umanità e il Redentore. Sei nato, morto e risorto per noi. Sei il centro della storia e del mondo. Sei colui che ci conosce e ci ama. Sei il compagno e l’amico della nostra vita.

 

Signore Gesù Cristo, tu sei l’uomo del dolore e della speranza. Sei Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, essere la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Tu sei la luce, “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Sei il pane per la nostra fame e la fonte d’acqua viva per la nostra sete. Sei il nostro pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello.

 

Signore Gesù Cristo, come noi e più di noi, sei stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore, paziente nella sofferenza. Per noi hai parlato, hai compiuto miracoli, hai fondato un regno nuovo dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore sono esaltati, dove i piangenti sono consolati, dove quanti aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.

 

Signore Gesù Cristo, tu sei il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Sei il Re del nuovo mondo. Sei il segreto della storia. Sei la chiave dei nostri destini. Sei il mediatore e il ponte fra la terra e il cielo. Sei realmente e veramente il Figlio dell’uomo, perché sei il Figlio di Dio, eterno, infinito. Sei il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, tua madre nella carne, e madre nostra nella partecipazione allo Spirito Santo del Corpo mistico.

 

Signore Gesù Cristo, sii il nostro perenne annunzio e la voce che facciamo risuonare per tutta la terra, per tutti i secoli dei secoli. Amen.   

 

 (Dal discorso del Beato Paolo VI,(Manila, 29.11.1970): “Noi predichiamo Cristo a tutta la terra”. (Breviario, domenica 13, Tempo ordinario, Ufficio delle Letture, II lettura).

 

 

Gualberto Gismondi ofm

 

 

(prossimo testo: Quaresima: rinnovarsi per rinnovare)

 

  • 25 Feb

 

Il Cammino QuaresimaleQuaresima: vecchia usanza o nuova vita?

 

 

Cari amici,

 

 

Cari amici,

 

alcune volte ci chiediamo a chi e a che cosa serve oggi la Quaresima: alla vita futura? a quella presente? Rispondiamo: a tutte due.

Partiamo da un problema sofferto, sempre più urgente e noto a tutti: la condizione del mondo presente o creazione. Per molti è soltanto una proprietà da sfruttare a proprio piacere, senza render conto a nessuno. S. Paolo (Rm 8,19-27) insegna, invece, che è un dono meraviglioso di Dio, per entrare in relazione con Lui, riconoscere i segni del suo immenso amore, al quale collaborare. L’uomo, seguendo il proprio orgoglio ed egoismo, guasta le creature più belle e preziose affidategli da Dio: aria, acqua, cielo, suolo, ambiente. Da quando scelse tragicamente la via del peccato originale, ruppe la comunione con Dio, infranse la giusta comunione con la creazione che ci sostenta e corruppe la natura, rendendola schiava della nostra caducità. Le tragiche conseguenze di tutto ciò, sono sotto i nostri occhi, raccontate ogni giorno dalle cronache e confermate da una storia lunga secoli e millenni.

Staccandosi da Dio, l’uomo danneggia la bontà originaria di ogni cosa. È questo il peccato: deturpare e snaturare le creature che, agli inizi, riflettevano gli splendori e l’amore infinito del Creatore. Il peccato le ha coinvolte in situazioni tristi, tenebrose e desolate di orgoglio, egoismo, violenza e insipienza, che sfruttano, deturpano e distruggono la creazione.

Il Signore però non ci ha abbandonati a questa desolazione, ma ci ha offerto una nuova possibilità, instaurando con noi una nuova alleanza universale di liberazione e disalvezza. C’invita, quindi, ad ascoltare i gemiti del creato, che attende questa sua rigenerazione. Noi esseri umani gemiamo con tutta la creazione.

Vi sono, però, anche i gemiti dello Spirito Santo che, nel nostro cuore ispira coraggio e consolazione, perché annunciano a tutti la nuova vita che sta venendo alla luce. Lo Spirito anela a rinnovare la condizione attuale dell’umanità, liberandola dalle conseguenze negative del peccato: fatiche, mancanze e chiusure. Lo Spirito annuncia ai credenti la nuova salvezza attuata dal Signore con la sua Pasqua di Risurrezione.

Ogni Quaresima ha il compito di prepararci ad attuare i suoi disegni. I cristiani che vivono nel mondo, sanno che il male, l’egoismo, la violenza, la menzogna e il peccato vorrebbero inabissare l’umanità. Cristo Risorto, luce della Pasqua, in ogni Quaresima ce li mostra, per farci vivere la sua Pasqua, da protagonisti consapevoli e responsabili della sua morte, Risurrezione e Redenzione, che fondano la nostra speranza, ci rendono solidali con quanti soffrono, piangono, lottano, sono emarginati o bisognosi di tutto e disperati. La Quaresima è il tempo che ci fa rivivere quest’attesa e quest’impegno, che trascendono il presente, dandogli compimento e pienezza. Fede e speranza annunciano la Pasqua del Signore che risana i cuori feriti e umiliati e sana tutto ciò che è sfigurato dall’empietà e incredulità. 

Pasqua è la certezza della nuova creazione, della nuova umanità e del nuovo mondoPasqua è certezza di cuori riconciliati nell’amore e di corpi rinnovati nella Risurrezione.

Quaresima è il tempo migliore per capire tutto ciò, superando delusioni, scoraggiamenti, sfiducia e pessimismo. La Quaresima sprona ad andare incontro a Cristo Risorto, che ci libera da l’incapacità e le difficoltà a pregare. La Quaresima è il tempo per capire meglio la fede e speranza che sono in noi.

La Quaresima rende nostra la Pasqua e la Risurrezione di Cristo e ci conduce alla sua Pentecoste,potenza dello Spirito Santo, che rende possibili la nostra speranza e le attese del nostro cuore. 

Cristo e Spirito Santo ci portano oltre il nostro presente e futuro terreno, verso le loro realtà indistruttibili. Ci svelano già ora la nostra Risurrezione, i cieli nuovi e la terra nuova che il Signore, Amore Infinito, prepara per quanti credono in Lui e lo attendono.

 

 

Gualberto Gismondi ofm

 

(prossimo testo: Quaresima: rinnovarsi e rinnovare)