• 20 Mag

14. Sesta settimana di Pasqua

Nel mistero pasquale vi è un duplice aspetto. Cristo: con la sua morte ci libera dal peccato; con la sua risurrezione ci dà accesso a una nuova vita. Questa vita è la giustificazione, che ci mette nuovamente in grazia di Dio (Rm 4,25) perché: “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova(Rm 6,4). La giustificazione consiste nella vittoria sul peccato e sulla morte e nella partecipazione alla grazia divina (Ef 2,4-5; 1Pt 1,3). Essa attua la nostra adozione filiale, poiché ci rende veramente fratelli di Cristo. Gesù stesso, infatti, dopo la sua risurrezione, chiama “fratelli” i suoi discepoli, dicendo: “Andate ad annunziare ai miei fratelli(Mt 28,10; Gv 20,17). Siamo infatti veramente fratelli, non per natura ma per il dono della sua grazia. Questa è chiamata filiazione adottiva e produce una partecipazione vera e reale alla vita del Figlio Unigenito, che si è rivelato pienamente nella sua risurrezione. La risurrezione di Cristo, o più esattamente il Cristo risorto, è il principio e la sorgente della nostra risurrezione futura: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti”. Inoltre: “come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo(1Cor 15,20-22). Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nei suoi fedeli, facendo loro pregustare “le meraviglie del mondo futuro(Eb 6,5). La giustificazione di GesùLa vita dei cristiani, quindi, è trasportata da Cristo nel cuore della vita divina (Col 3,1-3). Infatti: “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro(2Cor 5,15). È importante sottolineare che il popolo cristiano arriva a celebrare la solennità di Pentecoste, meditando sui fatti, le prospettive e i principi emersi in tutto il corso del Tempo Pasquale.

In questo tempo, infatti, Dio Padre ci colma delle sue benedizioni, effondendo nei nostri cuori lo Spirito Santo, mediante il suo Verbo incarnato, morto e risorto per noi. Poiché lo Spirito Santo è il dono che racchiude tutti gli altri doni, anche la Pasqua è già Pentecoste, perché già dono dello Spirito Santo. A sua volta, la Pentecoste è la manifestazione della Pasqua a tutte le genti e le nazioni, nel modo più solenne e convincente, esterno e visibile. Riunisce, infatti, le più diverse lingue umane, in un’unica nuova lingua, quella delle “grandi opere di Dio(At 2, 11). Di queste, le massime sono: l’Incarnazione, la Passione, la Morte, la Risurrezione e l’Ascensione del Figlio Unigenito di Dio e Signore Nostro Gesù Cristo. Poiché esse si sono manifestate e rivelate nella morte e la risurrezione di Gesù, la Chiesa nelle celebrazioni eucaristiche, all’orazione sulle offerte, invoca: “manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità”.

Per i fedeli, la partecipazione alla Santa Comunione diventa l’evento della loro Pentecoste, poiché l’Eucaristia è Pentecoste. L’antifona alla Comunione è cantata da quanti si recano a ricevere il Corpo e il Sangue del Signore e ripete le parole della Scrittura che racconta la Pentecoste: “Tutti furono ripieni di Spirito Santo e proclamavano le grandi opere di Dio. Alleluia”. Le grandi opere di Dio si compiono tutte le volte che ogni fedele riceve l’Eucaristia.       

Domande per approfondire:

In che cosa consiste la giustificazione? 

In che modo la Pasqua è già Pentecoste?

Quando si compiono le grandi opere di Dio nella vita dei fedeli?

Gualberto Gismondi ofm

  • 11 Mag

13. Quinta settimana di Pasqua

Dalla quinta Domenica di Pasqua la dinamica delle letture bibliche si sposta dalla celebrazione della Risurrezione del Signore alla preparazione del culmine del Tempo di Pasqua, ossia la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste.Verso la Pentecoste

Il fatto che i vangeli di queste Domeniche siano tratti dai discorsi di Gesù al termine dell’Ultima Cena, mostra il loro profondo significato eucaristico. Le letture e le orazioni sono scelte per esporre il ruolo dello Spirito Santo nel cammino vivo della Chiesa. I paragrafi del Catechismo concernenti “lo Spirito e la Parola di Dio nel tempo delle promesse” si riferiscono alle letture della Veglia Pasquale, considerate in rapporto all’opera dello Spirito Santo. A loro volta, i paragrafi riguardanti lo Spirito Santo e la Chiesa nella liturgia, aiutano a illustrare e comprendere come lo Spirito Santo renda presente nella liturgia il mistero pasquale di Cristo. La risurrezione di Cristo continua ad essere oggetto di fede come intervento trascendente di Dio nella creazione e nella storia. Nella Risurrezione le tre Persone divine agiscono insieme e, al tempo stesso, manifestano la loro propria originalità. La Risurrezione, infatti, si è compiuta per la potenza del Padre che “ha risuscitato(At 2,24) Cristo, suo Figlio, introducendo in questo modo, in maniera perfetta, la sua umanità e il suo corpo, nella Trinità. Gesù, quindi, viene definitivamente “costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti(Rm 1,4). San Paolo insiste sulla manifestazione della potenza di Dio, per opera dello Spirito Santo (Rm 6,4; 2Cor 13,4; Fil 3,10; Ef 1,19-22; Eb 7,16), che ha vivificato l'umanità morta di Gesù e l'ha chiamata allo stato glorioso del Signore. Il Figlio opera la propria risurrezione in virtù della sua potenza divina. Gesù annunzia che il Figlio dell'uomo dovrà molto soffrire, morire ed in seguito “risuscitare”, nel senso attivo della parola (Mc 8,31; 9,9.31; 10,34). Afferma, infatti, in modo esplicito: “Io offro la mia vita, per poi riprenderla… ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla(Gv 10,17-18). La risurrezione di Gesù è il compimento delle promesse espresse sia dell'Antico Testamento (Lc 24,26-27.44-48) che da Gesù stesso, nel corso della sua vita terrena (Mt 28,6; Mc 16,7; Lc 24,6-7). Nel Simbolo niceno-costantinopolitano l'espressione “secondo le Scritture(1Cor 15,3-4) indica che la risurrezione di Cristo ha realizzato tutte queste predizioni. Gli Apostoli, quindi, possono affermare: “Noi vi annunziamo la Buona Novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù(At 13,32-33). Per sempre, quindi, la risurrezione di Gesù rimane la verità culminante della nostra fede, creduta e vissuta come realtà centrale fin dalla prima comunità cristiana. Come verità fondamentale è stata trasmessa dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento e predicata, insieme con la croce, come parte essenziale del mistero pasquale: “Cristo è risuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte, Ai morti ha dato la vita” [Liturgia bizantina, Tropario di Pasqua].      

Domande per approfondire:

Come agiscono insieme le tre Persone divine nella Risurrezione di Cristo? 

Le tre Persone divine come manifestano la propria originalità nella Risurrezione? 

Quali predizioni si realizzano nella Risurrezione?

Gualberto Gismondi ofm    

  • 05 Mag

12. Quarta settimana di Pasqua 

La risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa da quelle da lui operate. Nel suo corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte a una vita oltre il tempo e lo spazio. Nel risorgere, il corpo di Gesù è stato colmato dalla potenza dello Spirito Santo, per partecipare alla pienezza della vita divina, nello stato perfetto della sua gloria, tanto che san Paolo può asserire che Gesù Cristo è l'uomo celeste (1Cor 15,35-50).

Nella Veglia pasquale si canta il Preconio pasquale, detto “Exsultet”, che asserisce: “O notte beata tu solo hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi”. Nessun’altro, infatti, fu testimone oculare dell'avvenimento della risurrezione, per cui nessun Evangelista lo descrive. Nessuno poté né può dire come essa avvenne fisicamente. Anche la sua essenza più intima, di passaggio a un'altra vita, fu ancora più impercettibile ai sensi. Come avvenimento storico è del tutto constatabile soltanto attraverso il segno del sepolcro vuoto e mediante la realtà degli incontri fra gli Apostoli e il Cristo risorto. Per ciò che supera e trascende la storia, quindi, essa rimane nella maggior profondità del mistero della fede, che viene sovente espresso come “cuore della fede” o “cuore del mistero”. È per questo motivo che il Cristo risorto non si manifestò al mondo, ma ai suoi discepoli (Gv 14,22), ossia “a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme”, e che dalla risurrezione in poi furono “i suoi testimoni davanti al popolo(At 13,31).

L’intensità della Settimana Santa, del Triduo Pasquale e della gioiosa celebrazione dei cinquanta giorni che li seguono, passando per l’Ascensione e culminando nella Pentecoste, sono un tempo ideale per la fede, consentendo di approfondire i collegamenti tra le Scritture e l’Eucaristia.

eucaristia 672x372Il gesto significativo dello “spezzare il pane” è il più adatto a esprimere il dono totale di sé, che Gesù compie, dapprima nell’ultima cena, per completarlo, poi, sulla croce. Nella sera della Pasqua esso riappare anche davanti ai discepoli di Emmaus e li porta a rendersi conto che il loro cuore ardeva, mentre il Signore spiegava loro le Scritture. Il gesto e le parole di Gesù aprono le loro menti e fanno loro comprendere tutto ciò che nelle Scritture si riferisce a lui stesso. Questo schema di spiegazione, finalizzato a questa comprensione, è sempre valido ed auspicabile anche oggi. Sono necessarie la massima attenzione e diligenza nello spiegare le Scritture, tuttavia il loro significato profondo emerge sempre nello “spezzare il pane” nella liturgia eucaristica. È in essa, infatti, che risaltano sempre più profonde le connessioni fra i vari misteri. L’importanza di questi collegamenti fu sottolineata chiaramente da Benedetto XVI nella “Verbum Domini”. Da essi, infatti, emerge come la Scrittura stessa colga e mostri il suo nesso indissolubile con l’Eucaristia: “Si deve sempre tener presente che la parola di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella liturgia, porta in qualche modo, come al suo stesso fine, al sacrificio dell’alleanza e al convito della grazia, cioè all’Eucaristia”. Parola ed Eucaristia, infatti, si appartengono così intimamente da non potersi comprendere l’una senza l’altra: la Parola di Dio si fa carne sacramentale nell’evento eucaristico. “Verbum Domini” (n. 55) rileva che l’Eucaristia ci apre all’intelligenza della sacra Scrittura, così come la sacra Scrittura illumina il Mistero eucaristico.  

Domande per approfondire:

Che cosa avviene nel corpo risuscitato di Cristo?

Per quale motivo Cristo risorto non si manifestò al mondo, ma ai suoi discepoli?

Dove e quando emerge il significato più profondo dello “spezzare il pane”?

Gualberto Gismondi ofm